Dove sono le sentinelle?
Dove sono le sentinelle?
Nelle
circolari si parla sovente dell’opuscolo “ Sentinella, a
che punto è la notte?”. Ne ho trovato uno in francese che cercherò appena
possibile di tradurre. Intanto propongo questo sermone del teologo Jean-Marc
Berthoud che rispecchia molto bene l’argomento e lo approfondisce. Il sermone dato
a Padova nell’anno 2008 (?) è stato poi ripreso dall’autore il 3 novembre 2019
e predicato nella sua chiesa Battista a Losanna. (Ringrazio l’autore per il premesso accordato alla traduzione)
circolari si parla sovente dell’opuscolo “ Sentinella, a
che punto è la notte?”. Ne ho trovato uno in francese che cercherò appena
possibile di tradurre. Intanto propongo questo sermone del teologo Jean-Marc
Berthoud che rispecchia molto bene l’argomento e lo approfondisce. Il sermone dato
a Padova nell’anno 2008 (?) è stato poi ripreso dall’autore il 3 novembre 2019
e predicato nella sua chiesa Battista a Losanna. (Ringrazio l’autore per il premesso accordato alla traduzione)
Predicazione
III.
III.
La
vocazione di Ezechiele
vocazione di Ezechiele
Il profeta
come sentinella di Dio (Ezechiele 3 : 4-27).
come sentinella di Dio (Ezechiele 3 : 4-27).
Letture: Ezechiele 3:12-27.
Il titolo della predicazione di oggi, dedicata a al
terzo capitolo del libro di Ezechiele versetti 12 a 27, è il seguente: Il profeta come sentinella di Dio.
Leggiamo il testo.
terzo capitolo del libro di Ezechiele versetti 12 a 27, è il seguente: Il profeta come sentinella di Dio.
Leggiamo il testo.
Lo Spirito mi
portò in alto, e io udii dietro a me il suono d’un gran fragore che diceva:
«Benedetta sia la gloria del SIGNORE dal suo luogo!» Udii pure il rumore delle
ali degli esseri viventi che battevano l’una contro l’altra, il rumore delle
ruote accanto a essi, e il suono di un gran fragore. Lo Spirito mi portò in
alto e mi condusse via; io andai, pieno di amarezza nello sdegno del mio
spirito; la mano del SIGNORE era forte su di me. Giunsi da quelli che erano
deportati a Tel-Abib presso il fiume Chebar, e mi fermai dove essi abitavano; e
là abitai sette giorni, triste e silenzioso, in mezzo a loro.
portò in alto, e io udii dietro a me il suono d’un gran fragore che diceva:
«Benedetta sia la gloria del SIGNORE dal suo luogo!» Udii pure il rumore delle
ali degli esseri viventi che battevano l’una contro l’altra, il rumore delle
ruote accanto a essi, e il suono di un gran fragore. Lo Spirito mi portò in
alto e mi condusse via; io andai, pieno di amarezza nello sdegno del mio
spirito; la mano del SIGNORE era forte su di me. Giunsi da quelli che erano
deportati a Tel-Abib presso il fiume Chebar, e mi fermai dove essi abitavano; e
là abitai sette giorni, triste e silenzioso, in mezzo a loro.
Dopo sette giorni, la parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi
termini: «Figlio d’uomo, io ti ho stabilito come sentinella per la casa
d’Israele; quando tu udrai dalla mia bocca una parola, tu li avvertirai da
parte mia. Quando io dirò all’empio: “Certo morirai!” se tu non
l’avverti, e non parli per avvertire quell’empio di abbandonare la sua via malvagia,
e salvargli così la vita, quell’empio morirà per la sua iniquità; ma io
domanderò conto del suo sangue alla tua mano. Ma, se tu avverti l’empio, ed
egli non si ritira dalla sua empietà e dalla sua via malvagia, egli morirà per
la sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. Quando un giusto si allontana
dalla sua giustizia e commette l’iniquità, se io gli pongo davanti una qualche
occasione di caduta, egli morirà, perché tu non l’avrai avvertito; morirà per
il suo peccato, e le cose giuste che avrà fatte non saranno più ricordate; ma
io domanderò conto del suo sangue alla tua mano. Però, se tu avverti quel
giusto perché non pecchi, e non pecca, egli certamente vivrà, perché è stato
avvertito, e tu avrai salvato te stesso». In quel luogo la mano del SIGNORE fu
sopra di me, ed egli mi disse: «Àlzati, va’ nella pianura, e là io parlerò con
te». Io dunque mi alzai, uscii nella pianura, ed ecco che là c’era la gloria
del SIGNORE, gloria simile a quella che avevo vista presso il fiume Chebar; e
caddi faccia a terra. Ma lo Spirito entrò in me; mi fece alzare in piedi, e il
SIGNORE mi parlò e mi disse: «Va’, chiuditi in casa tua! A te, figlio d’uomo,
ecco, ti saranno messe addosso delle corde, con esse sarai legato, e tu non
andrai in mezzo a loro. Io farò in modo che la lingua ti si attacchi al palato,
perché tu rimanga muto e tu non possa esser per essi uno che li riprende;
perché sono una casa ribelle. Ma quando io ti parlerò, ti aprirò la bocca, e tu
dirai loro: “Così parla il Signore, DIO”. Chi ascolta, ascolti; chi
non vuole ascoltare, non ascolti; poiché sono una casa ribelle.
termini: «Figlio d’uomo, io ti ho stabilito come sentinella per la casa
d’Israele; quando tu udrai dalla mia bocca una parola, tu li avvertirai da
parte mia. Quando io dirò all’empio: “Certo morirai!” se tu non
l’avverti, e non parli per avvertire quell’empio di abbandonare la sua via malvagia,
e salvargli così la vita, quell’empio morirà per la sua iniquità; ma io
domanderò conto del suo sangue alla tua mano. Ma, se tu avverti l’empio, ed
egli non si ritira dalla sua empietà e dalla sua via malvagia, egli morirà per
la sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. Quando un giusto si allontana
dalla sua giustizia e commette l’iniquità, se io gli pongo davanti una qualche
occasione di caduta, egli morirà, perché tu non l’avrai avvertito; morirà per
il suo peccato, e le cose giuste che avrà fatte non saranno più ricordate; ma
io domanderò conto del suo sangue alla tua mano. Però, se tu avverti quel
giusto perché non pecchi, e non pecca, egli certamente vivrà, perché è stato
avvertito, e tu avrai salvato te stesso». In quel luogo la mano del SIGNORE fu
sopra di me, ed egli mi disse: «Àlzati, va’ nella pianura, e là io parlerò con
te». Io dunque mi alzai, uscii nella pianura, ed ecco che là c’era la gloria
del SIGNORE, gloria simile a quella che avevo vista presso il fiume Chebar; e
caddi faccia a terra. Ma lo Spirito entrò in me; mi fece alzare in piedi, e il
SIGNORE mi parlò e mi disse: «Va’, chiuditi in casa tua! A te, figlio d’uomo,
ecco, ti saranno messe addosso delle corde, con esse sarai legato, e tu non
andrai in mezzo a loro. Io farò in modo che la lingua ti si attacchi al palato,
perché tu rimanga muto e tu non possa esser per essi uno che li riprende;
perché sono una casa ribelle. Ma quando io ti parlerò, ti aprirò la bocca, e tu
dirai loro: “Così parla il Signore, DIO”. Chi ascolta, ascolti; chi
non vuole ascoltare, non ascolti; poiché sono una casa ribelle.
Introduzione
Per cominciare due
parole di introduzione. Il profeta Ezechiele faceva parte della comunità di
ebrei esiliati, quella del primo esilio datata 597 prima di Gesù Cristo. Egli
si trovava con 8000 altri esuli a Babilonia. La città di Gerusalemme era ancora
intatta come la nazione di Giuda. Gli abitanti di Gerusalemme consideravano
questi esuli come persone colpite dal giudizio di Dio. Il profeta Ezechiele,
con Daniele e i suoi amici, furono anch’essi deportati nel paese dei Caldei.
Gli ebrei rimasti a Gerusalemme pensavano che i loro fratelli esuli fossero
colpiti da una specifica condanna. Ma non era così. Dio, infatti li aveva
scartati da Gerusalemme per risparmiare loro un terribile giudizio che sarebbe
sopraggiunto prossimamente sulla città, il cui male era diventato
irrecuperabile. In un certo qual modo simile, altri ebrei fedeli e sinceri circa
sette secoli dopo – avendo riconosciuto
il Messia d’Israele, nostro Signore Gesù Cristo, dunque cristiani – furono
anch’essi scartati da Gerusalemme affinché fosse loro risparmiato il giudizio
di Dio che cadde ancora una volta su questa città, verso l’anno 70 della nostra
era, con le legioni romane.
parole di introduzione. Il profeta Ezechiele faceva parte della comunità di
ebrei esiliati, quella del primo esilio datata 597 prima di Gesù Cristo. Egli
si trovava con 8000 altri esuli a Babilonia. La città di Gerusalemme era ancora
intatta come la nazione di Giuda. Gli abitanti di Gerusalemme consideravano
questi esuli come persone colpite dal giudizio di Dio. Il profeta Ezechiele,
con Daniele e i suoi amici, furono anch’essi deportati nel paese dei Caldei.
Gli ebrei rimasti a Gerusalemme pensavano che i loro fratelli esuli fossero
colpiti da una specifica condanna. Ma non era così. Dio, infatti li aveva
scartati da Gerusalemme per risparmiare loro un terribile giudizio che sarebbe
sopraggiunto prossimamente sulla città, il cui male era diventato
irrecuperabile. In un certo qual modo simile, altri ebrei fedeli e sinceri circa
sette secoli dopo – avendo riconosciuto
il Messia d’Israele, nostro Signore Gesù Cristo, dunque cristiani – furono
anch’essi scartati da Gerusalemme affinché fosse loro risparmiato il giudizio
di Dio che cadde ancora una volta su questa città, verso l’anno 70 della nostra
era, con le legioni romane.
Ma per Ezechiele non era possibile
capire il carattere misericordioso nel suo esilio, prima di ricevere da Dio su
questo argomento una precisa rivelazione. Per questo al primo capitolo del
nostro libro, il profeta tratta una delle rivelazioni più importante di tutta
la Bibbia. Egli non solo fu in grado di contemplare questi esseri angelici
viventi, misteriosi e potenti, che sono i Cherubini, ma gli fu anche permesso
di vedere queste prodigiose ruote, alte tanto quanto il cielo, che
accompagnavano questi esseri in ogni loro movimento. Attraverso lo
straordinario fenomeno di questi esseri accompagnati dappertutto da quelle
ruote, Dio mostra ad Ezechiele che è Lui, il Dio sovrano che governa, non solo
i movimenti delle sfere celesti, ma tutti gli avvenimenti di questo mondo. In
questi avvenimenti terribili ci sarà non solamente il primo esilio dei figli di
Giuda a Babilonia, ma un avvenimento ancora più spaventoso di cui sarà oggetto
principale la profezia di Ezechiele: la distruzione ormai ineluttabile di
Gerusalemme da parte di Nabucodonosor.
capire il carattere misericordioso nel suo esilio, prima di ricevere da Dio su
questo argomento una precisa rivelazione. Per questo al primo capitolo del
nostro libro, il profeta tratta una delle rivelazioni più importante di tutta
la Bibbia. Egli non solo fu in grado di contemplare questi esseri angelici
viventi, misteriosi e potenti, che sono i Cherubini, ma gli fu anche permesso
di vedere queste prodigiose ruote, alte tanto quanto il cielo, che
accompagnavano questi esseri in ogni loro movimento. Attraverso lo
straordinario fenomeno di questi esseri accompagnati dappertutto da quelle
ruote, Dio mostra ad Ezechiele che è Lui, il Dio sovrano che governa, non solo
i movimenti delle sfere celesti, ma tutti gli avvenimenti di questo mondo. In
questi avvenimenti terribili ci sarà non solamente il primo esilio dei figli di
Giuda a Babilonia, ma un avvenimento ancora più spaventoso di cui sarà oggetto
principale la profezia di Ezechiele: la distruzione ormai ineluttabile di
Gerusalemme da parte di Nabucodonosor.
