Liberi e libere con Gesù
Come la donna ricurva
viene liberata dai pesi che la incatenavano, anche noi riceviamo dal Cristo liberazione
e speranza. La nostra vita, che è un dono meraviglioso, riceve un nuovo
orientamento
viene liberata dai pesi che la incatenavano, anche noi riceviamo dal Cristo liberazione
e speranza. La nostra vita, che è un dono meraviglioso, riceve un nuovo
orientamento
Gianni Genre
Mi rivolgo a te, sorella e fratello, per
dirti subito che qui c’è una parola per qualcuno, anche se forse non per tutti,
non per chiunque. La parola del Cristo che ci viene messa sotto gli occhi oggi
è una parola per chi, come la donna del nostro racconto, avverte da tempo di
essere curvata dai pesi, molteplici, della vita.
dirti subito che qui c’è una parola per qualcuno, anche se forse non per tutti,
non per chiunque. La parola del Cristo che ci viene messa sotto gli occhi oggi
è una parola per chi, come la donna del nostro racconto, avverte da tempo di
essere curvata dai pesi, molteplici, della vita.
Mi rivolgo a due categorie di possibili
ascoltatori. Alle nostre chiese, anzitutto, a chi le rappresenta in questo
Sinodo e a chi le frequenta e vi lavora, a tutti i livelli. Chiese che, per
quanto io le conosca un poco, mi appaiono spesso piegate per molteplici
ragioni (peraltro, non mi pare che siano le sole a vivere questa condizione
nella nostra vecchia Europa). La mia impressione è che vi sia spesso un
sentimento dominante di stanchezza, di disincanto, di difficoltà di relazione,
di mancanza di visione e di fantasia.
ascoltatori. Alle nostre chiese, anzitutto, a chi le rappresenta in questo
Sinodo e a chi le frequenta e vi lavora, a tutti i livelli. Chiese che, per
quanto io le conosca un poco, mi appaiono spesso piegate per molteplici
ragioni (peraltro, non mi pare che siano le sole a vivere questa condizione
nella nostra vecchia Europa). La mia impressione è che vi sia spesso un
sentimento dominante di stanchezza, di disincanto, di difficoltà di relazione,
di mancanza di visione e di fantasia.
E poi la parola di oggi è indirizzata a
te, sorella e fratello in umanità, qualunque siano le tue appartenenze, se
semplicemente hai lo sguardo rivolto verso il basso. Conosco quella tua
condizione.
te, sorella e fratello in umanità, qualunque siano le tue appartenenze, se
semplicemente hai lo sguardo rivolto verso il basso. Conosco quella tua
condizione.
Mettendomi davanti a questo testo, ho
pensato subito alle tante persone che nella mia memoria hanno un volto e un
nome, che si sentono condannate dalla vita, dai lutti o dalle ferite che non
cicatrizzano, dall’irrilevanza, dalla solitudine, dal senso di colpa e di
fallimento, dalla fatica quotidiana senza riscontri positivi, sempre o quasi a
capo chino… persone credenti e non credenti che mi sono care e mantengono per
anni, a volte per sempre, quella postura.
pensato subito alle tante persone che nella mia memoria hanno un volto e un
nome, che si sentono condannate dalla vita, dai lutti o dalle ferite che non
cicatrizzano, dall’irrilevanza, dalla solitudine, dal senso di colpa e di
fallimento, dalla fatica quotidiana senza riscontri positivi, sempre o quasi a
capo chino… persone credenti e non credenti che mi sono care e mantengono per
anni, a volte per sempre, quella postura.
