25 luglio 1977 “Se continueremo nella ambigua formula di collaborazione con gli Enti pubblici… uno dopo l’altro i nostri Istituti ci verranno tolti …

TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi
sarete testimoni fino alle estremità della terra. (Atti 1:8)
n°17          Circolare
personale agli aderenti           25 Luglio 1977
LA CHIESA DEI
MIEI SOGNI
Questa è la
Chiesa che io sogno:
Una Chiesa
adeguata all’Opera a cui si consacra, la Chiesa dal cuore caldo, dalla
mentalità aperta, dallo spirito pieno d’avventura; la Chiesa che ha cura delle
anime percosse dalle tempeste, che sorregge e consola i vecchi, che infiamma i
giovani, che non conosce né divisioni di cultura o di classi, né frontiere
geografiche o sociali; la Chiesa che sa indagare il mistero, ma sa anche
accettarlo, che guarda nel
futuro, ma che non rinnega il passato; la Chiesa
del Maestro, e quindi anche la Chiesa del popolo, del suo popolo; la Chiesa
alta e la Chiesa bassa; alta come gli ideali di Gesù, bassa come la più umile
fra le creature umane; una Chiesa operante, una Chiesa in preghiera, una Chiesa
vincitrice, una Chiesa che interpreta la fede nei termini del proprio tempo, e
che sfida i suoi tempi in termini di fede; che ispiri coraggio per questa vita
e speranza per la vita avvenire; una Chiesa per tutti gli uomini di buona
volontà, la Chiesa dell’Iddio vivente.
                                                                                                           John
Moore
LE NOSTRE
RIUNIONI
Venerdì 22 corr.
i coordinatori si sono riuniti a Torre Pellice, con intervento di un buon
numero di aderenti. Questa volta siamo riusciti malincuore però!, a limitare a
due ore le nostre discussioni, che
generalmente ci tenevano impegnati fino a
un’ora avanzata, con disagio per chi veniva da lontano.
Il primo anno di
attività della TEV avrà il suo culmine nell’
ASSEMBLEA
PLENARIA
che avrà luogo
nel tempio del Ciabas martedì 16 Agosto alle 15,30.
Chi ha dei posti
disponibili in macchina, come pure chi desidera
essere trasportato, telefoni,
dal 1° Agosto, al numero 91.422. Le auto partiranno alle ore 15 dalla
Foresteria di Torre Pellice
I coordinatori e
gli aderenti che lo desiderano si ritroveranno
presso la Casa delle diaconesse
venerdì 12 Agosto dalle 20,30 alle 22,30.
COM-NUOVI TEMPI
E LA TEV
Il 3 Luglio il
periodico Com-Nuovi Tempi ha pubblicato una
intervista sulla Claudiana, nella
quale anche la TEV è chiamata in causa.
Ecco il quesito posto da un certo
Peppino:
Abbiamo letto su
Com Nuovi Tempi, che si è formato un gruppo della TEV, che è notevolmente a
destra del mondo evangelico italiano. Come si pone la Claudiana di fronte a
questi fratelli se volessero chiedere di pubblicare, di argomentare, di
inserirsi nella linea della casa
editrice?
Qualcuno della
Claudiana ha così risposto:
Alcune di queste
persone si fanno vanto di non aver letto un libro da trent’anni e quindi la
possibilità che scrivano qualche cosa da
pubblicare è abbastanza remota. Non
tutti sono però così. Abbiamo avuto dopo la guerra la presenza di due linee
nella chiesa: una linea
avanzata di impegno cristiano nella società e una
linea ripiegata su se
stessa che ritiene sufficiente che il credente abbia una
sua vita interiore molto sviluppata, gelosamente custodita e riservata, in un
certo
piccolo ambito. Da un po’ di tempo questa seconda linea si è trovata in minoranza. Il fatto che
  molti giovani
rifuggano da una simpatia a questo tipo di soluzione o di impegno cristiano fa
per lo meno meditare. comunque, per rispondere alla vostra domanda dirò che
qualsiasi libro
valido merita di essere preso in esame, aipme pure qualsiasi
forma di colloquio.
Rispondiamo:
1) A proposito
dei membri della TEV che da trent’anni non hanno letto un libro (forse della
Claudiana?) vorremmo sapere a quanto ammontano  le giacenze dei libri pubblicati dalla
Claudiana, che nessuno legge e cui una buona parte è sicuramente destinata al
macero. Vorremmo anche sapere il valore di questa merce e chi ha anticipato i
fondi.
2) Quanto alla
collocazione “a destra” del gruppo TEV rimandiamo a un istruttivo
libro di Jacques Ellul, professore di scienze politiche all’Università di
Bordeaux, e una delle personalità di rilievo del
Protestantesimo francese. Nel
suo libro “Esegesi dei nuovi luoghi comuni” (cioè: analisi delle
frasi fatte) egli scrive: “Altro luogo comune: chi pretende che la
politica non sia tutto, è senz’altro un uomo di destra, un reazionario, un
aristocratico, ecc. Se afferma anche: Pretendere