Nel primo capitolo, Ezechiele riceve
una rivelazione ancor più meravigliosa: il cielo gli si apre. Vede attraverso
questo firmamento, traslucido come il cristallo, che separa i nostri cieli
creazionali, quelli dell’atmosfera terrestre e delle stelle, da quello che la
Bibbia definisce come, “il terzo cielo”, cioè quello in cui dimorano
Dio e i suoi angeli. Gli occhi del profeta sono aperti dallo Spirito affinché
contempli le realtà ultime. È in quel momento che vede ciò che assomiglia proprio
al trono di Dio, e su di esso Colui che viene insediato per regnare che gli
appare come una figura d’uomo. La grandezza della visione lo fa crollare. Ed è
in quel momento che lo Spirito di Dio si posa su di lui per rimetterlo in
piedi. A quel punto riceverà la chiamata per la sua vocazione. Una chiamata
terribile, perché essa è composta da un solo messaggio: i tempi sono compiuti;
Gerusalemme sta per essere distrutta; il popolo infedele non avrà più la
possibilità di sfuggire al giudizio di Dio.
una rivelazione ancor più meravigliosa: il cielo gli si apre. Vede attraverso
questo firmamento, traslucido come il cristallo, che separa i nostri cieli
creazionali, quelli dell’atmosfera terrestre e delle stelle, da quello che la
Bibbia definisce come, “il terzo cielo”, cioè quello in cui dimorano
Dio e i suoi angeli. Gli occhi del profeta sono aperti dallo Spirito affinché
contempli le realtà ultime. È in quel momento che vede ciò che assomiglia proprio
al trono di Dio, e su di esso Colui che viene insediato per regnare che gli
appare come una figura d’uomo. La grandezza della visione lo fa crollare. Ed è
in quel momento che lo Spirito di Dio si posa su di lui per rimetterlo in
piedi. A quel punto riceverà la chiamata per la sua vocazione. Una chiamata
terribile, perché essa è composta da un solo messaggio: i tempi sono compiuti;
Gerusalemme sta per essere distrutta; il popolo infedele non avrà più la
possibilità di sfuggire al giudizio di Dio.
Quand’ero più giovane, mi sembrava
piuttosto Geremia il profeta di Dio per il nostro tempo, per una civilizzazione
che, avendola conosciuta, aveva ripudiato la Parola divina. Ma da quel momento
i tempi si sono singolarmente alterati. La resistenza degli uomini del nostro
Occidente apostata alla misericordia di Dio, è diventata così universale che è
piuttosto importante aprire con voi il libro della profezia di Ezechiele, per
avere una giusta misura della nostra epoca. Certamente la pertinenza di questa
testimonianza di Gesù Cristo che è la Parola della Profezia (Apocalisse 19:10)
si è estesa a ben altre regioni della nostra terra, ma non esiterei ad
affermare che è proprio il profeta Ezechiele a darci il messaggio di cui
abbiamo bisogno oggi in Occidente. Occorre subito dire su Ezechiele che per
compiere la sua vocazione così formidabile, era necessario che conoscesse il
Dio della Bibbia in modo molto particolare; conoscerlo realmente, nella Sua
Santità, nella sua onnipotenza e nella sua gloria, così come lo è anche per
ognuno di noi. Poiché il fatto di conoscere Dio non deriva da una semplice
esperienza psicologica. Conoscere Dio implica il fatto di entrare in una realtà
celeste ancora più reale della conoscenza noi stessi o di conoscere Dio
attraverso la grandezza e la bellezza della sua creazione.
piuttosto Geremia il profeta di Dio per il nostro tempo, per una civilizzazione
che, avendola conosciuta, aveva ripudiato la Parola divina. Ma da quel momento
i tempi si sono singolarmente alterati. La resistenza degli uomini del nostro
Occidente apostata alla misericordia di Dio, è diventata così universale che è
piuttosto importante aprire con voi il libro della profezia di Ezechiele, per
avere una giusta misura della nostra epoca. Certamente la pertinenza di questa
testimonianza di Gesù Cristo che è la Parola della Profezia (Apocalisse 19:10)
si è estesa a ben altre regioni della nostra terra, ma non esiterei ad
affermare che è proprio il profeta Ezechiele a darci il messaggio di cui
abbiamo bisogno oggi in Occidente. Occorre subito dire su Ezechiele che per
compiere la sua vocazione così formidabile, era necessario che conoscesse il
Dio della Bibbia in modo molto particolare; conoscerlo realmente, nella Sua
Santità, nella sua onnipotenza e nella sua gloria, così come lo è anche per
ognuno di noi. Poiché il fatto di conoscere Dio non deriva da una semplice
esperienza psicologica. Conoscere Dio implica il fatto di entrare in una realtà
celeste ancora più reale della conoscenza noi stessi o di conoscere Dio
attraverso la grandezza e la bellezza della sua creazione.
Dunque ora ci troviamo di fronte
alla vocazione del profeta Ezechiele. Per assumere questa vocazione egli dovrà fare
interamente corpo con il suo messaggio. La sua vita diventerà un esempio
pubblico, un’immagine vivente del giudizio che Dio farà cadere su Gerusalemme,
la città santa. Sui tralicci di questo teatro celeste, sarà lui stesso il
rappresentante di Dio; e la sua sposa, ai suoi occhi diletta, sarà Gerusalemme.
Per manifestare pubblicamente il ripudio di Dio per la sua sposa, Gerusalemme
che fu anche lei diletta agli occhi del Signore di tutta la terra, Ezechiele vedrà
morire improvvisamente sua moglie. La vita e le sofferenze di Ezechiele faranno
corpo col messaggio che porterà agli Ebrei esuli a Babilonia.
alla vocazione del profeta Ezechiele. Per assumere questa vocazione egli dovrà fare
interamente corpo con il suo messaggio. La sua vita diventerà un esempio
pubblico, un’immagine vivente del giudizio che Dio farà cadere su Gerusalemme,
la città santa. Sui tralicci di questo teatro celeste, sarà lui stesso il
rappresentante di Dio; e la sua sposa, ai suoi occhi diletta, sarà Gerusalemme.
Per manifestare pubblicamente il ripudio di Dio per la sua sposa, Gerusalemme
che fu anche lei diletta agli occhi del Signore di tutta la terra, Ezechiele vedrà
morire improvvisamente sua moglie. La vita e le sofferenze di Ezechiele faranno
corpo col messaggio che porterà agli Ebrei esuli a Babilonia.
Si tratta di una vocazione
difficile, quella di una rinuncia totale. Per questo diventerà lui stesso uno
straniero in mezzo al proprio popolo. Poiché il messaggio che Dio affida ad
Ezechiele è quello di un giudizio imminente, di un giudizio implacabile, senza appello,
a causa della pazienza di Dio che si è esaurita ed è giunta alla fine. Questa
vocazione, per la sua fedele messa in pratica, obbligherà Ezechiele ad essere
ignorato, reietto, incompreso, disprezzato, rifiutato dal suo popolo. A questo
popolo dovrà comunque parlare, che lo capisca o no. Ogni giorno dovrà
rivolgersi a una casa di ribelli; a dei fratelli che per il profeta non sono
che scorpioni e spine. È una vocazione che non avrà nulla di buono per lui; una
vocazione senza la minima speranza di successo, né il frutto normalmente promesso
al lavoro di un evangelista o di un pastore fedele. Egli fovrà essere duro come
un diamante per resistere all’ostinazione nel male dei suoi compatrioti ebrei.
Ed è questo il modello per eccellenza della vocazione di una sentinella di Dio.
difficile, quella di una rinuncia totale. Per questo diventerà lui stesso uno
straniero in mezzo al proprio popolo. Poiché il messaggio che Dio affida ad
Ezechiele è quello di un giudizio imminente, di un giudizio implacabile, senza appello,
a causa della pazienza di Dio che si è esaurita ed è giunta alla fine. Questa
vocazione, per la sua fedele messa in pratica, obbligherà Ezechiele ad essere
ignorato, reietto, incompreso, disprezzato, rifiutato dal suo popolo. A questo
popolo dovrà comunque parlare, che lo capisca o no. Ogni giorno dovrà
rivolgersi a una casa di ribelli; a dei fratelli che per il profeta non sono
che scorpioni e spine. È una vocazione che non avrà nulla di buono per lui; una
vocazione senza la minima speranza di successo, né il frutto normalmente promesso
al lavoro di un evangelista o di un pastore fedele. Egli fovrà essere duro come
un diamante per resistere all’ostinazione nel male dei suoi compatrioti ebrei.
Ed è questo il modello per eccellenza della vocazione di una sentinella di Dio.
Ci saranno tre parti
in questa predicazione.
in questa predicazione.
– Prima parte: La visione rinnovata della gloria di
Dio; Dio fortifica il suo profeta rivelandosi ancora una volta a lui in tutta
la sua maestà. (Versetti 12 a 15).
Dio; Dio fortifica il suo profeta rivelandosi ancora una volta a lui in tutta
la sua maestà. (Versetti 12 a 15).
– Seconda parte: Ezechiele è chiamato ad
assumere la vocazione di una sentinella di Dio (versetti 16 a 21).
assumere la vocazione di una sentinella di Dio (versetti 16 a 21).
– Terza parte: Ezechiele entra nella sua vocazione
(versetti 22 a 27).
(versetti 22 a 27).
– Conclusione.
1. La visione rinnovata della gloria di Dio; Dio fortifica il suo
profeta rivelandosi ancora una volta a lui. (Versetti 12 a 15).
profeta rivelandosi ancora una volta a lui. (Versetti 12 a 15).
Lo Spirito mi portò in alto, e io udii dietro a me il suono
d’un gran fragore che diceva: «Benedetta sia la gloria del SIGNORE dal suo
luogo!» (versetto 12).
d’un gran fragore che diceva: «Benedetta sia la gloria del SIGNORE dal suo
luogo!» (versetto 12).
