VALLI NOSTRE (pre TEV) 1 giugno 1976

Valli Nostre

 n.1, giugno 1976
Sommario
– io alzo gli occhi ai monti… Donde mi verrà l’aiuto? (Salmo 121). Uno sguardo al nostro lavoro.
– Risveglio.
– Notizie.
– Visite evangeliche alle Valli
TERRITORIO DILAPIDATO IN VAL PELLICE (Dr. A. Baridon).
– Annotazioni particolari.
Una lettera da LIVORNO del Pastore Dott. Alberto Ribet.
Pastori… Deputati… Senatori
– Un po’ di spazio per quelli di domani…
La Storia di Dik.
Appendice

 

 

GIUGNO 1976
io alzo gli occhi ai monti… Donde mi verrà l’aiuto? (Salmo 121). Uno sguardo al nostro lavoro.
Convinto da sempre
del compito vocazionale affidato da Dio all’agente delle Valli valdesi in vista
di un’opera di testimonianza, alcune voci chiedono il ripristino dell’antica
Commissione “Pro Valli” intesa a questo fine.
La Commissione
Distrettuale approvò e promise di presentare la cosa alla prossima Conferenza
Distrettuale… Ma due conferenze ebbero luogo senza che nei loro ordini del
giorno già sovraccarichi di lavoro, fosse materialmente possibile di inserire
l’argomento “Pro Valli” e tutto, forse, fu per il meglio…
Nel contempo, siccome
alcuni argomenti come quello dello spopolamento delle Valli e la vendita delle
proprietà immobiliari Valdesi apparivano allarmanti, si costituì un gruppo
volontario col nome: “Valli Nostre”.
Criteri
seguiti
:
Si sono dato la mano
anzitutto degli uomini che ricoprono posti di responsabilità. Collaborano
fraternamente dove e quando possibile, evitando qualsiasi interferenza nei
campi rispettivi.
Gradirono anche dei
collaboratori – sempre che – impegnati in attività responsabili.
Attività
svolte
.
Villeggiatura
evangelica
.
La villeggiatura
evangelica al modo di Rorà (1935-1955) è oggi meno facile da organizzare. Le
varie “Pro Loco” provvedono loro tutta la clientela ospitabile e poco
è lo spazio che resta a nostra disposizione, anche se le richieste dall’interno
e dall’estero sono numerose e suscettibili di diventarle sempre di più.
Qualora tuttavia
abbiamo potuto concretare anche quest’anno e meglio ci ripromettiamo per
l’avvenire cercando di sfruttare anche la stagione invernale.
Ci sembra doveroso, a
questo punto, di esprimere una lode alla Chiesa di Villar Perosa dove, in
qualunque momento dell’anno, famiglia pastorale e membri della comunità si
mobilitano per accogliere ed ospitare fraternamente questo o quel gruppo che ne
arriva per trascorrervi più o meno lunghi periodi di tempo.
Difesa
proprietà immobiliare
:
Trascriviamo più
avanti lo studio sulla grave situazione di Luserna San Giovanni di una penna
molto importante. A torre Pellice e Bobbio Pellice, però, non mancano dei
problemi e gravi sono le situazioni di Angrogna e Rorà. A Prarostino qualche
allarme non manca come neppure Pomaretto ove si parlava, tempo addietro, di
“baite vendute a gente sconosciuta e forse… Valli nostre dice:
“Svegliamoci!”
Concludendo
Abbiamo l’impressione
di aver appena iniziato un cammino sul quale molta strada resta ancora da
percorrere e per il quale non difettano i progetti.
Informiamo con
deferenza la Commissione Distrettuale e per essa, se gradito, la Conferenza del
nostro lavoro che può tornar di sollievo al Pastorato già oberato da mille compiti
gravosi.
Qualsiasi programma
politico è rigorosamente escluso.
