La preghiera efficace di Samuel Petersmith
Dalla Chiesa Porte
ouverte di Mulhouse
(Testo ricavato da una predicazione trasmessa e diffusa via internet)
Giacomo 5:16 … pregate
gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una
grande efficacia. 17 Elia era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni, e
pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei
mesi. 18 Pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il
suo frutto.
1. Prima di tutto
pregò.
2. Pregò intensamente.
3. Pregò secondo la
volontà di Dio.
4. Pregò in modo
profetico.
5. Pregò con
efficacia.
6. Era una persona
integra.
Ognuno di noi quando
prega vorrebbe essere efficace, non è vero?
Secondo il Salmo 65
nessuno prega se non è sicuro di essere ascoltato: A te spetta la lode, o Dio
che dimori in Sion! A te il compimento delle promesse. 2 A te, che esaudisci la
preghiera, verrà ogni creatura.
Nessuno di noi prega
come se quando telefonasse, sapesse che dall’altra parte non c’è nessuno che lo
ascolti! Che delusione parlare al
telefono e accorgersi dopo un po’ che dall’altra parte non c’è nessuno,, oppure
sentirsi in trappola con una segreteria telefonica.
Cari mei quando
preghiamo dobbiamo avere la certezza di essere ascoltati, perché da questo
dipende la risposta. L’esaudimento dipende da come Dio ci ascolta. È vero che
noi tutti preghiamo, ma si direbbe che ci siano nelle persone che sono più
esaudite le altre. A questo punto ci si potrebbe chiedere se Dio ha qualche
preferenza, sei è ingiusto oppure se dipende essenzialmente da chi prega.
La domanda è
importante, perché potrebbe chiarire un po’ tutte le frustrazioni che abbiamo
quando preghiamo.
Giacomo parlandoci
della preghiera per gli ammalati, in fondo ci dà un modello esemplare di
preghiera, quello di Elia; ma se riflettiamo un po’ meglio, ci rendiamo conto
che l’esempio non è proprio convincente. Molta gente che prega non ha una vita
straordinaria come quella di Elia. Il 98% di quelli che pregano non hanno fatto
le sue esperienze: non sono stati con Mosè sul monte della trasfigurazione; non
hanno resistito a un re iniquo o a una donna perversa come Iezabel; non hanno invocato
che scendesse il fuoco dal cielo sulla terra; non hanno vissuto con una vedova
a cui Dio concedeva una rendita d’olio permanente. Nel nostro quotidiano cosa
abbiamo di simile a lui? Niente! Riflettiamo solo alla sua non morte. Perché
alla fine è stato rapito in cielo.
Sinceramente quando mi
si mette al suo confronto come una persona che prega, mi sento veramente e
profondamente a disagio. E in conclusione, se fosse lui l’esempio di preghiera,
direi: “Signore, sinceramente non sarò mai all’altezza. Così è lo stesso quando
si leggono certi libri sulla preghiera. Si direbbe che tutti quanti gli
scrittori riescano a pregare bene. In loro non c’è mai un difetto. Ho già letto
libri simili e alla fine li ho chiusi e dimenticati perché ho concluso dicendomi
che questi non abitano sul mio pianeta.
L’apostolo Giacomo
mettendo Elia come punto di riferimento per la preghiera, mi sembra troppo
esigente. È come se ci dicesse di fare un salto con l’asticella troppo alta,
per cui abbiamo la tendenza a rinunciare o a passarci di sotto.
Però, rimanere solo a
queste conclusioni, è sbagliato. Il testo di Giacomo ci dice che Elia era un uomo
della stessa natura nostra, sottoposto alle nostre stesse passioni. Quindi
difficoltà, sofferenze, depressioni, debolezze. Al punto di arrivare a
desiderare la morte. Apparentemente leggendo il testo, non pregava perché era
grande. È diventato grande perché pregava. Noi pensiamo sempre il contrario.
Non consideriamo che uomini simili abbiano dovuto fare un percorso prima di
arrivare a quella grandezza.
