Esperienze di un risveglio (AB)

Esperienze di un risveglio
Un recente terremoto (era il 2016) ha fatto tante vittime anche perché
ha sorpreso gli abitanti durante il sonno. Dalle testimonianze pubblicate dai
giornali sappiamo che chi è riuscito a svegliarsi, dopo le primissime scosse,
si è salvato. Sonno leggero o insonnia, in questo caso sono stati una salvezza.
Sono stato colpito dall’analogia, pensando a quanto stavo leggendo in
questi giorni ed a quanto siamo preoccupati, noi di “Risveglio Valdese” da un
po’ di tempo. Ho pensato perciò di pubblicare in originale e la traduzione di
un vecchio libro che ho riletto. “Fondé sur le roc” di H.E. Alexander che ha
vissuto in prima persona il risveglio in Scozia nel 1906 ed ha voluto scriverne
le memorie per i giovani del suo tempo. Ho conosciuto poco anche se di persona
l’autore, chiamato “il fondatore”, perché la sua coerenza alla chiamata di Dio,
non solo ha permesso lo sviluppo di un opera evangelica in Europa e nel mondo
intero, ma è stato lo strumento che Dio ha utilizzato perché molti in Italia,
io e la mia famiglia tra i primi, venissimo a conoscenza dell’evangelo
salvifico, e di una vita essenzialmente radicata in  Cristo.
Di “risveglio religioso” se ne parla anche in molte pagine del libro
“Valdo di Lione e i poveri nello spirito” (di Carlo Papini, ed. Claudiana, 2001);
 nel libro di William Meille “Il
risveglio del 1825 nelle Valli Valdesi” (ed. Claudiana, 1978) e in numerosi
altri libri. Parlare di risveglio non è come viverlo.
I discepoli nei racconti evangelici sono sovente rimproverati da Gesù
perché si addormentavano e toccava a Lui risvegliarli, dopo averli
rimproverati. I segnali che Dio invia alla sua Chiesa sono numerosi e chiari,
ma non tutti coloro a cui sono rivolti stanno attenti. Che questi testi e
soprattutto una lettura (o rilettura) “appassionata” della Bibbia
contribuiscano a ridestarci.
H. E. Alexander,
nelle seguenti pagine del suo libro di (Edificato sulla roccia”
ed. Maison de la Bible, che ho tradotte) condivide le esperienze del
“risveglio” dal di dentro e non dall’esterno come un cronista o
commentatore, ma da protagonista.
Preparazione di
un risveglio
Quelli che hanno
avuto l’insigne privilegio di passare attraverso un vero risveglio dello
Spirito Santo, come quello del Galles, sanno che certe impressioni ricevute in
quel momento rimangono indelebili e certe altre lezioni imparate in seguito
permettono di discernere i pericoli e le deviazioni che minacciano ogni vero
movimento dello Spirito Santo.
Parlo qui del
vero risveglio: un intervento di Dio attraverso la potenza dello Spirito Santo
nella vita della sua Chiesa, e attraverso di essa per grazia e salvezza nel
mondo, fino alle estremità della terra. La parola risveglio in quel momento era
rivestita di tanta freschezza. Essa significava realmente un rinnovo divino.
Non si adoperava ancora questa parola per altri scopi, come si è in seguito
preso l’abitudine, a gran discapito dell’opera di Dio e dello stesso risveglio.
Il risveglio è
un’esperienza unica, precisa e pratica. Quando se ne capisce la portata, si realizza
anche quanto sia solenne parlarne, e pregare per esso. Molti cristiani
adoperando questo termine, che diventa rapidamente un cliché privo di senso,
non sanno quello che chiedono e sono al di fuori di ogni realtà, applicando
questa parola come un’etichetta su ogni tipo di manifestazione, sovente
estranea e contraddittoria al risveglio.
L’origine e le caratteristiche di ogni vero
movimento di risveglio sono il riflesso della Parola e dell’approvazione
divina; essi mostrano i frutti che sono graditi a Dio e approvati dagli uomini
secondo Romani 14:18 (Poiché chi serve Cristo in questo, è gradito a Dio e
approvato dagli uomini.).
            Il
risveglio… è Dio che interviene nella vita dei Suoi figli e della Chiesa
prendendone la direzione; ed è proprio di questo che si teme e la vera ragione
per cui vi si oppone. Lo Spirito Santo deve riprendere i suoi diritti; l’uomo
deve prendere il suo posto dietro il Signore. I piani, i pensieri degli uomini
devono essere sottomessi a Colui che è il Capo di tutto il corpo. Per la natura
umana quest’intervento divino è solenne e talvolta terribile. Dio viene verso
di noi, e i Suoi figli ritornano a Lui e alla Sua Parola, confessando i loro
peccati e i loro dubbi.
Il risveglio svela e condanna; è la liberazione
delle vittime dal dubbio, è il ritorno alla semplicità che è in Cristo,
all’autorità assoluta della Sua Parola nella vita dei cristiani e nelle Chiese.
Si impara a tremare davanti alla Parola di Dio. Si esperimenta la realtà e
l’autorità della potenza dello Spirito Santo e della Parola. È lo Spirito Santo
che convince di peccato.
  Il
risveglio… È quando il Signore stesso comincia il giudizio dalla Sua casa. È
quando il Signore brandisce la frusta nel tempio. È la separazione da ogni
compromesso e ogni cosa losca. È la scoperta degli interdetti e del peccato nel
santuario. Conduttori spirituali e credenti senza distinzione, sono guidati ai
piedi della Croce per mettersi in ordine con Dio e scoprire la vera unità
spirituale.
            Il
risveglio… È il regolamento di conti davanti a Dio, in grazia e in verità; è la
riparazione di torti verso gli altri, con giustizia e lealtà. A questo non vi
si sfugge, se si tratta di un vero risveglio. Confessare, riparare e
restituire, questo è il prezzo da pagare per ottenerlo, se non si vuole fabbricare