Veniamo al testo, ad un primo dettaglio sulla condizione della donna del
racconto. La nostra traduzione dice che «uno spirito la rendeva inferma»; in realtà
il testo greco dice che la rendeva «debole», «priva di forza». L’astenia (questo è il termine
usato) non è la debolezza fisiologica, ma è presente anche in condizioni di
riposo, può essere di origine muscolare, nervosa, psichica. Può portare alla
paralisi progressiva. È segnata da un lasciarsi andare, che aumenta in modo
pericoloso. Una debolezza che impedisce persino di gridare a Gesù, di
fargli segno,
racconto. La nostra traduzione dice che «uno spirito la rendeva inferma»; in realtà
il testo greco dice che la rendeva «debole», «priva di forza». L’astenia (questo è il termine
usato) non è la debolezza fisiologica, ma è presente anche in condizioni di
riposo, può essere di origine muscolare, nervosa, psichica. Può portare alla
paralisi progressiva. È segnata da un lasciarsi andare, che aumenta in modo
pericoloso. Una debolezza che impedisce persino di gridare a Gesù, di
fargli segno,
come avviene invece in molti altri
racconti di miracolo.
racconti di miracolo.
La passività assoluta, una condizione
dalla quale non si spera neppure più di potere uscire. La sensazione anzitutto
interiore che non si riuscirà più a rialzare la testa e che questo sia il tuo,
il mio e il nostro destino. E che non ce ne possano essere altri.
dalla quale non si spera neppure più di potere uscire. La sensazione anzitutto
interiore che non si riuscirà più a rialzare la testa e che questo sia il tuo,
il mio e il nostro destino. E che non ce ne possano essere altri.
Per una chiesa, ma anche per una
persona, non c’è pericolo più grande: il pericolo che non ce la farai più a
vivere in modo pieno, a sorridere, ad amare e ad essere amato.
persona, non c’è pericolo più grande: il pericolo che non ce la farai più a
vivere in modo pieno, a sorridere, ad amare e ad essere amato.
Il secondo dettaglio: Gesù ci dice che la donna non era soltanto resa curva
dalla sua astenia, ma era legata, incurvata, in quella spaventosa posizione, da Satana.
dalla sua astenia, ma era legata, incurvata, in quella spaventosa posizione, da Satana.
Gesù parla senza peli sulla lingua. È
evidente che al tempo di Gesù non si distingueva
evidente che al tempo di Gesù non si distingueva
tanto fra il fisico e lo psichico, ma piuttosto
fra il fisico e il demoniaco. Ebbene, io credo che la dimensione del demoniaco,
per comprendere qualcosa del nostro tempo, vada rivalutata. Guarda alla Brexit:
mi sembra demoniaco che a decidere il futuro della Gran Bretagna e, in parte
fra il fisico e il demoniaco. Ebbene, io credo che la dimensione del demoniaco,
per comprendere qualcosa del nostro tempo, vada rivalutata. Guarda alla Brexit:
mi sembra demoniaco che a decidere il futuro della Gran Bretagna e, in parte
dell’Europa, non siano state le giovani
generazioni, ma gli anziani, pieni di paure, gli
generazioni, ma gli anziani, pieni di paure, gli
unici che hanno un futuro garantito. Mi
pare demoniaco che i sodalizi corruttivi continuino ad inquinare il nostro
Paese, come se niente fosse, giorno dopo giorno…
pare demoniaco che i sodalizi corruttivi continuino ad inquinare il nostro
Paese, come se niente fosse, giorno dopo giorno…
E ancora: il 14 luglio scorso mi trovavo
a Nizza ed ho seguito da vicino, mio malgrado, la terribile carneficina sulla
sua rinomata Promenade. Ebbene, malgrado
tutte le possibili analisi che ho ascoltato e letto, qualcosa mi sfugge nel
comportamento di chi viene trasformato in un grumo di pulsioni di morte che
vorrebbe assumere, nella follia jahadista, la veste della redenzione personale
se non addirittura della salvezza collettiva.
a Nizza ed ho seguito da vicino, mio malgrado, la terribile carneficina sulla
sua rinomata Promenade. Ebbene, malgrado
tutte le possibili analisi che ho ascoltato e letto, qualcosa mi sfugge nel
comportamento di chi viene trasformato in un grumo di pulsioni di morte che
vorrebbe assumere, nella follia jahadista, la veste della redenzione personale
se non addirittura della salvezza collettiva.