(L’oratore (Samuel) cita l’esempio di suo papà (molto conosciuto e
rispettato), uomo di fede e di preghiera, che ha dovuto imparare parecchio per
diventare quello che è ora).
Non aspettate di
essere perfetti per pregare; pregate per diventare perfetti. Non aspettate di
essere grandi per pregare efficacemente, ma pregate per diventare grandi.
1.
Pregò… è evidente. Prima di tutto, pregò.
Nessuno pregherà con efficacia, se non ha prima di tutto l’abitudine di
pregare. Che cosa vuol dire?
C’è chi non ha
l’abitudine, e chi lo fa per abitudine, come un rituale. Prima si fa tutto
resto; si cercano tutte le soluzioni possibili e quando quelle sono esaurite,
allora si dice: “e si, forse si può anche pregare”. No, non è questa la preghiera efficace! La preghiera
efficace è fatta nella sofferenza.
Salmo 34: 6 Quest’afflitto ha gridato, e il SIGNORE l’ha
esaudito; l’ha salvato da tutte le sue disgrazie. 50:15: … 15 poi invocami nel giorno della sventura; io
ti salverò, e tu mi glorificherai».
Pertanto l’uomo e la
donna che pregano efficacemente non sono solo quelli che soffrono, perché
l’esaudimento di quella preghiera, dipende solo dalla grazia di Dio che ha
compassione. Non confondiamo quelli che gridano nella sofferenza e ricevono
spontaneamente l’esaudimento, con quelli che hanno comunione con Dio, lo
conoscono, hanno con lui una relazione perché hanno sviluppato una vita di
preghiera. Dio li conosce e quando parlano con Dio, le loro parole hanno un
impatto nel cielo. Non è la stessa categoria di persone. Alcuni vorrebbero
avere la stessa qualità di Elia senza percorrere la strada di formazione che
Elia ha avuto. Vi sono persone che alzando forte la voce pensano di rendere la
loro preghiera efficace. No. Non è questo il modo di pregare con efficacia. La
preghiera efficace dipende dalla relazione sincera che abbiamo con Dio. Chi
prega con efficacia non lo fa per motivi di coscienza, né, peggio ancora, per
superstizione. Qualcuno un giorno mi diceva: “sa fratello, io prego tutte
le mattine, se non lo faccio mi sembra di non fatto il mio dovere, e ho paura
che mi capiti qualcosa di brutto.” Gli ho detto: “pregate perché
siete superstizioso, o perché volete pregare?”. Tutti i giorni facciamo le
stesse cose per abitudine, per compiere il nostro dovere religioso. Non è così
che Gesù ha insegnato la preghiera ai discepoli.
Gesù ha detto loro di pregare regolarmente e anche il modo falo,
raccontando loro la parabola della vedova e del giudice iniquo. Non si tratta
di una preghiera fatta velocemente e con le solite parole che abbiamo
l’abitudine di pronunciare: Signore gloria te; benedici la mia famiglia; grazie
per la tua grazia; grazie della tua protezione; dopo questo… Beh tu sei il
Signore, no! E bla, bla, bla…
Paolo scrive ai (1) Tessalonicesi 5:17-18 non cessate mai di pregare; in
ogni cosa rendete grazie…
Sono cresciuto con mio padre Giovanni (qui presente), e con lui ho
imparato a pregare. È un uomo di preghiera, ma non è un uomo religioso che ripete
la sua liturgia quotidiana. È un uomo di
preghiera, che prima di tutto, prega. Se andate da lui per pregare, lui non vi
dice: “bene adesso ti ascolto”, ma “bene, vieni sediamoci e preghiamo”. Molti
sono delusi perché pensavano: se vado da lui, gli spiego, gli faccio capire
tutti i dettagli del mio problema. Mentre lui nella sua testa pensa: “Io non
posso certo dargli una soluzione; Colui che deve saperlo, conosce già ogni
cosa. Quindi la cosa più importante è pregarLo subito.”. Alcuni confondono la
richiesta di chiedere di pregare con quella di una relazione di aiuto. Non c’è
bisogno di tante spiegazioni, ma bisogna essere coscienti che quello che
domanderemo Lui ce lo darà. A volte ho l’impressione che per qualcuno, più è
lunga la preghiera, più sarà efficace. L’importante è che voi preghiate. Ce ne
sono che vengono a chiedere di pregare, ma loro non pregano mai per il loro
problema.