Serve come notiziario
e mezzo di collegamento questo foglio “Valli Nostre” che mentre vuol
ravvivare la nostra vocazione, vuole anche rinsaldare i vincoli con i fratelli dell’Evangelizzazione
in Italia e fuori ricordando a tutti che dobbiamo essere fedeli “fino alla
morte” all’Evangelo del nostro Salvatore Gesù Cristo…
Valli Nostre poi, non
intende minimamente tradire l’ideale
ecumenico
che si propone anzi di servire:
Per fare
dell’Ecumenismo bisogna essere almeno in due: da un lato i cattolici e
dall’altro noi valdesi. Per un vero ecumenismo le valli debbono continuare ad
esistere. Quando potremo anche in queste antiche valli valdesi, come in quasi
tutto il mondo cristiano ormai (almeno in quello evoluto) scambiarci ogni tanto
i pulpiti, Preti e Pastori per predicare quell’Evangelo che ora è unico,
potremmo dire aver superato un passo ecumenico importante.
Risveglio!
Quello, però, che più
di tutto ci sta a cuore, è il nostro
risveglio spirituale e religioso
.
Più di tutti gli
altri argomenti di cui abbiamo parlato esso appare urgente ed importante. Se la
svendita delle proprietà valdesi talvolta minaccia il nostro avvenire, l’apatia e l’indifferenza religiosa
favorite dal tenore febbrile della vita moderna, dal benessere, talvolta dalle
passioni politiche e sempre dal peccato trionfante… Esse sono come una slavina che minaccia di trasformare
questa antica Sionne dei nostri Padri, fervente di zelo per il servizio di Dio
e risonante per l’eco dei canti innalzati alla sua gloria, in un cumulo di
macerie e di un cimitero dove i nostri amici esteri verranno ancora di quando
in quando a portare un mazzo di fiori ed a versare una lacrima dicendo:
“Qui, una volta, vissero i nostri antenati, la nostra “Mater
Reformationis”.
Perciò il grande e
vero ideale nostro è proprio quello del Risveglio e di un rinnovato, moderno
Pietismo.
Perciò lavoriamo e i
più anziani fra noi che già hanno speso da 45 a 50 anni di lavoro e pregato Dio
per questo scopo, ora, anziché curvare la fronte con tristezza e dire:
“Abbiamo sprecato la nostra vita, non abbiamo ottenuto ciò per cui
l’avevamo offerta… Si irrigidiscono in un ultimo sforzo e tentano ancora una
battaglia e gridano alle Valli: “Ridestativi al fine, tornate al vostro
posto nelle vostre chiese e nel popolo di Dio; tornate al fervore, tornate a
mietere nella grande messa del Signore e non lasciatevi morire prima d’aver
udito quei canti di gioia che debbono sempre seguire l’opera di coloro che ha
seminato con lacrime:
“Il Signore ti
conceda, caro lettore, di essere tra coloro che cantano per la gioia della
sentita presenza di Dio! Con fraterno affetto: “Valli nostre”.
(Ricordate il nostro
indirizzo è: “Valli Nostre” 10066 Torre Pellice
notizie
Valdesi di Germania
ospiti Pragelato.
Oltre 80 fratelli
nostri di Germania discendenti degli antichi profughi nell’alta Val Chisone e
di Pragelato e dintorni, sono venuti a trascorrere alcuni giorni dell’antica
terra degli avi, ospiti di famiglie singole con la collaborazione anche delle
Autorità Comunali.
Tutto è avvenuto
spontaneamente. Dopo le visite di questi ultimi anni, che tanta ed ecco lo
lasciarono nel cuore dei partecipanti, i rapporti reciproci sono rimasti
intensi. A Pragelato la gente colta non manca, i laureati sono numerosi ed
anche coloro che conoscono la lingua tedesca…
La voce del sangue
poi, sembra avere un’eloquenza insospettata. Lo scambio di corrispondenze è
rimasto intenso. Il signor sindaco del luogo si parlava di centinaia di lettere
che vanno e vengono. Anche oggi la visita ha costituito come un piccolo
avvenimento di cui, per comprensibile discrezione i giornali non hanno parlato.
