TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi sarete testimoni fino alle
estremità della terra.
(Atti 1:8)
Circolare
n. 30
                                                                        10 febbraio 1978
UN
NUOVO MODO DI CELEBRARE
 IL XVII FEBBRAIO
Viviamo
nell’epoca delle contestazioni. Tutto è rimesso in discussione, e neppure la
tradizionale festa Valdese poteva sfuggire alla critica. Ma non dobbiamo
dolercene oltremodo, perché cosi siamo obbligati a riflettere sulla validità
delle nostre tradizioni.
Se
celebrare il XVII significasse soltanto glorificarci di essere Valdesi, ci
metteremmo sullo stesso piano di quei Farisei, a cui il Battista diceva:
“Non pensate di dir dentro di voi: Abbiamo Abramo per padre, perché io vi
dico che Iddio può da queste pietre far sorgere dei figlioli ad Abramo”
(Matteo 3/9).
Tuttavia
ciò non vuol dire che dobbiamo dimenticare. Pochi anni fa la Società di Studi
Valdesi ha pubblicato un libro intitolato “Gli esuli Valdesi in Svizzera”.
Sono degli elenchi di centinaia di Valdesi esiliati e chi sa leggere attraverso
questi aridi elenchi si rende conto del prezzo che è stato pagato perché noi
possiamo oggi testimoniare della nostra fede. “Dopo cinque anni di assenza
– leggiamo – di sofferenze di ogni genere, di lutti, di angosce, i resti del
popolo Valdese rientravano nelle loro case distrutte, nei campi deserti, nei
borghi silenziosi e nei templi incendiati. Ma la vita poteva
ricominciare”.
La
desolazione delle Valli, nel 1869 (*), non tolse ai superstiti la certezza che la
vita poteva ricominciare. *) Errore di battitura: l’anno era 1689.
È in
questo convincimento che la celebrazione del XVII Febbraio può ancora avere un
significato per noi. Certo oggi i templi, e quello che essi esprimono, ci sono.
Ma essi, vale a dire la predicazione dell’Evangelo in essi proclamata, non sono
più il centro intorno al quale si esprime la vita di un popolo.
Ma è
possibile ricominciare. È possibile che una nuova generazione sorga con
l’ardente desiderio di vedere coincidere la celebrazione del passato con il
miracolo di un Risveglio a opera dello Spirito Santo.



INTERESSANTE IL RISVEGLIO DEL 1825! Ma … e poi?
Come leggeremo sulla pubblicazione del Meille, la  Chiesa valdese si mantenne, nei confronti del Risveglio del 1825, su posizioni di prudente riserva. Un gruppo, forse di un centinaio di persone, si costituì in Chiesa indipendente, che prosperò per alcuni anni prima di esaurirsi e scomparire.
“Ma il Regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra, e dorma e si levi, la natte e il giorno, il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora” (Mc.4/26). A quei tempi i giovani che si preparavano per il pastorato andavano a studiare in Svizzera e ritorna­vano influenzati dal Risveglio che andava dilagando in tutta l’Europa. E la Tavola stessa si adoperava ora per un rinnovamento nella vita della Chiesa. Già verso il 1850 qualche cosa cominciava a muoversi, come sap­piamo da un intervento del prof. Eliseo Costabel che nel Sinodo del 1894 ricordava “il risveglio prodottosi nelle nostre Valli un 30 o 40 anni
addietro, promosso da persone che si distinguevano per la loro profonda conoscenza della Parola di Dio”.
Nel 1893 la Tavola (Moderatore Giovanni Pietro Pons) decideva di in­viare una circolare “ai fedeli delle chiese delle Valli e ai loro con­duttori”, ispirandosi alle parole dell’apostolo: “Conoscete il tempo nel quale siamo; poiché è ora ormai che vi svegliate dal sonno” (ROM.13/11). E così proseguiva: “Dopo aver avuto un Risveglio nella prima metà di questo secolo, dopo aver per lungo tempo desiderato vederlo manifestarsi di nuovo e con maggiore potenza, l’esortazione dell’apostolo si ripresen­ta con urgenza; il nostro secolo sta per concludersi, il ritorno di Cristo è sempre più vicino e se non avrà luogo noi viventi, stiamo per essere chiamati, uno dopo l’altro, a comparire davanti al suo tribunale. L’ora è solenne; il tempo è breve; non ci rimane più molto tempo per ado­perarci per la nostra salvezza e per quella delle anime che ci circondano”.