Ezechiele si trova sulla riva del
fiume Chebar a Babilonia. In una nuova visione della gloria di Dio, è in
spirito che lo Spirito di Dio lo trasporta in un nuovo luogo dove risiede la gloria dell’Eterno. Egli aveva
già visto nel cielo, e attraverso il cristallo puro del firmamento, questa
patria divina dalla quale si manifesta la gloria e la potenza dell’Eterno in
tutto l’universo: il trono di Dio. Sulla terra il luogo specifico in cui
riposava la gloria dell’Eterno era il luogo Santissimo, nel tempio di
Gerusalemme. Ezechiele udì in quel momento un grande rumore, quello di un
immenso fragore e di un enorme frastuono: la creazione nella sua interezza, con
gli angeli e i santi in presenza di Dio, gridava: Benedetta sia la gloria del SIGNORE. Eppure Ezechiele si trovava in
spirito a Gerusalemme nel tempio di Salomone, la dove, sulla terra, dimorava la
gloria di Dio. È qui c’era anche l’iniquità del popolo di Dio.
fiume Chebar a Babilonia. In una nuova visione della gloria di Dio, è in
spirito che lo Spirito di Dio lo trasporta in un nuovo luogo dove risiede la gloria dell’Eterno. Egli aveva
già visto nel cielo, e attraverso il cristallo puro del firmamento, questa
patria divina dalla quale si manifesta la gloria e la potenza dell’Eterno in
tutto l’universo: il trono di Dio. Sulla terra il luogo specifico in cui
riposava la gloria dell’Eterno era il luogo Santissimo, nel tempio di
Gerusalemme. Ezechiele udì in quel momento un grande rumore, quello di un
immenso fragore e di un enorme frastuono: la creazione nella sua interezza, con
gli angeli e i santi in presenza di Dio, gridava: Benedetta sia la gloria del SIGNORE. Eppure Ezechiele si trovava in
spirito a Gerusalemme nel tempio di Salomone, la dove, sulla terra, dimorava la
gloria di Dio. È qui c’era anche l’iniquità del popolo di Dio.
Allora Ezechiele udì un rumore di ali.
È scritto al v. 13 che:
È scritto al v. 13 che:
Udii pure il
rumore delle ali degli esseri viventi che battevano
l’una contro l’altra, il rumore delle ruote accanto
a essi, e il suono di un gran fragore.
rumore delle ali degli esseri viventi che battevano
l’una contro l’altra, il rumore delle ruote accanto
a essi, e il suono di un gran fragore.
È in quel momento che
Ezechiele vede di nuovo i cherubini. Essi si trovano nel tempio di Gerusalemme,
nel luogo Santissimo, la loro sembianza (e la loro realtà) copre con le loro
ali distese l’arca dell’Eterno. Si tratta proprio delle immagini scolpite di
cherubini celesti, strumenti divini per il governo di tutta la creazione. Esse
sono accompagnate dalla presenza di realtà celeste. Ezechiele già ricevette la
visione di questi stessi cherubini nel primo capitolo. Udì il rumore degli
esseri viventi le cui immense ali sbattevano l’una contro l’altra. Poi il
profeta percepisce di nuovo il rumore di grandi ruote che girano attorno ai
cherubini; e per finire sopraggiunge il fragore di un grande rumore. Solo a
questo punto vede di nuovo la gloria di Dio.
Ezechiele vede di nuovo i cherubini. Essi si trovano nel tempio di Gerusalemme,
nel luogo Santissimo, la loro sembianza (e la loro realtà) copre con le loro
ali distese l’arca dell’Eterno. Si tratta proprio delle immagini scolpite di
cherubini celesti, strumenti divini per il governo di tutta la creazione. Esse
sono accompagnate dalla presenza di realtà celeste. Ezechiele già ricevette la
visione di questi stessi cherubini nel primo capitolo. Udì il rumore degli
esseri viventi le cui immense ali sbattevano l’una contro l’altra. Poi il
profeta percepisce di nuovo il rumore di grandi ruote che girano attorno ai
cherubini; e per finire sopraggiunge il fragore di un grande rumore. Solo a
questo punto vede di nuovo la gloria di Dio.
Ma non è tutto! Nel tempio di Dio
vede anche l’orrore: tutti gli idoli messi da questo popolo infedele. Sente il
fragore delle ali e questo immenso rumore che accompagna la presenza di Dio.
Dio non ha ancora abbandonato il suo tempio. La terribile separazione dal
tempio avverrà più tardi. L’ultimo strappo, la separazione di Dio dal suo
popolo non è ancora avvenuta; Dio non ha ancora inviato alla sua sposa la giusta
lettera di divorzio che si merita; questo atto avverrà immancabilmente, ma più
tardi! Quando sarà il momento! Intanto lo Spirito innalzò il profeta e lo
trasportò lontano da Gerusalemme. Ezechiele fu irritato e colmo di furore a
ricordo di tutti gli orrori che aveva appena visto:
vede anche l’orrore: tutti gli idoli messi da questo popolo infedele. Sente il
fragore delle ali e questo immenso rumore che accompagna la presenza di Dio.
Dio non ha ancora abbandonato il suo tempio. La terribile separazione dal
tempio avverrà più tardi. L’ultimo strappo, la separazione di Dio dal suo
popolo non è ancora avvenuta; Dio non ha ancora inviato alla sua sposa la giusta
lettera di divorzio che si merita; questo atto avverrà immancabilmente, ma più
tardi! Quando sarà il momento! Intanto lo Spirito innalzò il profeta e lo
trasportò lontano da Gerusalemme. Ezechiele fu irritato e colmo di furore a
ricordo di tutti gli orrori che aveva appena visto:
Lo
Spirito mi portò in alto e mi condusse via; io andai, pieno di amarezza nello
sdegno del mio spirito; la mano del SIGNORE era forte su di me. (v. 14).
Spirito mi portò in alto e mi condusse via; io andai, pieno di amarezza nello
sdegno del mio spirito; la mano del SIGNORE era forte su di me. (v. 14).
Vi rendete conto? Ha
visto l’apostasia di Gerusalemme; ripieno dello Spirito di Dio, questo Spirito
in lui era irritato , furioso e riempie il profeta stesso di ardente collera di
Dio contro il suo popolo infedele.
visto l’apostasia di Gerusalemme; ripieno dello Spirito di Dio, questo Spirito
in lui era irritato , furioso e riempie il profeta stesso di ardente collera di
Dio contro il suo popolo infedele.
In una visione precedente Ezechiele
aveva ricevuto l’ordine di mangiare il rotolo del libro – si trattava della
Parola che Dio gli rivolgeva. Parola che era stata dolce alla sua bocca come il
miele, ma che sulle due facciate del libro non c’erano che lamentazioni, grida
e pianti. Ed è qui che Ezechiele entra proprio nel mondo delle lamentazioni
profetiche, perché con i propri occhi ha visto il peccato del suo popolo, del popolo,
del Santo di Israele. A questo punto mi chiedo: Piangiamo anche noi, come ha
fatto Ezechiele, sui peccati del popolo di Dio? Ci rendiamo conto – come è
stato per Ezechiele – che anche noi facciamo parte di questo popolo di Dio peccatore?
Piangiamo come ha fatto Ezechiele sui nostri propri peccati? E ne siamo, come
lui, pieni di amarezza e di sdegno di
fronte ai peccati innumerevoli delle Chiese cristiane? Ricordiamoci delle
Beatitudini: Beati quelli che sono
afflitti, perché saranno consolati. (Mt 5:4). Quelli che piangono per i loro peccati e, come farà più tardi
Daniele (Daniele 9) sui peccati del popolo di Dio; sui peccati della Chiesa;
sui peccati del mondo!
aveva ricevuto l’ordine di mangiare il rotolo del libro – si trattava della
Parola che Dio gli rivolgeva. Parola che era stata dolce alla sua bocca come il
miele, ma che sulle due facciate del libro non c’erano che lamentazioni, grida
e pianti. Ed è qui che Ezechiele entra proprio nel mondo delle lamentazioni
profetiche, perché con i propri occhi ha visto il peccato del suo popolo, del popolo,
del Santo di Israele. A questo punto mi chiedo: Piangiamo anche noi, come ha
fatto Ezechiele, sui peccati del popolo di Dio? Ci rendiamo conto – come è
stato per Ezechiele – che anche noi facciamo parte di questo popolo di Dio peccatore?
Piangiamo come ha fatto Ezechiele sui nostri propri peccati? E ne siamo, come
lui, pieni di amarezza e di sdegno di
fronte ai peccati innumerevoli delle Chiese cristiane? Ricordiamoci delle
Beatitudini: Beati quelli che sono
afflitti, perché saranno consolati. (Mt 5:4). Quelli che piangono per i loro peccati e, come farà più tardi
Daniele (Daniele 9) sui peccati del popolo di Dio; sui peccati della Chiesa;
sui peccati del mondo!
Ma continuiamo la lettura:
Giunsi da quelli
che erano deportati a Tel-Abib presso il
fiume Chebar, e mi fermai dove essi abitavano; e là abitai sette giorni, triste e silenzioso, in mezzo a loro. (v. 15).
che erano deportati a Tel-Abib presso il
fiume Chebar, e mi fermai dove essi abitavano; e là abitai sette giorni, triste e silenzioso, in mezzo a loro. (v. 15).
Ezechiele si trova di nuovo tra i
deportati a Babilonia. È pieno, non di una semplice tristezza, ma di uno
sconforto, di uno stupore senza limiti. È tlmente sorpreso davanti all’enorme
orrore che ha visto nel tempio di Gerusalemme gli si mozza il fiato. Cosa
poteva mai dire ora che aveva visto coi suoi propri occhi, le abominazioni che
praticavano nel tempio dell’Eterno? Ma nel suo cuore c’è u’altra lotta,
altrettanto violenta che ora gli fa assumere la vocazione di sentinella che Dio
gli rivolge. Il nostro profeta è un uomo come noi. Dio, quando gli parla, gli dice sempre ” figlio d’uomo”:
tu che ai miei occhi rappresenti gli uomini. Quest’uomo, questo potente profeta
di Dio, non è per niente un superuomo. È molto umano come ognuno di noi, è
semplicemente un uomo. Ora dovrà rivolgere a questa famiglia di ribelli le
parole che Dio gli darà. Parole terribili di giudizio e di distruzione a questa casa di ribelli (Ezechiele 2:5). Queste
terribili parole sono quelle di un uomo che ama teneramente il suo popolo, la
sua beneamata, la santa città di Gerusalemme.
deportati a Babilonia. È pieno, non di una semplice tristezza, ma di uno
sconforto, di uno stupore senza limiti. È tlmente sorpreso davanti all’enorme
orrore che ha visto nel tempio di Gerusalemme gli si mozza il fiato. Cosa
poteva mai dire ora che aveva visto coi suoi propri occhi, le abominazioni che
praticavano nel tempio dell’Eterno? Ma nel suo cuore c’è u’altra lotta,
altrettanto violenta che ora gli fa assumere la vocazione di sentinella che Dio
gli rivolge. Il nostro profeta è un uomo come noi. Dio, quando gli parla, gli dice sempre ” figlio d’uomo”:
tu che ai miei occhi rappresenti gli uomini. Quest’uomo, questo potente profeta
di Dio, non è per niente un superuomo. È molto umano come ognuno di noi, è
semplicemente un uomo. Ora dovrà rivolgere a questa famiglia di ribelli le
parole che Dio gli darà. Parole terribili di giudizio e di distruzione a questa casa di ribelli (Ezechiele 2:5). Queste
terribili parole sono quelle di un uomo che ama teneramente il suo popolo, la
sua beneamata, la santa città di Gerusalemme.
Dopo sette
giorni, la parola del SIGNORE mi fu rivolta
in questi termini. (v. 16).
giorni, la parola del SIGNORE mi fu rivolta
in questi termini. (v. 16).
