da Rastello Sergio | 26 Febbraio 2020 | Articoli
Adesioni, interventi
e donatori alla Tev, dall’anno 1976
Dopo 42 anni è
difficile che tutte le persone che hanno aderito ad un movimento o ad un
impegno importante esistano ancora. Forse ci sarà ancora qualcuno che era
giovane o i figli e nipoti di chi invece non c’è più. Nelle circolari TEV di
allora, oltre ai nomi degli articolisti di chi era favorevole e contrario, vi
sono altri nomi. Tra questi vanno segnalati coloro che con le loro offerte
hanno espresso ringraziamenti o incoraggiamenti. Anche questo è un fatto
storico della Chiesa Valdese che non va dimenticato.
Da questo primo elenco si può notare che vi sono persone interessate
italiane e straniere di ogni estrazione, Inghilterra, Germania, Svizzera; di
paesi della Val Pellice e di città come Torino, Alessandria, Milano, Como,
Brescia, Bologna, Pisa, Livorno, Firenze, Venezia, Genova, Roma, Napoli,
Foggia, ecc.
Giugno – luglio –
agosto 1976
Redattori e
articolisti:
Nisbet Roberto
pastore valdese, è stato vice moderatore della
Tavola valdese e direttore della Claudiana editrice. (chi avesse delle
foto me le invii, grazie)
Baridon Alberto
Peyran Osvaldo
Ribet Alberto
Geymet Enrico
Donatori
Gutmann Past.
Botturri G.
Robba Lilly
Resini Giorgio
Ribet Guido
Coisson pastore L. Chiesa di Rorà,
Balmas Giulia
Dario e Liliana Varese
Eynard Sergio
Pons Marisa
Chambon Emilia
Barret Guido
N.N. a mezzo di… S. Eynard
Coltodino
Gay Lisetta
Un amico Ospedaletti
Coisson Guido
Bertin Silvio
Dessi Edgardo
Peyran Osvaldo
Bellion Prof. G.
Rosati Luigi
De Grandis
Balmas Juliette
Scaccioni Linda
MalagòDies U. M
Donatori
25 luglio
Codino Costantino Yvonne, Torino ;
Gamarra Luigi, id. ;
Gri 119 Enrico Prali, ;
Illy Anna, Trieste ;
D’Oria Andreina, Livorno
Due amici, Luserna S. Giovanni ;
Tron Paola, Torre Pellice;
Olsen Lidia, id,
Costabel Maddalena ved. Buffa, Angrogna ;
Degli Esposti Valerio, Firenze,
in memoria di Costantino Vitaletti ;
Perrin Graziella Sanremo ;
Edmondo Sibille, Como ;
Rambaud Stefano, Villar Pellice
Anno 1977
Gennaio 77
Clot Carlo, Torino
Vinçon Giorgio e
Mirella, Pinerolo
Margiunti Enrico,
Torino
Cougn Alda, Torre
Pellice
Paschetto Emma, Torre
Pellice
Febbraio 77
Olsen Lidia, Torre
Pellice
Lageard Dina, Torre
Pellice
Pasqualetti Maria Luisa,
Torre Pellice
Motroni Rinalda,
Torre Pellice
Soggin Aja, Roma
Ricca Elena, San
Germano
Ribet in Jaquinto Alina, Alassio
Kern J. Betty, Torino
Barowsky Pfarrer Wolfgang, Stuttcart
Zarotti Carlo,
Firenze
Ghigo D e S.,
Pinerolo
Vinçon Frida e Guido,
Pinerolo
Elena e Roberto,
Pinerolo
3 marzo 77
Jalla sorelle,
Ventimiglia
Breda famiglia, Roma
Subinaghi Clot
Yvonne, Milano
Peruggia Frache
Lidia, Villar Pellice
Falanca Giulia, Roma
Lanteri Emilio,
Sanremo
Un amico, Torre
Pellice
15 marzo 77
Degli Esposti Valerio,
Firenze
Carrera Fonio Bianca,
Cannero
Nisbet Goffreda,
Un amico, Milano
Grilg ing. Giovanni e
Letizia, Bordighera
Aprile 77
Musso Danilo, Torre
Pellice
Bologna Giuliana e
Mimmo, Foggia
Robba A. E. Genova Sampierdarena
Parry Roby, Torino
Giovannini Ferruccio,
Pisa
Giachetti Rosina,
Pisa
Carmignani Vangelina,
Pisa
Giachetti Giovanna,
Pisa
Bellatalla Leontina,
Pisa
Bellatalla Sandroni
Giovanna, Pisa
Ardito Maria Rosa,
Pisa
Ruglioni Giachetti
Laura, Pisa
Giovannini Pamio
Elena, ….
Controzzi Ofelia, Pisa
Bellatalla Gina, Pisa
Zennaro Oscar, Losanna
Borgarello Mario, San
Germano
Vitaletti Costantino
e Lidia, Roma
Bertot Irene,
pastore, Roma
Gessner Franco, Roma
Zeni Ugo e Renata,
Roma
Bianconi Irma e
Mario, Roma
Scuderi Giovanni
pastore, Roma
Legger A., San
Giovanni
Bonomi Ezio e Anna,
Milano
H. P., San Giovanni
Un amico che speriamo
di vedere, San Giovanni
Id.
15 Maggio 77
Sellari Guglielmo,
Torino
Falanca Giulia, Roma
Merolli Augusta, Roma
Un’amica, Torre
Pellice
Luzzani Angelo,
Milano
Pane Raffaele, Napoli
Mantelli Giovanni,
Alessandria
Bundshuh Richard, Germania
Barrington Pamela, Inghilterra
Reynaud Alice,
Pomaretto
Barnard Arturo,
Pomaretto
Rostagno Giovanni,
Pomaretto
Giugno 77
Geymonat Chauvie, San
Giovanni
E. B., San Giovanni
Bonatti Alessandro,
Brescia
Azzarelli Luciano,
Napoli
Torio Domenico, Roma
Pasquet Maddalena,
Torre Pellice
De Costanzi Elena,
Torre Pellice
Hugon Italo, Torre
Pellice
Gamba Aldina, Torre
Pellice
Rostagno Guido,
Merano
L. B., Svizzera
Rostagno Luigi, ….
Luglio 77
Giraud E.A.M.,
Pinerolo;
Negrin G.P., Torre
Pellice
Bonomi Giordano,
Milano;
Zecchin Nelly,
Venezia;
di Benevelo Viola,
Sanremo;
Boeri Famiglia, id.
Rapelli Giovanna,
id.;
Breda Famiglia,
Roma;
Domenico Bruno,
id.;
Bevilacqua Federica, Losanna;
Charlin Annette,
Angrogna;
Aderenti e amici di
Brescia;
Prochet Liliana,
Torino;
In memoria di
Costantino Vitaletti,
Bianconi Irma e
Mario, Roma;
In memoria id. Luigi
Ponzano, id. ;
Pastre Alice,
Pomaretto;
Long Aldo, Roma;
Cesan Elsa, Torre
Pellice;
Olsen Lidia, id;
Pasqualetti Rodolfo e
Maria Luisa, id.
Bologna Mimmo e
Giuliana, Foggia;
Negri Eder, Torre
Pellice.
Agosto settembre
Ganz Emilio, Torre
Pellice
Vittoria Spelta,
Geraldo Mathieu. id
Anita Matthieu Long.
id
Luciano Decker,
Milano
Paolo Olivieri Napoli
Fernando ed Elisa Florio,
id.
Anna Maffiose, id
Valdo Vinay, Roma
Aja Soggin Vochting,
Franco Gessner, id
Biagio Rocchi, id.
Emma Ribet, Pomaretto
Gustavo Ribet, id
Cesare Chiavia,
Villar Pellice
Doris Plasmati Clot,
Segrate
Pietro Saetti,
Brescia
Paola Tron, Messina
Davide Bormann,
Trieste
Ottobre 77
Laura Allio, Verona
Elena Perrin,Sanremo
Giovanni Peyrot. Id
Ernestina Alice Poet,
Pomaretto
Caterina Ayassot Chanforan,
Torre Pellice
Adriano Donini, id
Goffreda Nisbet, id.
Silvio Rivoir, id.
Richard Bundschuh, Karlsruhe
Camilla Clarke,
Abbiategrasso
0svaldo Piscini,Roma
Ugo e Renata Zeni,
id.
Mario Borgardlo, San
Gemano Chisone
Evelina Coucourde,
Inverso Pinasca
M. R. Chambon, id.
con tanta riconoscenza
Giuseppe Galli, Darfo
Oscar Zennaro,
Venezia
Ida Spinelli, Pisa
Vittoria Stocchetti,
Genova
Ilde e Ladislao Szollosy,
Roma
Olsen Lidia, Torre
Pellice
M.P., Torino
Emma Beux, Torino (?)
Rosario Battaglia,
id.
Alma Long, id.
Giovanna Mapelli,
Sanremo
Emilio Lanteri, id.
Mariarosa Ardito, Pisa
Rosina Giachetti, id.
Carlo Zarotti,
Firenze
Stefano Woods, id.
Mirella Revel
Montepulciano
Novembre 77
Elena Perrin, Sanremo
Elsie Janni, id
Elsa Cesan, Torre
Pellice
Cuginetti Erica e
Davide
Ida Randone, Torino
Lidia Vitaletti, Roma
S. Maestripiari,
Firenze
Dicembre 77
Gianni Long (presidenza culto Roma)
fratello Zeni
(intervento)
Aldo Garrone
(relatore culto)
Laiso Giuseppe, Marchirolo (fondatore e direttore
dell’Eitrice Uomini Nuovi)
Paolo Olivieri,
Napoli
Emma Notarbartolo, id
Anna Maffione, id.
Augusta Merolli, Roma
Giulia Falanca, id.
Samuele Negri, Rimini
Leontina Benedettini,
Pisa
Alina Ribet
Jaquinto, Alassio
Pia Rostan, Perosa
Argentina
Giovanni Prandini,
Pomaretto
Ricca, San Germano
Chisone
Ada Vicino ved.
Gardiol, San Secondo
In m. di A.Meille;
L.E.G.R., Torre Pellice
Max Rostan, Milano
Angelo Luzzani, id.
Elio e Anna Rinaldi,
Torre del Greco
Aderenti e amici di
Brescia
Florence Long,
Inverso Pinasca
Evelina Coucourde,
id.