Proprio quell’anno il Pastore William Meille aveva pubblicato l’opuscolo che ora la TEV rimette in circolazione (a sue spese) e la Tavola udite! udite! – si preoccupava della sua diffusione nelle parrocchie.
LA RISPOSTA DEI PASTORI E DEI CONCISTORI
La storia dei tentativi per un Risveglio nel corso del secolo scorso è ancora da fare. E anche il resoconto della Tavola al Sinodo del 1894 e delle discussioni di quell’anno sarebbero tutte da rileggere. Leggiamo:
“I Concistori e i loro presidenti sentono la necessità di un Risveglio, lo desiderano, lo vogliono e lo domandano. Su questo non c’è nessuna nota discorde nei rapporti delle parrocchie.
“Per quello che dipende da noi, non abbiamo paura per la nostra chiesa d’un vero Risveglio religioso, lo vogliamo e lo desideriamo, e lo chie­diamo con insistenza con tutte le forze dell’animo nostro”. “Voglia Iddio suscitare in tutti i nostri villaggi un più gran numero di veri cristiani”. “Siamo convinti della necessità di un Risveglio della vita religiosa nel­la nostra parrocchia. Ci rendiamo conto che le cose non vanno bene, che non siamo quello che dovremmo essere”. “Se questo Risveglio non si mani­festa, la nostra Chiesa è minacciata da un decadimento interiore che per quanto nascosto da belle apparenze, non sarà per questo meno profondo e doloroso”. “Quello che ci manca non è il bisogno, il grande bisogno di un Risveglio, ma è di riconoscerlo e di farlo sentire ai parrocchiani. Vi sono bensì alcune persone che ne sono consapevoli, ma sono troppo poche”.
Dopo queste citazioni la Tavola così proseguiva:

“Diversi sono i mezzi adoperati per conseguire un Risveglio…. non ab­biamo trascurato nessuna occasione per presentare alla nostra popolazione il problema che ci ha preoccupati durante tutto l’armo. La lettera sul Risveglio è stata distribuita, esaminata nei quartieri e anche discussa nelle famiglie e in molte stalle”.
QUESTO È IL TEMPIO DELL’ETERNO
“Con tutto il rispetto per il prof. Rostagno è molto discutibile la “teologia del tempio” dalla sua pagina che avete pubblicata con rilievo (o proprio in riferimento a Geremia 7: ma Io avete letto questo terribile capitolo?”. Così scrive il Pastore Gino Conte.
Pensiamo che quando il prof. Rostagno scrisse questa meditazione avesse letto tutto il capitolo 7° di Geremia. E certamente avrà avuto presenti altre parole della Scrittura, come quelle rivolte alla Samaritana: “L’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre” (Giov.4/21). E sicuramente non gli era ignoto lo scandalo dei discepoli quando Gesù li avvertì che delle magnifiche costruzioni del tempio non sarebbe rimasta pietra su pietra, (Matt.24/2)
Ma sarebbe uno sviare completamente il pensiero di Gesù sul significato del tempio limitandoci a questi passi. Geremia voleva dire che glorificarsi del Tempio disonorando il Nome di Dio era andare incontro alla propria condanna. E Gesù voleva dire che Dio non può essere imprigionato entro le mura di un edificio per quanto sacro esso sia.
Ma come dimenticare l’amore profondo che il Signore ha avuto per il Tempio, che egli chiama “la casa del Padre mio”? (Lc.3/49). E come dimenticare la purificazione del tempio, che dette occasione ai discepoli di ricordare le parole del Salmo 69/9: Lo zelo della tua casa mi consuma”? E ancora: non .vuol dire proprio nulla che i primi discepoli fossero “di pari consentimento assidui al tempio”? (Atti 2/46).