Ma non si tratta solo di questi eventi,
ai quali si reagisce, purtroppo, con la paura che produce altro sospetto, altra
diffidenza, altro odio. No, si tratta anche delle piccole cose che non riesci a
comprendere dentro di te e nelle relazioni che vivi, a volte anche all’interno
delle chiese. Non ti senti solo piegato, curvato, impossibilitato ad alzare lo sguardo,
ma sei anche legato, come se una fune che non riesci a spezzare ti tenesse
incatenato verso il suolo. È questa l’opera del
ai quali si reagisce, purtroppo, con la paura che produce altro sospetto, altra
diffidenza, altro odio. No, si tratta anche delle piccole cose che non riesci a
comprendere dentro di te e nelle relazioni che vivi, a volte anche all’interno
delle chiese. Non ti senti solo piegato, curvato, impossibilitato ad alzare lo sguardo,
ma sei anche legato, come se una fune che non riesci a spezzare ti tenesse
incatenato verso il suolo. È questa l’opera del
diavolo, che
purtroppo gode di buona salute e si nasconde nelle pieghe della tua vita quotidiana.
Vuole appunto portarti a credere che il tuo orizzonte finisce dove il tuo sguardo
arriva, che non c’è possibilità di riscatto e di futuro, che Dio si è
definitivamente eclissato, che devi vivere senza di Lui e senza speranza.
purtroppo gode di buona salute e si nasconde nelle pieghe della tua vita quotidiana.
Vuole appunto portarti a credere che il tuo orizzonte finisce dove il tuo sguardo
arriva, che non c’è possibilità di riscatto e di futuro, che Dio si è
definitivamente eclissato, che devi vivere senza di Lui e senza speranza.
Anche le nostre piccole chiese in Italia, meravigliose nella loro
ostinazione a resistere, sembrano spesso ricurve, per debolezza. L’immagine che
riusciamo a dare della nostra realtà in Italia e all’estero è un’immagine
interessante, anche attraverso l’articolazione della nostra diaconia e del
nostro impegno (è anche per questo che molti Italiani ci danno il proprio otto
per mille), ma che corre il pericolo di camuffare la nostra «astenia».
Ci dà l’illusione di essere un poco forti (questa è la peggiore delle debolezze!)
dimenticando che la nostra testimonianza dipende esclusivamente dalla Parola
di Dio. Al di fuori o aldilà del servizio che dobbiamo rendere a quella
Parola e – solo attraverso di essa – al nostro prossimo più in difficoltà, non
abbiamo futuro.
ostinazione a resistere, sembrano spesso ricurve, per debolezza. L’immagine che
riusciamo a dare della nostra realtà in Italia e all’estero è un’immagine
interessante, anche attraverso l’articolazione della nostra diaconia e del
nostro impegno (è anche per questo che molti Italiani ci danno il proprio otto
per mille), ma che corre il pericolo di camuffare la nostra «astenia».
Ci dà l’illusione di essere un poco forti (questa è la peggiore delle debolezze!)
dimenticando che la nostra testimonianza dipende esclusivamente dalla Parola
di Dio. Al di fuori o aldilà del servizio che dobbiamo rendere a quella
Parola e – solo attraverso di essa – al nostro prossimo più in difficoltà, non
abbiamo futuro.
Ecco però che nel nostro racconto Gesù chiama
la donna curva, nel nostro racconto. È lo sguardo di Gesù che provoca l’evento.
La donna non chiede nulla, come abbiamo visto. Questo è l’Evangelo, la «Buona
Notizia» del nostro testo.
la donna curva, nel nostro racconto. È lo sguardo di Gesù che provoca l’evento.
La donna non chiede nulla, come abbiamo visto. Questo è l’Evangelo, la «Buona
Notizia» del nostro testo.