Alla fine di quel
tempo di sconforto durato sette giorni, Ezechiele riceverà l’incarico totale
della sua vocazione profetica, quello di sentinella di Dio. È utile ricordare i
sette anni che separano il suo appello alla vocazione profetica dalla
distruzione di Gerusalemme, gli anni 593 al 586 prima di Gesù Cristo, nei quali
eserciterà questo ministero sovrumano. La settimana, con i sette giorni di
sconforto che Ezechiele ha appena vissuto sembrano essere una premonizione dei
sette anni del suo incarico come sentinella di Dio. Si tratterà sotto ogni
aspetto di un ministero umanamente insopportabile.
tempo di sconforto durato sette giorni, Ezechiele riceverà l’incarico totale
della sua vocazione profetica, quello di sentinella di Dio. È utile ricordare i
sette anni che separano il suo appello alla vocazione profetica dalla
distruzione di Gerusalemme, gli anni 593 al 586 prima di Gesù Cristo, nei quali
eserciterà questo ministero sovrumano. La settimana, con i sette giorni di
sconforto che Ezechiele ha appena vissuto sembrano essere una premonizione dei
sette anni del suo incarico come sentinella di Dio. Si tratterà sotto ogni
aspetto di un ministero umanamente insopportabile.
2. Ezechiele è chiamato ad assumere la vocazione di una sentinella
di Dio (versetti 16 a 21).
di Dio (versetti 16 a 21).
Il
nome di “Ezechiele” in ebraico significa “Dio fortifica”
oppure “Dio rende forte”. Infatti Dio gli dice:
nome di “Ezechiele” in ebraico significa “Dio fortifica”
oppure “Dio rende forte”. Infatti Dio gli dice:
Figlio d’uomo, io
ti ho stabilito come sentinella per la casa
d’Israele; quando tu udrai dalla mia bocca una parola,
tu li avvertirai da parte mia. (v. 17).
ti ho stabilito come sentinella per la casa
d’Israele; quando tu udrai dalla mia bocca una parola,
tu li avvertirai da parte mia. (v. 17).
È Dio che stabilisce il profeta
della sua funzione. Non per sua iniziativa che Ezechiele diventa profeta; non è
stato scelto da Israele; non è a causa di una elezione nella Chiesa di Gesù
Cristo o in seguito ad una qualunque tradizione umana, che un profeta entra
nella sua vocazione profetica. In quanto è Dio stesso che stabilisce Ezechiele
nella sua vocazione di sentinella. Una sentinella è un soldato sulle mura della
città, il cui compito è di vigilare ed avvertire i suoi concittadini, gli
abitanti del pericoloso sopraggiungere del nemico. Occorre qui fare una
distinzione: Ezechiele non è chiamato ad essere una sentinella per la casa d’Israele, cioè in suo
favore e per assicurarne la protezione, ma ad essere una sentinella per Dio, sulla casa di Israele per
avvertirli da parte di Dio delle conseguenze ineluttabili dei suoi misfatti.
della sua funzione. Non per sua iniziativa che Ezechiele diventa profeta; non è
stato scelto da Israele; non è a causa di una elezione nella Chiesa di Gesù
Cristo o in seguito ad una qualunque tradizione umana, che un profeta entra
nella sua vocazione profetica. In quanto è Dio stesso che stabilisce Ezechiele
nella sua vocazione di sentinella. Una sentinella è un soldato sulle mura della
città, il cui compito è di vigilare ed avvertire i suoi concittadini, gli
abitanti del pericoloso sopraggiungere del nemico. Occorre qui fare una
distinzione: Ezechiele non è chiamato ad essere una sentinella per la casa d’Israele, cioè in suo
favore e per assicurarne la protezione, ma ad essere una sentinella per Dio, sulla casa di Israele per
avvertirli da parte di Dio delle conseguenze ineluttabili dei suoi misfatti.
È importante per noi
tener presente questo punto capitale: prima di tutto il profeta è una
sentinella per Dio; un vigilante il cui compito si rapporta prima di tutto a Dio.
Egli deve esaminare il comportamento di Israele per riconoscere, alla luce
della Legge-Parola di Dio, i suoi peccati, denunciarli in faccia e avvertirlo
dei pericoli terribili che gli incorreranno, offendendo con il suo indurimento
il Dio della Alleanza. Questo popolo correrà il rischio che quest’ultimo decida
di rompere l’alleanza con Lui. Il primo nemico che il profeta denuncia non è lo
straniero, come ad esempio i Caddei. Quello era il compito profetico Geremia, poiché
durante il suo ministero c’era ancora la possibilità di un pentimento e di un
ritorno a Dio. Ma ora con l’appello di Ezechiele, il tempo del pentimento è
scaduto, è terminato. La sentinella, posta da Dio sulle mura di Gerusalemme,
sarà obbligata di dire irrimediabilmente al popolo indurito dal suo peccato che
Dio non ha più altro sentimento verso di lui che quello della sua giusta e
necessaria collera. Per questo Israele non deve temere prima di tutto i Caldei,
ma Dio stesso.
tener presente questo punto capitale: prima di tutto il profeta è una
sentinella per Dio; un vigilante il cui compito si rapporta prima di tutto a Dio.
Egli deve esaminare il comportamento di Israele per riconoscere, alla luce
della Legge-Parola di Dio, i suoi peccati, denunciarli in faccia e avvertirlo
dei pericoli terribili che gli incorreranno, offendendo con il suo indurimento
il Dio della Alleanza. Questo popolo correrà il rischio che quest’ultimo decida
di rompere l’alleanza con Lui. Il primo nemico che il profeta denuncia non è lo
straniero, come ad esempio i Caddei. Quello era il compito profetico Geremia, poiché
durante il suo ministero c’era ancora la possibilità di un pentimento e di un
ritorno a Dio. Ma ora con l’appello di Ezechiele, il tempo del pentimento è
scaduto, è terminato. La sentinella, posta da Dio sulle mura di Gerusalemme,
sarà obbligata di dire irrimediabilmente al popolo indurito dal suo peccato che
Dio non ha più altro sentimento verso di lui che quello della sua giusta e
necessaria collera. Per questo Israele non deve temere prima di tutto i Caldei,
ma Dio stesso.
Ecco ciò che il profeta deve dire al
popolo d’Israele. Egli deve ascoltare la parola che esce dalla bocca
dell’Eterno e annunciarla, tale e quale è, al popolo. È così anche per noi.
Oggi occorre ascoltare la parola che esce dalla bocca dell’Eterno, non in seguito
ad illuminazione divina e diretta, ma attraverso il ministero ispirato di
Ezechiele. Questa parola ispirata, e dunque infallibile di Ezechiele, deve
essere fedelmente trasmessa, spiegata e applicata da chi vi parla. È la
predicazione fedele al testo della Bibbia che deve – in modo profetico – ancora
oggi, da parte di Dio avvertire i cristiani.
popolo d’Israele. Egli deve ascoltare la parola che esce dalla bocca
dell’Eterno e annunciarla, tale e quale è, al popolo. È così anche per noi.
Oggi occorre ascoltare la parola che esce dalla bocca dell’Eterno, non in seguito
ad illuminazione divina e diretta, ma attraverso il ministero ispirato di
Ezechiele. Questa parola ispirata, e dunque infallibile di Ezechiele, deve
essere fedelmente trasmessa, spiegata e applicata da chi vi parla. È la
predicazione fedele al testo della Bibbia che deve – in modo profetico – ancora
oggi, da parte di Dio avvertire i cristiani.
Giovanni Calvino divideva il compito
pastorale in due parti: prima il pastore è il pastore delle pecore e deve
curare il gregge. Deve averne cura, nutrirle, edificarle, consolarle,
istruirle. Questo è il suo primo dovere. Ma ce n’è un secondo di uguale
importanza. Questo buon pastore deve essere il nemico dei lupi e delle volpi.
Lupi e volpi che sorgono tanto dall’interno che dall’esterno della Chiesa;
occorre perciò colpire e ridurre all’impotenza la minaccia che questi
rappresentano, affinché il gregge di Gesù Cristo sia protetto dal Maligno. Oggi
è ancora così e i tempi non sono cambiati; è sempre la stessa cosa; bisogna
lottare contro le volpi e i lupi. È vero che il pastore nutre il gregge, ma
deve anche proteggerlo dal pericolo; questi due compiti, distinti ma
complementari, sono indispensabili per ogni ministero pastorale completo ed
equilibrato. Il primo dovere del pastore e di nutrire le pecore, ma deve anche
vegliare e proteggere il branco.
pastorale in due parti: prima il pastore è il pastore delle pecore e deve
curare il gregge. Deve averne cura, nutrirle, edificarle, consolarle,
istruirle. Questo è il suo primo dovere. Ma ce n’è un secondo di uguale
importanza. Questo buon pastore deve essere il nemico dei lupi e delle volpi.
Lupi e volpi che sorgono tanto dall’interno che dall’esterno della Chiesa;
occorre perciò colpire e ridurre all’impotenza la minaccia che questi
rappresentano, affinché il gregge di Gesù Cristo sia protetto dal Maligno. Oggi
è ancora così e i tempi non sono cambiati; è sempre la stessa cosa; bisogna
lottare contro le volpi e i lupi. È vero che il pastore nutre il gregge, ma
deve anche proteggerlo dal pericolo; questi due compiti, distinti ma
complementari, sono indispensabili per ogni ministero pastorale completo ed
equilibrato. Il primo dovere del pastore e di nutrire le pecore, ma deve anche
vegliare e proteggere il branco.
Per Ezechiele le cose sono
differenti. Non deve occuparsi del nutrimento del popolo, perché è chiamato –
in un tempo spaventosamente cattivo – ad essere lo strumento col quale Dio
colpirà il suo popolo. Certo lui stesso fa parte di questo residuo fedele per
mezzo del quale Dio farà perdurare la sua alleanza, ma non è solo, perché ce ne
sono altri; un Geremia, un Daniele e i suoi amici, e altri ancora che non
conosciamo. Più tardi, durante il ritorno di Israele in terra santa, scopriremo
il frutto del passato ministero di Ezechiele: la restaurazione di Israele dopo
la purificazione dell’esilio.
differenti. Non deve occuparsi del nutrimento del popolo, perché è chiamato –
in un tempo spaventosamente cattivo – ad essere lo strumento col quale Dio
colpirà il suo popolo. Certo lui stesso fa parte di questo residuo fedele per
mezzo del quale Dio farà perdurare la sua alleanza, ma non è solo, perché ce ne
sono altri; un Geremia, un Daniele e i suoi amici, e altri ancora che non
conosciamo. Più tardi, durante il ritorno di Israele in terra santa, scopriremo
il frutto del passato ministero di Ezechiele: la restaurazione di Israele dopo
la purificazione dell’esilio.
Nei versetti che seguono scopriremo
quattro casi che ci permettono di osservare il profeta in azione. Ognuno di
questi casi ha un carattere giuridico ed è formulato nel linguaggio tipico del
diritto: Quando fai questo, allora succederà quest’altro. Si tratta anche di un
linguaggio categorico: Se fai questo, vivrai; se fai il contrario, morirai.
Questo linguaggio giuridico si esprime al singolare, perché è attraverso il
singolo che il profeta – dunque Dio – si rivolge al corpo tutto intero della
nazione d’Israele; ed oggi alle
Chiese.
quattro casi che ci permettono di osservare il profeta in azione. Ognuno di
questi casi ha un carattere giuridico ed è formulato nel linguaggio tipico del
diritto: Quando fai questo, allora succederà quest’altro. Si tratta anche di un
linguaggio categorico: Se fai questo, vivrai; se fai il contrario, morirai.
Questo linguaggio giuridico si esprime al singolare, perché è attraverso il
singolo che il profeta – dunque Dio – si rivolge al corpo tutto intero della
nazione d’Israele; ed oggi alle
Chiese.