di superare l’opposizione destra-sinistra, rifiutarsi di lasciarsi
classificare di destra o sinistra, significa essere di destra. Ma inutilmente chiedereste
di precisare il contenuto di queste nozioni: che cosa è la sinistra? che cos’è
la destra? Chiedete a venti personalità e ne avrete venti risposte
contraddittorie”.
3) Quanto alla
latitanza dei giovani, ahimè! non è prerogativa della TEV! Altrimenti come si
spiega che tante chiese lamentino che centinaia di catecumeni (diciamo:
centinaia!) dopo aver fatto professione di fede spariscano dalla vita della
Chiesa? E se almeno andassero a ingrossare le fila della Fgei, potremmo dire:
Non approviamo la vostra linea,
comunque sia, o per pretesto o in sincerità,
Cristo è annunziato, e di questo ci rallegriamo e ci rallegreremo ancora!
(Fil.1/18)/ Purtroppo la realtà è che questa gioventù è oggi dispersa come
pecore che non hanno pastore.
4) Quanto alla
possibilità che qualche libro proposto dalla TEV possa essere “preso in
esame” date le premesse (cioè di presentare delle opere “da inserirsi
nella linea della casa editrice”) si vede con quale spirito verrebbe
attuato il “pluralismo” di cui tanto si parla.
ANCORA SUL
CONVITTO FEMMINILE DI VIA ANGROGNA
A complemento di
quanto abbiamo detto sull’ex orfanotrofio di via An­grogna, e ora ridotto a un
“nucleo” di Convitto, può essere utile ricordare alcune fra le numerose
deliberazioni delle Conferenze distrettuali e dei Sinodi, che intendevano richiamare
le chiese alla loro responsabilità nella conduzione degli istituti.
Fin dal 1966 la
Tavola e la Ciov presentavano al Sinodo una relazione  che sarebbe tutta da rileggere “sul
problema del rinnovamento dei nostri Istituti assistenziali”.
“Sarebbe altamente desiderabile vi si legge – che tutte le chiese delle
Valli considerassero questi Istituti  di
assistenza  come espressione evidente della
loro capacità di amare, di servire e di testimoniare, e si impegnassero
direttamente nella loro  vita, senza
lasciare nella solitudine il personale che vi opera o le poche persone che se
ne interessano con spirito d’amore”.
L’anno seguente
il Sinodo ribadisce il parere che “le Chiese devono  essere 
condotte ad assumere maggiore responsabilità verso gli Istituti  considerandoli parte di se stesse e
partecipando alla loro vita”.
La Confer.
distr. del 1968 “di fronte alla carenza di vocazioni per il servizio nei
nostri Istituti (omissis) chiede una collaborazione fra  Centro Diaconale e Comunità, intesa a
suscitare un concreto interesse per le nostre Opere, sia per il reperimento del
personale sia per l’aspetto vocazionale”.
Nel 1970 la
Conf. Distr. ritorna sull’argomento invitando “la Ciov a sviluppare in
collaborazione con il Centro Diaconale, ogni forma
d’incontro del personale
dei vari Istituti dipendenti dalla Ciov, da altri Enti, per la ricerca del
fondamento vocazionale e della formazione
spirituale del personale
stesso”. Quella stessa Conf. Distr. decide di
abolire il nome di
“orfanotrofio” per l’istituto femminile di Torre Pellice.
Altro ordine del
giorno è votato dalla Confer. Distr. nel 1972:
La Conf.
riconoscendo che la nostra testimonianza evangelica in campo
  assistenziale è attualmente in gioco nel
contesto di una società in
evoluzione, propone che sia dibattuto in Sinodo e
portato a livello delle
  singole chiese
tutto il problema della diaconia; propone inoltre la creazione di una
commissione che, coordinando le riflessioni del Centro diaconale e le
esperienze della Ciov, prepari una documentazione con lo scopo di stimolare e
favorire le riflessioni delle comunità e una loro presa di coscienza dei
molteplici problemi che si pongono a vario livello in campo diaconale.
Finalmente la
Conferenza distrettuale del 1974 così si esprimeva:
La Confer.,
viste le possibilità concrete di testimonianza inerenti al lavoro svolto dagli
educatori nei Convitti maschili e femminili di Pomaretto e Torre Pellice verso
i ragazzi minori vittime dello sviluppo caotico della nostra società,
consapevole dei problemi che vengono
indicati, fra l’altro, nella relazione
del Convitto di Pomaretto:
– incoraggia
questi nostri fratelli educatori e direttori dei Convitti a proseguire la loro
ricerca;
– ricorda alle
comunità del distretto che esse sono direttamente
coinvolte dal problema dei
minori ospitati nei nostri Istituti e le invita all’approfondimento della linea
vocazionale che emerge
dall’impostazione dei nostri convitti.
Ci sarebbero varie
considerazioni da fare su tutti questi ordini del giorno, ma ci limiteremo a
rilevare che il pensiero, tante volte ripetuto, e da noi sottolineato, che gli
istituti, e in particolare quelli per minori, non debbono vivere per conto
proprio, ma debbono essere
intimamente uniti alla vita delle comunità. È
lecito domandarsi quale
accoglienza queste esortazioni abbiano ricevuto dagli
uni e dalle altre.
La crisi che è
esplosa ora per l’Istituto di via Angrogna è la dimostrazione che questo
collegamento non
c’è stato, o si è manifestato in misura sporadica e
superficiale. Se davvero si avesse voluto
considerare gli Istituti come una
forma concreta di predicazione cristiana,
sarebbe stato necessario: 1°) che
uno o più membri nominati
dall’assemblea della chiesa locale venissero a far
parte dei comitati direttivi; 2°) che la relazione annua dell’Istituto venisse
inserita come parte integrante della relazione annua della chiesa.
Ma questo non
poteva essere accettato per la convergenza di due inte­ressi contrastati: da
una parte gli istituti, pur reclamando la
solidarietà della Chiesa, desiderano
mantenere la loro piena indipendenza, e dall’altra parte la Chiesa, pur
esigendo da parte dell’istituto una chiara. testimonianza cristiana, non
intende affatto assumersi la
responsabilità della sua gestione.
Un altro fatto è
poi venuto ad alterare la fisionomia dell’Istituto, ed è la convenzione con
Enti Statali, che vi hanno affidato elementi non Valdesi. Da sempre tutti i
nostri Istituti hanno accolto dei cat­tolici e degli ebrei, garantendo loro
piena libertà di coscienza. Ma altra cosa è quando questi elementi diventano
così numerosi da alterare la fisionomia dell’Istituto (a parte che, anche con
una maggioranza di indifferenti, sussisterebbe pienamente il dovere dei
credenti di annun­ziare loro la salvezza in Cristo). Non solo, ma
l’accettazione di rette pagate, sia pure con enormi ritardi, dagli Enti
Statali, viene a
stabilire una condizione di dipendenza e di soggezione. Così,
mentre da una parte la Chiesa proclama a gran voce la sua piena indipendenza
dallo Stato, dall’altra ne accetta e sollecita i sussidi. Non c’è chi non ve­da
come questa situazione spieghi in gran parte il disinteresse delle chiese verso
Istituti che non sono più sentiti come cosa propria, né dal punto di vista
materiale, né, ancor più, dal lato spirituale.
L’unica via di
uscita è che gli ordini del giorno di tanti Sinodi e Conferenze diventino
operanti, e che la Chiesa rivendichi per le sue Opere un ritorno a una forma di
testimonianza cristiana, alla pari del­la predicazione, e ne assicuri così la
piena indipendenza, salvo, s’in­tende, i normali controlli che lo Stato deve
pure esercitare su delle pubbliche attività.
Se questo
dovesse implicare un peso economico insopportabile, o anche se la Chiesa non