Nessuno contesta che il culto possa essere celebrato dovunque e che l’adorazione non è legata a un edificio di pietra. Ma non possiamo neppure dimenticare che siamo dalle creature umane, condizionate dall’ambiente materiale nel quale siamo chiamati a vivere. Può darsi che qualcuno, entrando in una cattedrale gotica del Medio Evo non provi una diversa emozione che entrando in un motel dell’autostrada. Ma può anche darsi che altri non rimanga del tutto indifferente al pensiero che in quello stesso luogo i suoi antenati sono venuti ad adorare e che quelle pietre sono anche l’espressione della fede. È questione di diversa sensibilità spirituale.
Non c’è nessuna persona di buon senso che vorrebbe proporre una “teologia del Tempio”. Ma d’altro lato si arriva a questo sorprendente risultato che mentre in certi paesi moltissime chiese sono state ridotte a musei o adoperate come depositi di cereali e merci varie, contemporaneamente, nei paesi cosiddetti cristiani, il tempio viene desacralizzato e può essere adoperato per gli scopi più vari, forse – anche per serate danzanti. Così cambiano i moventi, anzi cambia proprio la teologia del tempio” per giungere al medesimo risultato.
Ma fin dove risalgono le memorie del passato, sappiamo che presso tutti i popoli si è sentito il bisogno di innalzare dei templi in onore della Divinità. Oggi è sorta una nuova generazione per la quale l’amore di Gesù per “la casa del Padre suo” non significa nulla e si sente più spirituale di quei cristiani che salivano “di pari consentimento al tempio”. Intanto le chiese si vanno spopolando a ritmo accelerato,
Siamo perciò grati al prof. Rostagno per averci richiamati al significato del tempio, e in comunione con l’antico credente ripetiamo: “Io mi sono rallegrato quando m’han detto: Andiamo alla casa dell’Eterno” (Salmo 122/1). È lo stesso pensiero che deve avere ispirato Virgilio Sommani scrivendo l’inno 146 dell’Innario cristiano:
Oh quanto la tua casa m’è dolce a o mio Signor,
tutta di Te pervasa, tutta spirante amor!
FEDE E POLITICA, UNA CRITICA ALLA FGEI – di Nicola Pagano
Riflessioni sull’articolo di G. E. n°48 Dicembre 1977.
In una preghiera di Karl Barth si legge: “Signore, non permettere che ci lasciamo impressionare dalle difficoltà, dalle beffe del mondo che ci circonda”. Alla luce di tale invocazione, cercherò di riassumere le impressioni dell’Assemblea TEV del 12 Febbraio sull’articolo suindicato.
Nell’articolo, la TEV è così definita: “Sotto l’apparenza del richiamo al risveglio evangelico e alla lotta generalizzata alla politica nella Chiesa, mirano in effetti a colpire al cuore la scelta di molti credenti in favore del socialismo…”
La prima reazione dell’Assemblea è stata quella di respingere pubblicamente  l’accusa. È stato detto che respingere significa chiudere automaticamente
 il dialogo. Altri hanno parlato di richiamo fraterno. Altri ha detto di ignorare senz’altro l’accusa. È emerso il rincrescimento di non poter dialogare. Giustamente, però, è stato fatto osservare che il dialogo è stato richiesto: alla Conferenza distrettuale di Villar Pellice, con la petizione al Sinodo, con opuscoli, articoli e precisazioni, senza risultato. Ciò nonostante la TEV deve farne argomento di preghiera.
Se il fratello Pagano è convinto che la TEV fa un doppio giuoco, non deve limitarsi a insinuarlo, ma lo deve dimostrare affinché possa scaturire una spiegazione. Se invece egli si limita ad accusare, basandosi su “si dice” si può anche capire che (pagina 29 G.E.) molti della Fgei si siano dislocati sul terreno politico, senza riserve e senza la dovuta vigilanza critica. È molto bello che il fratello Pagano sia convinto che (pagina 28/29 G.E.) “la fede evangelica non si realizza pienamente e non può essere risolta nella militanza politica e nella lotta per il socialismo”.
Questo significa che la fede evangelica può realizzarsi ed essere risolta in altre modo. E perché non potrebbe realizzarsi in un risveglio spirituale? L’ opuscolo del Pastore G. Tourn “La voce dei profeti” pag. 45 dà un esempio estremamente vivo dell’atteggiamento del profeta Isaia di fronte alla intensa attività politica dei capi di Giuda. Egli si serve di due slogans (che i miei catecumeni avevano afferrato bene): 1) Liberi per servire Dio non potrebbe essere lo slogan dei capi di Giuda; 2) Tornare a Dio è la nostra salvezza, è la parola del profeta.