Sono e sei qui perché sappiamo che Gesù
si rende conto della nostra condizione, quand’anche non avessimo più la
forza per chiedergli alcunché. Gesù taglia la corda che tiene la donna
incatenata verso terra, in un colpo solo, con la parola e con l’imposizione
delle mani.
si rende conto della nostra condizione, quand’anche non avessimo più la
forza per chiedergli alcunché. Gesù taglia la corda che tiene la donna
incatenata verso terra, in un colpo solo, con la parola e con l’imposizione
delle mani.
Adesso la donna condannata ad essere curva
non è più piegata e non è più legata. Il sabato, per Cristo, è il giorno della
libertà, in cui la libertà si afferma e si vive. Una libertà che porta con sé
una grande urgenza, che non si può rimandare a domani. La posizione della donna
ritorna ad essere eretta, quella che permette, il discernimento.
non è più piegata e non è più legata. Il sabato, per Cristo, è il giorno della
libertà, in cui la libertà si afferma e si vive. Una libertà che porta con sé
una grande urgenza, che non si può rimandare a domani. La posizione della donna
ritorna ad essere eretta, quella che permette, il discernimento.
Cioè la facoltà di formulare un giudizio
o di scegliere un determinato comportamento, in
o di scegliere un determinato comportamento, in
conformità con le esigenze della
situazione.
situazione.
Gesù parla e tocca la donna,
ristabilisce un contatto con la donna alienata due volte:
ristabilisce un contatto con la donna alienata due volte:
come donna e come malata, come
portatrice di handicap. Una liberazione straordinaria,
portatrice di handicap. Una liberazione straordinaria,
totale, davvero la fine della religione,
se «religio» significa «legare». La fine della religione che troppo spesso
sacralizza l’ordine sociale, oggi più di ieri…
se «religio» significa «legare». La fine della religione che troppo spesso
sacralizza l’ordine sociale, oggi più di ieri…
Con Gesù, sei sciolto, non legato, sei
libero, sei libera. Tutti e tutte sono adesso figli e figlie di
libero, sei libera. Tutti e tutte sono adesso figli e figlie di
Abramo. Gesù, con una sola espressione, desacralizza
ogni frontiera, anche quella fra
ogni frontiera, anche quella fra
gli uomini e le donne. La liberazione, o
è intera, o non è liberazione.
è intera, o non è liberazione.
Concludo. Siamo qui per chiedere al Cristo di restituirci la dignità di persone
libere, la
libere, la
capacità di discernimento e la gioia di
chi re-impara a glorificare Dio. Cercheremo di
chi re-impara a glorificare Dio. Cercheremo di
farlo anche in questo sinodo. Ma a te
voglio dire che oggi Cristo ti chiama, anche se ti sembra di non avere più la
forza per credere che la tua situazione possa cambiare. È Lui a fare tutto, è
Lui a tagliare i legami delle tue alienazioni. Gesù vuole che tu sia slegato,
guarito, liberato.
voglio dire che oggi Cristo ti chiama, anche se ti sembra di non avere più la
forza per credere che la tua situazione possa cambiare. È Lui a fare tutto, è
Lui a tagliare i legami delle tue alienazioni. Gesù vuole che tu sia slegato,
guarito, liberato.
La tua vita ha di nuovo un orientamento e,
malgrado tutte le reali difficoltà che puoi avere vissuto e forse stai ancora
vivendo, sappi che la vita è un dono, uno splendore, da godere immeritatamente
e consapevolmente. Per questo, per il carattere di dono della vita, la gioia è
possibile. Così possa essere per te, sorella e fratello.
malgrado tutte le reali difficoltà che puoi avere vissuto e forse stai ancora
vivendo, sappi che la vita è un dono, uno splendore, da godere immeritatamente
e consapevolmente. Per questo, per il carattere di dono della vita, la gioia è
possibile. Così possa essere per te, sorella e fratello.