La cosa non ha avuto carattere religioso ben che un “fondo” religioso
vi fosse. Gli evangelici debbono aver assistito a qualche cerimonia cattolica
locale così come, se una cerimonia evangelica vi fosse stata, la popolazione
cattolica locale vi avrebbe assistito. Ma le Valli Valdesi, premute oltremodo
da attività religiose e secolari, sono ancora disponibili per accogliere nelle
proprie case per qualche giorno dei fratelli tedeschi? E per attuare
spontaneamente simili incontri!
Ci si rammarica che
gli ospiti non abbiano potuto avere migliori relazioni con le persone
evangeliche, così come le hanno avute con i cattolici. Ci si augura che ciò
avvenga e si possa ripetere.
VISITE EVANGELICHE
alle valli: Un gruppo di giovani olandesi guidati dal pastore che parlava la
loro lingua, ha trascorso qualche giorno a Castagneto partecipando a un culto a
Bobbio Pellice, offrendo anche un’esecuzione di canto. Dopo il culto, ho voluto
udire, tramite la lingua tedesca, il contenuto del sermone.
 – Numerosi altri gruppi hanno pure visitato le
valli e le hanno dato la dimostrazione i numerosi autobus esteri che
posteggiano frequentemente accanto alla foresteria di Torre Pellice.
– Un altro gruppo di
una quarantina di fratelli germanici, e che personalità di rilievo ora in
pensione ma tuttavia attivo, ha soggiornato per vari giorni a Villar Perosa,. Siamo
stati impressionati nel constatare come fossero informati delle cose nostre in
Italia e specialmente della situazione interna della nostra Chiesa. UUna
signora era tormentata dal fatto di aver raccolto durante anni, offerte per
un’opera valdese il cui direttore fondatore si presentava ora alle elezioni
come candidato del partito comunista.
– Un altro caro amico
nostro ha fatto addirittura una corsa a Roma ed a Riesi per vedere con i propri
occhi come stavano le cose. Uomo responsabile è stato molto parco nei suoi
commenti… Una sola confidenza si è lasciato scappare: “Ho voluto visitare
la Chiesa valdese di Riesi di cui tanto aveva udito parlare e mi ha dato
l’impressione di essere una Chiesa morente”.
(Vedi in seguito lo
studio del dottor Alberto Baridon e poi varie altre letture e notizie).
TERRITORIO DILAPIDATO
IN VAL PELLICE (Dr. A. Baridon)
Anche nella
nostra Valle, come. nella stragrande
parte del
territorio
nazionale,
assistiamo
ad una distruzione sistematica del territorio con riflessi
altamente negativi sul potenziale paesaggistico e specialmente
agricolo.
Soffermiamoci un istante
su una
parte importante di un comune della nostra Valle, dove
la degradazione
ha imperversato
di più:
Luserna San Giovanni.
Prendiamo in esame
il
fondo valle vero e proprio nonché la fascia collinare
sulla sinistra orografica della bialera (in
piemontese: torrente
) Peyrotta:
una superfi­cie
di
circa
100 ettari (irrigui.), alveo
del Pellice escluso, del
miglior
terreno agrario produttivo dalla intera Val Pellice.
Orbene, oggi, 1976,
almeno
un 30%
del territorio agrario, cioè circa 120 ettari, risulta
distrutto agli effetti agricoli a causa di
case (escluse
quelle effettivamente agricole), fabbriche
e strade.
Nel 1955, cioè circa 20 anni
fa, le tare del
territorio non
superavano
il 10%
(ca­se effettivamente agricole escluse). Ne consegue che in 20
anni sono an­dati distrutti, dal
punto di vista agricolo, almeno 80 ettari,
cioè il 20% dell’intero
territorio considerato.
Andando avanti
su questo
metro ne deriva che, in pochi decenni, gran parte dei territorio sarà
dilapidato,
con la costruzione di tante
altre
case
mono-bi-tri famigliari tutte recintate
come lager, in buona parte adibite
a casa
con l’apertura
su strade
larghissime
in rapporto
col traffico
che debbono sopportare (6 e più
mt.
di larghezza
quando sareb­bero sufficienti 4 mt.), e con
la costruzione
di stabilimenti
sconvolgendo
e distruggendo
i migliori terreni agricoli.