Irma Venturi, Villar
Perosa
Rina e Bruno Malan,
Luserna S. Giovanni
Mimi Matthieu,
Pomaretto
Giorgio e Mirella
Vinçon, Pinerolo
Prof. Enrico Jahier,
S. Domenico di Fiesole
Giacinto Renda,
Sanremo
Oscar Zennaro,
Venezia
Gennaio 1978
Anna Vallone,
Senigallia
Robi Parry, Torino
Famiglia Dr. Fonio,
Cannero
Bazzell Livia,
Firenze
Aderenti di Felonica
Emilia Albarin ved.
Peyrot, Torre Pellice
Yvonne Albarin,
Sanremo
Marco Lorio, id.
Lidia Olsen, Torre
Pellice
Lidia Gay, id.
Alda Cougn, id.
Aldina Gamba, id.
Maria Luisa e Rodolfo
Pasqualetti, id.
Vittoria Spelta, id.
Elda Lageard, id.
Enrico Peyrot,
Luserna S. Giovanni
Malvina Legger, id.
Maria Melli, Bobbio
Pellice
Famiglia Giardini,
Torino
Suor Ernesta
Mossotti, id.
Giuditta Artus, id.
Elena e Lorenzo
Roccione, San Germano Chisone
Giovanni Grill,
Bordighera
Fernanda ed Elsa
Florio, Napoli
Giuliana e Mimmo
Bologna, Foggia
Luciano Decker,
Milano
Ester Bolley, Susa
Rettifica:
Ersilia Mathieu
Mariuccia Decker
Ing. Guido Decker
Anita e Geraldo
Mathieu
Febbraio 1978
Carolina Hugon,
Torrre Pellice
Jotti Letizia, id
Sorelle Talmone, id
R. Motron Albarin,
id.
Pellegrin Umberto,
id.
Gianni e Nini Model,
id.
Luigia Merlo, id.
Aja Soggin, Roma
Famiglia Breda, id.
Mario Tron, id.
Rino Bidinotti,
Treviso
Gino Piovesan, id.
Heiner Stern, San Remo
Graziella Perrin, id.
Una Valdese di
Trieste
Umberto Bert, id.
A.P., Luserna San
Giovanni
Edina Ribet Rostain,
id.
Juilette Balmas, id.
Ribet-Guido, id.
Ilda e Danilo Musso,
id.
Luigia Bert, Torino
Carlo e Elisabetta
Clot, id.
Marta Rabaglio, id.
V.B., id.
Valerio Degli
Esposti, Firenze
Ferruccio Cappon,
Venezia
Ida Palmieri, Pescara
Enrica Strepparoli,
Lovere
Guido Rostagno,
Merano
Enrico Mariani,
Napoli
Paola Nitti, id.
Giorgio Peyronel,
Milano
Enrico Raspagni, id.
Enrico Marchetti,
Moncalieri
Emilia Veri, Imperia
Laura e Lia Armand
Ugon, Villar Pellice
Adele Marauda, id.
Mariarosa Ardito,
Pisa
Evangelina Carmignani,
id.
Wolfang Borowsky,
Germania
Liesel Hans, id.
Enrico Grill, Prali
De Nava, Genova
Famiglia Cappellaro
Rostaing, Verona
Giosuè Ribet,
Pomaretto
Attilio Pons, id.
Federica Bevilacqua
Schaerer, Losanna
Borsalino Como
S. Negri, Rimini
da Rastello Sergio | 26 Febbraio 2020 | Riflessioni
TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi sarete testimoni fino alle
estremità della terra.
(Atti 1:8)
Circolare
31 24 febbraio 1978
DOMENICA T.E.V. in Riviera
Abbiamo il piacere di comunicarvi che è in fase di
organizzazione una gita in Riviera per il 1°-2 Aprile p.v.
Un pullmann partirà da Torre Pellice, davanti alla
Foresteria, sabato 1° Aprile alle ore 7,30 precise; transiterà davanti alla
nostra chiesa di Pinerolo, proseguendo poi per Vallecrosia, passando per il
Colle di Tenda. Ricordarsi quindi che è necessario portare il passaporto o la
carta di identità.
Alle 12,30 pranzo alla Casa Valdese. Pomeriggio
libero per una passeggiata sul lungo mare o visitare Bordighera o Ventimiglia.
Ore 19 cena a Vallecrosia. Avremo come ospiti i
Pastori Giovanni Peyrot e Guido Mathieu. Quest’ultimo ci darà qualche notizia
sulla comunità di Vallecrosia e il direttore Sergio Nisbet ci parlerà
dell’attività della Casa Valdese.
Dalle 20 alle 20,30 termineremo la giornata con un
momento di raccoglimento nella cappella. Presiederà il Pastore Peyrot.
Pernottamento alla Casa Valdese è previsto in camere
a due o quattro letti.
Domenica 2 Aprile. Colazione ore 8,30. Ore 9
partenza per Sanremo. Avremo un’ora per un giretto fino al porto. Ore 10,30
culto presieduto dal Pastore Ernesto Ayassot. Quindi nei locali della chiesa
consumeremo le provviste che la Casa di Vallecrosia ci avrà preparato. Alle
14,30 Assemblea TEV con partecipazione della comunità per illustrare le
finalità del nostro Movimento e rispondere alle domande che ci verranno fatte.
Il Pastore Peyrot ci darà qualche notizia sulla comunità di Sanremo.
Alle 17 partenza per arrivare alle Valli verso le
21.
Il costo della gita è ridotto al minimo: 15 mila
lire (tre pasti, colazione, pernottamento e viaggio). Però i posti sono
limitati ai primi cinquanta che si iscriveranno presso la si.ra Ade Gardiol
(Torre Pellice) versando un anticipo di L.5.000 non rimborsabile. Le altre
L.10.000 saranno raccolte in viaggio. Purtroppo a Vallecrosia non possono
ospitare più di cinquanta persone, per cui chi vi si recasse con mezzi propri
dovrebbe prima informarsi se nel pullmann è rimasto
qualche posto libero.
RIUNIONE DEI COORDINATORI
Per la prossima riunione dei coordinatori, con
invito agli aderenti che lo possono, ritorneremo nella ospitale casa dei
signori Malan, alla Bossatera, sulla strada vecchia di San Giovanni, a circa
un chilometro oltre l’Uliveto, venerdì 3 Marzo dalle 20,30 alle 22,30. Chi non
avesse famigliarità con la località, si metta in comunicazione con un
coordinatore.
DAL PASTORE GINO CONTE
Nell’ultimo bollettino (n° 29) fra i doni, sia pure
di non aderenti, è indicato un mio versamento. Ho effettivamente inviato quella
modesta somma, ma non come dono per il movimento, bensì come rimborso per
l’invio, da molti mesi ormai, della vostra circolare. Vi dicevo anche che
sarebbe opportuno che apriste una sorta di abbonamento, dato che forse altri,
come me, desiderano riceverla e non a sbafo, pur non sentendosi di aderire al
movimento e di contribuirvi. La TEV è una realtà presente nella nostra Chiesa,
desidero dunque esserne informato, e non gratis. Fra un rimborso che ritengo
doveroso e un dono c’é più che una sfumatura e mi spiace di doverla sottolineare.
Pregandovi di pubblicare questa mia precisazione, mi
permetto alcune osservazioni, che vi faccio con l’umile e fraterna schiettezza
con la quale già in passato vi ho detto perché non mi sentivo di aderire al vostro
movimento. I1 dissenso si è confermato, talvolta accentuato, ricevendo via via
i bollettini. Vi compaiono infatti cose vive e interessanti e vi si riflette
l’impegno di molti di voi; tuttavia, alcune osservazioni: a) con tutto il
rispetto per il prof. G. Rostagno, è molto discutibile la “teologia del
Tempio” della sua pagina che avete pubblicata con rilievo (e proprio in
riferimento a Geremia 7: ma lo avere riletto quel terribile capitolo?!); b)
nello stesso n° citate alcuni periodi di un mio scritto sul culto, ma
stralciati da un contesto in cui muovo anche ai nostri culti una critica che
non credo voi accettiate; ora, che questa selezione, anche non voluta, ma
reale, sia largamente praticata da molti, è un fatto, ma non una giustificazione;
c) capisco che possiate essere rallegrati e incoraggiati se molti vi scrivono
da tutta Italia e fuori; però non di rado quelle lettere esprimono una sordità
alla realtà odierna nella quale l’Evangelo deve risuonare, e talvolta una
coscienza soddisfatta e un giudizio senza appello su altri, che a mio modesto
avviso non dovrebbero essere incoraggiati, ma discussi.
Soprattutto, continuo a pensare che il vostro
richiamo al Risveglio del secolo scorso sia un errore storico e teologico. Non
si può fare come se tutti questi travagliati decenni non fossero stati, con
tutto quel che ci hanno portato (e vi abbiamo detto e fatto) di negativo, ma
anche di positivo. E non credo che a parte la sua passione cristiana – Félix
Neff possa essere una proposta per oggi. Se ritenete che occorra resistere all’orientamento
maggioritario in atto nelle chiese – e questo lo penso anch’io in larga misura
– perché non proporre invece alle nostre chiese le riflessioni, gli stimoli di
un Jacques Ellul, ad esempio? Un teologo laico, un riformato francese
largamente snobbato fra noi – et pour cause! certo discutibile come chiunque,
ma – che secondo me ha saputo e sa unire una viva sensibilità per i problemi
reali dell’uomo d’oggi e una robusta sostanza evangelica, un non-conformismo
profondamente radicato in humus protestante. Certo, egli non ha le vostre
posizioni, anzi le critica; ma sono critiche che dovreste ascoltare. Il vostro
movimento ci guadagnerebbe in utilità e fecondità. Vi saluto fraternamente.
Il Pastore Gino Conte solleva qui molti problemi
LA RISPOSTA DEL SINODO
Il Sinodo del 1894, sotto la presidenza del Prof.
Paolo Geymonat, dette largo spazio al problema del Risveglio. Nessuno,
naturalmente, poteva negare che segni evidenti dello Spirito stavano
manifestandosi. Ma lo Spirito Santo – ce lo dice la Scrittura – si manifesta a
volte come una bufera di vento; molti si sentono disturbati nelle loro
abitudini e non sono disposti ad ammettere che lo Spirito possa agire come e
quando vuole. Perciò alcuni avanzarono delle riserve sui metodi adoperati. Un
Pastore assai stimato si dichiarò “avverso ai metodi nuovi, stimando che
abbiamo nelle antiche consuetudini quanto ci occorre perché si possa compiere
un’opera seria nella, nostra Chiesa”. Un professore “ricorda il
Risveglio di 40 anni fa, promosso da cristiani che si distinsero per una
profonda conoscenza della Parola di Dio, il che non ravvisa nel presente
movimento, per cui non può approvarlo”.