Nel pieno delle tue domande e nel
dubbio, il tuo Redentore ti apre allo stupore.
dubbio, il tuo Redentore ti apre allo stupore.
Allo stupore di chi riscopre che la vita
è bella. Così sia.
è bella. Così sia.
A proposito di astenia
Fulvio Ferrario
Nella predicazione
inaugurale del Sinodo, il past. Gianni Genre, per descrivere l’attuale
situazione di difficoltà delle Chiese valdesi e metodiste, ha utilizzato la
nozione biblica (Lc. 13, 12, in greco Lc 13:12 Gesù, vedutala, la chiamò a sé e
le disse: «Donna, tu sei liberata dalla
tua infermità».) di «astenia»: una patologia che, nel racconto evangelico, deforma
il corpo, inibendone radicalmente l’efficienza.
inaugurale del Sinodo, il past. Gianni Genre, per descrivere l’attuale
situazione di difficoltà delle Chiese valdesi e metodiste, ha utilizzato la
nozione biblica (Lc. 13, 12, in greco Lc 13:12 Gesù, vedutala, la chiamò a sé e
le disse: «Donna, tu sei liberata dalla
tua infermità».) di «astenia»: una patologia che, nel racconto evangelico, deforma
il corpo, inibendone radicalmente l’efficienza.
Un anno fa, Paolo Ricca aveva parlato di «torpore»; ancora prima,
il Sinodo stesso aveva cercato di tematizzare il problema utilizzando la
nozione di «crisi». I sintomi sono molteplici: il calo numerico costituisce
l’indicatore statistico più vistoso; esso porta con sé l’acutizzarsi delle
difficoltà finanziarie, l’assottigliarsi delle attività in molte chiese locali,
la difficoltà nel reclutamento dei quadri. Il sermone del past. Genre ha
riproposto la drammaticità della situazione, ma ha anche riattivato, per
contrasto, la tendenza di ampi settori delle nostre chiese a mettere in
opera meccanismi di rimozione. Ne vedo circolare, ormai da decenni,
essenzialmente tre.
il Sinodo stesso aveva cercato di tematizzare il problema utilizzando la
nozione di «crisi». I sintomi sono molteplici: il calo numerico costituisce
l’indicatore statistico più vistoso; esso porta con sé l’acutizzarsi delle
difficoltà finanziarie, l’assottigliarsi delle attività in molte chiese locali,
la difficoltà nel reclutamento dei quadri. Il sermone del past. Genre ha
riproposto la drammaticità della situazione, ma ha anche riattivato, per
contrasto, la tendenza di ampi settori delle nostre chiese a mettere in
opera meccanismi di rimozione. Ne vedo circolare, ormai da decenni,
essenzialmente tre.
Il primo è il più
semplice: il problema non esiste. Le analisi preoccupate vengono liquidate come «pessimismo», mentre
la fede, si sa, chiama all’«ottimismo». Insistere sui numeri è sbagliato, lo
sapeva già Israele. Chi, come Genre, rileva l’«astenia», demoralizza le truppe.
Siamo pochi, ma siamo buoni; anzi, forse siamo pochi proprio perché buoni,
talmente buoni da fare selezione, come i reparti speciali delle forze armate.
Quando si parlava di «crisi», qualcuno è giunto a dire che essere in «crisi»
è bello e giusto, perché la parola, in greco, vuol dire giudizio e la chiesa è,
per sua natura, sotto il giudizio di Dio.
semplice: il problema non esiste. Le analisi preoccupate vengono liquidate come «pessimismo», mentre
la fede, si sa, chiama all’«ottimismo». Insistere sui numeri è sbagliato, lo
sapeva già Israele. Chi, come Genre, rileva l’«astenia», demoralizza le truppe.
Siamo pochi, ma siamo buoni; anzi, forse siamo pochi proprio perché buoni,
talmente buoni da fare selezione, come i reparti speciali delle forze armate.