Teniamo presente che
80 ettari
del fondo valle in questione sono sufficienti per mantenere
annualmente almeno 120 capi bovini.
Ignoranza
crassa…
Ormai anche nei
nostri paesi prevale l’ignoranza più crassa, sia
in tanti
uomini
dalla strada, sia in tanti dirigenti
politici-amministrativi, nei confronti della agricoltura:
certamente essi
hanno dimenticato, sull’esempio dei Pubblici Poteri italiani, che solo
l’agricoltura è l’attività
primaria senza la quale
nessuno può sopravvivere.
Al limite una capra, una pecora
(si possono mangiare, producono preziose derrate) valgano: più
di una
casa o di una “limousine” che non solo non producono
nulla ­
di primario ma inquinano sempre più.
Ma vi è
di più:
senza l’apporto dei fondi vallivi fertili
e produttivi,
quale attività agricola “stanziale”           
è possibile esplicare?
I foresti ed i
pascoli montani (alpeggi) sono complementari
del fondo
valle; l’azienda agricola autoctona ed economicamente valida viene delimitata,
nel suo potenziale, dalla proprietà
del fondo valle.
Senza il fondo valle produttivo
verremo colonizzati, nella primave­ra-estate, dai proprietari della pianura
con la scomparsa
di gran parte della attività agricola locale.
Io non dico:
non costruiamo gli stabilimenti, le case, non apriamo strade.
Dico invece:
1° NO alle
seconde case (abitate, meglio sarebbe dire visitate
per 80-100
giorni all’anno;
al massimo);
2° Gli stabilimenti
industriali siano costruiti lungo i terreni meno fertili, prospicienti l’alveo del
Pellice;
3° Si studino tipi
condominiali razionalmente ambientati.          
4° Le strade siano
aperte nel numero minimo indispensabile senza doppioni sperperanti: la loro
larghezza  – quando non siano i corsi
principali di grosso scorrimento – sia limitata a 4 m di larghezza più la
cornetta,
ecc.
E per tutto quanto è
stato costruito con tanto disordine?
Io propongo per tutte
le case (non agricole), costruite negli ultimi 25 anni, non abitate in permanenza (non solo in Luserna San Giovanni ma in
tutta la valle) una tassa annuale (per esempio di lire 200.000-300.000 per
casa) versata alla Comunità: metà del ricavato sarà distribuito agli agricoltori locali in rapporto ai
capi bovini “stanziale” (cioè permanenti l’intera annata in valle)
posseduti mentre l’altra metà sarà utilizzata dalla comunità di concerto con i
singoli comuni per la manutenzione di strade (ivi comprese quelle per i
trattori agricoli).
La mia è solo una
proposta che può essere discussa, ampliata (come comportarsi verso chi
costruisce ex-novo, su terreni agricoli, oltre quella abitata in permanenza
personalmente -1, 2, eccetera, case da affittare come seconda casa??); Quello
che è certo è che bisogna pure porre un termine alla Babilonia edificatrice,
cancro dei terreni agricoli, se non vogliamo, in un futuro non lontano, di
dover dipendere per l’approvvigionamento delle derrate agricole, esclusivamente
dall’esterno, con tutti i gravissimi e ben comprensibili fenomeni negativi dei
tempi di crisi.
ANNOTAZIONI
PARTICOLARI:
Buona parte dei
proprietari dei terreni su cui si è costruito in Luserna San Giovanni, erano e
sono valdesi: in generale esse si hanno venduto senza discriminazione religiosa
dell’acquirente, per cui, anche sotto il profilo tradizionale locale, il
patrimonio fondiario presenta sensibili mutazioni sulle intestazioni catastali.
Ne conseguono sconvolgenti trasformazioni del paesaggio, nella economia e nei
tradizionali titolari del patrimonio fondiario.