Se così è, la Fgei non dovrebbe trovare ingiusto di essere stata messa sul piano della TEV, perché “insieme vediamo – l’altro – il nostro prossimo sotto l’ aspetto del servizio, del dono di sé, del perdono e della speranza (in Gesù Cristo). Dal giudizio del fratello Pagano, la TEV può trarre un incitamento: dimostrare sempre meglio, e sempre più, con le parole e con le opere, al mondo che ci circonda, che Gesù Cristo è una presenza viva e che noi crediamo in Lui. La preghiera di Karl Barth termina con un’altra invocazione: Signore, fa cadere tu stesso i muri che esistono fra noi e che ci isolano gli uni dagli altri.
Nelly Rostan
L’OPUSCOLO SUL “RISVEGLIO”
Nei prossimi giorni cominceremo a spedire l’opuscolo sul Risveglio Abbiamo ricevuto diverse centinaia di prenotazioni chi lo desidera è pregato di inviare L.2.500 + 200 per spedizione.
Alcuni Consigli di chiesa hanno risposto alla nostra offerta di dare l’opuscolo ai catecumeni in occasione della loro ammissione in chiesa. Attendiamo altre risposte, ma non oltre la fine del corrente mese.
Ai lettori rivolgiamo la preghiera di farci sapere che cosa pensano di questa pubblicazione. Lo scopo che ci siamo prefissi non è semplicemente quello di rievocare una pagina del passato, ma di disporre, sia pure in termini moderni, il problema così urgente di un risveglio della Chiesa.
RISVEGLIO FRA IL POPOLO ZIGANO: che è? donde viene?
Lo zingaro che vediamo circolare in roulotte sulle nostre strade e
fermarsi in qualche parte della nostra città o paese, ci appare spesso come un essere misterioso.
Considerato un paria della società, egli è generalmente disprezzato in tutti i paesi de mondo. La leggenda lo ha rivestito del titolo di “ladro di polli” o, ancora peggio di “ladro di bambini”
Eppure  popolo zigano interessante, ospitale, generoso ed
intelligente. Quello che li differenzia da noi è il loro modo di vivere.
Infatti gli zigani vivono in circoli chiusi e si sposano generalmente tra loro, salvo qualche rara eccezione; parlano tutti una medesima lingua, il Romanes, derivato dall’antico sanscrito indiano.
Proprio dall’India, circa 1000 anni fa, i loro antenati partirono per raggiungere l’Europa. Passati attraverso la Grecia e dopo aver girato tutta l’Europa centrale (furono anche tenuti schiavi in Romania per 300 anni), giunsero circa 600 anni fa in Italia. Oggi in Europa se ne contano circa 10 milioni.
In Italia sono circa 100.000 e forse anche più, dal momento che non è possibile fare una statistica esatta a causa dei loro frequenti spotamenti; sona divisi in varie tribù e famiglie quali quelle dei “Roms” e dei “Sintis. Sono stati dati loro anche altri nomi a seconda delle nazioni in cui sono passati (Bulgaria, Yugoslavia, Russia, ecc.) secondo il gruppo famigliare e anche secondo il lavoro che svolgono.
Alcuni di loro sono divenuti sedentari; ma la maggior parte viaggia ancora in roulotte; questi ultimi li possiamo trovare sia nel Nord (Torino, Venezia ecc.) che nel Centro (Rama, Firenze ecc.) in Calabria come in Sicilia.
STORIA DI UN RISVEGLIO
La prima famiglia zigana si convertì in Francia nel 1950, in seguito alla guarigione miracolosa di un giovane il cui caso, per la medicina ufficiale, era disperato.
Qualche tempo dopo, durante una riunione di preghiera alla quale intervenne
circa una ventina di zingari convertiti, alcuni di loro furono battezzati di Spirito Santo.
In seguito un giovane zingaro, di nome Mandz, dopo il battesimo di Spirito Santo, ricevette anche il dono di guarigione e si mise ad evangelizzare il suo popolo. Ci furono numerose guarigioni e conversioni; di famiglia in famiglia e di tribù in tribù il Risveglio si sparse fra gli zingari di Francia al punto che oggi, nel 1977, ci sono circa 17.000 battezzati in acqua e oltre 250 predicatori.