Quando si parlava di «crisi», qualcuno è giunto a dire che essere in «crisi»
è bello e giusto, perché la parola, in greco, vuol dire giudizio e la chiesa è,
per sua natura, sotto il giudizio di Dio.
Questa strategia di rimozione è la più efficace perché la negazione
dell’evidenza resiste a ogni argomentazione.
dell’evidenza resiste a ogni argomentazione.
Il secondo modello
argomentativo rileva che, in Europa, tutte le chiese sono nei guai: anzi, per alcuni aspetti c’è persino chi lo è
più di noi. Ritengo che ciò sia vero. Mi sfugge, tuttavia, perché e in che
senso la notizia di una catastrofe generale dovrebbe consolarci. In ogni caso
occorre rilevare alcune grandi differenze, a esempio che la chiesa cattolica
resiste meno peggio di quelle evangeliche storiche, a parte il tracollo nel
reclutamento del clero, dovuto a ragioni evidenti. Se, poi, per una grande
chiesa di popolo la crisi significa drastica ridefinizione del proprio assetto,
per una piccola chiesa di minoranza esiste il concreto rischio della
sparizione. Naturalmente si può sempre affermare, non senza ragione, che ciò
che conta è che Cristo sia predicato e non che le nostre chiese sopravvivano.
Non vorrei, tuttavia, rassegnarmi troppo presto a quest’ultimo scenario e non
sono sicuro che il «mal comune, mezzo gaudio» ci aiuti.
argomentativo rileva che, in Europa, tutte le chiese sono nei guai: anzi, per alcuni aspetti c’è persino chi lo è
più di noi. Ritengo che ciò sia vero. Mi sfugge, tuttavia, perché e in che
senso la notizia di una catastrofe generale dovrebbe consolarci. In ogni caso
occorre rilevare alcune grandi differenze, a esempio che la chiesa cattolica
resiste meno peggio di quelle evangeliche storiche, a parte il tracollo nel
reclutamento del clero, dovuto a ragioni evidenti. Se, poi, per una grande
chiesa di popolo la crisi significa drastica ridefinizione del proprio assetto,
per una piccola chiesa di minoranza esiste il concreto rischio della
sparizione. Naturalmente si può sempre affermare, non senza ragione, che ciò
che conta è che Cristo sia predicato e non che le nostre chiese sopravvivano.
Non vorrei, tuttavia, rassegnarmi troppo presto a quest’ultimo scenario e non
sono sicuro che il «mal comune, mezzo gaudio» ci aiuti.
La terza strategia di
rimozione è sociologicamente raffinata e molto postmoderna. In una società «liquida», si dice, i
vecchi modelli di appartenenza non funzionano più. È vero, basta guardare,
per fare un solo esempio, la storia recente dei partiti politici. L’analisi continua,
di solito, con la citazione di una famosa sociologa della religione, Grace
Davie, che parla di «credere senza appartenere» (believing without belonging). Ciò che i pessimisti chiamano «crisi» è dunque la
partecipazione delle nostre chiese alla «liquidità» generale. Mi permetto solo
alcune osservazioni.
rimozione è sociologicamente raffinata e molto postmoderna. In una società «liquida», si dice, i
vecchi modelli di appartenenza non funzionano più. È vero, basta guardare,
per fare un solo esempio, la storia recente dei partiti politici. L’analisi continua,
di solito, con la citazione di una famosa sociologa della religione, Grace
Davie, che parla di «credere senza appartenere» (believing without belonging). Ciò che i pessimisti chiamano «crisi» è dunque la
partecipazione delle nostre chiese alla «liquidità» generale. Mi permetto solo
alcune osservazioni.
1) Il credere senza appartenere può forse essere tentato
(sociologicamente parlando) all’interno di un modello di chiesa di popolo.
Chiese come le nostre (che vivono di contribuzioni volontarie; hanno organismi rappresentativi
pletorici che esigono un notevole tasso di impegno; hanno
(sociologicamente parlando) all’interno di un modello di chiesa di popolo.