Vogliamo in questa
sede rivolge espressioni di vivo compiacimento al Comune di Villar Pellice per
aver saputo sino ad oggi resistere nel mantenere inalterata la destinazione
agricola (in massima parte prativa) del suo effettivo fondo valle dal Subiasc
al S. Cristoforo: l’aver resistito è una sicura garanzia agricola per la
produzione di formaggi e la vita destinate al mantenimento autunno-invernale
del prezioso patrimonio bovino che d’estate può largamente sostenersi sul
pascoli montani; inoltre si è conservato intatto il caratteristico paesaggio
valligiano
giugno 1976     Firmato Alberto Baridon
Dopo i ringraziamenti della redazione al
professore la circolare continua con altri interventi:
Una lettera da
LIVORNO del Pastore Dott. Alberto Ribet.
Caro Collega,
Vi sono nella nostra
Circolare almeno tre argomenti su cui mi pare sarebbe utile un fraterno scambio
di idee.
a) Il problema
generale della amministrazione delta Chiesa che va aldilà del problema delle
Conferenze Distrettuali e del Sinodo. So che siamo in un periodo di transazione
e che è difficile amalgamare due concezioni di Chiesa di natura diversa come
quella Wesleyana (a tendenza episcopale) e quella Valdese chiaramente
presbiteriana. Così si è voluto conservare il Circuito Metodista e il Distretto
Valdese: il primo dovrebbe, essere come i presbiteri presbiteriani, ma è difficile
rompere la tradizione dei circuiti metodisti per cui. non i distretti, ma i
circuiti nominano i delegati alla Conferenza Metodista.
È difficile scindere
nelle attività ecclesiastiche lo spirituale dall’amministrativo e così
Conferenze e circuiti si sovrappongono, si intralciano e le chiese vivono
nell’isolamento più di prima. E dai circuiti, alle Conferenze, alla Tavola ed al
Comitato Permanente, ed alle Conferenze bisogna aggiungere le Federazioni
locali, la Federazione C.E.I., oltre alla FGEI, alle F.F.V., al Comitato delle
Scuole Domenicali, ecc.
Nel mio Distretto
(meno di 2.000 membri) almeno 150 persone formano le assemblee di Circuito o del
Distretto e 20 persone fanno parte dei comitati direttivi oltre ai Consigli di
Chiesa.
E con tutto
quest’apparato (che costa) le Chiese languono e l’attività in comune è
praticamente inesistente!
b) Nell’ultimo
“Valli nostre” (non mi piace, il titolo che crea confusione col
calendario!) vi è un interessante trafiletto sul “conformismo” e sul
colloquio di Pinerolo. Peccato che non sia stato riferito su cosa si è detto
dalle due parti nel Colloquio di Pinerolo! Abbiamo bisogno di chiarirci le idee
in merito credo che oggi lo si possa fare e lo si debba fare in una discussione
serena, costruttiva, e mi pare che oggi più che mai il problema possa e debba
essere affrontato quando si pensa che un nostro collega è candidato al Senato
in una lista comunista. Se sarà votato, non ho nessun dubbio che anche al
Senato, Vinay predicherà la teologia dell’agape e non le ideologie di Marx, ma
appunto per questo mi pare che il problema sia aperto e debba essere trattato
in base alla Scrittura e non delle teorie politiche. Chi apre la discussione,
Bertin?
c) Bertalot, nella
sua lettera mette in evidenza l’attività delle “Chiese non federali”.
La nostra opera
evangelistica
ristagna; ad un convegno Chiese libere, più di uno dei presenti proclamava:
“Non riusciamo a
rispondere a tutte le
domande di predicazione che ci pervengono; in dieci anni le nostre assemblee di
culto si sono ridotte alla metà. Toppi mi diceva che questo fenomeno le Chiese Pentecostali
non lo conoscono; i giovani nostri mi disertano la Chiesa: ho visto le assemblee
dei Fratelli piene di giovani; non credo che il bilancio della Claudiana superi
di molto i 50 milioni (e le finanze della Claudiana fanno acqua in
abbondanza)… Il responsabile dell’opera libraria degli Avventisti mi diceva
che in un anno avevano venduto più di 140.000.000 di lire fra libri ed opuscoli.
Sorgono dovunque le radio evangeliche ma il problema per noi, non si pone
neppur, del resto, quale potrebbe essere il nostro messaggio?
Sono questi problemi
accanto al quali non possiamo passare indifferenti.
