15 marzo 1977

TEV  15 marzo 1977
Circolare
n. 9
Pagina 1 – Sintesi (vedere originali in basso a destra)
           Seconda domenica TEV
Culto
del mattino  Villar Pellice come il
precedente a Villar Perosa.
Questo
era presieduto dal pastore Ernesto Ayassot che si è ispirato alle parole
dell’apostolo: “Noi facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio
esortasse per mezzo nostro” 2. Co 5:20.
Segue
una relazione dell’Agape a Miramonti ove ha luogo la 13a assemblea.
Argomento
principale: Risveglio del secolo scorso, che verrà ancora approfondito in seguito,
con interventi di R. Nisbet, Lia Armand Hugon sul periodo di servizio a Villar
svolto dal past. Pietro E. Tron.
Seguono
annunci dei prossimi incontri (Torre Pellic e Bobbio).

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2
          Per farci conoscere: informazione
sulla produzione di un dépliant su cos’è la TEV.

ATTENZIONE
AL VOSTRO MEDICO!
Il prof. Sergio Rostagno, della
Facoltà Valdese
di teologia, in “Gioventù Evangelica” organo della Fgei scrive sulla
“Prassi evan­gelica della
medicina”. Egli lamenta che“il medico agisce come custode dell’organo costituito e maschera que­sta sua funzione
dietro considerazioni apparentemente tecniche. Esiste
una società malata che crea malati ed i fattori di rischio sono in realtà le istituzioni borghesi, dalla famiglia alla scuola e così via”, perciò: “la lotta contro la malattia riguarda tutti ed è una lotta
sociale
e politica per una nuova società. Questa è per tutti la ‘cura’ migliore.
Nel
deriva come conseguenza che il  medico che non vuole
illudere il
malato, ma la cui terapia con­siste
nell’indirizzare il malato verso un nuovo tipo di società, deve in qualche modo dimostrare di credere in essa… La partecipazione del medico alle lotte sociali non è un elemento accessorio o secondario; ne va della serietà e dell’onestà della terapia stessa”.
Esiste
un bel quadro, cui
l’artista ha dipinto un medico missionario inginocchiato accanto a un negro sofferente e sullo sfondo del quadro vi è l’evanescente,
luminosa figura del Cristo.
E in ogni parte del mondo c’è ancora chi crede che il medico, come la diaconessa o l’infermiera, adempiono pienamente alla loro missione se riescono a far sì che, oltre la loro opera professionale,
l’ammala­to riesce a scorgere la presenza
del Signore che ispira chi lo cura.
Ma, secondo la nuova teologia pastorale, badate al medico che avete scelto (finché
potete sceglierlo!). Diffidate delle sue
cure se egli non è politicamente impegnato e non si serve delle
condizioni di infe­riorità fisica
e psicologica in cui vi trovate, per indirizzarvi verso un nuovo tipo di società!
IL PERICOLO MAGGIORE SECONDO LA RIVISTA
“PROTESTANTESIMO”…
Il pericolo maggiore: la strumentalizzazione della Chiesa e del suo messaggio da parte di una ideologia politica che impegna di sé tutta la mentalità dei credenti e le loro categorie di giudizio, senza che rimanga più loro nessun margine critico di libertà evangelica. Certo ogni fenomeno umano è politico, nessuno
può illudersi
di navigare su mongolfiere apolitiche; ma se una soluzione politica è
assolutizzata
e dotata di poteri di scomunica verso chi accenna critiche evangelicamente fondate, la fede è resa vana e la predicazione diventa impotente.Perché l’Evangelo allora è in stato di servaggio, non più di libertà  e l’uomo, oggetto della soluzione politica intesa al suo benessere storico, viene privato di una delle sue funzioni essenziali, cioè della possibilità di un intervento critico nella sistemazione della sua pro­pria esistenza sulla terra.
S. in “Protestantesimo” 2/1973 “Chiesa senza
politica?”
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IL RISVEGLIO