Ma un grave fatto non poteva essere passato sotto
silenzio: in varie riunioni delle donne avevano preso la parola. Un professore,
che tanto amò la Chiesa e tanto della sua vita dette al Collegio, Davide Jahier
(aveva però allora solo 29 anni) – pur dichiarandosi grande amico del Risveglio
che desidera di tutto cuore, condanna nell’attuale movimento religioso i
metodi adoperati per conseguirlo, prima fra i quali il lasciar parlare le donne
nella adunanze”. Anche un altro professore, Enrico Meille, favorevole al
Risveglio “desidera ch’esso sia senza macchia né crespa, e sarebbe una
crespa il concedere, nelle adunanze, la parola alle donne”.
Lo scandalo più grave fu però quello di cui fu
protagonista il giovane Pastore (33 ,anni) Padlo Lantaret, che era succeduto a
suo padre, Pietro Lantaret, nella parrocchia di Pomaretto. Nel corso di un
culto “la domenica l° Aprile – leggiamo – il Pastore invitò le persone
che lo desideravano, di rendere testimonianza all’amore del Signore. Quattro
persone ne approfittarono, una delle quali estranea alla parrocchia”. Il
peggio di tutto fu che l’estraneo che aveva osato prendere la parola
apparteneva nientedimeno che all’Esercito della Salvezza! Il fatto sollevò
l’indignazione generale e il povero Lantaret dovette dare le sue dimissioni, e
partì per il Sud America dove mori pochi anni dopo.
Malgrado tutto, le testimonianze in Sinodo in favore
del Risveglio furono numerose e il Sinodo votò questo ordine del giorno:
“Il Sinodo venuto con gioia a conoscenza che
un’opera di Risveglio è iniziata in seno a diverse chiese delle Valli, ne
benedice Iddio, e incoraggia la Tavola, i conduttori e tutti i membri viventi
delle chiese, a proseguire con zelo e con fede l’opera iniziata, sforzandosi
tuttavia di evitare tutto ciò che in qualche maniera potrebbe comprometterlo, e
in modo particolare il concedere la parola alle donne nelle assemblee pubbliche
tenute nei nostri templi e nelle nostre scuole”.
Non fu un fuoco di paglia. L’anno seguente il
Concistoro di Bobbio si esprimeva in termini che si ritrovano più o meno
ripetuti nei rapporti di varie altre parrocchie:
“Per quello che riguarda la vita spirituale
della parrocchia, il grande problema della salvezza non è più relegato al
pulpito come in una fortezza inaccessibile. Esso è diventato un po’ dovunque
oggetto di conversazione sia dei credenti che dei non credenti. Questi ultimi
sono scandalizzati perché si vuole introdurre una nuova religione e si cerca
di fare delle distinzioni, come se non tutti fossero figli di Dio. Ma gli
altri, al contrario, convinti che l’Evangelo afferrato dal cuore, messo in pretica
e vissuto, è una realtà, si sentono felici di possedere qualche cosa di sicuro
e non possono non parlare della gioia che riempie i loro cuori”
L’OPUSCOLO SUL RISVEGLIO DEL 1825
La consegna dell’opuscolo da parte della tipografia,
e di conseguenza la spedizione, ha subìto un lieve ritardo, di cui ci vorrete
scusare. D’altro lato questo ci consente anche di ritardare di qualche giorno
la possibilità di ricevere la pubblicazione al prezzo di L.2.000 franco di
porto. Dopo il 20 corrente si potrà averlo al prezzo di L.2.500 oltre le spese
di spedizione.
Abbiamo già ricevuto circa 300 prenotazioni, ma
siamo sicuri che molte altre ci perverranno nei prossimi giorni. Ogni membro
della TEV dovrebbe essere un colportore. Noi siamo sovente impegnati in
discussioni per difen‑
dere i
nostri punti di vista, votare ordini del giorno ecc. E ci sono dei giovani che
sono rimasti delusi perché la TEV non agisce abbastanza. Ecco ora finalmente
un’occasione per passare dalle parole ai fatti. Non vi domandiamo
l’impossibile. Basta che ognuno acquisti e rivenda o regali a un conoscente
una copia della pubblicazione.
Attenzione! Riceviamo molti versamenti sul conto
corrente o in altro modo, senza spiegazione. In questo caso registriamo la
somma come dono, mentre forse qualcuno intendeva che nel dono fosse compresa la
prenotazione per l’opuscolo. Preghiamo quindi caldamente di indicare sempre lo
scopo per cui il versamento viene fatto. Se qualcuno avesse inviato del denaro
per l’opuscolo, senza averlo specificato, ce lo faccia sapere.
La TEV ha pubblicato questo opuscolo nella
convinzione che farà del bene alla Chiesa. La nostra attenzione è continuamente
sollecitata da tari te e tante cose: lo Sputnik caduto nel Canada; la crisi del
Governo, la bomba al neutrone, le agitazioni sindacali, le aránàe al mercurio.
Ora è tempo che si ritorni all’essenziale, al tema del rinnovamento della
Chiesa.
Non si creda che vogliamo semplicemente ricalcare il
passato. Si dice che la storia è la maestra della vita. Così dovrebbe essere,
ma pare che il filosofo Hegel abbia detto che dalla storia gli uomini hanno
imparato sopratutto che dalla storia non hanno imparato nulla!
Noi speriamo che dalla lettura dell’opuscolo del
Meille impareremo dal passato qualche cosa di stimolante per il presente.
RISVEGLIO NEL
GALLES
Nel 1904-05 nel paese di Galles (Gran Bretagna) ci
fu un grande Risveglio, che ha rinnovato la vita spirituale di tutta una
generazione. Henri Bois, professore alla Facoltà di teologia di Montauban, in
Francia, si recò sul posto e scrisse quel che aveva visto in un grosso volume
che oggi ancora si legge traendone una profonda ispirazione. Fra l’altro egli
parla dell’importanza che il canto ebbe nell’espandersi del Risveglio. Uno
degli inni che sollevava ovunque una profonda emozione, ed era cantato in fondo
alle miniere di carbone, diceva:
Torrenti d’amore e di grazia – amore del Salvatore
in croce,
A questo grande torrente che scorre – io voglio
abbandonarmi e credere Io credo al tuo sacrificio, o Gesù, Agnello di Dio .E
coperto della tua giustizia entrerò nel luogo santo.
Questo inno, tradotto dal prof. Mario Falchi, che
per tanti anni insegnò al Collegio di Torre Pellice, si trova al n°296,
relegato in appendice del nuovo Innario cristiano:
Come a fiume, che impetuoso – via travolge l’onda al
mar,
Al tuo amor, Gesù pietoso ci vogliamo abbandonar.
per noi moristi in croce – per noi, giusto e buon
Gesù;
A CHE PUNTO SIAMO ARRIVATI
settimanale “Com Nuovi Tempi” ha dedicato
una intera pagina sotto il titolo.”Tutta casa letto e chiesa: cinque
storie di donne raccontate da Franca Rame”.
Un autorevole membro del Sinodo ce lo segnala con
questo commento: “Per mandato del Sinodo la Tavola paga a tutti i Pastori
l’abbonamento per questa stampa pornografica per l’edificazione personale e per
l’evangelizzazione d’Italia”.
Non ci sentiamo di dare qui degli estratti di questa
pagina, che ha umiliato e scandalizzato molti di quei minimi nella fede di cui
parla Gesù (Mc.9/42). Ce ne vergognamo per la nostra Chiesa. Per quanto la TEV
non abbia, come si suol dire, voce in capitolo, siamo sicuri che chi ha
maggiore autorità vorrà intervenire per dissociare pubblicamente la Chiesa
Valdese da una simile bruttura.
Altrimenti ci sarebbe da temere che l’antica
minaccia possa ridiventare attuale: “O Israele, c’è dell’interdetto in
mezzo a te!” (Giosuè 7/13)
NIENTE ABBONAMENTI PER QUESTA CIRCOLARE
Già nella circolare n°27 abbiamo esposto i nostri
principi sulle finanze della TEV, che si riassumono in questo: non abbiamo mai
chiesto né chiediamo niente a nessuno (tranne le collette alle Assemblee). Così
speriamo di poter continuare. La TEV vive finché al Signore piacerà di
servirsene e finché ispirerà la generosità degli aderenti e amici. E finora
siamo stati abbondantemente benedetti. Tutte le somme che ci arrivano sono
l’espressione di uno spontaneo consenso, escludendo appelli o pressioni di
qualsiasi natura. Se noi chiedessimo degli abbonamenti verremmo meno a questo.
principio. Inoltre, accettando degli abbonamenti, prenderemmo un impegno.
Finora la circolare é stata inviata due volte al mese, ma senza nessuna
garanzia di poterla continuare.
Per venire incontro a chi desidera riceverla
saltuariamente e gratuitamente, ma vuole contribuire in qualche modo senza che
ciò apparisca come un sostegno alla.TEV, potrebbe indicare come causale
“per rimborso spese postali”. Per la nostra contabilità non fa
nessuna differenza, ma il donatore in questo modo non prende nessuna
responsabilità. Oppure, accanto al nome mettere semplicemente “N.N.”
e così verebbe pubblicato.
DALLA ZAMBIA
Per Natale ho ricevuto una montagna di cartoline,
compresa una della Tavola. Ultimamente ancora m’é giunta una cartolina dalla
famiglia Cauda e un’altra da Lidia Bossatti, da Alassio. Mi hanno fatto molto
piacere.
Col nuovo anno le restrizioni economiche si fanno
sentire: non si trova più farina: il riso è razionato; naturalmente niente tè,
caffè, cacao.
I rapporti di questa gente con i bianchi sono
ispirati da risentimento. I bianchi vengono chiamati “gli
espatriati”. Se potessero permetterselo ci butterebbero tutti fuori con
gioia, ma mancano loro i quadri in tutti i settori. Non posso dare loro tutti i
torti. I bianchi che vengono qui è unicamente per far soldi, non certo per
scopi filantropici. I missionari, mi sembra, sono ignorati, e soprattutto non
hanno più molta voce in capitolo nelle riunioni e nei Sinodi.