Forse “Valli nostre”
potrebbe darci l’occasione di parlare di queste cosa… e di altre ancora.
                                               Cordialmente    Alberto Ribet
Pastori… Deputati…
Senatori
A questo punto il
redattore si trova nell’imbarazzo:
Sul suo tavolo
aspettano lettere di collaboratori che esprimono la loro amara delusione per il
comportamento del loro collega ed amico Tullio Vinay il quale, nel suo grande zelo
di far qualcosa di nuovo e di grande per il servizio del Signore sembra passato
addirittura dall’altra parte della barricata o almeno essersi introdotto nel pancione
del cavallo di Troia… E come lui anche quella santa donna che sembrava la
Pastoressa Sciclone e forse altri ancora… Questi scritti ci erano stati
mandati prima del 20 giugno quando ancora ferveva una propaganda elettorale che
adesso è chiusa e perciò, forse rimandiamo ancora quanto abbiamo sott’occhio.
Certamente gli autori, dopo aver aggiornato il loro pensiero, ci scriveranno
ancora.
Quanto a noi, per
collaborare almeno frettolosamente al nostro scambio di idee, prospettiamo una
ipotesi abbastanza banale ma che non ci sembra ancora essere stata fatta fin
qui:
Ricordiamo come ieri
– grazie alla nostra età – l’avvento al potere di quella “forza
nuova” che si chiamava il Fascismo. La posizione della Chiesa Cattolica, in
quel momento, era ancor più precaria di quanto non lo sia oggi. Già, e fin dal
1870, era in rotta con la casa Savoia. Ora si allea questa schiera armata, di
decisioni impulsive e rapide… Che cosa stava per accadere? Nulla di terribile!:
Nacque il “Concordato“.
Ed oggi? Non è forse
già nella sala dei parti il “Compromesso
storico?
E noi Protestanti?
Oggi combattiamo il Concordato; combatteremo domani il Compromesso storico? (N.d.R:
il taglio a fine pagina non permette la lettura dell’ultima riga).
Un po’ di spazio per
quelli di domani…
Gioventù bell’etade
gradita
che felici possiamo
goder
primavera tu sei
dalla vita
tu ci dono la gioia e
il piace…
Come credenti
cristiani Evangelici, non possiamo allinearci con quella parte della
generazione odierna che non si cura della gioventù se non per sfruttarla e
farne uno strumento di guadagno e di potere… Che continua a servire la causa
dal servizio militare per cui i giovanissimi dovranno dar la vita su quei campi
di battaglia che non essi, bensì i loro genitori avranno voluto… Che rifiuta
oggi di dar loro quella preparazione ed istruzione religiosa che costituisce
sola vera forza di fronte alle mille e crudeli incognite della vita… Che non
vuole che loro sia concesso – come invece fu dato a noi – di intravedere un
orizzonte che vada oltre l’orrida fossa del cimitero.
Perciò vogliano e
sempre più vorremo in avvenire dare spesso uno sguardo e quelle nostre preziose
Scuole Evangeliche e Valdesi e a quell’insegnamento religioso scolastico che in
alcuni luoghi si può dare.  Lo sguardo d’oggi
sulla festicciola di chiusura dell’anno scolastico della Scuola Latina di
Pomaretto: Gli alunni ricchi di spirito d’iniziativa e di spontaneità hanno
improvvisato tutto un programma. Ecco l’ultimo numero dalla voce visibilmente commossa
di uno di essi:
La Storia di Dik.
Questa é la storia di
Dik, il più volonteroso e disciplinato alunno della Scuola Latina che da due
anni, seguendo il suo padrone, veniva a scuola e aspettava che le lezioni finissero
per poter stare con lui. Questo cane, nonostante le sue 3 zampe (infatti una
l’aveva persa in un combattimento con un gallo) seguiva Ivano dappertutto, e
non lo lasciava neanche un momento.