riuscisse più a esprimere delle vocazioni per il
servizio diaconale cristiano,
allora gli Istituti debbono essere chiusi.
O meglio, la
Chiesa dovrebbe ridurre la sua testimonianza cristiana a uno o a pochi Istituti
modello, all’avanguardia anche dal punto di
vista tecnico, ma che verranno
mantenuti esclusivamente con le offerte della Chiesa e dei suoi amici.
Siamo convinti
che una linea come quella indicata troverebbe una ri­sposta nelle chiese, al di
là di quanto potremmo ora sperare.
Se viceversa
continueremo nella ambigua formula di collaborazione con gli Enti pubblici, non
c’è da dubitare che, uno dopo l’altro, come le foglie del carciofo, i nostri
Istituti ci verranno tolti e assorbiti da Enti che li gestiranno forse (diciamo
forse) meglio di noi, ma che certamente non saranno in grado di rendere
testimonianza al Signore.
ANCORA SUL
CONVITTO FEMMINILE DI TORRE PELLICE
Concordo
pienamente con quanto è stato scritto nella TEV del 5 Luglio sull’orfanotrofio
di Torre Pellice. Sono stato in rapporto con la sig.na Fini per lunghi anni,
quand’ero Pastore a Fiume e anche dopo, quando mi curavo di Colleferro. Essa è
stata una vera mamma per le
bambine che le affidavo. Per queste figliole
l’orfanotrofio era una nuova famiglia, in cui venivano preparate con amore alla
vita.
Come ogni
genitore cristiano cerca di assolvere il suo compito di far conoscere ai figli
la Parola di Dio, affinché per mezzo dell’ascolto essi possano giungere alla
fede (e ne prova grande amarezza quando fallisce), così facevano le
sig.ne Fini e Coisson
nell’orfanotrofio di Torre Pellice. La loro fatica non fu vana, perché molte dì
queste figliuole tornavano credenti alle nostre comunità.
Ricordo di aver
partecipato a un culto domestico nell’orfanotrofio maschile di Pomaretto,
quando lo dirigeva la sig.ra Wiltsch. Tutto si svolgeva con libertà e
naturalezza: i bambini sceglievano gli inni, leggevano i passi biblici,
dicevano la preghiera. Ma oggi questo si chiama repressione e si tralascia,
come se la fede dovesse nascere senza l’ascolto e si potesse insegnare a
pregare, senza pregare.
Una cosa mi
sembra giusta, che si sia soppresso il nome di “orfanotrofio” perché
i figli di cui si occupa la comunità cristiana non sono e non devono sentirsi
orfani. Ma prima del nome, mamme come la sig.na Fini, e la sig.ra Wiltsch hanno
cambiato la sostanza. Quando nelle scuole di Pomaretto si chiedeva agli scolari
un contributo per qualche scopo particolare, gli insegnanti avevano l’abitudine
di dispensarne gli alunni dell’orfanotrofio. Ma la sig.ra Wiltch non ne volle
sapere. A tutti i suoi bimbi dava il denaro che i loro condiscepoli dovevano
portare, perché non voleva che i suoi si sentissero compatiti come
orfani e
come poveri.
Pedagogia,
psicologia, sociologia cambiano col mutare dei tempi e delle culture, ma non
possono e non devono sostituire o diminuire la sostanza del messaggio
cristiano, né l’obbedienza della fede, perché il Signore ci chiederà ragione
del nostro operato, di che cosa noi ab­biamo fatto di quelle famiglie (tali
erano i nostri istituti) che
accoglievano gli orfani e i figli abbandonati,
affinché non si sentisse­ro né orfani né abbandonati, ma accolti nella
“famiglia di Dio” (Efes. 2/19) e amati.
                                                                                                           Valdo
Vinay.
I
“REAZIONARI”
A proposito di
“reazione” di come questo termine venga usato impropriamente per
bollare chiunque abbia il coraggio di “reagire” ad un certo andazzo
imperante, notiamo che con questo tendenzioso titolo viene pubblicata sul
numero 27/28 dell’Eco-Luce la lettera del dott. Enrico Payrot al periodico
“Résister” di Ginevra, con la quale veniva presentata ai protestanti
svizzeri la nascita della TEV.
                                                                                               Adriano
Donini
LO SPIRITO
SOFFIA DOVE VUOLE
Leggo su
“La Luce” l’articolo “Con i Riformati francesi”. È bene che
dei Pastori italiani abbiano scambi di idee con francesi della Chiesa
Riformata, ma sarebbe augurabile che dei contatti avvenissero anche con altre
denominazioni, ad esempio con le Assemblee di Dio. Non comprendo cosa voglia
dire “particolare interesse ha suscitato la relazione su una recente
riunione di carismatici a Lione, i cui riflessi si avvertono da alcuni in modo
preoccupante per evangelici, eccetera”. Quel “preoccupante” non
è chiaro. Forse la Chiesa francese teme un inquinamento? Ha paura forse di un
risveglio? Non si mette un limite all’azione dello Spirito Santo?
                                                                                               Mario
Gherardi
DAI NOSTRI CORRISPONDENTI
Da Livorno. Ti accludo un’offerta per la TEV; è
un’iniziativa che va
senz’altro incoraggiata. Vedo che te ne occupi con
entusiasmo: brava! Da Chiavai. Gradite i migliori saluti. Al ritorno seguiremo il lavo­ro della TEV.
Da- Angrogna. Sono lieta di far parte della TEV.
Sono anziana, ma sempre con Dio e con gran piacere offro questo per una
testimonianza.
Da Firenze. Assente da Firenze per diversi giorni,
al ritorno ho trovato con molto piacere i vostri scritti. Molto bene
“Sentinella, a che punto è la notte?”. Molto bene se me ne invierete
un pi°, di copie.
Da-S. Antonino di Susa. Chi scrive non è Valdese, ma
Battista. Mi
sono rallegrato che in seno alla Chiesa Valdese ci sia stato un
risveglio spirituale, e che abbiano messo da parte la politica e altre cose del
genere. Io appoggio in tutto e per tutto la vostra presa di posizione nei
confronti di coloro che si sono sviati dalla fonte d’acqua viva, e ce ne sono
anche dai Battisti purtroppo.
Da Sanremo. Ho ricevuto la circolare della TEV e
ringrazio. Purtroppo ho potuto leggerla stentatamente,
perché la mia vista, dopo
l’ultima malattia, si è alquanto peggiorata. Ma io confido nella Luce di Dio.
Da Como. Vi ringrazio per il vostro nuovo
opuscoletto che farò
pervenire a persone interessate. Ritengo che la TEV
commetta un errore nel considerarsi all’opposizione; cosi facendo l’altra parte
acquista il suggello della legalità e il controllo della situazione che
è proprio quello che vuole, e non solo nella Chiesa!
Ancora sull’Orfanotrofio di Torre Pellice
Ci è stato fatto osservare che fra il personale che
con spirito di consacrazione si è occupato dell’orfanotrofio, oltre alle
sig.ne Fíni e Coisson,
va ricordata ancho la sig.na Jolanda Monnet, che vi ha consacrato ben 27 anni
di lavoro.
FINANZE.
Entrate. In cassa al 1.1.77 L.488.010. Doni
precedenti L.1.570.120. Y C. C., Torino ; L. G., id. ; E. G. 119 Prali,; I. A.,
Trieste ; A. D’O. Livorno; Due amici, Luserna S. Giovanni; P. T., Torre Pellice
3.300; L. O., id, 3.000 . M. ved. B., Angrogna 10.000; V. D. E., Firenze, in
memoria di C. V. 5.000; G. P. Sanremo 5.000; E. S., Como 10.000; S. R., Villar
Pellice 5.000. Totale doni L.1.711.420. Collette alle Assemblee L.354.000.
Totale entrate 1.2.553.430
Uscite (I1 dettaglio viene comunicato alle
Assemblee) L.1.635.591.
In cassa
L,917.839.
L’ETERNO NON GUARDA A QUELLO A CUI GUARDA L’UOMO
L’UOMO RIGUARDA ALL’APPARENZA, MA L’ETERNO RIGUARDA AL CUORE
(1 Sam.16/7)
Ciclostilato in proprio, non pubblicato Indirizzo:

5 luglio 1977 “distrutto quanto era stato fatto e conservato in oltre 120 anni”

TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi
sarete testimoni fino alle estremità della terra. (Atti 1:8)
n. 16                            Circolare
personale agli aderenti                  5 luglio 1977
Preghiera
Grazie, o
Signore, per la comunità che ci hai data e nella quale ci permetti di vivere.
Dalle di lasciarsi ispirare da Te, affin d’esserti fedele qualunque ne sia il
prezzo. E a ciascuno di noi dona di essere fedele nella sua testimonianza
personale, affinché la comunità, che tutti insieme costituiamo, renda onore al
tuo Nome. Amen
                                                                                                          Pain de ce jour
ATTIVITÀ’ DELLA TEV
– Il 22 Giugno
presso i sig. Rivoiro Pellegrini si è svolta una pic­cola Assemblea dei membri
di Torino, visto il rifiuto del Concistoro di concedere una sala della chiesa.
Diversi membri erano presenti; è stata una bella e serena riunione che ha dato
fiducia e conforto ai parteci­panti.
– Il 3 corr. ha
avuto luogo a Pramollo l’annunziata Domenica TEV. Ab­biamo partecipato al culto
della comunità, in un tempio molto affollato e presieduto dal giovane Gianni
Long, di Pinerolo.
– Nel pomeriggio
53 membri della TEV si sono riunioni in Assemblea, presieduta da Mario Bianconi
di Roma. Tre ore sono trascorse in un bale­no, sviluppando il nutrito ordine
del giorno.
– La prossima
riunione dei coordinatori – con intervento di tutti gli aderenti che lo
potranno – avrà luogo a Torre Pellice venerdì 22 corr. dalle ore 20,30 precise
alle 22,30, presso la Casa delle diaconesse.
– L’Assemblea
plenaria avrà luogo probabilmente martedì 16 Agosto alle 15,30 nel tempio del
Ciabas (la data sarà ulteriormente confermata).
DIAMO L’ESEMPIO
Amiamoci gli uni
gli altri: questa è la legge del Regno di Dio, quindi cerchiamo di praticarla
anche verso quelli che non ci comprendono e osta­colano il nostro desiderio di
rinnovamento spirituale.
Di fronte alla
terribile piaga della incomprensione e della disunione che affligge l’umanità,
per motivi razziali, territoriali, politici, eco­nomici e religiosi, noi
dobbiamo dare l’esempio di amore fraterno e supe­rare i nostri punti di vista
avendo solo di mira l’obbedienza alla legge di Cristo.
                                                                       Eririco
Margiunti.
RIORNO DALL’ERITREA
Cari fratelli è
con cuore riconoscente a Dio, che ci ha protetti, accompagnati e benedetti, che
siamo ritornati tutti e quattro sani e salvi in Italia e la prima cosa che
desideriamo, tramite questa circolare, è quella di ringraziare quanti ci hanno
seguiti in questi ultimi anni e hanno pregato per noi. Il Signore ha certamente
sentito ed esaudito le vostre preghiere perché non ci possiamo altrimenti
spiegare il perché di essere stati preservati da sofferenze e privazioni.
            Già dal nostro arrivo a Roma,
l’affetto di tante persone care e cono­scenti ci ha rinfrancato ed una volta
ancora fatto realizzare quanto sia indispensabile e prezioso il legame che
unisce il cristiano col suo fratello, quando è dettato da quell’amore
insegnatoci dal nostro Salvatore.
            Il distacco dalla nostra Chiesa
dell’Eritrea è stato un po’ difficile e doloroso soprattutto pensando che ora i
nostri fratelli di colà sono rimasti senza una presenza di missionari, e
dovranno, forse a costo di grandi sbagli, andare avanti da soli. Ma c’è un Dio
che veglia e Lui, che può ogni cosa, saprà intervenire nel momento del bisogno
ed aiutare ed ispirare quei credenti come noi forse non saremmo più stati in
grado di fare. Non dimenticatevi di loro nelle vostre preghiere anche se non
siamo più là.
            Tempi più duri sembrano avvicinarsi
e il momento quando finalmente si potrà di nuovo parlare di pace sembra ancora
essere per loro una cosa ben lontana. Infatti i nostri amici continuano a
vivere nella tensione e
       nella paura
e ben presto molte famiglie saranno costrette a
rifugiarsi nelle campagne,
dove l’incetta di granaglie è più facile ed
economicamente alla portata della
gente.
            Durante l’ultimo culto in Asmara,
dove erano riunite più di trecento persone, il presidente della Chiesa
evangelica dell’Eritrea, il Pastore Embaie, ci ha pregato di portare alla
Chiesa Valdese il saluto fraterno di quella Chiesa e ringrazia tutti coloro che
li hanno seguiti e certa­mente continueranno a seguire i fratelli lontani,
chiamati a soffrire ingiustamente.
            Ora siamo nuovamente tra di voi e
preghiamo Dio di darci la saggezza e      la
forza necessaria per servirlo degnamente e con allegrezza ogni giorno in fede.
                                                                       Paola,
Bruno, Tiziana e Luca Tron.
UN DISCORSO
CHIARO
Quando
affermavamo che c’è chi si vuole servire della Chiesa, anziché servirla, e che
c’è chi si serve della Chiesa in vista di ideologie politiche, abbiamo
sollevato un gran polverone come se avessimo detto una enormità. Perciò
dobbiamo essere grati a questi giovani, dai quali
possiamo dissentire, ma a
cui riconosciamo l’onestà di parlare chiaro:
“Ci
occupiamo dei giovani perché siamo nella Chiesa, e, se abbiamo uno specifico, è
quello di sforzarci di legare certi problemi, apparentemente ecclesiastici, ai
processi strutturali che si registrano, la nostra
testimonianza di fede alla
militanza del movimento anticapitalistico”.
“Questo
vuol dire molte cose: per esempio che l’obiettivo del nostro lavoro non è tanto
quello di riportare i giovani
nelle  chiese, quanto quello di
riflettere con i giovani alla ricerca di forme comunitarie che rendano
riconoscibile la nostra testimonianza”.
Dalla relazione presentata dalla Federazione
Giovanile Evangelica Lom­barda alla Conferenza Distrettuale del 2° Distretto
5-6 Giugno 1977
.
(La sottolineatura è nostra.
L’ORFANOTROFIO
FEMMINILE DI TORRE PELLICE
Brevi cenni
storici
L’orfanotrofio
di Torre Pellice fu fondato nel dicembre 1853, grazie all’aiuto generoso di
amici inglesi delle Comunità Quacchere, desiderosi di aiutare i Valdesi in un
periodo di gravi difficoltà economiche. In particolare erano stati colpiti dal
fatto che, a quell’epoca, secondo quanto afferma lo storico Valdese Giovanni
Jalla, esistevano alle Valli ben 223 orfani di ambo i sessi, cifra
impressionante se rapportata alla consistenza della popolazione.
La prima sede
del nuovo, istituto fu l’ultimo piano della casa Vertù e la prima direttrice fu
la signora Maria Negrin, convertita a una fede ardente dal Pastore del Risveglio
Oberlin, fondatore delle scuole
infantili. Già nell’Ottobre del 1854 il totale
delle bambine accolte nel­l’istituto ammontava a quindici.
A seguito di una
successiva visita alle Valli di alcune sorelle inglesi, guidate dal Dr. Gilly,
il fondatore del Collegio Valdese, venne acquistato un vigneto lungo la via
Angrogna e posto mano alla
costruzione della Casa definitiva, che poteva accogliere
nel 1858 quaranta orfanelle. La costruzione della casa era costata 37.000
franchi,
interamente donata da amici esteri.
La direzione
della nuova casa venne assunta per molti anni dalle Diaconesse di Saint Loup.
Nel 1890 il
Sinodo affidava l’amministrazione dell’orfanotrofio alla Commissione degli
Istituti Ospedalieri, che la tenne fino al 1972.
Le bambine e le
giovani, provenienti dalle parrocchie delle Valli, dalle chiese
dell’evangelizzazione e anche dall’estero, ospiti dell’ istituto, erano in
media 35-40. La Commissione degli Istituti Ospedalieri, in una breve
pubblicazione in occasione del centenario, nel 1954, valutava a 586 le ragazze
accolte ed educate nell’orfanotrofio, con un soggiorno di 8-10 anni.
Non è possibile
qui ricordare i nomi di tutte le persone che in
oltre 120 anni hanno dato la
loro opera per la direzione dell’istituto. Desideriamo tuttavia ricordare la
sig.na L. Fini che ne fu collabora­trice e direttrice dal 1925 al 1970, e la
sig.na E. Coisson che ci profuse le sue doti di educatrice dal 1939 al 1966.
Caratteristica
dell’Istituto  e sua conduzione fino al
1970  L’Istituto – l’Orphelinat – è uno
dei frutti più significativi del Risveglio e della pietà cristiana: esso è
un’opera che trova le sue origini nell’amore per i diseredati i piccoli senza
difesa – e lo rende operante in uno spirito di umiltà e di consacrazione.
L’impostazione
era chiaramente evangelica: l’educazione delle giovani era basata
sull’Evangelc, con i culti serali, con l’assidua
partecipazione religiosa
manifestantesi nella frequenza alla scuola domenicale, al catechismo, alla
chiesa. E non si venga a dire che veniva coartata la volontà delle ospiti.
Bisogna udire la sig.na Fini quando parla
delle sue bambine e quando racconta
dei contatti che esse hanno mantenuto con la loro direttrice, che, a sua volta,
le segue con affetto nella loro vita di adulte.
Negli anni gravi
della guerra il numero delle ospiti era salito a 52 e questa grande famiglia è
stata amministrata da due sole persone, le sig.ne Fini e Coisson, con l’aiuto
di una lavandaia. Bisogna che i Val­desi conoscano l’azione straordinaria
svolta in quegli anni di estrema difficoltà da queste persone, che si sono
consacrate senza limiti di
orario, senza badare alla fatica solo per amore del
Signore e del prossimo.
È inoltre
importante prendere coscienza dell’interesse che circonda l’istituto da parte
del largo pubblico di Torre Pellice e delle Valli, sia valdese che cattolico.
Gli ultimi anni
            Nel 1972 l’Istituto cambiava
gestione e indirizzo: retto da una
commissione autonoma è ora prossimo alla
chiusura o ad una drastica riduzione – si parla di sei ospiti in altra sede. A
questo fine vi è un progetto di massima presentato all’ultima Conferenza distrettuale.
            Quello che è, certo è che in
pochissimi anni è stato rapidamente
distrutto
 quanto era stato fatto e
conservato in oltre 120 anni.
            Tutto questo rientra nel quadro
delle ideologie che in numerose occasioni ci sono state illustrate.
 Ci dicono che nell’istituto si mandano