un contraffazione, che conduce alla morte o all’accecamento spirituale perché
ci si rifiuta di ubbidire e di sottomettersi a Dio. 
            Il
risveglio, è Dio che fende il cielo come un fulmine nella notte, che svela la
differenza tra la vera e la falsa pietà, che spoglia i suoi figli dalla
formalità e li porta ai Suoi piedi perché conoscano finalmente il Suo vero
amore. Infatti è il fulmine del cielo che purifica l’atmosfera, che porta un
reale cambiamento, una trasformazione completa nella vita individuale e
collettiva della Chiesa. È da quel momento che si riversa la pioggia di
benedizione: le cateratte del cielo si aprono, e la pienezza di Dio scorre come
torrenti di vita travolgenti.
            Il
risveglio… è lo spirito di preghiera e di lode sciolta ed espressa in tutta
libertà, sotto il controllo dello Spirito Santo. La preghiera non è più un
dovere, ma una potenza. Bisogna pregare,
perché finalmente i cuori siano liberi, i timidi abbandonino la loro timidezza,
i profani comincino a temere Dio, gli orgogliosi diventino umili, tutte le
forze latenti della Chiesa siano mobilitate dal cielo. Quando il conduttore
spirituale vede la sua chiesa trasformata, perché lui stesso lo è stato e ne ha
pagato il prezzo, le sue sofferte aspirazioni trovano l’esaudimento. Lo Spirito
di Dio soffia come il vento e giunge come la rugiada, cambia l’atmosfera, tutta
impregnata di Dio stesso, esalante il profumo del Nome benedetto di Cristo. È una
primavera spirituale, gioia, pace, canto e libertà.
            Il
risveglio, significa ricevere l’amore per le anime perse e l’invito di portarle
a Cristo. Il vero risveglio, è la negazione dell’egoismo, è il contrario di
tutto quello che è proselitismo e opera settaria o propagandistica, è il senso
dell’amore di Dio creato in noi per il mondo. Il risveglio, come il vento, non
rimane mai stazionario. Come il torrente sgorga dalla sua sorgente, esso scorre
sempre più lontano nella direzione divinamente stabilita in anticipo. Il risveglio
crea delle vocazioni ed invia persone consacrate in luoghi distanti. Esso
dimostra la sua realtà spargendo benedizioni su persone non ancora raggiunte
dal messaggio dell’evangelo, attraverso la diffusione della Parola nel mondo.
In conclusione, Cristo è glorificato.
Il risveglio è simile al Nilo che, dopo essere
straripato ed aver inondato il paese, lascia dietro di sé un terreno limaccioso
e fertile. Quando il risveglio si cristallizza in una qualunque forma, ha
finito di vivere. È in quel momento che ci si specializza in una dottrina e
qualche volta si ritorna indietro rivendicando doni contraffatti.
            Bisogna
che il risveglio cresca, che si estenda, altrimenti diventa stagnante,
germinando ogni sorta di mali. È in quel momento che ciò che è iniziato con lo
Spirito finisce con la carne che si aggrappa ad ogni sorta di malsane
esperienze.
            Quando
però il risveglio lancia le sue scintille lontane nel buio della notte, quando
le persone risvegliate, ricevono il mantello del servizio divino, per agire
presso i perduti, occupandosi di coloro che non avevano mai udito l’evangelo, secondo
la vocazione missionaria di Atti 1:8, allora si può essere certi che si tratta
dell’azione dello Spirito di Dio. Se i fiori primaverili sono caduti, se il
profumo lascia il posto al frutto, si tratta dei risultati della legge divina
della crescita. Presto sarà la stagione della mietitura di vite consacrate, che
a loro volta vedranno i frutti benedetti, là dove Dio li manda.
            Il
risveglio non è un movimento che gli uomini possono organizzare; esso dipende solamente da Dio. Non è il prodotto di
sforzi febbrili, ma una visita dall’alto, un dono di Dio. È il vento del cielo
che soffia dove vuole. Un vero risveglio
ha le sue sorgenti nascoste dove l’occhio dell’uomo non vi può penetrare
.
Sospinti dall’ispirazione divina, i cristiani afferrati da Dio, si uniscono per
pregare fino a che Dio non li abbia benedetti. Il Signore ha i Suoi
intercessori preparati in anticipo per questo ministero. Ben presto queste
sorgenti si trasformeranno in fiumi che inonderanno quel territorio, quel
paese, come nella visione di Ezechiele (capitolo 47), e ovunque le sue acque
colano, la vita rinasce.
Se
impiego la parola “risveglio”, desidero precisare che il soffio dello
Spirito di Dio che si manifestò in modo così visibile nelle missioni che mi
furono affidate in Svizzera francese nel 1913 al 1918, benché limitate dalle
circostanze, fu un vero risveglio.
Ma
il risveglio è ancora un’altra cosa. È quello che conobbero i cristiani tra il
1903 al 1905 nel Paese del Galles. Non si trattava di “grandi
missioni” che hanno il loro giusto posto quando esprimono la volontà di
Dio e sono il frutto di una preparazione con supplicazione e preghiera, i cui
risultati sono certi perché sotto la direzione di Dio e senza alcun altro
interesse degli organizzatori.
Il
risveglio, nel senso originale della
parola, è il frutto di una lunga preparazione, di un lavoro di anime, da parte
di coloro che pregano per questo scopo. Dio li chiama e li mantiene in questo
tipo di preghiera, d’umiltà e di supplicazione “fino a quando li
benedirà…”. A quel momento lo Spirito di Dio si spande come Lui solo sa
fare, sorprendendo gli uomini umiliando i Suoi figli e superando l’indifferenza
e il formalismo facendo così esclamare i peccatori: “Fratelli, cosa
dobbiamo fare?”.