Dapprima, quasi tutta
la scuola non era molto propensa a lasciarlo entrare, specialmente quando era
bagnato ed emanava un non troppo piacevole odore; quando arrivava la signorina
Geymet lui la seguiva e entrava con lei perché sapeva che non l’avrebbe buttato
fuori dato che ne aveva compassione. Invece, quando arrivava la signorina Balma
si nascondeva e stava ben zitto, perché sapeva che non era molto gradito.
Ma poi, a poco a
poco, tutti avevano imparato a volergli bene, perfino i professori, che molto
spesso gli davano biscotti o qualche altra leccornia che Dik mangiava
avidamente e poi, coi suoi occhi imploranti e penetranti che avrebbero commosso
e fatto pena alla persona più arcigna, riusciva a farsi dare il “bis”.
Molto spesso, nell’intervallo
e all’insaputa di Ivano, Dik veniva fatto entrare, o meglio trascinato in aula
(infatti egli non voleva entrare per paura che Ivano lo sgridasse). Quando
Ivano se ne accorgeva, cominciava a gridare e a menare le mani per farlo
uscire. A questo punto il povero Dik, come per farsi proteggere, andava a
mettersi sotto a un banco, cercando di nascondersi dietro alle gambe di quelli
che vi erano seduti. L’ira di Ivano, però, giungeva inesorabilmente e il cane doveva
scapparsene in fretta e furia fuori dall’aula.
In seguito, quando le
acque si erano calmate, si accucciava vicino alla porta vigilando e non se lo
lasciava sfuggire.
Molti altri dispetti
(ad esempio fischiargli nelle orecchie) Dik dovette subire, ma il più
memorabile forse fu quello del 1° aprile: per almeno 10 minuti il povero cane
dovette girare con un gran pesce di carta attaccato alla schiena. Egli però ci
perdonava sempre perché oltre ad essere buono era anche un cane religioso; infatti
tutte le domeniche accompagnava Ivano in Chiesa. Sembrava che il cane dovesse
vivere ancora a lungo felice, ma un brutto giorno  successe la disgrazia che nessuno si
aspettava e che portò il lutto nella scuola Latina:… Era una afosa serata di
maggio, molti ragazzi erano al campetto e giuocavano a pallone, mentre gli
uccellini cinguettavano felici per l’arrivo della primavera… ad un tratto una
brusca frenata, un guaito di cane e poi il silenzio.
I ragazzi accorsero e
trovarono Dik che era finito sotto alle ruote di un camion. Essi lo presero e
lo deposero sul ciglio della strada.
Il giorno seguente fu
data degna sepoltura al cane che per noi era stato come un compagno. Così
l’anno scolastico finì per l’alunno più bravo della scuola ancora prima che per
noi.
                                                                                   FINE
Cari Figliuoli! Torna
quasi alla mente l’espressione di un noto letterato francese:!’
Plus je connais les hommes et plus j’aime les chiens”. Ma per vivere in seno
ad una umanità come la nostra, una scuola come la vostra è l’aiuto migliore.
Alcuni altri scritti
aspettano sul nostro tavolo, ma saremmo molto riconoscenti a tutti coloro che
vorranno collaborare con noi in uno spirito di risveglio della fede o del
fervore nella nostra chiesa come nelle nostre Valli. Ringraziamo pure per varie
offerte ricevute e di cui daremo notizia prossimamente. Il numero dei nostri
destinatari raggiunge ormai le 5000 copie; saremo pure grati a coloro che, se
la circolare non interessa ce lo dicono perché l’opera nostra è totalmente
volontaria, la Chiesa non può darsi sussidi e i prezzi sono feroci. Ma non
temiamo nulla, andiamo avanti per fede e Dio non è mai venuto meno alla nostra
fede. In Lui!
Appendice
Conferenza
distrettuale – Villar Pellice – 26 giugno 1976
Tralascio i dettagli
della relazione per concentrare l’attenzione sull’ordine del giorno che sintetizza il contenuto.
La conferenza del 1º
distretto
esprime viva preoccupazione
perché l’impegno sociopolitico a cui ogni credente può sentirsi chiamato viene
indirizzato e incanalato verso l’adesione a determinate ideologie politiche, e
a tal fine vengono strumentalizzati tutti gli organi dell’informazione della
Chiesa.