i minori che la
società desidera emarginare, di modo che esso viene a
costituire un’erea di parcheggio a cui la società demanda una funzione prettamente
repressiva. Si è addirittura sostenuto che l’istituto ha una funzione
parallela a quella dell’ospedale psichiatrico e del carcere!
            Non è da stupirsi che chi sostiene
questa linea si dichiari credente e marxista secondo, i principi della Fgei.
Allora il motore della storia è la lotta di classe; la società di cui facciamo
parte è capitalistica e il capitalismo si fonda sulla divisione in classi
sociali antagoniste.
Il risultato
concreto di una impostazione del lavoro come sopra
indicato è quello di
proporre la riduzione in altra sede di una mini comunità
di sei minori tra i 3 e i 12 anni. Quello però che ci sembra molto grave
è che “per
 evitare incomprensioni
tra Istituto e chiesa locale, 
sarebbe auspicabile una certa autonomia dal progetto rispetto alla comunità
locale, magari pagando l’affitto dei locali alla Tavola Valdese. Questo perché l’equipe
educativa esistente è un gruppo di persone (
credenti e non) disposte ad
impegnarsi a lungo termine in un lavoro
educativo a favore di bambini emarginati,
ma non è espressione diretta della comunità locale”.
Arrivati a questo
punto dobbiamo dire che mantenere in vita un istituto così come è attualmente e
come è previsto per un prossimo futuro, non ne vale le pena e sopra tutto non
deve essergli riservato il nome “Valdese”, perché di evangelico non
sembra avere più nulla. È doveroso osservare che
questo impressionante decadimento dell’istituto è avvenuto e avviene
senza che la “base”, la popolazione delle Valli ne sia stata
esaurientemente informata. Il caso dell’Orphelinat fa parte di quella
smobilitazione delle Valli, colpite nei loro istituti e nelle loro opere. Anni
fa una stessa procedura era stata seguita per la chiusura del Collego, salvato
in extremis da una forte corrente di opinio­ne. È abbastanza recente la
chiusura del Convitto di Torre Pellice ora si tratta dell’orfanotrofio. Tutti,
questi sono chiari frutti della politicizzazione della Chiesa. Basti a questo
proposito ricordare le bizantine argomentazioni delle assemblee ufficiali,
sulla emarginazione sulla frustrazione provocata nei minori dalla parola
“orfanotrofio”. Tale parola è stata sostituita da
“convitto” ammessa dalla ideologia imperante. L’istituto però
è andato “a ramengo”.
Certo i tempi
sono cambiati e probabilmente non si può più contare su impegni vocazionali come
quelli delle ultime direttrici dell’orfanotrofio, Modificazioni degli organici
e delle strutture possono essere discussi, purché siano fatti salvi i principi
dell’Evangelo e che i minori siano affidati a persone credenti. Quello che e
certo però e che la popolazione Valdese ha il diritto e il dovere di discutere
non solo il futuro di un suo istituto, ma anche di valutarne le modalità di
conduzione materiale e sopratutto, spirituale. Il che non è fatto! Di fronte a
un episodio così abnorme e macroscopico come è quello dell’Orfanotro­fio, ci si
meraviglia che le Autorità ecclesiastiche, a cominciare
dalla Tavola, tacciano.
Infatti sono gli argomenti di cui ci si occupa: concordato, aborto, Dario Fo,
ecc. ecc. ma si tace di fronte a fatti che incidono in modo diretto e
prevalente sulla vita della Chiesa e sul popolo delle Valli.
DAI
CORRISPONDENTI
Da San Germano
Chisone. Rientrando dalla nostra giornata di Coazze ho lungamente pensato alla
domanda fattaci dal fratello di quella comunità: Da che parte state?
(intendendo, con ciò: state dalla parte degli op­pressi o dalla parte dei
capitalisti che detengono il potere).
Oggi ho letto
sull’Eco l’articolo di Ermanno Rostan: Cesare e Dio. Se interpreto l’articolo
in chiave moderna, mi pare di capire che Gesù si è trovato nella situazione:
– rispondere NO
e sarebbe come se dicesse: sono dalla parte dell’op­presso.
– rispondere SI
e sarebbe come se dicesse: sono dalla parte dei Pa­droni che detengono il
potere.
In ambedue i
casi, Gesù avrebbe assunto un atteggiamento politico. Ho l’impressione che a
Coazze, nel piccolo tempio, si è verificato qualche cosa di simile.
Alla domanda: Da
che parte state? la nostra situazione è
– se
rispondiamo: dalla parte dell’oppresso, assumiamo un atteggiamen­to politico e
il fratello ci avrebbe detto – come ha detto fuori perché creare un movimento
TEV non politico?
– se
rispondiamo: siamo dalla parte dei padroni, siamo liquidati, co­me credenti.
Gesù ha risolto
la questione facendosi portare il denaro.
Noi avremmo
dovuto farci portare una Bibbia.
Qualcuno ha
giustamente chiuso l’argomento facendo rilevare che l’uni­co punto di
riferimento è la Parola di Dio.
Però io penso
che una domanda del genere potrà ancora esserci rivolta
e penso che é
proprio la domanda bruciante: Da che parte state? che fa sorgere i conflitti.
La domanda può esserci rivolta con sincerità da persone che non sono al
corrente, ma può anche esserci rivolta con astu­zia e coglierci in fallo.
Non potrebbe il
Bollettino riprendere l’argomento e trattarlo? o trattare argomento sull’Eco? o
argomento di un culto?
Nelly Rostan
Da Ospedaletti. Ho letto l’articolo di R.
Peyrot, dove dice: “Sarebbe assurdo disconoscere che vari sono i modi di
interpretare la Scrittura e che quindi diversi sono i modi di impegnarsi nella
propria fede”.
Il guaio è tutto
qui perché la Scrittura non può essere interpretata a seconda di come tira il
vento. La Scrittura è chiara e limpida, ma sono i ragionamenti sofistici degli
uomini che non ascoltano lo Spirito Santo e che quindi travisano tutto.
Cinque aderenti di Roma. Ringraziamo
per l’invio dell’opuscolo “Senti­nella, a che punto  è la notte?” che è veramente l’analisi
della situa­zione attuale della Chiesa Valdese.
Siamo a voi
vicini con la preghiera nella vostra opera sacrosanta per un rinnovamento e per
un ritorno alle origini della nostra Chiesa. Purtroppo la Chiesa è stata
strumentalizzata politicamente e trascinata su di una strada che non è quella
dell’Evangelo del Signor Gesù. Continuate nell’impegno preso; noi saremo sempre
con voi, e speriamo, con l’aiuto del Signore, che la Chiesa Valdese sappia
ancora riconoscere le vie da Lui indicate.
Da Brescia. Vi ringrazio per l’opuscolo
“Sentinella” speditomi che ho letto con molto interesse, non mancherò
di darlo ad altri credenti. Vi esorto a non lasciarvi tacitare da  alcuno. Con noi c’ è il Cristo, che si serve
della TEV per risvegliare la sua Chiesa, per risvegliare la Sua Chiesa, per
risvegliare la fede in Dio. Anche noi potremo dire: “Quantunque camminassi
nella valle dell’ombra della morte, non temerei male alcuno.”
DAI
CORRISPONDENTI
Da Roma.Ringrazio i fratelli della TEV per il
necrologio di mio marito Costantino Vitaletti, apparso sulla circolare n°14.
Tanto più sento di ringraziarli, oltre che per le condoglianze, per l’affetto
fraterno che traspare dall’articolo stesso. Vi auguro di proseguire il vostro
lavoro al servizio del Signore.
Da Foggia. Comprendo anch’io benissimo che dalla
Chiesa non si esce, ma si combatte e si discute, cercando di non dimenticare
che siamo tutti fratelli. Ma di fronte a certe affermazioni è impossibile
rimanere indif­ferenti ed è quindi necessario essere pervasi di tutta quella
carità di cui ci parla l’apostolo Paolo. Confesso che forse, come tanti altri,
avrei disertato la Chiesa, se non ci fosse stata la TEV, tanto più che mi è
stato consigliato di cercare un’altra Chiesa, che rispecchiasse maggiormente le
mie opinioni, le mie necessità e le mie idee. Io, dalla mia Chiesa non voglio
uscire; ci sono nata e mia madre attraversava tutta Roma, quando ero
piccolissima, per portarmi alla scuola domenicale di Via IV Novembre, dove sono
stata anche battezzata dal Pastore Bonnet. All’età di sei ani ci trasferimmo
alle Valli e da allora si può dire che sono sempre vissuta nella Chiesa; potete
così comprendere quanto sia duro sentirsi dire di cercarsene un’altra! Abbiamo
ricevuto anche la vostra af­fettuosa lettera comunitaria da Coazze con tutte le
firme. È stato un pensiero veramente incoraggiante e fraterno che mi ha
riempito il cuore di gioia.
Da Torre Pellice. Invio la scheda che mi è giunta
con la “Sentinella” molto bella ed efficace. Mio marito non è membro
della Chiesa Valdese, ma è molto simpatizzante per la TEV. Può essere indicato
come tale?
FINANZE
Entrate. In
cassa al 1.1.77 L.488.010. Doni precedenti L.1.396.120 G.E.A.M., Pinerolo
15.000; N. G.P., Torre Pellice 5.000; B.
G., Milano
5.000; N. Z., Venezia 10.000; V. di B., Sanremo 5.000; F. B., id. 10.000; G.
R., id. 10..000; F. B., Roma 10.000; B. D., id. 5.000; F B., Losanna 10.000; A.
C., Angrogna, 4.000; Aderenti e amici di Brescia 20.000; L. P., Torino 5.000;
In memoria di C. V., I. e M. B., Roma 10.000; In memoria id. L. P., id. 10.000;
A. P., Pomaretto 5.000; A. L., Ro­ma 10.000; C. E., Torre Pellice 5.000; L. O.,
id. 5.000;
P. R. e M. L.,
id. 20.006 M. e G. Bologna, Foggia 10.000; E. N.,Torre Pellice 5.000. Totale
doni L.1.570.120
Collette
Assemblee L.354.000. Totale entrate L.2.412.130
Uscite  dettaglio viene comunicato alle Assemblee
L.1.513.891
In cassa L.898.239
Dio è potente da
far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo
sempre in ogni
cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate in ogni
opera buona (2
Cor.9/8)
Ciclostilato in
proprio Indirizzo:

Dov’è finito il rilancio della borghesia del 1976?

Da COM Nuovi Tempi n. 3,  23 gennaio 1977 (foto originale a destra del blog. Commenti di S. Rastello al seguito).
per una
borghesia in
declino la
chiesa
può sempre
servire
per
rilanciarsi
La nascita della Tev (Testimonianza
evangelica valdese) risponde al tentativo della borghesia valdese di
riaffermare la propria egemonia nella chiesa.

(N.d.r.) da Wikipedia: La borghesia è
una delle classi sociali nelle quali, secondo alcune
scuole di pensiero socio-economiche occidentali, in particolare il marxismo,
viene suddivisa la società capitalista.
Noi sottoscritti, membri della chiesa valdese,
riuniti in assemblea, dopo aver invocato la presenza del Signore e fatto
confessione di peccato per lo stato attuale della nostra chiesa, ci proponiamo
di collegare i credenti che, soffrendo come noi per la sua infedeltà,
desiderano impegnarsi per un suo rinnovamento spirituale… Siamo pienamente
consapevoli che solo per la potenza dello Spirito Santo la nostra chiesa potrà
conoscere un vero rinnovamento spirituale, che coinvolga noi stessi e quanti
ora se ne disinteressano o se ne sono allontanati… Con questo impegno non
intendiamo in alcun modo formare un partito, né dentro né accanto alla chiesa,
ma desideriamo agire perché nella chiesa non ci siano partiti, in quanto siamo
convinti della superiorità e della potenza dell’evangelo su qualunque ideologia
politica… intendiamo affermare che, mentre ogni credente deve essere libero
di portare la sua testimonianza nel mondo, secondo le sue convinzioni, la
chiesa deve proclamare la propria indipendenza di fronte a qualsiasi partito
politico, in quanto essa è la famiglia nella quale il prossimo è riconosciuto
come fratello, al di sopra di ogni filosofia umana… A questo scopo
promuoviamo un movimento denominato Testimonianza evangelica valdese (Tev.)
aperto a tutti i membri della nostro chiesa.
Questi sono
alcuni brani dell’atto di costituzione del movimento Tev che porta la data del
29 settembre ’76. La nascita di questo movimento, o meglio l’aggregazione di
valdesi attorno alle sue tematiche risale ad alcuni mesi prima e, rifacendosi
alle cose dette ed ai documenti pubblicati, segue grosso modo le tappe indicate
nella scheda. Più che entrare ulteriormente in merito alla tematica sollevata
dalla Tev, mi pare necessario soffermarsi sulle motivazioni e articolazioni
politiche di questo movimento.
La nascita della
Tev va quindi analizzata alla luce delle vicende e delle trasformazioni che la
borghesia valdese ha subito nelle valli in questi ultimi anni, perché è a
‘questa borghesia che appartengono i promotori laici della Tev e ad essa si
ricollegano i pastori presenti nel movimento.
La borghesia
valdese delle valli, egemone fino ad alcuni anni fa sia a livello politico,
negli enti locali od in altre istituzioni (nei partiti di tradizione liberale),
sia a livello della chiesa, ha visto sgretolarsi progressivamente il suo potere
diretto nei comuni o quello derivato dalla rappresentanza nella provincia,
soprattutto dopo il 15 giugno, ed ha verificato un certo decadimento anche a
livello di 41etere economico e clientelare sulle popolazioni della zona (posti
direttivi in alcune fabbriche o nelle banche, possibilità di dare dei lavori ai
contadini, ecc.).
Questa borghesia
ha mantenuto invece un certo potere all’interno della chiesa, per le scelte
fatte di orientarsi verso la gestione delle opere (asili, scuole, ospedali),
mantenendo in condizione subordinata, rispetto a questo problema, gli operai ed
i contadini (che vi si rivolgono soltanto per la fruizione dei servizi offerti,
senza entrare nel merito della gestione), ma facendosi riconoscere da questi il
merito, sovente mistificatorio, di saper gestire queste opere in modo
efficiente e serio secondo i criteri dell’ideologia borghese protestante.
Nella gestione
di queste opere la borghesia non è omogenea, ma si differenzia da una parte per
il suo legame stretto col passato e per le sue posizioni nettamente
conservatrici, che in alcuni casi diventano decisamente anacronistiche
(Collegio) e dall’altra per il suo spirito tecnocratico e progressista
(gestione degli ospedali ed in genere delle opere della Ciov); si può
senz’altro dire che la Tev si situa all’interno del primo di questi modelli.
Dopo il 15
giugno suona il campanello d’allarme e questa borghesia prepara il contrattacco
che si sviluppa su diversi fronti: per esempio, nei comuni non esita a
raggiungere accordi con la Dc, superando anche tradizionali divisioni tra
cattolici e valdesi, pur di rimanere al potere (Luserna San Giovanni), nella
scuola tenta di mobilitare i genitori contro le esperienze di tempo pieno attraverso
altre petizioni o si affianca, come nel caso della Scuola latina di Pomaretto,
alle petizioni delle scuole private cattoliche contro la legge regionale sul
«diritto allo studio (che toglieva i contributi alle scuole private).
In questo quadro
di tentativo di riscossa si può avanzare l’ipotesi che la chiesa rappresenti
ancora uno del canali più facili attraverso i quali far ricrescere l’egemonia
borghese sulle popolazioni delle valli e recuperare il terreno perduto a
livello politico. Sfruttando il forte condizionamento ideologico ancora
presente all’interno della chiesa, su tutta una parte della popolazione, per
cui l’assunto «in chiesa non si fa politica si tramuta nell’idea che la
politica è sempre una cosa separata, da delegare ad altri, a «quelli che ne
sanno di più cioè ai vari professionisti, dirigenti, impiegati, ecc. Questo è
soltanto uno del meccanismi, forse discutibile, adoperati per la riconquista
del potere, ma è un fatto che questo tentativo di recupero passa pesantemente
attraverso la chiesa, sfruttando proprio l’intreccio profondo che nelle valli
esiste ancora tra società civile e chiesa valdese.
Ipotizzare ora
quale spazio avrà in futuro questo ritorno della borghesia valdese è un
problema piuttosto arduo. A livello di vita sociale e politica, non penso che
ci possa essere un recupero, nonostante le difficoltà strutturali del movimento
operaio nella zona (spopolamento, pendolarismo, carenza delle forze politiche,