Nel risveglio
non c’è posto per nessuna dottrina sociale, né “interpretazioni particolari”.
In esso non c’è posto per nessun “specialista”. Nel risveglio gli
uomini esperimentano il “timore dell’Eterno”, non profanano le cose
di Dio e nessuno cerca di occupare “il posto”. Nel pentimento
generale si stabilisce un ugual livello; solo Cristo è magnificato e ogni
antagonismo è escluso.
Nessun successo
del nemico, nessuna prova della sua abilità sono stati così grandi come il
fatto di impadronirsi di questa parola per farne un cliché, un’etichetta per un
movimento, il titolo di un giornale… sovente nelle mani di coloro che non ne erano
degni.
Durante il
risveglio in Svizzera francese, quando Dio benediceva in modo così visibile,
venne il momento in cui esplose quella lotta tipica di ogni vera opera dello
Spirito Santo. Era la strada dell’opprobrio e dell’opposizione e molti se ne
andarono, preferendo un percorso più facile. Quante volte poi abbiamo
riscontrato dei rimpianti, dei sospiri a proposito “di quei bei giorni
passati”! Coloro che in tali circostanze si esprimono in questo modo, sono
la dimostrazione di chi vorrebbe una continua primavera, con piante sempre in
fiore. Vorrebbe deliziarsi dei profumi del risveglio della natura e rimanere in
uno stato d’infanzia spirituale con tutti i pericoli ch’essa rappresenta. Si dimentica
che Dio ha le sue leggi come i suoi piani, e che la fioritura lascia il posto
ai frutti; che il lavoro preparativo del contadino è seguito dal raccolto.
Dopo il mio
soggiorno a Glasgow ho sempre avuto presente nel mio spirito  questo obiettivo. Ci furono parecchie
tentazioni, altrettanti tentatori ed imitatori, che mi suggerivano di rimanere
nell’orto primaverile, ma Signore aveva detto: “Le estremità della
terra”. Ed aveva anche detto: “Guarda verso il nord, il sud, l’est e
l’ovest poiché Io darò, a te e alla tua posterità per sempre, tutto il paese
che vedi”. Egli ha adempiuto la sua volontà e le sue promesse, portando
avanti un passo dopo l’altro, la diffusione dell’Evangelo, là dove Cristo non
era ancora stato annunciato.
La preparazione
del risveglio dunque è come fosse un’aratura dei cuori e delle coscienze da
parte del Suo Spirito. È la confessione di uno stato di morte e di sterilità, a
fronte del bisogno di calore e di vita; il desiderio dall’alto di portare
frutto e vivere una consacrazione totale. A Glasgow non eravamo assolutamente
ignari di questa preparazione e l’abbiamo esperimentata in modo preciso e
personale.
Trascrivo questi
ricordi che lo Spirito di Dio ravviva e rende così attuali al mio spirito, col
proposito che molti figli di Dio separati, ritrovino l’unità in un comune
desiderio di rinnovo spirituale e sottomissione alle leggi dello Spirito Santo.
È una grande grazia e una grande responsabilità vivere il tempo presente! Il Signore
che vede i nostri bisogni vuole certamente riaccendere, in noi e nella sua
opera, il dono che ha predisposto per il più gran bene di tutti.
Cercherò di
descrivere come vivevamo alla Scuola Biblica prima del risveglio. Eravamo circa
120 studenti di cui 80 ragazzi e 40 ragazze. Rappresentavamo tutte le tendenze
e le congregazioni evangeliche della Scozia, dell’Inghilterra e dell’Irlanda.
Vi erano pochi studenti stranieri.
Le basi e i
principi biblici che caratterizzavano l’insegnamento, escludevano a priori ogni
confusione dottrinale. La teologia dei nostri professori era sana, positiva e
ricca. Gli allievi possedevano convinzioni bibliche personali, già prima di
venire a scuola. Lo scopo essenzialmente rimedio pratico e missionario degli
uni e degli altri, assicurava ad ogni corso uno spirito di preghiera e un
orientamento spirituale. Il nostro direttore si sforzava di mantenere un
livello spirituale elevato e lo spirito di preghiera e di consacrazione
corrispondevano ai bisogni di questo centro. Il lavoro pratico e vario,
affidato agli studenti, impediva di compiacere a se stessi e di fossilizzarsi
in un dottrinarismo dottrinale, pur essendo notevolmente ortodosso. In poche
parole avevano un grande privilegio. E, come imparammo in seguito, era
altrettanto una nostra responsabilità.
Subito si
stabilì tra gli studenti una certa unità. Ognuno aveva già fatto le sue proprie
esperienze. Molti avevano già le idee chiare sul loro futuro, come evangelisti,
pastori o missionari nel nostro paese o all’estero. La grande diversità dei
luoghi da cui provenivano e che rappresentavamo, era una ricchezza e al tempo
stesso una formazione. Imparavamo a vivere in armonia, anche se avevamo
concetti religiosi molto differenti, perciò riuscivamo a ricevere qualcosa gli
uni dagli altri.
Ben presto ogni
studente si sentì al suo posto e in sintonia attiva con la sua sensibilità
spirituale. Gli uni abituati alle forme e alla ripetizione; gli altri ad
un’attività aggressiva e rumorosa, ed insieme avevano un’ampia opportunità di
operare secondo la loro tendenza in una città come quella di Glasgow.
La sessione
cominciò in piena serenità proprio quando stava per essere scritta una gloriosa
pagina della storia della Chiesa di Cristo. Nei primi mesi dell’anno 1904, Dio
stava sconvolgendo il Paese del Galles. Le notizie di ciò che succedeva in
Scozia destavano interesse, curiosità e attese spirituali. Un libro della mia
biblioteca, che conservo con la più grande cura, contiene la serie completa dei
rapporti di un giornalista cristiano impegnato in un grande quotidiano gallese,
che seguiva il risveglio dal suo inizio, e in particolare le riunioni di Evan
Roberts. (https://fr.wikipedia.org/wiki/Evan_Roberts). Ogni settimana i suoi articoli
giungevano a Glasgow e con alcuni dei miei compagni li leggevamo con compassione.
Anche altri si stavano interessando e poco a poco il risveglio divenne per la
maggior parte di noi la preoccupazione costante.
Quello che Dio stava
facendo in quel luogo produsse in noi un certo malessere, perché ci rendevamo
conto di quanto fossimo distanti da quella vita potente che c’è in Gesù Cristo,
così come si manifestava nel paese del Galles. Avevamo zelo, ma non era certo
la potenza spirituale. Avevamo anche l’ortodossia biblica, ma non era la
dimostrazione della vita divina; non era che quella intellettuale ovvero
lettera morta. Percorrevamo forme corrette, con un giusto quadro ecclesiastico,
che però soffocavano e escludevano la potenza dello Spirito Santo.
Il Padre celeste
si stava insegnando quella lezione difficile che il profeta Michea (6:6-8) descrive
così:
Con
che cosa verrò in presenza del SIGNORE
e mi inchinerò davanti al Dio eccelso?
Verrò in sua presenza con olocausti,
con vitelli di un anno?
 Gradirà il
SIGNORE le migliaia di montoni,
le miriadi di fiumi d’olio?
Dovrò offrire il mio primogenito per la mia
trasgressione,
il frutto delle mie viscere per il mio peccato?
 O uomo, egli
ti ha fatto conoscere ciò che è bene;
che altro richiede da te il SIGNORE,
se non che tu pratichi la giustizia,
che tu ami la misericordia
e cammini umilmente con il tuo Dio?
Così come disse di sé Gesù Cristo:
“Ecco
perché Cristo, entrando nel mondo, disse:
«Tu non hai
voluto né sacrificio né offerta
ma mi hai preparato un
corpo;
 non hai gradito né olocausti né sacrifici
per il peccato.
Allora ho detto:
“Ecco, vengo”
(nel rotolo del libro è
scritto di me)
“per fare, o Dio, la
tua volontà
.(Ebrei 5:5-7)
Dovevamo imparare
a riconoscere che quello che fino allora avevamo giudicato accettabile davanti
a Dio era nulla e a confessargli la nostra impotenza e l’insufficienza del
nostro servizio. Quella era la più grande grazia che ci fosse concessa. (continua)