Lamenta il profondo
disorientamento delle coscienze che ne è risultato nelle chiese;
dichiara che la presa di
qualsiasi posizione politica di singoli credenti o di gruppi, e in modo
particolare di Pastori, non può in alcun modo coinvolgere la responsabilità di
tutta la Chiesa valdese;
invoca lo Spirito Santo
perché agisca nel nostro popolo, facendogli ritrovare la sua unità spirituale e
richiamando al senso profondo della sua vocazione, che fu quella dei nostri
padri, nell’amore per la Chiesa e nella fedeltà al puro annuncio del
l’evangelo.

 

Riattivo il blog – profeti e profezie

Riprendo oggi a far funzionare il Blog per dare inizio ad un dialogo costruttivo sul rinnovamento della Chiesa cristiana. La mia speranza è che queste riflessioni, contributi e documenti abbiano un impatto sul corpo di Cristo in Italia dove l’evangelo è stato annunciato nientemeno che da Paolo apostolo in persona. E una sua lettera è stata scritta a quelli che allora erano “I Romani”.


profeti e profezie

da un rapido sguardo alla Confessione valdese 1655, non v’è
cenno ai profeti né alle profezie come messaggi destinati ai credenti.
Tutte le Sacre Scritture, come si legge all’art. 4, hanno un
valore normativo per la vita di fede.
4. … riconosciamo la divinità di questi libri
sacri (la Bibbia), non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente
dall’eterna e indubitabile verità della dottrina contenuta in essi,
dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e
dall’operazione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la
testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per scoprire i raggi della
celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo
cibo col suo divino sapore
.

In questo articolo sulla Bibbia vediamo molti
aspetti normativi della chiesa valdese delle origini: valore dei libri sacri,
testimoniati dalla e per la chiesa; della sua eterna indubitabilità; strumento
dello Spirito Santo che fa aprire efficacemente gli occhi per correggere e
discernere il gusto dei sapori  della
Parola di Dio.
Tra questi sapori antichi e genuini vi sono i profeti
e le profezie che, oltre ad Israele, 
hanno nutrito innumerevoli nostri predecessori sia nello spirito che in
ogni campo della loro vita quotidiana. Basta leggere la loro storia. La Chiesa,
fondata da Cristo e voluta da Dio, per far conoscere il suo Signore al mondo
non è stata privata di questo modo preventivo di avvertimento  e di correzione. I due seguenti testi
seguenti lo confermano.

1Cor 12:28 E Dio ha posto
nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti,

1Ts 5:20 Non
disprezzate le profezie.
Nel leggere le profezie
dell’Antico Testamento non si può fare a meno di pensare che erano pesanti
avvertimenti o  rimproveri per correggere
capi, regnanti, uomini o donne, senza distinzione e, in ultima analisi,
individui per evitare loro conseguenze ineluttabilmente tragiche.
Con la sua lettera Giacomo
riprende questo metodo di Dio con un significato molto razionale: Giac 1: 22 … mettete in pratica la parola e non
ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. 23 Perché, se uno è ascoltatore
della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia
naturale in uno specchio; 24 e quando si è guardato se ne va, e subito
dimentica com’era. 25 Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè
nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore
smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare.



La legge (ovvero la Parola di Dio che conosciamo attraverso la bibbia)
è tutto quello che Dio ha fatto sapere al suo popolo e all’umanità. Giacomo
spiega anche a noi come applicare  il metodo
voluto da Dio con le profezie.
È un’operazione di
verità per innescare una riflessione spontanea di ravvedimento, di pentimento e
di conversione. È un’opera di convinzione su ciò che è giusto e sbagliato dal
punto di vista di Dio.
La profezia quindi è
un “parlare” di Dio attraverso strumenti  e persone che ha scelto per far conoscere la
sua volontà. Gli esempi nella Bibbia sono tanti.  Nell’articolo di fede valdese del 1655 si
parla, come è giusto farlo ancora oggi, di Spirito Santo che agisce in piena e
totale libertà per convincere il mondo. (Gv 16:8).