Primo caso
Nel primo dei nostri
quattro casi leggiamo:
quattro casi leggiamo:
Quando io dirò
all’empio: “Certo morirai!” se tu non l’avverti, e non parli per avvertire quell’empio di abbandonare la sua via malvagia, e
salvargli così la vita, quell’empio
morirà per la sua iniquità; ma io domanderò
conto del suo sangue alla tua mano. (v. 18).
all’empio: “Certo morirai!” se tu non l’avverti, e non parli per avvertire quell’empio di abbandonare la sua via malvagia, e
salvargli così la vita, quell’empio
morirà per la sua iniquità; ma io domanderò
conto del suo sangue alla tua mano. (v. 18).
La situazione è chiara: il cattivo è
Israele e Dio dice al popolo, Tu morirai; come lo dice anche alla nostra
civilizzazione empia, Tu morirai. Il compito del profeta è di avvertire il
popolo. Deve farlo ad ogni costo; è questo il suo obbligo. Pertanto difficile
che possa essere questo dovere, la Chiesa deve avvertire la nazione. Essa deve
trovare il mezzo di avvertire il paese. Quando la Chiesa nella sua responsabilità
profetica, riceve una risposta favorevole alle esortazioni che rivolge ai dirigenti
della patria, è un grande incoraggiamento! Forse si tratterà di una porta che
Dio apre perché la Chiesa parli alla nazione intera! Ciò che è importante prima
di tutto è che il messaggio sia proclamato, che sia ascoltato o no, poco
importa.
Israele e Dio dice al popolo, Tu morirai; come lo dice anche alla nostra
civilizzazione empia, Tu morirai. Il compito del profeta è di avvertire il
popolo. Deve farlo ad ogni costo; è questo il suo obbligo. Pertanto difficile
che possa essere questo dovere, la Chiesa deve avvertire la nazione. Essa deve
trovare il mezzo di avvertire il paese. Quando la Chiesa nella sua responsabilità
profetica, riceve una risposta favorevole alle esortazioni che rivolge ai dirigenti
della patria, è un grande incoraggiamento! Forse si tratterà di una porta che
Dio apre perché la Chiesa parli alla nazione intera! Ciò che è importante prima
di tutto è che il messaggio sia proclamato, che sia ascoltato o no, poco
importa.
La Chiesa di Gesù Cristo non è
un’istituzione religiosa timorosa che si nasconde prudentemente nel ghetto che
si è costruita; che sfugge al mondo; che teme l’opinione e le minacce del
mondo. Non è quella la sua vocazione. La Chiesa cristiana non deve mai essere
una “Chiesa del silenzio”, una Chiesa che si tace davanti ai peccati
e alle miserie del mondo perduto. La Chiesa è, per sua stessa natura, luce del
mondo; per la sua santità, sale della terra. Deve irradiare la luce divina
della verità che abita in lei per rischiarare le tenebre di un mondo malvagio.
Ma bisogna anche che il sale della santità che è in lei sia sparso nel mondo
affinché la terra mantenga il suo sapore e impedisca al marcio di distruggerla.
Peccato che oggi quest’ordine della creazione sia selvaggiamente combattuto.
un’istituzione religiosa timorosa che si nasconde prudentemente nel ghetto che
si è costruita; che sfugge al mondo; che teme l’opinione e le minacce del
mondo. Non è quella la sua vocazione. La Chiesa cristiana non deve mai essere
una “Chiesa del silenzio”, una Chiesa che si tace davanti ai peccati
e alle miserie del mondo perduto. La Chiesa è, per sua stessa natura, luce del
mondo; per la sua santità, sale della terra. Deve irradiare la luce divina
della verità che abita in lei per rischiarare le tenebre di un mondo malvagio.
Ma bisogna anche che il sale della santità che è in lei sia sparso nel mondo
affinché la terra mantenga il suo sapore e impedisca al marcio di distruggerla.
Peccato che oggi quest’ordine della creazione sia selvaggiamente combattuto.
Il compito evidente del profeta e
quello della Chiesa profetica è che avvertano il malvagio – ma anche la nazione
malvagia che la Provvidenza pone oggi davanti a loro – la parola che hanno
ricevuto dall’Eterno. Il profeta deve proclamarla arditamente e chiaramente,
qualunque sia il prezzo da pagare. Ma se volta le spalle alla vocazione di
portare il malvagio ad abbandonare la sua cattiva strada – Iddio lo guardi dal
farlo! – se la Chiesa non ubbidisce a questo dovere perentorio – e non ha il
coraggio di assumere il suo mandato profetico – certamente il malvagio morirà,
ma Dio reclamerà al profeta fallito il sangue del malvagio, che la Chiesa per
colpa sua non l’avrà avvertito dei pericoli che gli incombono. Il fatto di
reclamare o di richiedere il sangue del malvagio significa essere direttamente
e personalmente responsabile della sua morte. E la responsabilità che incombe
dunque alla Chiesa di Gesù Cristo in un tempo come il nostro è grandissima! Il
compito della Chiesa a cui la vocazione profetica di Dio la chiama – e che il
suo Signore le affida – non può essere l’effetto di una libera scelta; perché
Dio stesso la conduce a proclamare la testimonianza di Gesù che non è altro che
lo spirito della profezia.
quello della Chiesa profetica è che avvertano il malvagio – ma anche la nazione
malvagia che la Provvidenza pone oggi davanti a loro – la parola che hanno
ricevuto dall’Eterno. Il profeta deve proclamarla arditamente e chiaramente,
qualunque sia il prezzo da pagare. Ma se volta le spalle alla vocazione di
portare il malvagio ad abbandonare la sua cattiva strada – Iddio lo guardi dal
farlo! – se la Chiesa non ubbidisce a questo dovere perentorio – e non ha il
coraggio di assumere il suo mandato profetico – certamente il malvagio morirà,
ma Dio reclamerà al profeta fallito il sangue del malvagio, che la Chiesa per
colpa sua non l’avrà avvertito dei pericoli che gli incombono. Il fatto di
reclamare o di richiedere il sangue del malvagio significa essere direttamente
e personalmente responsabile della sua morte. E la responsabilità che incombe
dunque alla Chiesa di Gesù Cristo in un tempo come il nostro è grandissima! Il
compito della Chiesa a cui la vocazione profetica di Dio la chiama – e che il
suo Signore le affida – non può essere l’effetto di una libera scelta; perché
Dio stesso la conduce a proclamare la testimonianza di Gesù che non è altro che
lo spirito della profezia.
La
testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia.
testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia.
(Apocalisse
19:10).
19:10).
Secondo caso.
Ma, se tu avverti
l’empio, ed egli non si ritira dalla sua empietà
e dalla sua via malvagia, egli morirà per la sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. (v.
19).
l’empio, ed egli non si ritira dalla sua empietà
e dalla sua via malvagia, egli morirà per la sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. (v.
19).
Guardate, non è compito del profeta
cambiare il cuore, non compete a chi proclama la testimonianza di Gesù di
contare le conversioni; non è lui che stabilisce le statistiche, di fare il
conto delle teste salvate! Il suo dovere è di essere fedele all’incarico
ricevuto. Se il suo messaggio non è aascoltato, Dio considererà le sue mani
pure del sangue del malvagio e non morirà. Se la Chiesa fa questo, compirà il
suo dovere e riceverà pienamente la sua ricompensa, anche attraverso lacrime di
persecuzione o il sangue del martirio.
cambiare il cuore, non compete a chi proclama la testimonianza di Gesù di
contare le conversioni; non è lui che stabilisce le statistiche, di fare il
conto delle teste salvate! Il suo dovere è di essere fedele all’incarico
ricevuto. Se il suo messaggio non è aascoltato, Dio considererà le sue mani
pure del sangue del malvagio e non morirà. Se la Chiesa fa questo, compirà il
suo dovere e riceverà pienamente la sua ricompensa, anche attraverso lacrime di
persecuzione o il sangue del martirio.
Terzo caso.
Leggiamolo:
Quando un giusto
si allontana dalla sua giustizia e commette
l’iniquità [è Dio che parla], se io gli
pongo davanti una qualche occasione di caduta, egli morirà, perché tu non l’avrai avvertito; morirà per il suo peccato, e le cose giuste che avrà fatte non saranno più ricordate; ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano. (v. 20).
si allontana dalla sua giustizia e commette
l’iniquità [è Dio che parla], se io gli
pongo davanti una qualche occasione di caduta, egli morirà, perché tu non l’avrai avvertito; morirà per il suo peccato, e le cose giuste che avrà fatte non saranno più ricordate; ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano. (v. 20).
Qui si tratta certamente di un
giusto; ma non di un “giustificato”, di quell’eletto che, fin dalla
fondazione del mondo è iscritto nel libro della vita dell’Agnello. Un credente
veramente giustificato non può perdere la sua salvezza. A Calvino cui si
chiedeva: “Chi è un eletto? Chi è un giustificato?” Egli rispondeva
invariabilmente: Colui che persevera sino alla fine. Perché l’Ecclesiaste dice,
la fine di una cosa è più importante che il suo inizio:
giusto; ma non di un “giustificato”, di quell’eletto che, fin dalla
fondazione del mondo è iscritto nel libro della vita dell’Agnello. Un credente
veramente giustificato non può perdere la sua salvezza. A Calvino cui si
chiedeva: “Chi è un eletto? Chi è un giustificato?” Egli rispondeva
invariabilmente: Colui che persevera sino alla fine. Perché l’Ecclesiaste dice,
la fine di una cosa è più importante che il suo inizio:
Vale più la fine
di una cosa, che il suo principio; e lo spirito
paziente vale più dello spirito altero. (Ecc. 7:8).
di una cosa, che il suo principio; e lo spirito
paziente vale più dello spirito altero. (Ecc. 7:8).
E nel Nuovo
Testamento leggiamo anche:
Testamento leggiamo anche:
Ricordatevi dei
vostri conduttori, i quali vi hanno annunciato
la parola di Dio; e considerando quale sia stata
la fine della loro vita, imitate la loro fede.
vostri conduttori, i quali vi hanno annunciato
la parola di Dio; e considerando quale sia stata
la fine della loro vita, imitate la loro fede.
(Ebr. 13:7).
Anche per i nostri conduttori
spirituali, è opportuno considerare attentamente la loro fine. Non si tratta
solamente di cominciare bene, ma occorre perseverare; bisogna finire bene, in
gloria! Solo colui che persevera entrerà pienamente nel regno di Dio.
spirituali, è opportuno considerare attentamente la loro fine. Non si tratta
solamente di cominciare bene, ma occorre perseverare; bisogna finire bene, in
gloria! Solo colui che persevera entrerà pienamente nel regno di Dio.
Ora consideriamo ciò che succede al
giusto che cade e non si rialza. Si tratta di un uomo che ha l’apparenza di un giusto
e che ha compiuto numerose opere di giustizia. La parola ebraica che usa
Ezechiele è tsedek, che significa una vita conforme ai comandamenti di Dio.
Quindi si tratta chiaramente di qualcuno che non è un ipocrita. È un uomo che
compiendo opere giuste, non ha saputo perseverare, si è sviato dalla sua
giustizia primaria e si è incamminato in cattive azioni. Egli dimostra così di
aver gustato le grazie del regno di Dio, ma di non esservi mai veramente
entrato. Non è un uomo rigenerato. Tali casi esistono e questo dovrebbe farci
tremare davanti a Dio perché ci accordi la grazia di camminare fedelmente fino
alla fine, in una reale comunione con Lui, in questa comunione della Chiesa,
dove possiamo esortarci mutualmente ogni giorno nella santità. È per grazia chei
Dio ci dà degli anziani che possono sorvegliare la Chiesa. È la stessa grazia
di Dio che permette alla Chiesa di mantenere uno sguardo vigile sui suoi
anziani, perché tutti possiamo camminare nella fedeltà fino alla fine dei
nostri giorni.
giusto che cade e non si rialza. Si tratta di un uomo che ha l’apparenza di un giusto
e che ha compiuto numerose opere di giustizia. La parola ebraica che usa
Ezechiele è tsedek, che significa una vita conforme ai comandamenti di Dio.