La situazione economica è catastrofica e se non
riescono a raccogliere il mais sarà la carestia, a meno che non riaprano il
confine con la Rodesia.
Pare che nei villaggi qui vicino, insieme all’acqua
sieno giunti numerosi coccodrilli. Il leone, invece, è
sparito, probabilmente in cerca di
Fnanze: Situazione finanziaria al 18 Febbraio 1978
Entrate dal 19/V78 ål 18/2/78: Doni ricevuti. Sig. C.
H. 3.000, Torre Pellice; J. L. 2.000, id.; Sorelle T., id. 10.000; R. M. A.,
id. 5.000; P. U., id. 1.000; G. e N. M., id. 5.000; L. M., id. 5.000; A. S.,
Roma 2.650; Famiglia B., id. 10.000; M. T., id. 10.000; R. B., Treviso 3.000; G.
P., id. 5.000; H. S., San Remo 10.000; G. P., id. 3.000; Una Valdese di Trieste
7.000; N.N., id. 9,000; U. B., id. l.000; A.P., Luserna San Giovanni 8.000; E.
R. R., id. 10.000; J. B., id. 3.000; R.-G., id. 20.000; I. e D. M., id. 20.000;
L. B., Torino 8.000; C. e E. C., id. 50.000; M. R., id. 8.000; V.B., id. 300.000;
V. D. E., Firenze 3.000 + 3.000; F. C., Venezia 5.000; I. P., Pescara 3.000; E.
S., Lovere 30.000; G. R., Merano 5.000; E. M., Napoli 5.000; P. N., id. 5.000;
G. P., Milano 50.000; E. R., id. 4.000; E. M., Moncalieri 10.000; E. V.,
Imperia 10,000; L. e L. A. U., Villar Pellice 5.000; A. M., id. 3.000; M. A.,
Pisa 10.000; E. C., id. 1.000; W. B., Germania 20.250; L. H., id. 20.250; E. G.,
Prali 10.000; De N., Genova 1.000; Famiglia C. R., Verona 10.000; G. R.,
Pomaretto 5.000; A. P., id. 20,000; F. B. S., Losanna 10.000; B. Como 5.000; S.
N., Rimini 1.000.
Totale L.773.150.
Colletta Asssem.blea
del 12/2/78 a Torre Pellice L.29.150
Prenotazion a
“Risveglio” n°87 L.174.000 (Totali prenotazioni a tutto
il 18/2/78 pari a L.574.000).
Totale generale entrate dal 19/l/78 al 18/2/78
L.276.300.
Totale uscite dal 19/l/78 al 1V2’78 L.81.950
Dettagli comunicati alle Assemblee).
Entrate dal 1./3178 al 18/2/7h: In cassa al l/l/78
L.l.742.559 + doni ricevuti L,9)2.150 + collette Assemblee L.72.850 +
prenotazioni a “Risveglio” (n°110) L.220.000. Totale generale
L.2.987.559.
Usdite dal l/l/78 al 18/2/78 . L.91.250 (Dettagli
comunicati alle Assem’-lee’
In cassa al 18/2/78 L.2.987.559 – L.91.250 =
L.2.896.309 (di cui
L.2.446.750 depositate su libretto + L.444.000 su C.C.P. +
L.5.559 in contanti).
Il cassiere G. Mathieu
GETTATE LUNGI DA VOI TUTTE LE VOSTRE TRASGRESSIONI
PER LE QUALI
AVETE PECCATO, E FATEVI UN CUOR NUOVO E UNO SPIRITO NUOVO,
E PERCHÉ MORRESTE O CASA d’ISRAELE? (Ezech.18/31)
Ciclostilato in proprio, non pubblicato Indirizzo:
Testimonianza Evangelica Valdese Casella postale
10066 Torre Pellice
da Rastello Sergio | 9 Febbraio 2020 | Punti di Fede
Articolo 5 – (Creazione)
Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, con la sua volontà del tutto libera, e con la potenza infinita della sua parola.
PROVE
Gen. 1:1 – Nel principio Dio creò i cieli e la terra.
Esodo 20:11 – … in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.
Sal. 33:6 – I cieli furono fatti dalla parola del SIGNORE, e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca.
Ebr. 11:3 – Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti.
Colos. 1:16. …. in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Articolo 6 – (Provvidenza)
Ch’egli le conduce (guida) e governa tutte con la sua provvidenza, ordinando e addirizzando (orientando) tutto ciò che accade nel mondo, senza che però egli sia ne autore ne causa del male il quale fanno le creature, o che la colpa ne gli possa o debba in alcuna maniera essere imputata.
PROVE
Deut. 32 :4 – Egli è la rocca, l’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità.
Egli è giusto e retto.
Sal. 135:6 – Sal 135:6 Il SIGNORE fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli oceani.
Efes. 1 :11 – In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà…
Atti 17:24,25,28 – Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo;
25 e non è servito dalle mani dell’uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa.
28 Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: “Poiché siamo anche sua discendenza”.
Matt. 10 :29 – Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro.
Lam. 3 :38 – Il male e il bene non procedono forse dalla bocca dell’Altissimo?
Isa. 45:6,7 – perché da oriente a occidente si riconosca che non c’è altro Dio fuori di me.
Io sono il SIGNORE, e non ce n’è alcun altro. 7 Io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l’avversità;
io, il SIGNORE, sono colui che fa tutte queste cose.
Amos 3:6 – Squilla forse la tromba in una città, senza che il popolo tremi? Piomba forse una sciagura sopra una città,
senza che il SIGNORE ne sia l’autore?
Sal. 5:5 – Quelli che si vantano non resisteranno davanti agli occhi tuoi; tu detesti tutti gli operatori d’iniquità.
Sal. 45:7 – Tu ami la giustizia e detesti l’empietà. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto d’olio di letizia; ti ha preferito ai tuoi compagni.
Giac. 1:13-14 – Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; 14 invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce.
Giov. 8:44 – Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna.
1 Giov. 3:8 – Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin da principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.
1 Giov. 2:16 – Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo.
Genesi 45:4-5 – Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Vi prego, avvicinatevi a me!» Quelli s’avvicinarono ed egli disse: «Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto. 5 Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.
Genesi 50:20 – Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso.
Atti 2:23 – quest’uomo (Gesù), quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste;
Atti 4:27-28 – Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele, 28 per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero..
da Rastello Sergio | 3 Febbraio 2020 | Articoli
VALDO
Fondatore della Chiesa Valdese
si può seguire un filone di ricerca ed arrivare al suo fondatore
da cui ho tratto i seguenti chiarimenti
utili a risalire alle origini (in Wikipedia vi sono dei capitoli dove per chi è
a conoscenza di informazioni fondate e documentate può aggiungere, precisare o correggere le stesse)
.
Da
Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Valdo di Lione, noto anche
come Pietro Valdo o Valdesio, conosciuto all’epoca
in latino come Valdesius o Valdes, in volgare
francese Valdès e in occitano Vaudès (Lione, 1140 – 1206 circa),
fu un mercante francese che ispirò lo sviluppo della Chiesa evangelica
valdese.
Indice
o
·
o
Il nome, il luogo e la data di nascita
Il fondatore del valdismo, nella sua Professione
di fede del 1180, chiama se stesso, in
latino, Valdesius, e tale nome è confermato, circa dieci anni dopo,
nel Liber antiheresis del suo seguace Durando
d’Osca. Walter Map, altro
scrittore che conobbe, se non Valdo in persona, almeno alcuni suoi compagni
a Roma durante il Concilio
Lateranense III del 1179,
lo cita in latino come Valdes, che corrisponde al volgare
francese Valdès, mentre Alano di Lilla, nel suo Contra
haereticos (1195), lo chiama Valdius.
Goffredo d’Auxerre,
che vide Valdo al sinodo provinciale di Lione, nel 1180,
lo chiama invece, nel suo Super Apocalypsim del 1187, Waudesius,
aggiungendo, unico fra i contemporanei, che il nome deriva «dal suo luogo di
nascita» e il latino Waudesius sembra la forma Vaudès in lingua d’oc dell’equivalente Valdès in lingua d’oïl. Il corrispondente nome italiano
di Valdès si è affermato in Valdo quando, per la prima volta,
nel 1587 così lo tradusse il primo storico
valdese, Gerolamo
Miolo, nella sua Historia breve e vera de gl’affari de i
Valdesi delle Valli.
Riguardo al frequente uso di premettere
a Valdo anche il nome di Pietro, occorre ricordare che tale prenome apparve per
la prima volta nel valdese Liber electorum, risalente al primi
decenni del XIV secolo, un testo
che intende ricostruire la storia del
Cristianesimo, attribuendo a Valdo il ruolo di rifondatore della
comunità cristiana: di qui l’attribuzione del nome di Pietro, che ha pertanto
una chiara funzione ideologica e nessun fondamento storico-biografico.
La nota di Goffredo d’Auxerre introduce
il problema dell’effettivo luogo di nascita di Valdo. Se s’intende che fosse
originario della regione del Vaud, occorre dire che
l’allora contea imperiale, che comprendeva l’odierno Cantone svizzero, era
effettivamente denominata Comitatus waldensis o anche vualdensis;
ma si può intendere che il suo nome provenisse da una delle tante cittadine o
villaggi a nome Vaud o Vaux o simili, che si rintracciano in tutto il
Delfinato; in particolare, si è spesso fatto riferimento a Vaulx-en-Vélin, oggi
inglobato nella città di Lione, come suo luogo di
nascita. Ma il nome Valdo potrebbe anche derivare da vauda, termine
che indicava, genericamente, la campagna.
Esiste anche la tarda attestazione
dell’arcivescovo di Embrun, Jean Bayle, la
cui Origo Valdensium et processus contra eos facti, scritta
nel XVI secolo, indica che «Valdeo, cittadino
lionese, abitava in un luogo detto popolarmente Val grant»: la tradizione
popolare indicava la strada in cui Valdo abitava a Lione, nel quartiere di
Saint-Nizier, come rue Vendrant o Vandran, che
poi, dopo la cacciata dei valdesi dalla città nel 1183,
fu chiamata rue Maudicte (maledetta). Oggi, esiste una via a
Lione che porta il suo nome, nel 5ème arrondissement (rue Pierre-Valdo).