Félix Neff non ritornò più alle Valli. Mediante il suo ministero lo Spirito Santo stava suscitando
un grande
Risveglio fra le popolazioni delle Alpi
limitrofe
a quelle Valdesi. Anche qui la sua predicazione era di una estrema severità, ma condusse quei montanari a rendersi con­to del loro stato di peccato. In molte riunioni, nelle stalle o in qualche locale o all’aperto, dappertutto non si faceva che leggere, pregare e piangere. I giovani sopratutto
apparivano animati dal medesi­mo spirito
e una fiamma vivificante
sembrava comunicarsi l’un l’altro come una scossa elettrica. Per otto giorni non ho dormito più di trenta ore – è sempre il Neff che racconta – non si distingueva più il giorno dalla notte. Colpito,
attonito
da questo improvviso risveglio, stentavo a riconoscere me stesso. Le rocce, le cascate, i ghiacciai tutto mi sembrava animato, come se avessero acquistato un aspetto meno severo! Queste regioni mi erano diventate piacevoli e care, perché erano la di­mora dei miei fratelli.
Neff si era preoccupato perché ogni famiglia possedesse una copia della Sacra Scrittura, che, ai più poveri, era fatta pagare a rate di due o tre anni. Il risultato fu che il viaggiatore, visitando la
gelida valle di Freyssinière,
poteva imbattersi,
non senza emozione, in una povera pastorella
seduta ai piedi
di una roccia e circondata dai suoi agnelli, che leggeva la storia del buon Pastore che mette la sua vita per le pecore.
Neff aveva continuato a interessarsi di quel che succedeva nelle nostre Valli, mantenendo una nutrita
corrispondenza
con Antoine Blanc  e altri. In una lettera del 14 maggio 1828 si rivolse ai risvegliati
scrivendo: mio cuore si rallegra vivamente
di
tutte le buone noti‑
zie
dalle Valli. Ah! Quanto mi rallegrerei più ancora se potessi venire a trovarvi! Ma che in ogni cosa sia fatta la volontà del Signore.
Abbiamo qui a Ginevra un Valdese di nome Gonin, di San Giovanni,
quartiere dei Gonin, che ha lasciato le Valli da molto tempo e dove non vi ha più, credo, dei parenti. Si è convertito in gioventù per mezzo dei Fratelli Moravi, ma è rimasto quasi solo, come un carbone sotto la cenere. Quattro o cinque persone riunite con questo fedele testimone di Gesù Cristo hanno formato per più di trent’anni il solo centro di vita cristiana che esistesse a Ginevra. Sovente egli sospirava pensando ai suoi compaesani:
“Ah! se
il Signore mi facesse la grazia di vedere loro cuori volgersi verso il buon Pastore, non avrei più nulla a desi­derare in questo mondo!”.
Con
quanta
gioia
questo buon vegliardo
ha letto la vostra ultima let­tera! Delle lacrime di gioia scendevano sulle sua
guancie rugose
e al­zando le mani tremanti,
esclamava: “Lasciami
ora, o Signore,
andare
in pace!
Il Neff continuava: “Mi unisco di tutto cuore a voi per benedire Dio
perché si è degnato di aumentare il. numero dei testimoni della sua gra­zia. Dico testimoni, perché tali dovete
essere. Infatti
che cos’è una religione di tradizione, una fede fondata su quello che si é sentito da altri, se non un
albero
senza radici che cadrà al primo soffio di vento?”
Ma già la vita di questo giovane volgeva alla fine, ed è meraviglioso
considerare come il Signore si sia servito di uno strumento così fragile per influenzare tutta una generazione e oltre. Ben presto si manifesta­rono i
primi sintomi
del male – un cancro allo stomaco – che doveva portarlo alla tomba.
Costretto a interrompere il suo ministero, tornò a Ginevra. Pochi
giorni prima di morire si fece portare uno
specchio, e dopo avere osser­vato i segni
della sua prossima
fine, chiese un foglio e a caratteri tremanti scrisse: .Io salgo verso il nostro Padre in piena pace. Vitto­ria! Vittoria! Vittoria in Gesù Cristo!”.
Era i l 17 aprile 1828 e aveva 31 anni.
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DAI NOSTRI CORRISPONDENTI
Ci scusiamoancora una volta se non possiamo pubblicare
per esteso, le corrispondenze che occuperebbero diversi fogli, dei nostri amici,
e li ringraziamo perché con la,loro solidarietà ci incoraggiano a per­severare.
Da Roma. Ricevo il
bollettino e ringrazio poiché vi ho trovato una nuova ragione di resistere in
una Chiesa a cui, in ben altre condizioni, aderii giovinetta, ma da cui, in
questi ultimi anni, e cioè da quando è venuto di moda l’impegno politico ho
ricevuto tanto turbamento da esser quasi indotta ad abbandonarla, per andare
poi non so dove, non avendo io mai avuto altra fede che il Vangelo. Ma ora il
Vangelo è stato soppiantato dalle
mene di partito, e, come
Maria Mad­dalena, avrei potuto dire:
Han tolto il mio Signore
e non so dove l’abbiano posto. Assicuro che volentieri radunerei  le mie forze residue per rendere anch’io, come
posso, la mia testimonianza.
Da Palermo. Condivido
pienamente l’amarezza che traspare dal vostro scritto, perché la domanda
“dove va la Chiesa Valdese” me la sono po­sta anch’io. Ho aderito
subito al movimento
TEV perché in esso mi
ri­specchio pienamente secondo la mia fede. Carissimi nel Signore, termi­no
questo scritto col cuore pieno di gioia, perché non ho mai dubitato che il Signore mi avesse abbandonato, ora so
che voi siete con me; ci definiscano pure conservatori, se conservatore
significa rimanere fedeli al Signore al suo Evangelo.
Da Firenze. Ricevo con immenso
piacere la circolare con il modulo di dichiarazione per l’apoliticità della
Chiesa. Fu una cosa triste quanto avvenne nel Sinodo Valdese Conferenza Metodista
quando a stragrande maggioranza fu respinto l’ordine del giorno perché  le Chiesa Evangeli­che, per poter adempiere
alla loro missione, debbono essere al di so­pra di qualsiasi contaminazione
politica; se lo desiderano possono a­derire a qualsiasi partito che più si
addice alla propria idea, però essi sono tenuti sempre a far professione di
Cristianesimo anche in seno al partito di cui fanno parte. Per conto mio
preciso che sono esponente di un partito, ma tutti sanno della mia fede evangelica.
Io faccio parte della Comunità Metodista, ed è una comunitàche sostiene
la santa battaglia da voi intrapresa.
FINANZE
Entrate. In cassa al 1 Gennaio L.488.010; doni precedenti
484.050; V. D. E., Firenze 2.000; F. B. C., Cannero 30.000; G. N. 10.000; un
amico milanese 50.000; L. e G.V. G., Bordighera 10.000. Totale doni 586.050;
Collette alle Assemblee 195.040. Totale entrate L.1.269.100.
Uscite.
Postali L.170,570; àgape 15.000; circolati, buste, varia L.362.661. Totale ‘,L.548.231.In cassa L.720.869.
(Nota bene: i dettagli delle uscite vengono comunicati a
tutte le Assemblee e possono essere inviati a qualsiasi aderente che ne faccia
richiesta).
Ciclostilato
in proprio; non pubblicato Indirizzo:
Testimonianza
Evangelica Valdese Casella postale
10066 Torre Pellice