Quindi si tratta chiaramente di qualcuno che non è un ipocrita. È un uomo che
compiendo opere giuste, non ha saputo perseverare, si è sviato dalla sua
giustizia primaria e si è incamminato in cattive azioni. Egli dimostra così di
aver gustato le grazie del regno di Dio, ma di non esservi mai veramente
entrato. Non è un uomo rigenerato. Tali casi esistono e questo dovrebbe farci
tremare davanti a Dio perché ci accordi la grazia di camminare fedelmente fino
alla fine, in una reale comunione con Lui, in questa comunione della Chiesa,
dove possiamo esortarci mutualmente ogni giorno nella santità. È per grazia chei
Dio ci dà degli anziani che possono sorvegliare la Chiesa. È la stessa grazia
di Dio che permette alla Chiesa di mantenere uno sguardo vigile sui suoi
anziani, perché tutti possiamo camminare nella fedeltà fino alla fine dei
nostri giorni.
Così questo giusto che ha
abbandonato la giustizia praticata prima, ora sta facendo ciò che è perverso. È
a questo punto che Dio stesso gli mette davanti un guaio. Una pietra
d’inciampo. È questo di cui parla il Nuovo Testamento quando dice che Gesù
stesso è diventata una pietra d’inciampo per Israele. Oggi Gesù Cristo è
proprio diventata una pietra d’intoppo per il nostro mondo. La scelta che la
proclamazione dell’Evangelo propone agli uomini -la testimonianza di Cristo che è lo spirito della
profezia – è terribile! Che Dio nella sua misericordia non permetta che sia
così anche per noi! Che il Cristo non diventi questa pietra d’inciampo come lo
fu per la maggioranza degli Ebrei del suo tempo! E non ci abbandoni alla
tentazione, ma che ci liberi, nella sua bontà infinita, dal Maligno! Ma
piuttosto per la grazia che ci offre, possiamo trovare in Lui questa pietra
d’angolo sulla quale l’edificio intero della nostra vita cristiana si
costruirà, per la nostra felicità eterna, per l’edificazione della Chiesa e
alla sola gloria di Dio. Il Padre Nostro non ci segna forse a dire:
abbandonato la giustizia praticata prima, ora sta facendo ciò che è perverso. È
a questo punto che Dio stesso gli mette davanti un guaio. Una pietra
d’inciampo. È questo di cui parla il Nuovo Testamento quando dice che Gesù
stesso è diventata una pietra d’inciampo per Israele. Oggi Gesù Cristo è
proprio diventata una pietra d’intoppo per il nostro mondo. La scelta che la
proclamazione dell’Evangelo propone agli uomini -la testimonianza di Cristo che è lo spirito della
profezia – è terribile! Che Dio nella sua misericordia non permetta che sia
così anche per noi! Che il Cristo non diventi questa pietra d’inciampo come lo
fu per la maggioranza degli Ebrei del suo tempo! E non ci abbandoni alla
tentazione, ma che ci liberi, nella sua bontà infinita, dal Maligno! Ma
piuttosto per la grazia che ci offre, possiamo trovare in Lui questa pietra
d’angolo sulla quale l’edificio intero della nostra vita cristiana si
costruirà, per la nostra felicità eterna, per l’edificazione della Chiesa e
alla sola gloria di Dio. Il Padre Nostro non ci segna forse a dire:
Rimettici i
nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi
ai nostri debitori; e non ci esporre [non
abbandonarci) alla
tentazione, ma liberaci dal maligno.
(v. Diodati) perciocchè tuo è il
regno, e la potenza, e la
gloria, in sempiterno.
nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi
ai nostri debitori; e non ci esporre [non
abbandonarci) alla
tentazione, ma liberaci dal maligno.
(v. Diodati) perciocchè tuo è il
regno, e la potenza, e la
gloria, in sempiterno.
(Mt
6:12-13).
6:12-13).
Dio ci mette alla prova per vedere
cosa c’è in fondo al nostro cuore. Perciò quando attraversiamo la prova,
rendiamoci conto che è Dio che ci sta sondando per rivelare dove ci troviamo
veramente! Per questo motivo nella prova dobbiamo rimanere per quanto essa sia
difficile, pieni di fiducia in Dio. A questo punto dobbiamo fare molta
attenzione. Sovente mormoriamo. Pentiamoci subito di questa incredulità, per
rimettere di nuovo tutta la nostra fiducia nella benevola fedeltà di Dio. Egli è
potente per liberare i suoi figli dalla prova e lo farà certamente. Ma questa
liberazione sopraggiungerà solamente dopo
che la prova abbia dovuto in noi il compito che le è proprio, quello di
santificarci e di condurci allo stato che la Bibbia definisce come “uomini
fatti” (Eb. 4:13). Certo non si tratta di uno Stato senza peccato, ma
quello di credenti veramente adulti nella fede, maturi, capaci di sormontare le
cose difficili della vita cristiana, tutto questo come vincitori e per la sola
gloria di Dio. Questo giusto che si svia dalla sua giustizia e che il profeta
non avrà avvertito, morirà certamente nel suo peccato e non ci si ricorderà più
delle sue opere di giustizia antiche. Eppure Dio chiederà al profeta di rendere
conto del suo sangue. Il compito di Ezechiele è difficile e quanto lo è di più
quello della Chiesa. Che il Signore ci venga in aiuto.
cosa c’è in fondo al nostro cuore. Perciò quando attraversiamo la prova,
rendiamoci conto che è Dio che ci sta sondando per rivelare dove ci troviamo
veramente! Per questo motivo nella prova dobbiamo rimanere per quanto essa sia
difficile, pieni di fiducia in Dio. A questo punto dobbiamo fare molta
attenzione. Sovente mormoriamo. Pentiamoci subito di questa incredulità, per
rimettere di nuovo tutta la nostra fiducia nella benevola fedeltà di Dio. Egli è
potente per liberare i suoi figli dalla prova e lo farà certamente. Ma questa
liberazione sopraggiungerà solamente dopo
che la prova abbia dovuto in noi il compito che le è proprio, quello di
santificarci e di condurci allo stato che la Bibbia definisce come “uomini
fatti” (Eb. 4:13). Certo non si tratta di uno Stato senza peccato, ma
quello di credenti veramente adulti nella fede, maturi, capaci di sormontare le
cose difficili della vita cristiana, tutto questo come vincitori e per la sola
gloria di Dio. Questo giusto che si svia dalla sua giustizia e che il profeta
non avrà avvertito, morirà certamente nel suo peccato e non ci si ricorderà più
delle sue opere di giustizia antiche. Eppure Dio chiederà al profeta di rendere
conto del suo sangue. Il compito di Ezechiele è difficile e quanto lo è di più
quello della Chiesa. Che il Signore ci venga in aiuto.
Quarto caso
ecco cosa ci dice il
nostro testo:
nostro testo:
Però, se tu
avverti quel giusto perché non pecchi, e non pecca,
egli certamente vivrà, perché è stato avvertito, e tu avrai salvato te stesso». (v.
21).
avverti quel giusto perché non pecchi, e non pecca,
egli certamente vivrà, perché è stato avvertito, e tu avrai salvato te stesso». (v.
21).
Sappiamo che non si tratta più di
colui che si svia per sempre dalla sua giustizia, ma del vero giusto che, se
cade si rialza e vive per grazia di Dio e per la parola del profeta. I giusti
che siamo, per grazia di Dio, lod dobbiamo per questa la sola giustificazione
dovuta unicamente all’opera di Gesù Cristo. I giusti che siamo, lo siamo con
molte tentazioni ed abbiamo grandemente bisogno di aiuto, di esortazione, di
incoraggiamenti e di avvertimenti. Perché siamo deboli e i nostri amici sono
potenti. Talvolta dimentichiamo che la nostra forza si trova in Cristo e
cadiamo; cerchiamo troppo sovente di agitarci contro la prova con le sole
nostre forze. È in quel momento che il profeta deve avvertire ed rassicurare il
“giusto” affinché non pecchi. Facciamo bene attenzione! Non
pecchiamo! Rivolgiamo i nostri riguardi sugli insegnamenti della Legge di Dio
per meglio capire la natura terribile del peccato e la gloria che si trova
nell’obbedienza perfetta di Gesù Cristo in tutti i dettagli della vita umana a
tutta la Legge di Dio! Cerchiamo di avere un’attenzione più marcata alla
Persona e all’opera di Gesù Cristo per contemplare in Cristo il logo dove
risiede la nostra vera giustizia, che ci è imputata per grazia dallo Spirito
Santo e con la quale possiamo obbedire con gioia a tutti i comandamenti di Dio!
Certamente non peccherà, egli vivrà.
Per il profeta non ci sarà una ricompensa particolare, perché siamo tutti
operai che compiamo solo il nostro dovere nel quale Dio ci impiega per pura
grazia. Ezechiele ha fatto ciò che doveva fare. Perché anche lui è un servitore
senza meriti, ma avrà salvato la sua vita.
colui che si svia per sempre dalla sua giustizia, ma del vero giusto che, se
cade si rialza e vive per grazia di Dio e per la parola del profeta. I giusti
che siamo, per grazia di Dio, lod dobbiamo per questa la sola giustificazione
dovuta unicamente all’opera di Gesù Cristo. I giusti che siamo, lo siamo con
molte tentazioni ed abbiamo grandemente bisogno di aiuto, di esortazione, di
incoraggiamenti e di avvertimenti. Perché siamo deboli e i nostri amici sono
potenti. Talvolta dimentichiamo che la nostra forza si trova in Cristo e
cadiamo; cerchiamo troppo sovente di agitarci contro la prova con le sole
nostre forze. È in quel momento che il profeta deve avvertire ed rassicurare il
“giusto” affinché non pecchi. Facciamo bene attenzione! Non
pecchiamo! Rivolgiamo i nostri riguardi sugli insegnamenti della Legge di Dio
per meglio capire la natura terribile del peccato e la gloria che si trova
nell’obbedienza perfetta di Gesù Cristo in tutti i dettagli della vita umana a
tutta la Legge di Dio! Cerchiamo di avere un’attenzione più marcata alla
Persona e all’opera di Gesù Cristo per contemplare in Cristo il logo dove
risiede la nostra vera giustizia, che ci è imputata per grazia dallo Spirito
Santo e con la quale possiamo obbedire con gioia a tutti i comandamenti di Dio!
Certamente non peccherà, egli vivrà.
Per il profeta non ci sarà una ricompensa particolare, perché siamo tutti
operai che compiamo solo il nostro dovere nel quale Dio ci impiega per pura
grazia. Ezechiele ha fatto ciò che doveva fare. Perché anche lui è un servitore
senza meriti, ma avrà salvato la sua vita.
3. Ezechiele entra nella sua vocazione (versetti 22 a 27).
In questa terza e ultima parte della
predicazione, getteremo uno sguardo su una nuova visione accordata a Ezechiele
che avendo ricevuto quest’ordine – essere
una sentinella del suo popolo, fedele alla sua posizione – doveva assolutamente
ricevere nuove forze. E come si fa a essere fortificati spiritualmente se non
siamo messi in contatto, per fede e in maniera reale, tangibilmente
soprannaturale, con l’invisibile, con Dio stesso. Ricordiamo che l’invisibile
di cui si parla non è l’opposto al visibile, perché il visibile nel quale tutti
viviamo si trova già inserito nella trama dell’invisibile divino – quello della
Provvidenza divina – di cui siamo ampiamente circondati dall’azione degli angeli.