Allo stato attuale delle conoscenze si
può dunque solo dire che Valdo, proveniente dalla provincia, si era stabilito a
Lione; l’essersi qui fatta un’importante posizione – tanto da essere divenuto
uno dei notabili della città – e l’aver già qui acquisito la notorietà che lo
ha reso un personaggio storico di tale rilevanza, giustifica pertanto il suo
nome di Valdo di Lione.
Quanto alla sua data di nascita, che non
è conosciuta con certezza, anche trascurando la nota del tardo Liber
electorum, che lo fa nascere esattamente 800 anni dopo la morte di Costantino I e dunque nel 1137,
è certo che egli nel 1174 aveva due figlie
appena adolescenti. Non si è probabilmente lontani dalla verità indicando una
data di nascita intorno a una quarantina di anni prima, ossia poco dopo
il 1130.
Valdo a Lione
La più antica testimonianza
sull’attività di Valdo, risalente agli anni 1174 – 1179,
è il Liber visionum et miraculorum, un manoscritto proveniente
dall’abbazia di Clairvaux.
In un suo passo è riportato che:
«A Lione, prima metropoli, viveva un
uomo molto ricco e famoso che distribuì ai poveri tutte le cose che aveva, non
riservandosi alcunché. Costui divenne così povero che di porta in porta, in
modo pubblico come gli altri poveri, nella città in cui aveva brillato per
gloria e onore di ricchezze, mendicava il sostentamento, suscitando la
riprovazione dei suoi concittadini. Quando veniva incontrato da coloro che
chiedevano la causa di un cambiamento tanto inopinato e repentino, stupefacente
e ammirevole, si dice che tale fosse la sua risposta: Se vi fosse dato
di vedere e credere i tormenti futuri che ho visto e in cui credo, forse anche
voi vi comportereste in modo simile»[1].
La notizia dovette essere recata dallo
stesso arcivescovo di Lione, Guichard, durante la sua visita a Chiaravalle nel
1174. Viene così sostanzialmente confermata la data indicata dall’anonima Chronica –
la fonte più ricca d’informazioni sulla “conversione” di Valdo –
scritta da un monaco del convento di Santa Maria di Laon,
risalente al 1220 e che è relativa agli anni dal 1152 al 1219,
la quale pone la donazione dei beni di Valdo e la svolta data alla sua vita, al
1173[2].
È tradizione comune che Valdo fosse un
importante mercante di tessuti; la Chronica afferma che Valdo
«aveva accumulato molto denaro per sé mediante l’iniquità del prestito a
interesse» (foeneris), che possedeva terre, vigne, case, mulini e forni
e che, come la moglie, era in famigliarità con l’arcivescovo Guichard.
L’inquisitore domenicano Stefano di Borbone,
nel suo trattato Sui sette doni dello Spirito Santo, databile verso
il 1250, scrive che il ricco mercante Valdo
avrebbe incaricato il prete Stefano d’Anse, dietro compenso di un forno di sua
proprietà, di tradurre dal latino in volgare un’ampia scelta di libri della
Bibbia, assumendo come copista il giovane Bernardo Ydros. Stefano di Borbone,
che conobbe sia Stefano d’Asne che Bernardo Ydros, divenuto poi canonico della
cattedrale di Lione, scrive che «essi tradussero per Valdo parecchi libri della
Bibbia ed estratti dei Padri della Chiesa raccolti
sotto il titolo di Sentenze: leggendole e rileggendole Valdo finì
per impararle a memoria»[3].
Dopo questo particolare interesse
mostrato da Valdo per lo studio della Bibbia si sarebbe verificato – secondo
l’anonima Chronica di Laon – l’episodio nel quale, seguendo la
consolidata tradizione delle narrazioni edificanti, si somma l’esempio della
vita esemplare di un santo all’esortazione di un ecclesiastico: nella primavera
del 1173 Valdo, ascoltando un giullare cantare la Légende de
saint Alexis – un poema in langue d’oil del 1080 di Tedbaldo
di Vernon, tratto da un’antica leggenda greca del V secolo – il punto in cui Alessio
comunica alla moglie la sua decisione di vivere in povertà e castità avrebbe
convinto Valdo a fare altrettanto. Il giorno dopo Valdo chiese consiglio a un
maestro di teologia, che lo esortò a
dare ai poveri tutti i suoi beni e a seguire una vita perfettamente cristiana.
I beni immobili furono lasciati alla
moglie mentre il denaro venne in parte donato ai poveri e alle vittime della
sua usura e in parte andò a costituire la dote delle due figlie destinate al
convento di Fontevraud, fondato non a caso da Roberto d’Arbrissel, un predicatore
itinerante che Valdo probabilmente considerava in armonia con la propria
visione della vita religiosa.
Già nel 1177,
secondo la Chronica, «iniziò ad avere compagni che, seguendo il suo
esempio, elargendo ogni loro proprietà ai poveri, professarono spontaneamente
la povertà. Poi, poco a poco, iniziarono a confessare, con ammonizioni
pubbliche e private, i propri e gli altrui peccati». È da rilevare come
la Chronica guardi con simpatia e con approvazione alla scelta
pauperistica di Valdo, almeno fino alla sconfessione del movimento valdese,
mentre Stefano di Borbone, scrivendo dopo l’apertura del conflitto fra la
Chiesa e i valdesi, rileva come in quell’inizio di confessione dei propri e
altrui peccati e in quelle ammonizioni, Valdo «usurpò l’ufficio degli apostoli,
predicando i Vangeli e quel che aveva imparato per le vie e per le piazze;
riunì intorno a sé molti uomini e donne perché facessero lo stesso, istruendoli
sui Vangeli. E li mandava a predicare nelle città vicine, pur essendo quelli di
condizione sociale modestissima».
L’inquisitore Stefano rileva, con
evidente riprovazione, la modesta condizione dei predicatori causa, secondo
lui, di probabili errori di dottrina. In ogni caso, in questi primi anni, i
predicatori non creano problemi alle istituzioni ecclesiastiche, non entrano in
polemica con queste e anzi, sembrano godere dell’appoggio dell’arcivescovo di
Lione, Guichard di Pontigny.
L’arcivescovo Guichard
Arcivescovo di Lione dal 1165,
grazie all’appoggio di Thomas Becket e papa Alessandro III,
ma in carica effettiva solo due anni dopo, il cistercense Guichard propose una
profonda riforma nella comunità ecclesiastica: il suo obiettivo era di
costringere i canonici del Capitolo, di origine nobiliare, che sfruttavano la
loro carica per arricchirsi, a tornare ad adempiere ai loro doveri liturgici,
promulgando a questo scopo, nel 1175,
gli Statuti della chiesa lionese, nei quali si propose di
porre termine agli abusi, appoggiandosi ai semplici chierici – tra i quali
Stefano d’Anse e Bernardo Ydros – e ai laici più sensibili ai temi del
rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche, cercando di coinvolgerli in
alcuni dei compiti trascurati dal clero.
Non era però possibile che le aperture
del Guichard nei confronti dei laici, e di Valdo in particolare, potessero
spingersi fino all’autorizzazione, riservata al clero regolare, a predicare
pubblicamente: questi, portando ad esempio la loro scelta pauperistica, si
sarebbero inevitabilmente posti, direttamente o indirettamente, in modo palesemente
critico nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche, formate da ricchi nobili
che godevano di prebende e privilegi che da tempo suonavano offesa agli occhi
di masse per lo più diseredate. La loro scelta di vita era apprezzata
fintantoché rimaneva circoscritta nella sfera individuale ma diveniva
pericolosa se pubblicamente esibita come un esempio che dovesse essere seguito
da tutti.
Con la pace conclusa con il Barbarossa e
la fine dello scisma che gli aveva contrapposto ben tre antipapi, Alessandro
III volle indire a Roma un Concilio che discutesse della riforma ecclesiastica
e della predicazione catara che da anni
si estendeva in Francia. Per Valdo e i
suoi seguaci il Concilio costituiva la migliore occasione per presentare di
fronte alla maggiore assise ecclesiale le loro richieste di partecipazione
attiva alla vita religiosa.
Il Concilio lateranense
Il Terzo Concilio
ecumenico lateranense si aprì a Roma il
5 marzo 1179; sono presenti anche Valdo e alcuni
seguaci per chiedere l’approvazione della loro confraternita – che fu concessa
– e il permesso di predicare. Attesta infatti Walter Map nel suo De nugis
curialium, scritto circa dieci anni dopo l’episodio, che i valdesi presenti
al concilio «presentarono al signor papa un libro scritto in lingua gallica in
cui erano contenuti il testo e la glossa del Salterio e di molti altri libri
dei due Testamenti. Costoro chiedevano, con molta insistenza, che fosse loro
confermata l’autorizzazione alla predicazione, perché si credevano degli
esperti mentre erano a mala pena dei saccenti, simili a uccelli che, non
vedendo la trappola, s’immaginano sempre di poter prendere il volo».
Sottoposti ad una sorta di esame
dottrinale, due valdesi – il Map non ne cita il nome, né fa in particolare il
nome di Valdo – caddero infatti in un tranello teso dal canonico inglese,
rispondendo di credere tanto nelle tre persone divine che «nella madre di
Cristo», non è chiaro se commettendo l’errore di equiparare di fatto, con
questa risposta, Maria alla Trinità o
se ignorassero che si sarebbe dovuto parlare, secondo correttezza dottrinale,
di «madre di Dio».
Se la Bibbia tradotta in francese non
sollevò censure nel Concilio, l’autorizzazione alla predicazione non fu
concessa a tutti i valdesi, ma Moneta da Cremona (ca 1238)
scrive che Valdo, nel Concilio, dopo aver promesso di mantenere (servare)
la dottrina di quattro Dottori della Chiesa – non citati espressamente, ma
dovrebbe trattarsi dei primi quattro Padri della Chiesa occidentale, san Gerolamo, sant’Ambrogio, sant’Agostino e san Gregorio Magno – «ricevette dal papa
il diritto (officium) di predicare, della qual cosa si può trovare
facilmente la documentazione (testimonium)». Non si sa con esattezza a
quale documento Moneta si riferisca ma si ritiene che sia la Professione
di fede firmata da Valdo l’anno dopo, nel corso del Sinodo vescovile
tenuto a Lione. Se così fosse, il testo di Moneta indurrebbe a credere che nel
1179 Valdo avrebbe ricevuto oralmente dal papa il permesso di predicare, a
condizione di firmare nel 1180 a Lione un atto
formale di obbedienza e di ortodossia alle gerarchie, come avvenne nel caso di Francesco d’Assisi,
al quale papa Innocenzo III nel 1210 concesse
oralmente tale permesso, facendo ad esso séguito un successivo atto formale di
obbedienza.