luglio 1976

TEV, Luglio
1976 

(originali colonna a destra in basso”Cronologia pubblicazioni TEV”)

Non c’è da esitare un momento …

Siamo a circa un mese dal Sinodo. (Il
testo in corsivo è tratto dalla circolare).
Prendendo spunto dalle parole evangeliche:
Non temere, o piccolo gregge perché al
Padre vostro è piaciuto darvi il Regno.(Luca 12:32)
, l’articolo di fondo di
questa seconda circolare sottolinea:
– la Chiesa
cristiana valdese è in crisi;
  •               Ci dicono che il cristianesimo ha fatto il suo tempo, che la Chiesa ha
    fatto fallimento, incapace di risolvere i   conflitti
    sociali; si dice che altre ideologie sono chiamate a mettersi alla testa della
    evoluzione e del progresso  umano,
    e, quello che maggiormente ci turba, ci fanno osservare la distanza fra i
    principi che professiamo e il modo
    come li pratichiamo. Insomma si dice, la fine del cristianesimo è vicina.

– False
profezie, neppure originali, che dichiarano che la Chiesa cristiana è morta,
mentre
  •               malgrado tutto la Chiesa  esiste.
    …Le parole di Gesù, quando parlava della Chiesa si appaiono di      singolare attualità per la nostra stessa
    Chiesa valdese. L’aspetto più grave della crisi è la diserzione dei giovani. La trasmissione del messaggio
    evangelico da una generazione all’altra è venuta a     mancare. Che cosa succederà quando i più anziani verranno a
    mancare?

La risposta
ce l’abbiamo sotto i nostri occhi oggi (2019): presenze insignificanti nei
culti; assenza di attività d’evangelizzazione; la Chiesa Valdese (né gli
individui , né la collettività) non dice nulla sulla buona notizia di Cristo (fondamento
della nostra fede, la salvezza eterna) al pubblico italiano e mondiale; perdita
degli ospedali valdesi nelle valli; sermoni cultuali simili a conferenze
politiche, sociali filosofiche, cuturali; bandita la lettura della Bibbia
personale e famigliare quotidiana; assenza totale della preghiera spontanea e
della vita spirituale; voltafaccia verso Israele e simpatie ad oltranza verso i
suoi nemici secolari: musulmani e arabi palestinesi, ecc. Tutto quanto preconizzato
o profetizzato con una semplice e triste analisi:
  •               E poi, è inutile nascondercelo, una frattura
    è venuta a incrinare il piccolo gregge a causa di ideologie politiche che si sono imposte con prepotenza
    nella chiesa.