ecc,) e le difficoltà emergenti della crisi. I piccoli passi fatti dalla classe
operaia del ,Pinerolese dovrebbero resistere. Questo non significa che le forze
politiche della sinistra non debbano fare una seria revisione delle loro
azioni, paghe dei risultati elettorali ultimamente conseguiti, o che non ci sia
il pericolo di nuove forme di ingabbiamento politico della gente.
A livello di
chiesa, anche se si incominciano a notare segni di crisi nella Tev, possono
preoccupare i condizionamenti che questo movimento sta creando, soprattutto
negli organi dirigenti, con il pericolo di cedere alla richiesta di
lottizzazione della chiesa, ed il fatto che il dibattito si isterilisca sul
problema dell’unità della chiesa (come è avvenuto negli ultimi mesi). A mio
avviso il problema non dev’essere quello dell’unità o della paura delle
rotture, perché la chiesa non è una cosa nostra, che ci appartiene una volta
per tutte, ma piuttosto quello della chiarezza che occorre nel dibattito, per
una autentica ricerca del significato del messaggio evangelico oggi.
E questa ricerca
non può non tener conto della nuova realtà nella quale si avviano a vivere i
credenti delle valli valdesi, che è fatta di progressiva e reale emarginazione
del proletariato dalla chiesa, di crescita delle comunità di base cattoliche
che ci interpellano sul nostro modo di vivere la fede e che ci chiedono di
essere loro vicini, anche in modo critico, nelle difficili battaglie che
portano avanti, di lavoro con compagni non credenti che si apettano da noi una
testimonianza concreta del Gesù in cui diciamo di credere.
                                                                       ALDO
FERRERO
SCHEDA DELLA TEV
le tappe della Tev
Maggio-giugno
’76: inizia sulle pagine del giornale delle chiese valdesi e me­todiste La Luce
un dibat­tito sulla presentazione della candidatura come in­dipendente nelle
liste del Pci del pastore Tullio Vi­nay. In misura molto mi­nore il dibattito
affronta la candidatura del pastore Gianna Sciclone, sem­pre nelle liste del
Pci.
26-27 giugno 76:
alla con­ferenza del 1° distretto (valli valdesi) della chiesa valdo-metodista,
viene pre­sentato un ordine del gior­no che «…esprime viva preoccupazione
perché il dibattito sull’impegno so­cio-politico a cui ogni cre­dente può
sentirsi chiama­to viene indirizzato ed in­canalato verso la adesio­ne a
determinate ideolo­gie politiche, e a tal fine vengono strumentalizzati tutti
gli organi di infor­mazione della chiesa… di­chiara che la presa di qualsiasi
posizione della politica di singoli credenti o di gruppi, e in modo particolare
di pastori non può in alcun modo coinvolgere la responsabi­lità di tutta la
chiesa val­dese… ». Questo ordine del giorno, dopo il dibattito, viene
respinto.
Luglio-agosto
’76: nelle valli valdesi ed in alcune città italiane, viene fatta circolare una
petizione che raccoglie le firme di 3.337 persone e che verrà presentata al
sinodo a fine agosto. In essa si manifesta «…profondo dolore perché l’impegno
sociopolitico di una parte della chiesa valdese, della Fede­razione delle
chiese evan­geliche e dei mezzi di in­formazione, non solo si risolve in
propaganda per determinati partiti, ma giunge a modificare il concetto
scritturale della chiesa…» e si chiede che il «sinodo consideri la reale,
anche se non dichiarata, divisione prodot­tasi nella chiesa e affer­mi che la
chiesa è la casa di tutti e che pertanto la sua conduzione, a tutti i livelli,
non può essere in­fluenzata da ideologie po­litiche, ma ispirata esclu­sivamente
all’Evangelo». Le firme di questa peti­zione vengono raccolte so­vente con
metodi clandestini o con argomentazio­ni fuorvianti. È un fatto che molte
persone delle valli capiscono, dopo aver firmato, gli scopi della petizione e
si dissociano.
25 agosto ’76:
si svolge nel sinodo valdese il di­battito richiesto dai firmatari della
petizione che presentano un ordine del giorno nel quale, oltre a ribadire il contenuto
del­la petizione, si «…chiede agli organi collegiali preposti alle varie attività
di tener conto della volontà così chiaramente espressa da un considere­vole
numero di credenti.. » e si rileva «…la necessità che la chiesa val­dese
ritrovi, e continua­mente rinnovi, il senso della sua vocazione missionaria,
che fu dei padri, nella unità della me­desima fede…». Questo ordine del
giorno è ac­compagnato da una lette­ra dl presentazione nel­la quale si precisa
che la nota politica si è ormai affermata dovunque, da Agape alla Fgei, dal cul­to
radio a «Protestantesimo», dalla Claudiana alla Luce, per non parlare di “commuovi
tempi”.
L’ordine del
giorno, do­po un dibattito di quasi una giornata, viene re­spinto, mentre ne
vengo­no approvati altri due: uno che ricalca nello sche­ma quello presentato
dai promotori della petizio­ne, ma che ne modifica sostanzialmente il signi­ficato
ed un altro che invita le chiese a prosegui­re la ricerca su questo te­ma.
Settembre 1976:
i promotori della petizione, non soddisfatti dall’esito del dibattito sinodale,
deci­dono di proseguire nella loro azione e costituisco­no il movimento
«Testimonianza Evangelica Val­dese»,
24 ottobre ’76:
si svol­ge a Torre Pellice un «cul­to di appello e di risveglio» organizzato
dalla Tev con la partecipazione di circa 200 persone.
19 dicembre
“76: si svolge a S. Germano un secondo «culto di appello» al quale
partecipano me­no di 100.
Novembre-dicembre
’76: il dibattito sulla Tev si svol­ge sulle pagine della Luce con una serie di
interven­ti, in parte favorevoli, in parte più o meno critici o contrari a
questo movimento. Interviene anche la Fgei-valli con un articolo intitolato «ma
chi sono gli emarginati?». In esso la Fgei-valli ricorda che gli emarginati
dalla chiesa non sono i promotori del­la Tev (che si lamentano appunto della
loro pro­gressiva emarginazione da­gli organi dirigenti), ma sono stati negli
anni passati gli operai, i contadini, i giovani delle unioni giovanili.
Ribadisce inoltre che il concetto da riproporre oggi non è quello di risveglio
come sta facendo la Tev, ma quello di riforma della chiesa.