La Chronica anonima di
Laon parla invece del divieto di predicazione stabilito dal Concilio, «salvo
che lo richiedano i sacerdoti», affermazione che contraddice quella di Moneta e
riafferma la tradizione della necessità di uno stretto controllo ecclesiastico
sulle iniziative, prese da laici, in materia di religione. Non vi sono nei
Canoni del Concilio, concluso dopo tre sessioni il 19 marzo 1179, riferimenti
alla Fraternità valdese: il Concilio prese decisioni soltanto riguardo
all’elezione del papa, per la quale stabilì la norma della maggioranza dei due
terzi e la condanna degli “eretici” diffusi in Francia, «chiamati da
alcuni catari, da altri patarini, da altri ancora
pubblicani».
Il Liber electorum valdese,
scritto verso il 1340, sostiene che, sulla via del ritorno a
Lione, Valdo predicò comunque, facendo discepoli nell’Italia settentrionale.
La Professione di fede di Valdo
L’anno successivo alla conclusione del
Concilio lateranense, il legato pontificio Enrico di Marcy presiede un Sinodo
provinciale nella cattedrale
di Saint-Jean-et-Saint-Étienne a Lione. Il legato era stato
mandato in Francia appositamente per stroncare l’eresia catara, particolarmente
pericolosa agli occhi della Chiesa perché, appoggiata da nobili, come il conte di Tolosa e il visconte di Carcassonne, si era data una struttura
ecclesiastica, nominando vescovi, organizzando concili e radicandosi nei
territori del sud della Francia con un crescente potere politico ed economico.
L’intento del legato pontificio è quello
di far riaffermare a Valdo l’ortodossia cattolica, distinguendo il suo
movimento da quello catarino ma senza concedere alcun riconoscimento esplicito
a un ministero itinerante di predicazione che era invece l’essenziale obiettivo
di Valdo.
Davanti a un’assemblea di nobili e di
ecclesiastici, fra i quali erano l’arcivescovo Guichard e l’abate di
Hautecombe, Goffredo d’Auxerre, Enrico di Marcy presentò a Valdo e ai suoi
seguaci il tradizionale documento – risalente al V secolo – utilizzato nella consacrazione
dei vescovi ma modificato per essere adattato a questa particolare occasione,
che è passato alla storia come la Professione di fede di
Valdo.[4]
|
«In nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo e anche della beatissima e sempre vergine Maria. Sia chiaro a
tutti i fedeli che io, Valdès, con tutti i miei fratelli, davanti ai
santissimi Vangeli, crediamo con tutto il cuore, intendiamo per fede,
confessiamo con la bocca e affermiamo con semplicità […]»
|
Gli articoli di fede professati erano
sottoscrivibili senza problemi da Valdo: la Trinità, la creazione,
l’incarnazione e la resurrezione di Cristo, l’ultimo giudizio. Nella Professione viene
poi ribadita che la vera Chiesa è una sola e immacolata, che non vi è salvezza
al di fuori di essa, che i sacramenti sono validi anche se il prete è un peccatore
– una precisazione antidonatista –
il matrimonio è legittimo, anche se la
castità è benedetta, e Cristo è presente realmente nell’eucaristia mentre il diavolo non è malvagio per natura ma per
sua scelta – una precisazione antimanichea e anticàtara in particolare.
L’ultima parte della Professio si
compone del Propositum, il programma che la nuova confraternita
deve impegnarsi a perseguire, secondo il legato pontificio:[5]
|
«E poiché la fede, secondo l’apostolo
Giacomo, senza le opere è morta, abbiamo rinunciato al mondo e quel che noi
avevamo, come ci è stato consigliato dal Signore, l’abbiamo distribuito ai
poveri, decidendo di essere poveri, così da non preoccuparci del domani e
senza accettare da nessuno né oro né argento o cose simili, tranne il vestito
e il pane quotidiano.
Ci siamo proposti di osservare i
consigli evangelici come precetti. Ma affermiamo e crediamo che coloro che
restano nel mondo e possiedono beni materiali se, con i loro mezzi, fanno
elemosine e altre opere buone e osservano i comandamenti del Signore, si
salveranno sicuramente.
Facciamo dunque appello alla vostra
prudenza affinché, se dovesse accadere che qualcuno venga dalle vostre parti
dicendo di essere dei nostri senza avere questa fede, sappiate che certamente
non è dei nostri.»
|
Nella tradizione della Chiesa, i
precetti valgono per tutti i cristiani, mentre i consigli, sommati ai precetti,
sono riservati a coloro che intendono seguire una morale più rigorosa in virtù
della scelta di una vita di perfezione. Anche i valdesi s’impegnano a
intraprendere un cammino di perfezione, assimilando i consigli ai precetti, ma
è inteso che una tale scelta impegna loro soltanto ed essi non devono
pretendere che coloro che posseggono beni vi rinuncino, perché potranno
salvarsi ugualmente. Chi pretendesse questo, non potrà far parte della comunità
valdese, non sarà riconosciuto né da Valdo né dalla Chiesa che quella
confraternita approvava a queste condizioni.
Sottoscrivendo la Professione di
fede di Enrico di Marcy, Valdo aveva, se ne fosse reso conto o meno,
prestato fedeltà agli insegnamenti della Chiesa. Il diritto di Valdo a
predicare, di cui nella Professione non vi è per altro alcuna
traccia di riconoscimento, non avrebbe comunque dovuto mutare nulla di questa
realtà consolidata e riaffermata: se lo avesse fatto, doveva sapere che si
sarebbe posto contro la Chiesa.
Predicazione e scomunica dei “Poveri di Lione”
Il movimento di Valdo, che si è
storicamente imposto col nome di “Poveri di Lione” e, più tardi, di
valdesi, era propriamente di “Pauperes spiritu” – poveri
nello spirito – secondo l’espressione contenuta nel Sermone del monte
(Matteo, 5, 3); per alcuni anni dopo la Professione di fede non
vi sono notizie sulla loro attività: nel 1181 muoiono
tanto Alessandro III – al quale succede papa Lucio III – che l’arcivescovo
Guichard, la cui successione avrà soluzione con l’elezione nell’ottobre 1182,
e l’insediamento a Lione soltanto nell’aprile 1183,
di Giovanni
Bellemani.
Durante il convegno di Verona con l’imperatore Federico
Barbarossa, nel quale erano presenti anche Giovanni Bellemani ed Enrico di
Marcy, papa Lucio III promulgò dalla Basilica di San Zeno,
il 4 novembre 1184, la costituzione Ad abolendam diversarum haeresium
pravitatem che si occupa dei mezzi da adottare per condurre a fondo la
lotta contro le eresie. Si fa obbligo al vescovo di intervenire dove vi siano
sospetti di eresia e di far giurare alle autorità civili di denunciarli, quando
ne abbiano notizia, irrogando loro le punizioni adeguate, che vanno dalla
dichiarazione di infamia al sequestro dei beni e all’esilio.
Nella costituzione si indirizza l’anatema contro i movimenti ereticali già
noti – «Decretiamo dunque che siano colpiti da anatema perpetuo innanzi tutto
i Catari e i Patarini e coloro che, con falso nome,
affermano mentendo di essere Umiliati o Poveri di Lione, Passagini, Giuseppini, Arnaldisti»[6] – e in generale contro coloro
che professino dottrine non autorizzate sui sacramenti e che predichino senza
essere stati autorizzati. L’anatema comporta l’esclusione dalla chiesa e, a
differenza della semplice scomunica, li considera scismatici e destinati alla dannazione
eterna.
Quell’anatema non si indirizza dunque
contro i Poveri di Lione, ma contro coloro che si spacciassero per tali, segno
che vi erano movimenti di predicatori il cui messaggio era molto vicino a
quello contenuto nelle predicazione valdese. Ma l’esplicita necessità di
ottenere l’autorizzazione alla predicazione dovette compromettere i rapporti
fra i Poveri di Lione e l’arcivescovo Bellemani: il movimento di Valdo continuò
nella predicazione e fra loro si videro predicare anche le donne, come sostiene
Goffredo d’Auxerre: insieme con la critica alle ricchezze e all’immoralità del
clero, l’esistenza di un movimento che non intendeva lasciarsi integrare nella
tradizione ecclesiastica doveva apparire particolarmente intollerabile a un
vescovo della durezza di Giovanni. Stefano di Borbone riferisce del divieto di
predicazione intimato nel palazzo arcivescovile di Lione a Valdo, che rifiutò,
vantando il dovere di obbedire a Dio prima che agli uomini.
Così, scrive Stefano,[7]«i valdesi dalla presunzione e
dall’usurpazione dell’ufficio apostolico caddero nella disubbidienza, poi nella
contumacia e poi nella sentenza di scomunica». Infine, l’arcivescovo decretò la
loro espulsione dalla diocesi di Lione.
Di Valdo non si hanno più notizie e la
sua morte è collocata dagli studiosi tra il 1206 e
il 1207. Del tutto fantasiosa è la tradizione che
lo vorrebbe emigrato in Boemia, leggenda che
evidentemente vuole stabilire un legame fra lui e Jan Hus. Valdo «disparve senza chiasso come
tanti suoi compagni dai quali non aveva mai pensato di distinguersi, come uno
sconosciuto soldato del combattimento secolare, della protesta che egli stesso
aveva avviato, umile discepolo di Gesù Cristo come volle essere e restare fino
alla morte. Nessuna leggenda potrebbe rendere più suggestiva una morte così
pura».[8]
4. ^ R. Cegna, Fede ed etica
valdese nel Quattrocento
6. ^ Enchiridion Fontium Valdensium
7.
^ Tractatus
de septem donis Spiritus Sancti
8. ^ F. M. Bartos, Nove saggi di
storia boema
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(1170-2008), Claudiana, Torino 2008 ISBN 88-7016-735-6
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Sito
ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese – Unione delle chiese
Metodiste e Valdesi
da Rastello Sergio | 2 Febbraio 2020 | Riflessioni
TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi sarete testimoni fino alle
estremità della terra.