– Abbinando al testo di Luca al Salmo 2 dove si parla
della signoria di Dio sugli avvenimenti scoraggianti, il redattore della
circolare esprime una nota di incoraggiamento e di speranza:
  • Allora è venuto il momento di rialzare il
    capo; allora comprendiamo che poco importano i calcoli statistici sul piccolo gregge, quando pochi o molti che
    siano, il Signore è presente. Quei due o tre hanno infatti ricevuto la   più gloriosa promessa che mai sia stata fatta
    all’umanità: quella di un Regno. 
    Far
    parte di questo Regno significa essere diventati cittadini di una nuova
    società, non più governata dalle  leggi
    degli uomini, dalle filosofie politiche degli uomini, ma dalla legge di Dio.
     Far
    parte di questo Regno significa vivere nella realtà dello Spirito.
     Tutto
    questo non è solo più una speranza astratta, ma si presenta come l’unica
    realtà. Tutto il resto non è  realtà,
    ma falsità, perché dietro quello che gli uomini chiamano realtà non c’è niente,
    c’è il vuoto. Al contrario,       dietro
    l’apparente debolezza del piccolo gregge, cioè della Chiesa, c’è la realtà di
    una vita suscitata dallo     Spirito
    Santo.

La speranza è quella di poter vivere nella “realtà
dello Spirito” promesso e “non nel niente o nel vuoto” o
chiaramente nella “falsità” degli avanguardisti.
– Il fatto che la vecchia TEV sia stata fatta tacere,
non vuol dire che qualcuno sia riuscito a mettere un bavaglio all’opera che Dio
vuol compiere nel nostro paese attraverso al Chiesa Valdese. Infatti quei
sentimenti, quei desideri, quelle preghiere possono realizzarsi solo secondo la
volontà di Dio, che agisce attraverso il suo Spirito. Ciò che è stato detto e
scritto, vissuto, può riprendere vita e slancio rinnovato:
  •               Ad una condizione tuttavia, e cioè che siamo
    disposti ad accettare questo dono che Dio ci offre. Infatti il regno non è una nostra conquista, come i
    regni del mondo. Non c’è quindi da esitare un momento, il dono è nostro, purché tendiamo le mani per accettarlo.

Segue una relazione su interventi ricevuti da:
  • PASTORE
    ALBERTO RIBET che ringrazio per avermi mandato copia del vostro intervento alla
    Conferenza distrettuale.
    Quasi contemporaneamente ricevo una circolare di T. Vinay il quale spiega le
    ragioni del suo              operato. Sono
    due documenti più che in antitesi, complementari che, mi pare, debbono essere
    tenuti presenti         nel cercare una
    nostra linea di condotta nel momento attuale. Molto meno valida mi pare la
    posizione del       Pastore Gianna Sciclone
    militante del PCI, responsabile della Commissione femminile del PCI di
    Vasto”.

Alberto Ribet:
  • L’estate
    scorso scrissi un articolo su La Luce per dimostrare che dal 1848 a oggi la
    Chiesa Valdese ha subito in modo
    più o meno marcato l’influenza delle idee dominanti … essa vive nel suo tempo e
    del suo tempo… 

    secondo lui – nel momento del trionfo
    della sinistra politica, molti nelle chiese pare logico si orientino oggi     verso la sinistra, e questo
    soprattutto fra i giovani.

Oggi (2018-2019) fa riflettere che tutta quella
sinistra si è, e si sta frantumando come un castello di carta con nessuna
prospettiva decisamente migliore.
  •  Il
    secolo passato è stato il secolo del liberalismo, in cui si è esaltato
    l’individuo è proclamata la libertà        dell’individuo.
    … valori che hanno portato ad un indubbio progresso civile, ma non possiamo
    dimenticare il      riflesso negativo che
    questi principi hanno portato del pensiero cristiano col liberalismo teologico
    e pratico.          Molti di noi,
    specialmente fra i colleghi più anziani sono figli del secolo liberale e ci
    troviamo a disagio nel         nostro
    secolo che invece è marcato dal socialismo… Da noi socialismo significa
    marxismo; dico “da noi” perché     per
    esempio in Inghilterra e nei paesi nordici il socialismo è laburismo che ha il
    suo fondamento non su Marx,       ma
    su una visione cristiana della vita, come è stato detto il laburismo ha la sua
    origine non in Marx ma nella          Bibbia.