Chiese come le nostre (che vivono di contribuzioni volontarie; hanno organismi rappresentativi
pletorici che esigono un notevole tasso di impegno; hanno
numeri così piccoli da rendere necessarie alte percentuali di
coinvolgimento, solo perché le iniziative possano sussistere; ecc.) richiedono
non solo l’appartenenza, ma una discreta robustezza di motivazione. La «liquidità» sociologica
è precisamente quanto non ci possiamo permettere. 2) Molte chiese evangelicali,
molte chiese straniere in Europa, molti movimenti cattolici propongono, con
successo, forme assai forti di appartenenza. La «liquidità» è un aspetto
del presente, ma non l’unico. Questo dal punto di vista sociologico. Se poi
è lecita un’osservazione d’altro genere, chiederei: è sostenibile, in base
al Nuovo Testamento, una fede «liquida», senza appartenenza? Si tratta dell’appartenenza
a Cristo, certo: ma essa non è mai dissociata, nella Scrittura, da quella al
suo corpo ecclesiale.
coinvolgimento, solo perché le iniziative possano sussistere; ecc.) richiedono
non solo l’appartenenza, ma una discreta robustezza di motivazione. La «liquidità» sociologica
è precisamente quanto non ci possiamo permettere. 2) Molte chiese evangelicali,
molte chiese straniere in Europa, molti movimenti cattolici propongono, con
successo, forme assai forti di appartenenza. La «liquidità» è un aspetto
del presente, ma non l’unico. Questo dal punto di vista sociologico. Se poi
è lecita un’osservazione d’altro genere, chiederei: è sostenibile, in base
al Nuovo Testamento, una fede «liquida», senza appartenenza? Si tratta dell’appartenenza
a Cristo, certo: ma essa non è mai dissociata, nella Scrittura, da quella al
suo corpo ecclesiale.
Non basta, ovviamente, denunciare
l’«astenia» per indicare vie d’uscita: non è casuale che il testo della predicazione sinodale fosse un
racconto di miracolo.
l’«astenia» per indicare vie d’uscita: non è casuale che il testo della predicazione sinodale fosse un
racconto di miracolo.
È anche giusto evitare di farsi catturare da una sorta di
«sindrome di Fort Alamo» (versione nostrana: «Pra del Torno non deve cadere»),
che si immagina i pochi (ma duri e puri) superstiti impegnati nell’ultima,
disperata, resistenza. Molto più semplicemente, alcuni, e il sottoscritto tra
essi, ritengono che:
«sindrome di Fort Alamo» (versione nostrana: «Pra del Torno non deve cadere»),
che si immagina i pochi (ma duri e puri) superstiti impegnati nell’ultima,
disperata, resistenza. Molto più semplicemente, alcuni, e il sottoscritto tra
essi, ritengono che:
1) la politica dello struzzo, in qualunque forma, non paghi;
2) mentre continuiamo, giustamente, a fare quello che abbiamo sempre
fatto, cercando di farlo un po’ meglio, e individuiamo nuovi fronti sui
quali riteniamo necessario impegnarci, dobbiamo sapere che un consolidamento
numerico delle comunità è un obiettivo prioritario. Non perché sia
importante in sé, ma perché costituisce la condizione elementare per il
presente e il futuro della testimonianza evangelica in questo paese.
fatto, cercando di farlo un po’ meglio, e individuiamo nuovi fronti sui
quali riteniamo necessario impegnarci, dobbiamo sapere che un consolidamento
numerico delle comunità è un obiettivo prioritario. Non perché sia
importante in sé, ma perché costituisce la condizione elementare per il
presente e il futuro della testimonianza evangelica in questo paese.

Nei due articoli c'è una diversa visione. Il pastore Genre parla di una liberazione da Satana. Per Ferrario che analizza il tipo di astenia sembra non esistere. Allora c'è da chiedersi: esiste il peccato per cui Cristo è morto e dal quale ci salva, qui, ora e per l'eternità?