COMMENTO DI SERGIO RASTELLO

Uno spartiacque nella Chiesa Valdese:
 popolo di questo
mondo o popolo di Dio?
Nelle pagine di COM-NT[1]
del 23 gennaio 1977, la redazione del periodico, con la firma di Aldo Ferrero,
tenta di spiegare un avvenimento che ha suscitato interesse, speranze  e perplessità nel mondo valdese, ecumenico ed
evangelico.
La pagine si divide in due parti: l’opinione dell’articolista
ed una scheda cronologica di una petizione annunciata nei primi mesi del 1976
in occasione del Sinodo della Chiesa Valdese.
Noi sottoscritti, membri della chiesa valdese,
riuniti in assemblea, dopo aver invocato la presenza del Signore e fatto
confessione di peccato per lo stato attuale della nostra chiesa, ci proponiamo
di collegare i credenti che, soffrendo come noi per la sua infedeltà,
desiderano impegnarsi per un suo rinnovamento spirituale…


(Omissione art.
2. 
. A tale fine, intendiamo, innanzi tutto, metterci in ascolto della Parola di Dio, nel vivo desiderio di ubbidire alle indicazioni che essa ci darà, per ado­prarci, poi, in un’azione di testimonianza presso i nostri fratelli in fede, affinché si uniscano a noi in questo impegno.)


Commento. L’impegno della TEV non era quello di difendere una posizione politica a discapito dell’altra, ma di impedire che una scelta strategica politica  prevalesse su una strategia essenzialmente spirituale. L’invocazione della presenza del Signore negli incontri; la confessione di peccato della chiesa; il proposito di collegare i credenti che soffrono di questo stato; il desiderio di impegnarsi per un rinnovamento spirituale e una testimonianza tra i fratelli in fede non sono “scelte borghesi”, come i detrattori di esclusiva matrice politica pretendono accusare i promotori della TEV.

Siamo pienamente
consapevoli che solo per la potenza dello Spirito Santo la nostra chiesa potrà
conoscere un vero rinnovamento spirituale, che coinvolga noi stessi e quanti
ora se ne disinteressano o se ne sono allontanati…
(Omissis. È per questo che poniamo la
preghiera quale base e guida della no­stra azione.  4. Affermiamo di voler agire nella Chiesa, che
rico­nosciamo come la casa di tutti, in comunione con quanti accettano Gesù
Cristo come loro personale Salvatore e Signore. secondo la testimonianza re­sagli
dalla Scrittura.)



Commento.  I sostenitori della TEV riaffermano il loro principio e la loro strategia completamente sconosciuta e taciuta da Aldo Ferrero (e seguaci): “la preghiera come base e guida di azione… in comunione con quanti accettano Gesù Cristo come loro personale Salvatore e Signore”. La mia convinzione è che a quel momento nella Chiesa Valdese è stato seminato un altro “evangelo” che nella sostanza era e si è concretizzato in un messaggio anticristiano.
Con questo impegno non intendiamo in alcun modo
formare un partito, né dentro né accanto alla chiesa, ma desideriamo agire
perché nella chiesa non ci siano partiti, in quanto siamo convinti della superiorità
e della potenza dell’evangelo su qualunque ideologia politica…
(6. Dichiarando
che ognuno deve sentire la Chiesa co­me la propria casa,)
intendiamo affermare che, mentre ogni credente deve
essere libero di portare la sua testimonianza nel mondo, secondo le sue
convinzioni, la chiesa deve proclamare la propria indipendenza di fronte a
qualsiasi partito politico, in quanto essa è la famiglia nella quale il
prossimo è riconosciuto come fratello, al di sopra di ogni filosofia umana… A
questo scopo promuoviamo un movimento denominato Testimonianza evangelica
valdese (Tev.) aperto a tutti i membri della nostro chiesa.



Commento. Questa dichiarazione (ognuno deve sentire la Chiesa co­me la propria casa) che aveva l’intenzione di evitare una spaccatura ideologica, spirituale e (forse) fisica, al contrario se non giustifica, accetta di fatto all’interno di un corpo ecclesiastico e comunitario la presenza di soggetti che sono estranei o non hanno diritto di gestione. In una casa non esistono due padroni, due gestori, due responsabili, due capi. L’accoglienza in un gruppo non giustifica gli stessi ospiti ad essere “proprietari” del luogo in cui sono ospitati, come se avessero gli stessi diritti e doveri dei responsabili che li accolgono. Una proprietà indiscriminata di tutti o degli ultimi arrivati, apre la porta ad una gestione confusa ed irresponsabile in cui il più forte domina il più debole. La Chiesa nel piano di Dio e di Cristo non è la “casa di tutti”, ma solo di quelli che seguono Cristo. E nella Chiesa non vi sono capi o sistemi organizzativi che sostituiscano o estromettano il solo e vero capo: Cristo vivente, risorto, rappresentato esclusivamente dal Suo Santo Spirito.

I punti salienti della petizione (in corsivo) sono ben
evidenziati nell’articolo che volutamente ne omette altri che per il movimento
sono essenziali, determinanti e qualificanti. Il confronto con le dichiarazioni
pubbliche ed originali della TEV mettono in evidenza, non solo la manomissione
del testo, per sostenere la tesi esclusivamente politica, ma anche il discredito
che COM NT e gli oppositori intendono divulgare.
Dalla scheda di adesione (diffusa a quei tempi, come dice
l’articolo di A. Ferrero):
Atto di costituzione (originale e integrale)
1. Noi sottoscritti, membri della Chiesa Valdese,
riu­niti in Assemblea, dopo aver invocato la presenza del Signore e fatto
confessione di peccato per lo stato attuale della nostra Chiesa, ci proponiamo
di collegare i credenti che, soffrendo come noi per la sua infedeltà,
desiderano impegnarsi per un suo rinnovamento spirituale.
2. A tale fine, intendiamo, innanzi tutto, metterci
in ascolto della Parola di Dio, nel vivo desiderio di ubbidire alle indicazioni
che essa ci darà, per ado­prarci, poi, in un’azione di testimonianza presso i
nostri fratelli in fede, affinché si uniscano a noi in questo impegno.
3. Siamo pienamente consapevoli che solo per la po­tenza
dello Spirito Santo la nostra Chiesa potrà conoscere un vero rinnovamento
‘spirituale, che coinvolga noi stessi e quanti ora se ne disinteres­sano o se
ne sono allontanati. E’ per questo che poniamo la preghiera quale base e guida
della no­stra azione.
4. Affermiamo di voler agire nella Chiesa, che rico­nosciamo
come la casa di tutti, in comunione con quanti accettano Gesù Cristo come loro
personale Salvatore e Signore. secondo la testimonianza re­sagli dalla
Scrittura.
5. Con questo impegno non intendiamo in alcun mo­do
formare un partito, né dentro né accanto alla Chiesa, ma desideriamo agire
perché nella Chiesa non ci siano partiti, in quanto siamo convinti della
superiorità e della potenza dell’Evangelo su qua­lunque ideologia politica.
6. Dichiarando che ognuno deve sentire la Chiesa co­me
la propria casa, intendiamo affermare che, men­tre ogni credente deve essere
libero di portare la sua testimonianza nel mondo, secondo le sue con­vinzioni
la Chiesa deve proclamare la propria in­dipendenza di fronte a qualsiasi
partito politico, in quanto essa è la famiglia nella quale il prossimo è
riconosciuto come fratello, al di sopra di ogni filosofia o ideologia umana.
7. A questo scopo promuoviamo un movimento deno­minato
« Testimonianza Evangelica Valdese » aper­to a tutti i Membri della nostra
Chiesa.
Villar Perosa- Torre Pellice, 16-29 settembre 1976


[1] (Confronti è una rivista italiana di dialogo interreligioso, politicasocietàecumenismo e dialogo interculturale. Esce dal 1989, sostituendo e proseguendo la linea editoriale della
precedente pubblicazione Com-Nuovi Tempi, fondata nel 
1973quando furono fuse insieme la rivista evangelica “Nuovi
Tempi”, diretta dal pastore valdese Giorgio Girardet e “Com”,
rivista delle 
comunità cristiane di base diretta da dom Franzoni.).