(Atti 1:8)
Circolare
n. 30 10 febbraio 1978
UN
NUOVO MODO DI CELEBRARE
IL XVII FEBBRAIO
Viviamo
nell’epoca delle contestazioni. Tutto è rimesso in discussione, e neppure la
tradizionale festa Valdese poteva sfuggire alla critica. Ma non dobbiamo
dolercene oltremodo, perché cosi siamo obbligati a riflettere sulla validità
delle nostre tradizioni.
Se
celebrare il XVII significasse soltanto glorificarci di essere Valdesi, ci
metteremmo sullo stesso piano di quei Farisei, a cui il Battista diceva:
“Non pensate di dir dentro di voi: Abbiamo Abramo per padre, perché io vi
dico che Iddio può da queste pietre far sorgere dei figlioli ad Abramo”
(Matteo 3/9).
Tuttavia
ciò non vuol dire che dobbiamo dimenticare. Pochi anni fa la Società di Studi
Valdesi ha pubblicato un libro intitolato “Gli esuli Valdesi in Svizzera”.
Sono degli elenchi di centinaia di Valdesi esiliati e chi sa leggere attraverso
questi aridi elenchi si rende conto del prezzo che è stato pagato perché noi
possiamo oggi testimoniare della nostra fede. “Dopo cinque anni di assenza
– leggiamo – di sofferenze di ogni genere, di lutti, di angosce, i resti del
popolo Valdese rientravano nelle loro case distrutte, nei campi deserti, nei
borghi silenziosi e nei templi incendiati. Ma la vita poteva
ricominciare”.
La
desolazione delle Valli, nel 1869 (*), non tolse ai superstiti la certezza che la
vita poteva ricominciare. *) Errore di battitura: l’anno era 1689.
È in
questo convincimento che la celebrazione del XVII Febbraio può ancora avere un
significato per noi. Certo oggi i templi, e quello che essi esprimono, ci sono.
Ma essi, vale a dire la predicazione dell’Evangelo in essi proclamata, non sono
più il centro intorno al quale si esprime la vita di un popolo.
Ma è
possibile ricominciare. È possibile che una nuova generazione sorga con
l’ardente desiderio di vedere coincidere la celebrazione del passato con il
miracolo di un Risveglio a opera dello Spirito Santo.
INTERESSANTE IL RISVEGLIO DEL 1825! Ma … e poi?
Come leggeremo sulla pubblicazione del Meille, la Chiesa valdese si mantenne, nei confronti del Risveglio del 1825, su posizioni di prudente riserva. Un gruppo, forse di un centinaio di persone, si costituì in Chiesa indipendente, che prosperò per alcuni anni prima di esaurirsi e scomparire.
“Ma il Regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra, e dorma e si levi, la natte e il giorno, il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora” (Mc.4/26). A quei tempi i giovani che si preparavano per il pastorato andavano a studiare in Svizzera e ritornavano influenzati dal Risveglio che andava dilagando in tutta l’Europa. E la Tavola stessa si adoperava ora per un rinnovamento nella vita della Chiesa. Già verso il 1850 qualche cosa cominciava a muoversi, come sappiamo da un intervento del prof. Eliseo Costabel che nel Sinodo del 1894 ricordava “il risveglio prodottosi nelle nostre Valli un 30 o 40 anni
addietro, promosso da persone che si distinguevano per la loro profonda conoscenza della Parola di Dio”.
Nel 1893 la Tavola (Moderatore Giovanni Pietro Pons) decideva di inviare una circolare “ai fedeli delle chiese delle Valli e ai loro conduttori”, ispirandosi alle parole dell’apostolo: “Conoscete il tempo nel quale siamo; poiché è ora ormai che vi svegliate dal sonno” (ROM.13/11). E così proseguiva: “Dopo aver avuto un Risveglio nella prima metà di questo secolo, dopo aver per lungo tempo desiderato vederlo manifestarsi di nuovo e con maggiore potenza, l’esortazione dell’apostolo si ripresenta con urgenza; il nostro secolo sta per concludersi, il ritorno di Cristo è sempre più vicino e se non avrà luogo noi viventi, stiamo per essere chiamati, uno dopo l’altro, a comparire davanti al suo tribunale. L’ora è solenne; il tempo è breve; non ci rimane più molto tempo per adoperarci per la nostra salvezza e per quella delle anime che ci circondano”.
Proprio quell’anno il Pastore William Meille aveva pubblicato l’opuscolo che ora la TEV rimette in circolazione (a sue spese) e la Tavola udite! udite! – si preoccupava della sua diffusione nelle parrocchie.
LA RISPOSTA DEI PASTORI E DEI CONCISTORI
La storia dei tentativi per un Risveglio nel corso del secolo scorso è ancora da fare. E anche il resoconto della Tavola al Sinodo del 1894 e delle discussioni di quell’anno sarebbero tutte da rileggere. Leggiamo:
“I Concistori e i loro presidenti sentono la necessità di un Risveglio, lo desiderano, lo vogliono e lo domandano. Su questo non c’è nessuna nota discorde nei rapporti delle parrocchie.
“Per quello che dipende da noi, non abbiamo paura per la nostra chiesa d’un vero Risveglio religioso, lo vogliamo e lo desideriamo, e lo chiediamo con insistenza con tutte le forze dell’animo nostro”. “Voglia Iddio suscitare in tutti i nostri villaggi un più gran numero di veri cristiani”. “Siamo convinti della necessità di un Risveglio della vita religiosa nella nostra parrocchia. Ci rendiamo conto che le cose non vanno bene, che non siamo quello che dovremmo essere”. “Se questo Risveglio non si manifesta, la nostra Chiesa è minacciata da un decadimento interiore che per quanto nascosto da belle apparenze, non sarà per questo meno profondo e doloroso”. “Quello che ci manca non è il bisogno, il grande bisogno di un Risveglio, ma è di riconoscerlo e di farlo sentire ai parrocchiani. Vi sono bensì alcune persone che ne sono consapevoli, ma sono troppo poche”.
Dopo queste citazioni la Tavola così proseguiva:
“Diversi sono i mezzi adoperati per conseguire un Risveglio…. non abbiamo trascurato nessuna occasione per presentare alla nostra popolazione il problema che ci ha preoccupati durante tutto l’armo. La lettera sul Risveglio è stata distribuita, esaminata nei quartieri e anche discussa nelle famiglie e in molte stalle”.
QUESTO È IL TEMPIO DELL’ETERNO
“Con tutto il rispetto per il prof. Rostagno è molto discutibile la “teologia del tempio” dalla sua pagina che avete pubblicata con rilievo (o proprio in riferimento a Geremia 7: ma Io avete letto questo terribile capitolo?”. Così scrive il Pastore Gino Conte.
Pensiamo che quando il prof. Rostagno scrisse questa meditazione avesse letto tutto il capitolo 7° di Geremia. E certamente avrà avuto presenti altre parole della Scrittura, come quelle rivolte alla Samaritana: “L’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre” (Giov.4/21). E sicuramente non gli era ignoto lo scandalo dei discepoli quando Gesù li avvertì che delle magnifiche costruzioni del tempio non sarebbe rimasta pietra su pietra, (Matt.24/2)
Ma sarebbe uno sviare completamente il pensiero di Gesù sul significato del tempio limitandoci a questi passi. Geremia voleva dire che glorificarsi del Tempio disonorando il Nome di Dio era andare incontro alla propria condanna. E Gesù voleva dire che Dio non può essere imprigionato entro le mura di un edificio per quanto sacro esso sia.
Ma come dimenticare l’amore profondo che il Signore ha avuto per il Tempio, che egli chiama “la casa del Padre mio”? (Lc.3/49). E come dimenticare la purificazione del tempio, che dette occasione ai discepoli di ricordare le parole del Salmo 69/9: Lo zelo della tua casa mi consuma”? E ancora: non .vuol dire proprio nulla che i primi discepoli fossero “di pari consentimento assidui al tempio”? (Atti 2/46).
Nessuno contesta che il culto possa essere celebrato dovunque e che l’adorazione non è legata a un edificio di pietra. Ma non possiamo neppure dimenticare che siamo dalle creature umane, condizionate dall’ambiente materiale nel quale siamo chiamati a vivere. Può darsi che qualcuno, entrando in una cattedrale gotica del Medio Evo non provi una diversa emozione che entrando in un motel dell’autostrada. Ma può anche darsi che altri non rimanga del tutto indifferente al pensiero che in quello stesso luogo i suoi antenati sono venuti ad adorare e che quelle pietre sono anche l’espressione della fede. È questione di diversa sensibilità spirituale.
Non c’è nessuna persona di buon senso che vorrebbe proporre una “teologia del Tempio”. Ma d’altro lato si arriva a questo sorprendente risultato che mentre in certi paesi moltissime chiese sono state ridotte a musei o adoperate come depositi di cereali e merci varie, contemporaneamente, nei paesi cosiddetti cristiani, il tempio viene desacralizzato e può essere adoperato per gli scopi più vari, forse – anche per serate danzanti. Così cambiano i moventi, anzi cambia proprio la teologia del tempio” per giungere al medesimo risultato.
Ma fin dove risalgono le memorie del passato, sappiamo che presso tutti i popoli si è sentito il bisogno di innalzare dei templi in onore della Divinità. Oggi è sorta una nuova generazione per la quale l’amore di Gesù per “la casa del Padre suo” non significa nulla e si sente più spirituale di quei cristiani che salivano “di pari consentimento al tempio”. Intanto le chiese si vanno spopolando a ritmo accelerato,
Siamo perciò grati al prof. Rostagno per averci richiamati al significato del tempio, e in comunione con l’antico credente ripetiamo: “Io mi sono rallegrato quando m’han detto: Andiamo alla casa dell’Eterno” (Salmo 122/1). È lo stesso pensiero che deve avere ispirato Virgilio Sommani scrivendo l’inno 146 dell’Innario cristiano:
Oh quanto la tua casa m’è dolce a o mio Signor,
tutta di Te pervasa, tutta spirante amor!
FEDE E POLITICA, UNA CRITICA ALLA FGEI – di Nicola Pagano
Riflessioni sull’articolo di G. E. n°48 Dicembre 1977.