È la prima lezione che Dio impartì a Ezechiele. Noi partecipiamo alla comunione
dei santi, della Chiesa visibile e invisibile. Ovviamente non ci può essere
comunicazione tra i santi del cielo e noi. Inoltre, dopo la chiusura del canone
apostolico, sappiamo che la profezia biblica è completa e che i tempi delle nuove
profezie è concluso. Esse “saranno abolite”, scrive Paolo ai Corinzi
(1 Corinzi 13:8) perché ciò che è “perfetto”, (o completo) – la
totalità della rivelazione canonica – ci è giunto con la rivelazione del libro
dell’Apocalisse. Siccome noi apparteniamo allo stesso corpo di Gesù Cristo,
come tutti i santi che ci hanno preceduto nel cielo, siamo anche in comunione
di spirito con Ezechiele, benché egli non possa far altro che parlarci
attraverso la parola infallibile che Dio lo ispirò a scrivere e di cui oggi noi
ne studiamo una parte.
predicazione, getteremo uno sguardo su una nuova visione accordata a Ezechiele
che avendo ricevuto quest’ordine – essere
una sentinella del suo popolo, fedele alla sua posizione – doveva assolutamente
ricevere nuove forze. E come si fa a essere fortificati spiritualmente se non
siamo messi in contatto, per fede e in maniera reale, tangibilmente
soprannaturale, con l’invisibile, con Dio stesso. Ricordiamo che l’invisibile
di cui si parla non è l’opposto al visibile, perché il visibile nel quale tutti
viviamo si trova già inserito nella trama dell’invisibile divino – quello della
Provvidenza divina – di cui siamo ampiamente circondati dall’azione degli angeli.
È la prima lezione che Dio impartì a Ezechiele. Noi partecipiamo alla comunione
dei santi, della Chiesa visibile e invisibile. Ovviamente non ci può essere
comunicazione tra i santi del cielo e noi. Inoltre, dopo la chiusura del canone
apostolico, sappiamo che la profezia biblica è completa e che i tempi delle nuove
profezie è concluso. Esse “saranno abolite”, scrive Paolo ai Corinzi
(1 Corinzi 13:8) perché ciò che è “perfetto”, (o completo) – la
totalità della rivelazione canonica – ci è giunto con la rivelazione del libro
dell’Apocalisse. Siccome noi apparteniamo allo stesso corpo di Gesù Cristo,
come tutti i santi che ci hanno preceduto nel cielo, siamo anche in comunione
di spirito con Ezechiele, benché egli non possa far altro che parlarci
attraverso la parola infallibile che Dio lo ispirò a scrivere e di cui oggi noi
ne studiamo una parte.
Ricordiamoci dunque che abbiamo un
gran bisogno di intimità con Dio. Non faccio qui assolutamente nessuna apologia
alle esperienze mistiche bizzarre, ma non dimentichiamo che secondo l’apostolo
Pietro, siamo per fede e per l’ubbidienza che essa ispira, partecipanti della
natura divina in unione al corpo di Gesù Cristo (2 Pietro 1:3-11). Già da ora
siamo seduti alla destra di Dio, in Gesù Cristo, nel cielo anche bbiamo bene i
piedi piantati per terra, perché su di essa siamo chiamati ad essere fedeli. Ma
in questo percorso terrestre, non dimentichiamo mai la realtà dell’aldilà. Si
tratta di una continuità di cui non possiamo vederne il collegamento. Quest’unione
del mondo visibile a quello invisibile la contempliamo per fede. Così come fu
per l’apostolo Paolo che salì al terzo cielo (come lo fece anche l’apostolo
Giovanni), o per Ezechiele nelle sue numerose visioni, possiamo vedere questo
legame tra il visibile e l’invisibile con gli occhi dello Spirito meditando su
ciò che ci rivela la Parola di Dio. Dio può evidentemente agire sempre come gli
pare e piace per compiere i suoi disegni di grazia! E non è un peccato, anzi è
proprio il contrario, se talvolta siamo illuminati così, anche se tali
esperienze non sono indispensabili alla vita cristiana abituale.
gran bisogno di intimità con Dio. Non faccio qui assolutamente nessuna apologia
alle esperienze mistiche bizzarre, ma non dimentichiamo che secondo l’apostolo
Pietro, siamo per fede e per l’ubbidienza che essa ispira, partecipanti della
natura divina in unione al corpo di Gesù Cristo (2 Pietro 1:3-11). Già da ora
siamo seduti alla destra di Dio, in Gesù Cristo, nel cielo anche bbiamo bene i
piedi piantati per terra, perché su di essa siamo chiamati ad essere fedeli. Ma
in questo percorso terrestre, non dimentichiamo mai la realtà dell’aldilà. Si
tratta di una continuità di cui non possiamo vederne il collegamento. Quest’unione
del mondo visibile a quello invisibile la contempliamo per fede. Così come fu
per l’apostolo Paolo che salì al terzo cielo (come lo fece anche l’apostolo
Giovanni), o per Ezechiele nelle sue numerose visioni, possiamo vedere questo
legame tra il visibile e l’invisibile con gli occhi dello Spirito meditando su
ciò che ci rivela la Parola di Dio. Dio può evidentemente agire sempre come gli
pare e piace per compiere i suoi disegni di grazia! E non è un peccato, anzi è
proprio il contrario, se talvolta siamo illuminati così, anche se tali
esperienze non sono indispensabili alla vita cristiana abituale.
In
quel luogo la mano del SIGNORE fu sopra di me, ed egli mi disse: «Àlzati, va’ nella pianura, e là io parlerò con te». (v. 22).
quel luogo la mano del SIGNORE fu sopra di me, ed egli mi disse: «Àlzati, va’ nella pianura, e là io parlerò con te». (v. 22).
Ezechiele si trova a Tel Aviv con i
deportati, sulle rive del Chebar, esiliato nell’Impero babilonese. Ha udito e
ben accolto il messaggio celeste in cui Dio gli ordinava: Sii una sentinella!
Poi dopo sette giorni di abbattimento, Dio ti parla di nuovo dicendogli: Va in
questa grande valle in cui mi ero rivelato a te in tutta la mia gloria. Così si
reca nella grande pianura babilonese:
deportati, sulle rive del Chebar, esiliato nell’Impero babilonese. Ha udito e
ben accolto il messaggio celeste in cui Dio gli ordinava: Sii una sentinella!
Poi dopo sette giorni di abbattimento, Dio ti parla di nuovo dicendogli: Va in
questa grande valle in cui mi ero rivelato a te in tutta la mia gloria. Così si
reca nella grande pianura babilonese:
Io
dunque mi alzai, uscii nella pianura, ed ecco che là c’era la gloria del SIGNORE, gloria simile a quella che avevo vista presso il fiume Chebar… (v.
23).
dunque mi alzai, uscii nella pianura, ed ecco che là c’era la gloria del SIGNORE, gloria simile a quella che avevo vista presso il fiume Chebar… (v.
23).
Nostro Signore Gesù Cristo a
Getsemane ebbe anche lui gran bisogno di soccorso dagli angeli venuti dal cielo
per fortificarlo. E noi non avremmo nessun bisogno di tale conforto? Ezechiele
è schiacciato di nuovo da questa visione di Dio, faccia a terra, e abbattuto
dalla potenza delle visione; ripiegato nel suo spirito d’adorazione. Lo Spirito
lo invade ancora una volta e poi lo rimette in piedi (versetto 24). È a quel
punto che l’Eterno si rivolge a lui con degli ordini. Strani ordini che ci
sembrano bizzarri, perché Dio gli aveva detto: Vai, proclama le mie parole al
mio popolo. Ora, gli dice: Va, chiuditi in casa. Separati da questo popolo
malvagio, chiudi la porta e non avere alcun rapporto con loro. E la rivelazione
aggiunge:
Getsemane ebbe anche lui gran bisogno di soccorso dagli angeli venuti dal cielo
per fortificarlo. E noi non avremmo nessun bisogno di tale conforto? Ezechiele
è schiacciato di nuovo da questa visione di Dio, faccia a terra, e abbattuto
dalla potenza delle visione; ripiegato nel suo spirito d’adorazione. Lo Spirito
lo invade ancora una volta e poi lo rimette in piedi (versetto 24). È a quel
punto che l’Eterno si rivolge a lui con degli ordini. Strani ordini che ci
sembrano bizzarri, perché Dio gli aveva detto: Vai, proclama le mie parole al
mio popolo. Ora, gli dice: Va, chiuditi in casa. Separati da questo popolo
malvagio, chiudi la porta e non avere alcun rapporto con loro. E la rivelazione
aggiunge:
A te, figlio
d’uomo, ecco, ti saranno messe addosso delle corde,
con esse sarai legato, e tu non andrai in mezzo a loro. (Versetto 25).
d’uomo, ecco, ti saranno messe addosso delle corde,
con esse sarai legato, e tu non andrai in mezzo a loro. (Versetto 25).
Così non è solo a causa dell’ordine
di Dio che dovrà chiudersi in casa, ma è il popolo stesso che lo legherà e lo
ridurrà completamente impotente. Nei tempi dell’apostasia, questo popolo che
pretende d’essere popolo di Dio d’Israele, sarà proprio lui ad impedire al
profeta di agire. Questo popolo pretestuosamente di Dio, gli chiuderà tutte le
porte. È proprio il segno provato che il suo messaggio colpisce giusto il
centro del bersaglio e tocca il cuore del male: ma non è ascoltato! E non può
esserlo, tanto è grande e ormai invalicabile la distanza tra Dio e il suo
popolo, tra Ezechiele e i suoi concittadini ebrei in esilio.
di Dio che dovrà chiudersi in casa, ma è il popolo stesso che lo legherà e lo
ridurrà completamente impotente. Nei tempi dell’apostasia, questo popolo che
pretende d’essere popolo di Dio d’Israele, sarà proprio lui ad impedire al
profeta di agire. Questo popolo pretestuosamente di Dio, gli chiuderà tutte le
porte. È proprio il segno provato che il suo messaggio colpisce giusto il
centro del bersaglio e tocca il cuore del male: ma non è ascoltato! E non può
esserlo, tanto è grande e ormai invalicabile la distanza tra Dio e il suo
popolo, tra Ezechiele e i suoi concittadini ebrei in esilio.
Guardate quello che succede nel
nostro mondo colpito dall’apostasia, simile a quella di Israele di quel tempo.
Le porte della comunicazione pubblica non sono anch’esse chiuse alla verità?
Mentre sono grandemente aperte ad ogni tipo di sozzure immaginabili, con
numerose contro-verità, con ogni specie di propaganda ideologica falsa, con
falsità accademiche in ognicampo? Ogni tanto si fa passare qualche brandello di
verità della Bibbia, si dà qualche contentino, ma si tratta di semplice buon
senso, ed assai raramente si dà ragione alla Parrola di Dio. Guardate come
questo mondo ostile a Dio – e la Chiesa, sulla via dell’apostasia, gli assomiglia! – ha attaccato
il profeta con corde, impedendogli di parlare, di far udire la Parola che Dio
gli ha affidato. Perciò Dio ordina: Mettiti da parte, perché solo chi si trova
lontano dai rumori del mondo, ascolterà la mia voce. Ma non illuderti! È il
popolo stesso – il popolo dei cristiani! – che ti legherà le mani e i piedi a
tal punto che non potrai più stare in mezzo a loro. Per nessuna ragione dunque
potrai mettersi a capo di questi apostati.
nostro mondo colpito dall’apostasia, simile a quella di Israele di quel tempo.