A proposito di liberalismo, è chiara oggi la deriva
assunta nella Chiesa dal discorso (evangelicamente ambiguo) del moderatore al
suo insediamento (vedere Riforma numero 34 13 settembre 2013
pagina 3 • sinodo valdese, «Non spegnete lo Spirito».): “Con
quale caratteristica, con quale identità prevalente ci identificano? Potrà piacere
o no, ma il carattere prevalente che mostriamo – per teologia e cultura, per
scelte etiche e sociali – è quella di una chiesa protestante liberal,
cioè aperta. tollerante, dialogante, inclusiva, socialmente e politicamente
impegnata ma senza arrivare agli estremi.”. Questa dichiarazione di cinque
anni, il cui seguito è ancora più esplicito, è la conferma dell’allarme lanciato
dal movimento TEV di allora.
Dopo aver posto la domanda: a che marxismo ci
riferiamo? Alberto Ribet esprime preoccupazione come un avvertimento:
  • Ma a noi interessa in modo speciale
    l’irruzione del pensiero marxista nella vita della Chiesa. Ci interessano i proclami della F G
    iovanile EI (in parte della F comunista ei) ci interessa la predicazione che
    caratterizza troppi pulpiti
    oggi, ci interessa l’esegesi di un Belo, di un Girardet, e credo abbiamo buone
    ragioni per essere               seriamente
    preoccupati. Alcuni anni fa l’MSC di Roma per un anno intero studiò la Bibbia
    analizzata secondo il marxismo,
    della mia mentalità di origine pietista e liberale avrei capito uno studio sul
    marxismo analizzato        secondo la Bibbia
    e non l’inverso. …
  •  Banchetti[1]
    e Schirò[2]
    al principio di questo secolo erano socialisti, ma vivevano col popolo, erano
    preoccupati in  modo particolare
    di portare il messaggio evangelico alle classi operaie e dei contadini; oggi
    non è più così, si parla di
    politica si predica la rivoluzione sociale, ma dal pulpito, le masse che ci
    interessano sono se mai quelle     inquadrate
    nel partito.

Tullio Vinay si chiede se negli studi biblici e nei sermoni non si
debbano affrontare e rispondere ai problemi che la società si pone, e afferma
che c’è un distacco tra gli istituti e la chiesa…
  • nei
    tempi in cui i nostri Istituti erano floridi, era l’attività  ecclesiastica.

    netto distacco che si verifica nella Chiesa fra la generazione degli anziani
    formatisi in epoca liberale e la generazione
    nuova che vive interamente nell’era del socialismo, che rivendica non la
    libertà dell’uomo nella società e
    nella Chiesa, ma l’uniformità del pensiero e dell’azione nella Chiesa e nella
    società. Noi diciamo:poniamo
    l’uomo di fronte a Dio e questo lo spingerà ad un’opera sociale (pensiamo alle
    conquiste sociali del pietismo della
    Chiesa) loro ci rispondono quello che conta non è l’uomo, ma la società, non i
    problemi individuali, ma i
    problemi sociali devono essere al centro della predicazione del pulpito”.
    Diventa poi naturale considerare
    come problemi sociali unicamente quelli politici: non la tortura interessa, ma
    i politici cileni e uruguaiani
    torturati, non il problema delle carceri, no il problema della droga, non il
    problema della miseria se  non
    nei suoi risvolti politici. E ancora questo un segno di posizioni socialiste
    esacerbate nella loro interpretazione …
    Vinay nella sua circolare precisa come punto di partenza “Il vero servizio
    della Chiesa è la testimonianza a
    Cristo … In questo senso ho fatto anche la mia campagna elettorale. Cristo è
    stato annunziato ai gentili”

Gianna Sciclone
  •  Meno profonda,  afferma il
    redattore della circolare, ma penso nella
    stessa linea la ragione della accettazione          della
    candidatura per la Sciclone “la possibilità della nostra comunità di
    essere conosciuta in altri ambienti”:         una
    preoccupazione in senso molto lato ma non irreale! Meno convincente forse la
    affermazione che “per me il
    partito comunista italiano non è    minimamente
    un altro padrone …” Credo che dobbiamo onestamente e coraggiosamente accettare queste condizioni.
    E allora?
    In
    primo luogo dobbiamo opporre un chiaro e motivato no a certe posizioni, come la
    trasformazione degli Istituti, La
    Claudiana, eccetera. In secondo luogo dobbiamo precisare la funzione
    fondamentale della predicazione,
    predicare solo Cristo e lui crocifisso, predicare il ravvedimento, la salvezza
    mediante la fede nel sacrificio
    redentore, proclamare la vittoria di Cristo sulla morte …
Una mia prima e provvisoria conclusione è che se così
fosse stato (“opporre un chiaro e
motivato no … precisare la funzione fondamentale della predicazione)
, la
chiesa Valdese non si troverebbe nella situazione in cui è: cioè ancora in
crisi. La seconda è che invece di avere 600.000 simpatizzanti che firmano l’8
per mille senza venire in Chiesa, forse ci sarebbero molti più convertiti e una
chiesa più viva e sveglia. Gli ospedali sarebbero ancora gestiti da credenti;
ci sarebbe più evangelizzazione ovunque, più bambini alla scuola domenicale;
più giovani aspiranti ad attività evangeliche e pastorali; una facoltà meno
intellettuale e suddita dei pensieri dominanti, più fondata sulla comprensione
del messaggio e della volontà di Dio verso gli uomini, ecc. E forse più persone
“fondamentalmente” credenti nella società italiana. Un
“risveglio” o una “riforma” nel nostro paese.
Roberto Nisbet (credo conduttore della circolare e
anima del movimento) risponde poi al tema:
              sulla
crisi che ha investito la Chiesa valdese.
  •   …
    una critica a proposito del liberalismo, e che potrebbe grossolanamente
    esprimersi così: “Voi della passata         generazione
    avete subito l’influenza dei teologi liberali. Con Karl Barth questo periodo è
    tramontato la Chiesa      non può
    fare astrazione del mondo in cui vive, ed è quindi inevitabile che siamo
    influenzati dalle nuove               filosofie”. 
    Occorre
    a questo proposito precisare che cosa sia il liberalismo teologico, dato che la
    grandissima     maggioranza dei nostri
    membri di Chiesa lo ignora completamente. Si tratta di una corrente teologica     protestante, che ha avuto delle personalità
    cristiane di primo piano, come Wilfred Monod e Albert Schweitzer,         ma che ha sovente desiderato,
    pretendendo di ridurre il cristianesimo a delle verità naturali, comprensibili     alla ragione, ed eliminando quanto più
    possibile l’elemento miracoloso dell’Evangelo. Il liberalismo ha anche     avanzato delle riserve sulle divinità di
    Cristo. È noto che il Consiglio Ecumenico delle chiese, sotto la pressione     degli Ortodossi, ha per fondamento
    l’equivalenza Cristo uguale Dio. I liberali, invece, avrebbero voluto che si       sostituisse la formula “Gesù
    Cristo Signore e Salvatore, figlio di Dio”.
  • Or
    bene quello che è da escludere, è che ci sia una rassomiglianza qualitativa e
    quantitativa fra l’influenza del       liberalismo
    del secolo scorso e l’influenza del marxismo entrato con prepotenza nella
    Chiesa Valdese. Che da         noi
    possano esserci stati alcuni teologi piuttosto orientati verso il liberalismo,
    non significa appunto che la             Chiesa
    abbia seguito questa corrente. Valdo Vinay così si esprime: “Da noi
    cominciava a farsi sentire di riflesso   la
    teologia liberale, allora predominante nelle Facoltà europee, e fu seguita, sia
    pure con moderazione e con         senso
    di responsabilità verso la predicazione evangelica. La Facoltà teologica di una
    diaspora missionaria deve   sempre
    provare e accettare con estrema prudenza i nuovi orientamenti di pensiero”
    (Facoltà di teologia,          pagina
    103).