Alcuni di questi predicatori sono venuti in Italia a più riprese. Inizialmente hanno portato l’ Evangelo fra le tribù Sintis che si trovano in Piemonte; in seguito altri sono andati fino in Calabria.
Ma i risultati erano minimi; solo una ventina di zigani della tribù dei Manouche furono guadagnati a Cristo e dopo non pochi sforzi e molta costanza.
All’inizio del 1977 due predicatori, venuti sempre dalla Francia, Fatar e Ramputcho dell’Alsazia, furono guidati dal Signore verso una famiglia di Roms. Avvenne un miracolo di guarigione ed alcuni membri di questa famiglia si convertirono al Signore; fu questo l’inizio di un Risveglio, che attualmente sta estendendosi in tutta Italia, ha alla sua base una storia sorprendente: quella di una donna zigana sotto il nome di Zora.
Queste notizie sono riportate da “Vita e Luce”, organo di informazione tzigana in Italia.
ASSEMBLEA TEV
L’Assemblea che avrebbe dovuto aver luogo domenica 5 corr. è stata rimandata a domenica 12 alle ore 15 preso la Casa delle diaconesse. Molti ci hanno richiesto questo spostamento perché altre riunioni sono venute a coincidere. Speriamo così di facilitare l’affluenza degli aderenti, e
un invito particolare è rivolto a quanti finora non sono intervenuti.
DALLA ZAMBIA
Eccomi di ritorno dalle vacanze in Malawi, e che gioia all’arrivo di trovare tutte le cartoline di auguri di tante persone che non conosco! Ad alcuni ho già risposto, ad altri invio un vivo ringraziamento per essersi ricordate di me: Amilda e Nelly Rostan, San Germano; Clelia Barilaro, Sanremo; Willem, Wanda e Ornella Oliemans, Trieste; Angelo Luzzani, Milano; Enrica Malan Benech, San Giovanni; Ruggero Herking, Torre Pelli-ce; Emma Bertalot, Luserna San Giovanni; Guido, Edina Ribet, id.; Gisella Gay; Ester Gaydou; Silvio Tourn; Elena e Roberto Vinçon, Pinerolo; Nino e Valda Rostagno, Torino; Mirella Revel, Montepulciano; Lilly Robba e famiglia, Sampierdarena; R.J. Parry, Torino; Rocchi Lanoir, Napoli; Roberta Colonna Romano e genitori, Venezia; Elda e Lina Lageard, Torre Pellice; Guido e ed Ester Coisson, Angrogna.
Per il momento qui non è possibile transitare; ha piovuto come ai tempi del diluvio e casa mia assomiglia all’arca di Noè; ogni tanto c’è pure l’arcobaleno! Gli operai hanno improvvisamente deciso di venire a riparare il tetto; pare che ci fosse un buco enorme ed erano tutti stupiti. Io che mi siedo in salotto giornalmente con l’ombrello aperto non lo ero affatto!
Laura
UN LUTTO
Dopo una lunga prova è mancato l’ing. Giovanni Ribet. La TEV si stringe con fraterno affetto accanto al padre Dr. Guido e alla sua compagna sig.ra Edina Ribet Rostaing in quest’ora di dolorosa separazione. In questi momento sorgono tanti “perché?” che non trovano per ora una risposta. Ma la nostra speranza è in Colui che si è presentato come la resurrezione e la vita. Un giorno tutto ci apparirà chiaro e benediremo il Signore che è con noi anche nelle ore più oscure della vita.
PER MANCANZA DI SPAZIO
rimandiamo alla prossima circolare la corrispondenza, ringraziando quanti, ci hanno scritto. Anche il resoconto finanziario sarà pubblicato prossimamente.
RISVEGLIATI, RISVEGLIATI, RIVESTITI DI FORZA, O BRACCIO DELL’ETERNO!
RISVEGLIATI COME NEI GIORNI ANDATI, COME NELLE ANTICHE ETA’!
Is. 51/9
Ciclostilato in proprio, non pubblicato Indirizzo: Testimonianza Evangelica Valdese Casella postale
10066 Torre Pellice