Le porte della comunicazione pubblica non sono anch’esse chiuse alla verità?
Mentre sono grandemente aperte ad ogni tipo di sozzure immaginabili, con
numerose contro-verità, con ogni specie di propaganda ideologica falsa, con
falsità accademiche in ognicampo? Ogni tanto si fa passare qualche brandello di
verità della Bibbia, si dà qualche contentino, ma si tratta di semplice buon
senso, ed assai raramente si dà ragione alla Parrola di Dio. Guardate come
questo mondo ostile a Dio – e la Chiesa, sulla via dell’apostasia, gli assomiglia! – ha attaccato
il profeta con corde, impedendogli di parlare, di far udire la Parola che Dio
gli ha affidato. Perciò Dio ordina: Mettiti da parte, perché solo chi si trova
lontano dai rumori del mondo, ascolterà la mia voce. Ma non illuderti! È il
popolo stesso – il popolo dei cristiani! – che ti legherà le mani e i piedi a
tal punto che non potrai più stare in mezzo a loro. Per nessuna ragione dunque
potrai mettersi a capo di questi apostati.
Ma non è proprio
questo il ministerio di Ezechiele? Come potrà parla loro? Dio non gli aveva
detto: Parla. Ora però il Dio di Ezechiele gli dice una cosa ancora più strana:
questo il ministerio di Ezechiele? Come potrà parla loro? Dio non gli aveva
detto: Parla. Ora però il Dio di Ezechiele gli dice una cosa ancora più strana:
Io farò in modo
che la lingua ti si attacchi al palato, perché
tu rimanga muto e tu non possa esser per essi uno
che li riprende; perché sono una casa ribelle.
che la lingua ti si attacchi al palato, perché
tu rimanga muto e tu non possa esser per essi uno
che li riprende; perché sono una casa ribelle.
(Versetto 26).
A questo punto ci troviamo di fronte
a qualcosa di peggio, di più spaventoso che possa succedere a un qualunque
popolo, ad una qualunque nazione o ad una qualunque Chiesa: il sopraggiungere
di un deserto della parola, deserto stabilito da Dio stesso. Quando Dio
proibisce (o impedisce) ai suoi profeti di parlare, di esporre liberamente il
contenuto del vero senso della parola di Dio! È proprio in quel momento che Dio
parla più forte, perché è il modo per non gettare le sue perle al branco di
porci increduli, mentitori, empi, svergognati e beffardi che è questa
controspecie di Chiesa che lo rinnega, immersa nell’apostasia. Questo silenzio
di Dio è ciò che più di terribile la storia umana possa conoscere. Perché Dio
rientra così se stesso? Perché rifiuta di parlare agli uomini e alle nazioni? La
risposta riecheggia come un rintocco funebre in queste pagine fin dall’inizio
della profezia di Ezechiele:
a qualcosa di peggio, di più spaventoso che possa succedere a un qualunque
popolo, ad una qualunque nazione o ad una qualunque Chiesa: il sopraggiungere
di un deserto della parola, deserto stabilito da Dio stesso. Quando Dio
proibisce (o impedisce) ai suoi profeti di parlare, di esporre liberamente il
contenuto del vero senso della parola di Dio! È proprio in quel momento che Dio
parla più forte, perché è il modo per non gettare le sue perle al branco di
porci increduli, mentitori, empi, svergognati e beffardi che è questa
controspecie di Chiesa che lo rinnega, immersa nell’apostasia. Questo silenzio
di Dio è ciò che più di terribile la storia umana possa conoscere. Perché Dio
rientra così se stesso? Perché rifiuta di parlare agli uomini e alle nazioni? La
risposta riecheggia come un rintocco funebre in queste pagine fin dall’inizio
della profezia di Ezechiele:
…perché
sono una casa ribelle.
sono una casa ribelle.
Così ritorniamo al tema della casa
ovvero della famiglia (termine usato nella traduzione francese). Nella chiesa
non dobbiamo essere una “famiglia di ribelli”. Non è in una comunità
di ribelli che siamo in famiglia. Dobbiamo essere una famiglia di fedeli, una
Chiesa di fedeli.Questo è possibile solo
attraverso la realtà della Persona celeste, tanto divina quanto umana di Gesù
Cristo, che noi testimoniamo prendendo la cena (Santa), in cui proclamiamo insieme la nostra comunione
col Signore, per fede e attraverso l’azione miracolosa dello Spirito Santo;
comunicando col figlio di Dio fattosi carne che ci unisce al Padre attraverso
lo Spirito Santo. Ciò che è più straordinario è il silenzio imposto da Dio (e
della comunità di ribelli che è diventata Israele) ad Ezechiele durante sette
lunghi anni. Egli non lo poté rompere che quando la città di Gerusalemme fu
presa e il tempio di Dio distrutto. Fino a quel fatidico momento Ezechiele non
potrà parlare se non su ordine esplicito e formale di Dio e questo unicamente
attraverso rivelazioni dettate dall’alto. È solamente a partire da quel
terribile momento – quello della distruzione di tutta la speranza terrestre di
Israele – che egli comincerà ad esprimere un messaggio di speranza.
ovvero della famiglia (termine usato nella traduzione francese). Nella chiesa
non dobbiamo essere una “famiglia di ribelli”. Non è in una comunità
di ribelli che siamo in famiglia. Dobbiamo essere una famiglia di fedeli, una
Chiesa di fedeli.Questo è possibile solo
attraverso la realtà della Persona celeste, tanto divina quanto umana di Gesù
Cristo, che noi testimoniamo prendendo la cena (Santa), in cui proclamiamo insieme la nostra comunione
col Signore, per fede e attraverso l’azione miracolosa dello Spirito Santo;
comunicando col figlio di Dio fattosi carne che ci unisce al Padre attraverso
lo Spirito Santo. Ciò che è più straordinario è il silenzio imposto da Dio (e
della comunità di ribelli che è diventata Israele) ad Ezechiele durante sette
lunghi anni. Egli non lo poté rompere che quando la città di Gerusalemme fu
presa e il tempio di Dio distrutto. Fino a quel fatidico momento Ezechiele non
potrà parlare se non su ordine esplicito e formale di Dio e questo unicamente
attraverso rivelazioni dettate dall’alto. È solamente a partire da quel
terribile momento – quello della distruzione di tutta la speranza terrestre di
Israele – che egli comincerà ad esprimere un messaggio di speranza.
Conclusione.
Gloria a Dio! Un tale giudizio
divino è necessario per la sopravvivenza del mondo, ma anche, diciamolo pure,
per la Chiesa. Ed è proprio quello che dice l’apostolo Pietro – quando si
riferisce prima alla casa di Dio, al Tempio di Gerusalemme che sarà distrutto
nell’anno 70 della nostra era – poi per analogia alla Chiesa di Gesù Cristo:
divino è necessario per la sopravvivenza del mondo, ma anche, diciamolo pure,
per la Chiesa. Ed è proprio quello che dice l’apostolo Pietro – quando si
riferisce prima alla casa di Dio, al Tempio di Gerusalemme che sarà distrutto
nell’anno 70 della nostra era – poi per analogia alla Chiesa di Gesù Cristo:
Infatti è giunto
il tempo in cui il giudizio deve cominciare
dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi,
quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio? E se il giusto
è salvato a stento, dove finiranno l’empio e il peccatore? Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio affidino le anime loro al
fedele Creatore, facendo il bene.
il tempo in cui il giudizio deve cominciare
dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi,
quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio? E se il giusto
è salvato a stento, dove finiranno l’empio e il peccatore? Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio affidino le anime loro al
fedele Creatore, facendo il bene.
(1
Pietro 4:17-19).
Pietro 4:17-19).
È anche Paolo ce lo
dice a suo modo per la Chiesa di Gesù Cristo:
dice a suo modo per la Chiesa di Gesù Cristo:
Ora, se
esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati;
ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal
Signore, per non essere condannati con il mondo. (1 Cor
11:31-32).
esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati;
ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal
Signore, per non essere condannati con il mondo. (1 Cor
11:31-32).
La Chiesa e una,
santa, cattolica, apostolica. Vigiliamo affinché sia Santa; vigiliamo prima di
tutto su noi stessi; poi vigiliamo gli uni sugli altri con discernimento,
forza, chiarezza e bontà.
santa, cattolica, apostolica. Vigiliamo affinché sia Santa; vigiliamo prima di
tutto su noi stessi; poi vigiliamo gli uni sugli altri con discernimento,
forza, chiarezza e bontà.
Così, anche in questo
tempo di silenzio, Ezechiele pronuncerà parole, quelle che Dio, aprendo la sua
bocca, gli metterà. (Versetto 27).
tempo di silenzio, Ezechiele pronuncerà parole, quelle che Dio, aprendo la sua
bocca, gli metterà. (Versetto 27).
Ma quando io ti
parlerò, t’aprirò la bocca, e tu dirai loro:
– Così parla il Signore, l’Eterno.
parlerò, t’aprirò la bocca, e tu dirai loro:
– Così parla il Signore, l’Eterno.
E queste parole non saranno
pronunciate per la loro conversione, ma perché non dicano che non erano stati
prevenuti e per mostrare loro una sentinella rimasta fedele a Dio. In questo
modo, in un mondo privo di Dio, l’onore di Dio sarà salvo.
pronunciate per la loro conversione, ma perché non dicano che non erano stati
prevenuti e per mostrare loro una sentinella rimasta fedele a Dio. In questo
modo, in un mondo privo di Dio, l’onore di Dio sarà salvo.
… chi ascolta,
ascolti; chi non vuole ascoltare non ascolti;
poiché sono una casa ribelle. (v. 27).
ascolti; chi non vuole ascoltare non ascolti;
poiché sono una casa ribelle. (v. 27).
Poiché quelli che
ascoltano, ascoltano a loro danno, perché non vogliono pentirsi, non vogliono
credere, non voglio ubbidire, non vogliono essere fedeli. E quelli che non
ascoltano sono ancora più perduti. Terminò leggendo un testo profetico tratto
dallo straordinario libro di Ezechiele:
ascoltano, ascoltano a loro danno, perché non vogliono pentirsi, non vogliono
credere, non voglio ubbidire, non vogliono essere fedeli. E quelli che non
ascoltano sono ancora più perduti. Terminò leggendo un testo profetico tratto
dallo straordinario libro di Ezechiele:
Tu, figlio
d’uomo, di’ alla casa d’Israele: “Voi dite così: ‘Le nostre trasgressioni e i nostri peccati sono su di noi, e a
motivo di essi noi languiamo: come potremmo vivere?'”. Di’ loro: “Com’è
vero che io vivo”, dice il Signore, DIO, “io non mi compiaccio della
morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva;
convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie!
Perché morireste, o casa d’Israele?”
d’uomo, di’ alla casa d’Israele: “Voi dite così: ‘Le nostre trasgressioni e i nostri peccati sono su di noi, e a
motivo di essi noi languiamo: come potremmo vivere?'”. Di’ loro: “Com’è
vero che io vivo”, dice il Signore, DIO, “io non mi compiaccio della
morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva;
convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie!
Perché morireste, o casa d’Israele?”
(Ezechiele 33:10-11)
Amen