Nisbet poi individua la frattura nella Chiesa valdese:
82% dei membri non è responsabile delle decisioni delle assemblee…
  •  Solo i membri elettori possono votare, e su
    19.332 membri, solo 6935 (il 35,87%) sono elettori, e sono quelli         che mandano i delegati alle
    conferenze distrettuali e ai sinodi. Ma sappiamo che tranne qualche raro caso
    di        designazione di pastori,
    qualsiasi assemblea è ben lungi dal raccogliere la maggioranza degli elettori.
    Quindi    in pratica, neppure 3467
    (secondo una pura ipotesi) parlano a nome di 19.332. Formalmente tutto è a posto.
      In realtà l’82% dei membri di Chiesa non
    è responsabile delle decisioni delle assemblee. Queste cifre possono         apparire aride, ma sono la dimostrazione
    della frattura che esiste fra le varie assemblee e l’insieme della     Chiesa.

In polemica con gli avanguardisti Nisbet elenca delle
statistiche preoccupanti c che gli fanno definire la situazione come “sintomo
di una malattia ben più mortale” (leggere intervista su Riforma di F. Tourn
“Una chiesa in torpore? di pochi anno fa):
  •  Dal 1962 ad oggi ( 1976 n.d.R) i membri
    comunicanti sono scesi da 21.650 a 19.332, con una perdita di 2318     unità (10,70%), cioè 178 all’anno, come se
    ogni anno fosse cancellata una delle nostre chiese…
     E
    che dire della gioventù? Nel 1961 vi erano 75 Unioni valdesi, comprendenti 1632
    membri. Nel 1970 le Unioni Valdesi
    sono state fatte confluire in un organismo para ecclesiastico, col risultato
    che nel 1975 si contavano solo
    più 32 Unioni Valdesi con 497 membri: diminuzione del 69,54% (si tenga conto
    che le statistiche  ecclesiastiche
    tendono sempre a peccare per eccesso)…
    Ma
    tutto questo non è che un sintomo di una malattia ben più mortale, e dobbiamo
    domandarci se, dietro tutto questo
    attivismo politico non ci sia effettivamente un cedimento della fede…
    L’escatologia
    non fa più parte della visione cristiana della vita dobbiamo soprattutto
    interessarci dei problemi      concreti
    del mondo, e quindi affiancarci a quei movimenti politici che lottano per la
    redenzione dell’umanità,        anche
    se il Signore ha detto: “Fuori di me non potete far nulla” (Giovanni
    15:5)…
    Non
    c’è perciò da meravigliarsi se l’opera di evangelizzazione, che è stata la
    ragion d’essere della nostra chiesa
    dell’epoca del cosiddetto liberalismo si è ridotta a zero…  Quanto a noi andiamo a mendicare  l’appoggio di partiti politici,
    mentre non riusciamo a mantenere le nostre posizioni, che vanno paurosamente franando…
  • Si
    dice che siamo vecchi, siamo della retroguardia, siamo ridotti alle corde. Però
    apparteniamo quei pochi che ancora
    frequentano i culti e cercano di servire la Chiesa, anziché servirsi di essa
    per la propaganda delle        proprie
    idee politiche…
    Il
    Sinodo sarà quindi chiamato a riconoscere un nostro fondamentale diritto, e
    cioè che un qualsiasi credo politico
    non può, di fatto, sostituirsi alla confessione di fede della Chiesa. Il Sinodo
    deve dichiarare che la presa  di
    posizione dei singoli credenti, di gruppi, e in particolare di Pastori, non può
    in alcun modo coinvolgere la responsabilità
    della Chiesa valdese.
    Qualora
    questa richiesta venisse respinta, significherebbe implicitamente il suo
    contrario, e cioè che la Chiesa ha
    preso una posizione di partito. Quali ne saranno le conseguenze.