In una preghiera di Karl Barth si legge: “Signore, non permettere che ci lasciamo impressionare dalle difficoltà, dalle beffe del mondo che ci circonda”. Alla luce di tale invocazione, cercherò di riassumere le impressioni dell’Assemblea TEV del 12 Febbraio sull’articolo suindicato.
Nell’articolo, la TEV è così definita: “Sotto l’apparenza del richiamo al risveglio evangelico e alla lotta generalizzata alla politica nella Chiesa, mirano in effetti a colpire al cuore la scelta di molti credenti in favore del socialismo…”
La prima reazione dell’Assemblea è stata quella di respingere pubblicamente l’accusa. È stato detto che respingere significa chiudere automaticamente
il dialogo. Altri hanno parlato di richiamo fraterno. Altri ha detto di ignorare senz’altro l’accusa. È emerso il rincrescimento di non poter dialogare. Giustamente, però, è stato fatto osservare che il dialogo è stato richiesto: alla Conferenza distrettuale di Villar Pellice, con la petizione al Sinodo, con opuscoli, articoli e precisazioni, senza risultato. Ciò nonostante la TEV deve farne argomento di preghiera.
Se il fratello Pagano è convinto che la TEV fa un doppio giuoco, non deve limitarsi a insinuarlo, ma lo deve dimostrare affinché possa scaturire una spiegazione. Se invece egli si limita ad accusare, basandosi su “si dice” si può anche capire che (pagina 29 G.E.) molti della Fgei si siano dislocati sul terreno politico, senza riserve e senza la dovuta vigilanza critica. È molto bello che il fratello Pagano sia convinto che (pagina 28/29 G.E.) “la fede evangelica non si realizza pienamente e non può essere risolta nella militanza politica e nella lotta per il socialismo”.
Questo significa che la fede evangelica può realizzarsi ed essere risolta in altre modo. E perché non potrebbe realizzarsi in un risveglio spirituale? L’ opuscolo del Pastore G. Tourn “La voce dei profeti” pag. 45 dà un esempio estremamente vivo dell’atteggiamento del profeta Isaia di fronte alla intensa attività politica dei capi di Giuda. Egli si serve di due slogans (che i miei catecumeni avevano afferrato bene): 1) Liberi per servire Dio non potrebbe essere lo slogan dei capi di Giuda; 2) Tornare a Dio è la nostra salvezza, è la parola del profeta.
Se così è, la Fgei non dovrebbe trovare ingiusto di essere stata messa sul piano della TEV, perché “insieme vediamo – l’altro – il nostro prossimo sotto l’ aspetto del servizio, del dono di sé, del perdono e della speranza (in Gesù Cristo). Dal giudizio del fratello Pagano, la TEV può trarre un incitamento: dimostrare sempre meglio, e sempre più, con le parole e con le opere, al mondo che ci circonda, che Gesù Cristo è una presenza viva e che noi crediamo in Lui. La preghiera di Karl Barth termina con un’altra invocazione: Signore, fa cadere tu stesso i muri che esistono fra noi e che ci isolano gli uni dagli altri.
Nelly Rostan
L’OPUSCOLO SUL “RISVEGLIO”
Nei prossimi giorni cominceremo a spedire l’opuscolo sul Risveglio Abbiamo ricevuto diverse centinaia di prenotazioni chi lo desidera è pregato di inviare L.2.500 + 200 per spedizione.
Alcuni Consigli di chiesa hanno risposto alla nostra offerta di dare l’opuscolo ai catecumeni in occasione della loro ammissione in chiesa. Attendiamo altre risposte, ma non oltre la fine del corrente mese.
Ai lettori rivolgiamo la preghiera di farci sapere che cosa pensano di questa pubblicazione. Lo scopo che ci siamo prefissi non è semplicemente quello di rievocare una pagina del passato, ma di disporre, sia pure in termini moderni, il problema così urgente di un risveglio della Chiesa.
RISVEGLIO FRA IL POPOLO ZIGANO: che è? donde viene?
Lo zingaro che vediamo circolare in roulotte sulle nostre strade e
fermarsi in qualche parte della nostra città o paese, ci appare spesso come un essere misterioso.
Considerato un paria della società, egli è generalmente disprezzato in tutti i paesi de mondo. La leggenda lo ha rivestito del titolo di “ladro di polli” o, ancora peggio di “ladro di bambini”
Eppure popolo zigano interessante, ospitale, generoso ed
intelligente. Quello che li differenzia da noi è il loro modo di vivere.
Infatti gli zigani vivono in circoli chiusi e si sposano generalmente tra loro, salvo qualche rara eccezione; parlano tutti una medesima lingua, il Romanes, derivato dall’antico sanscrito indiano.
Proprio dall’India, circa 1000 anni fa, i loro antenati partirono per raggiungere l’Europa. Passati attraverso la Grecia e dopo aver girato tutta l’Europa centrale (furono anche tenuti schiavi in Romania per 300 anni), giunsero circa 600 anni fa in Italia. Oggi in Europa se ne contano circa 10 milioni.
In Italia sono circa 100.000 e forse anche più, dal momento che non è possibile fare una statistica esatta a causa dei loro frequenti spotamenti; sona divisi in varie tribù e famiglie quali quelle dei “Roms” e dei “Sintis. Sono stati dati loro anche altri nomi a seconda delle nazioni in cui sono passati (Bulgaria, Yugoslavia, Russia, ecc.) secondo il gruppo famigliare e anche secondo il lavoro che svolgono.
Alcuni di loro sono divenuti sedentari; ma la maggior parte viaggia ancora in roulotte; questi ultimi li possiamo trovare sia nel Nord (Torino, Venezia ecc.) che nel Centro (Rama, Firenze ecc.) in Calabria come in Sicilia.
STORIA DI UN RISVEGLIO
La prima famiglia zigana si convertì in Francia nel 1950, in seguito alla guarigione miracolosa di un giovane il cui caso, per la medicina ufficiale, era disperato.
Qualche tempo dopo, durante una riunione di preghiera alla quale intervenne
circa una ventina di zingari convertiti, alcuni di loro furono battezzati di Spirito Santo.
In seguito un giovane zingaro, di nome Mandz, dopo il battesimo di Spirito Santo, ricevette anche il dono di guarigione e si mise ad evangelizzare il suo popolo. Ci furono numerose guarigioni e conversioni; di famiglia in famiglia e di tribù in tribù il Risveglio si sparse fra gli zingari di Francia al punto che oggi, nel 1977, ci sono circa 17.000 battezzati in acqua e oltre 250 predicatori.
Alcuni di questi predicatori sono venuti in Italia a più riprese. Inizialmente hanno portato l’ Evangelo fra le tribù Sintis che si trovano in Piemonte; in seguito altri sono andati fino in Calabria.
Ma i risultati erano minimi; solo una ventina di zigani della tribù dei Manouche furono guadagnati a Cristo e dopo non pochi sforzi e molta costanza.
All’inizio del 1977 due predicatori, venuti sempre dalla Francia, Fatar e Ramputcho dell’Alsazia, furono guidati dal Signore verso una famiglia di Roms. Avvenne un miracolo di guarigione ed alcuni membri di questa famiglia si convertirono al Signore; fu questo l’inizio di un Risveglio, che attualmente sta estendendosi in tutta Italia, ha alla sua base una storia sorprendente: quella di una donna zigana sotto il nome di Zora.
Queste notizie sono riportate da “Vita e Luce”, organo di informazione tzigana in Italia.
ASSEMBLEA TEV
L’Assemblea che avrebbe dovuto aver luogo domenica 5 corr. è stata rimandata a domenica 12 alle ore 15 preso la Casa delle diaconesse. Molti ci hanno richiesto questo spostamento perché altre riunioni sono venute a coincidere. Speriamo così di facilitare l’affluenza degli aderenti, e
un invito particolare è rivolto a quanti finora non sono intervenuti.
DALLA ZAMBIA
Eccomi di ritorno dalle vacanze in Malawi, e che gioia all’arrivo di trovare tutte le cartoline di auguri di tante persone che non conosco! Ad alcuni ho già risposto, ad altri invio un vivo ringraziamento per essersi ricordate di me: Amilda e Nelly Rostan, San Germano; Clelia Barilaro, Sanremo; Willem, Wanda e Ornella Oliemans, Trieste; Angelo Luzzani, Milano; Enrica Malan Benech, San Giovanni; Ruggero Herking, Torre Pelli-ce; Emma Bertalot, Luserna San Giovanni; Guido, Edina Ribet, id.; Gisella Gay; Ester Gaydou; Silvio Tourn; Elena e Roberto Vinçon, Pinerolo; Nino e Valda Rostagno, Torino; Mirella Revel, Montepulciano; Lilly Robba e famiglia, Sampierdarena; R.J. Parry, Torino; Rocchi Lanoir, Napoli; Roberta Colonna Romano e genitori, Venezia; Elda e Lina Lageard, Torre Pellice; Guido e ed Ester Coisson, Angrogna.
Per il momento qui non è possibile transitare; ha piovuto come ai tempi del diluvio e casa mia assomiglia all’arca di Noè; ogni tanto c’è pure l’arcobaleno! Gli operai hanno improvvisamente deciso di venire a riparare il tetto; pare che ci fosse un buco enorme ed erano tutti stupiti. Io che mi siedo in salotto giornalmente con l’ombrello aperto non lo ero affatto!
Laura
UN LUTTO
Dopo una lunga prova è mancato l’ing. Giovanni Ribet. La TEV si stringe con fraterno affetto accanto al padre Dr. Guido e alla sua compagna sig.ra Edina Ribet Rostaing in quest’ora di dolorosa separazione. In questi momento sorgono tanti “perché?” che non trovano per ora una risposta. Ma la nostra speranza è in Colui che si è presentato come la resurrezione e la vita. Un giorno tutto ci apparirà chiaro e benediremo il Signore che è con noi anche nelle ore più oscure della vita.
PER MANCANZA DI SPAZIO
rimandiamo alla prossima circolare la corrispondenza, ringraziando quanti, ci hanno scritto. Anche il resoconto finanziario sarà pubblicato prossimamente.
RISVEGLIATI, RISVEGLIATI, RIVESTITI DI FORZA, O BRACCIO DELL’ETERNO!
RISVEGLIATI COME NEI GIORNI ANDATI, COME NELLE ANTICHE ETA’!
Is. 51/9
Ciclostilato in proprio, non pubblicato Indirizzo: Testimonianza Evangelica Valdese Casella postale
10066 Torre Pellice