In agosto ci fu una petizione al Sinodo i cui
risultati saranno valutati, con le relative decisioni che saranno prese in seguento
e dei quali vedremo i contenuti nelle prossime circolari.
1) Giuseppe Banchetti
Giuseppe BANCHETTI (10
novembre 1866 – 7 aprile 1926) pastore valdese, professore alla Scuola
Latina
 di Pomaretto.
Biografia
Nato a
Perugia, era figlio di Federico e Beatrice Fucini, aretini di Castelfiorentino.
Il padre, scalpellino, si convertì al protestantesimo nel 1868 e fu assunto
come colportore evangelista
da Alessandro
Gavazzi
 nella Chiesa
Cristiana Libera
.
All’età di cinque anni Giuseppe rimase orfano di padre e venne accolto con la
sorella Teresa BANCHETTI nell’Asilo
Evangelico di Vallecrosia 
dove visse fino al 1880. Svolti i primi
studi al Collegio
Valdese
 di Torre Pellice, nel 1888 conseguì la licenza liceale a
Sanremo, e un anno più tardi si iscrisse alla Facoltà
valdese di Teologia
 a Firenze. Qui seguì anche i corsi della Facoltà
di Lettere dell’Università di Firenze e si laureò con abilitazione
all’insegnamento del francese.
Come candidato al ministero pastorale fu inviato nella chiesa di Nizza nelle
estati del 1891 e del 1892 e fu coadiutore del pastore e professore Paolo
Geymonat
 a Firenze durante l’anno 1892-93, occupandosi della Scuola
Domenicale
 dell’ Istituto
Ferretti
. Dopo la sua consacrazione a pastore, avvenuta a Torre Pellice nel
settembre 1894, fu inviato dal Comitato
di Evangelizzazione
 valdese come evangelista in
Sicilia, dove in un primo momento si occupò della piccola comunità di Aidone
(Enna) per quasi un anno.
Nel febbraio del 1895 sposò Elena Billour (1871 – 1935), figlia del
maestro Giovanni
Daniele Billour
, con la quale ebbe cinque figli: Clelia (nata a Vittoria
nel 1897, coniugata con Enrico Vigliano), Ettore (nato a Grotte nel 1898,
operaio), Manlio (nato a Grotte nel 1900, coniugato con Maria Brissi di Rio
Marina), Luce (nata a Pachino nel 1903, coniugata con Luigi Lorenzo Cignoni, maestra),
Libero (nato a Pomaretto nel 1907).
Nell’agosto del 1895 fu trasferito come pastore ad Agrigento e a Grotte, dove
si prodigò per aiutare gli abitanti della cittadina e la locale comunità
valdese a superare un periodo di profonda crisi economica. L’anno successivo
prese il posto dell’evangelista Vincenzo
Trobia
 a Vittoria (Ragusa), diventando allo stesso tempo direttore
della locale Scuola elementare valdese e allargando il campo della sua missione
fino a Ragusa, Modica, Scoglitti, Terranova e Comiso. A Ragusa, BANCHETTI entrò
in contatto con la Società Operaia della città, tenendo una conferenza sul tema
del lavoro, nel febbraio del 1897.
Nel giugno di
quello stesso anno ritornò a Grotte, dove rimase fino al 1902. Durante la sua
permanenza in quella località, BANCHETTI inaugurò il tempio
nel 1897 e si avvicinò a posizioni socialiste, rispondendo a un articolo del
pastore di Livorno Giovanni
Daniele Buffa
 a proposito del rapporto tra fede e politica (O
Socialisti o Credenti – risposta
, 1902).
Inviato a Pachino nel luglio del 1902, affiancò all’opera di evangelizzazione
una serie di conferenze di carattere polemico che riscossero un largo successo.
Trasferito nuovamente a Vittoria nel giugno del 1904, BANCHETTI sperimentò
un nuovo tipo di evangelizzazione, in cui il messaggio biblico veniva unito
alle teorie socialiste.
Entrato in conflitto con il capo del Distretto ecclesiastico, Arturo
Muston
BANCHETTI lasciò la Sicilia per trasferirsi a
Pomaretto, dove dal 1905 al 1909 insegnò Lettere alla Scuola Latina.
Parallelamente all’insegnamento continuò la sua collaborazione con alcuni
periodici valdesi. In virtù di un accordo con il moderatore della Tavola
Valdese
 Giovanni
Pietro Pons
, dal 1905 inviò a «L’Italia Evangelica» un articolo con
scadenza mensile; in questi testi il pastore esprimeva le sue opinioni maturate
in più di dieci anni nel campo dell’evangelizzazione.
Trasferito a Corato (Bari) nell’autunno del 1909, si batté per la costruzione
di una nuova casa pastorale e di un nuovo tempio, i cui lavori iniziarono il 17
settembre 1912. Dopo aver lasciato la Puglia nel 1913, fu inviato a Chieti dove
rimase fino al 1919. Durante il suo soggiorno in Abruzzo si occupò anche delle
comunità di Termoli, San Giacomo degli Schiavoni e Salle. Allo scoppio della
Prima Guerra Mondiale manifestò le sue posizioni antimilitariste su diversi
periodici valdesi. Come era già successo anni prima a proposito della questione
sociale, anche in questa occasione fu costretto a scontrarsi con Ugo
Janni
, all’epoca pastore valdese a Sanremo.
Nell’estate del 1919 fu trasferito a Rio Marina (Isola d’Elba), località dove
rimase fino alla sua tragica morte, avvenuta a Piombino il 7 aprile 1926 per il
crollo di parte della casa pastorale.
Fonti archivistiche
Archivio
della Tavola Valdese (in ATV), Serie IX, cartella 232, BANCHETTI Giuseppe.     
2) https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Schirò