2.
Elia pregò “intensamente” (in francese con
fervore – he prayed earnestly).
Nell’originale greco è scritto: “nella preghiera pregò”.
Ho trovato molto interessante: “nella preghiera pregò”. Una volta un
servitore del Signore disse. “pregate fino a quando pregherete”. “Nella
preghiera pregò”. Quante volte mi sono accorto di pregare in modo passivo,
senza fervore. Distratto. Divagando. Un cascata di parole che alla fine non mi
ricordavo neanche più di averle dette. Signore ti prego per Carlo che tu lo
aiuti… (mentre si intrufolano pensieri come: …accidenti non mi devo dimenticare
di comprare il pane e il vino). Per pregare bisogna prendersi del tempo.
Stiamo attenti a quello che scriveva Isaia (29:13): “Il Signore ha detto: «Poiché questo popolo
si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è
lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato
dagli uomini… “. Quante volte preghiamo ma il nostro cuore è da un’altra
parte, lontano.
Preghiamo, parliamo, ma è solo una forma. Un po’ come quando sono a
tavola e mia moglie mi fa una domanda, ma sono assente, anche se sono a
tavola. Sapeste quanto la innervosisco! Ma forse non è l’unica. Mi dice: dove sei?
Sono qui! No, dove sei, nelle nuvole? Meno male che non può venire nella mia
testa, perché sarebbe complicato. Fratelli e sorelle, quante volte il Signore è
frustrato come nostra moglie, vicino a noi?
Pronto! ci siete, avete capito?
Quante volte preghiamo in modo realmente disinteressato come dovremmo
fare col Signore, così come quando siamo davanti a qualcuno che ci parla e non
lo ascoltiamo?
Un giorno sono entrato in un posto dove c’erano della candele e su una
di questa c’era un cartello su scritto: “Signore dato che non ho tempo di
pregarti, ti accendo questa candela che bruciando è come se fosse la mia
preghiera!”. To’, che bella idea. Dovrei fare così quando a tavola, non avendo
abbastanza tempo, accendo una candela e mia moglie, forse capisce il perché non
parlo? Vi immaginate il Creatore del cielo e della terra che ha un appuntamento
con una candela?! E poi ci si chiede perché non siamo efficaci nella preghiera:
con questo atteggiamento è praticamente impossibile! La realtà è che per pregare
efficacemente è una battaglia. Allora devi pregare fin quando pregherai.
Riflettiamo ancora un po’ su queste parole di Giacomo che si leggono
così in fretta. Vediamo cosa ha fatto Elia: “Pregò di nuovo, e il cielo diede
la pioggia, …”. Sapete come pregava Elia? Pregava in ginocchio con la testa tra
le gambe (l’oratore ne da l’esempio davanti a tutti). Cosa voglio farvi
notare? Molti mi dicono che pregano
sempre, in macchina, mentre camminano, al lavoro, prima di andar a dormire…
siamo sicuri che questa sia la preghiera efficace? Smettiamola di dirci delle
bugie. Certo ognuno di noi può pregare così, anch’io lo faccio. Pregare con
fervore e efficacemente vuol dire dedicare del tempo a Dio, cercare il suo
Volto, cercarlo fin quando Egli ci risponda. Fratelli e sorelle, Elia si era
messo in una posizione assolutamente sgradevole! Provatelo, è una sfida. Anche
senza pregare. (Qualcuno dalla platea reagisce e l’oratore con sensibilità
risponde: “Non alla vostra età!”. Cioè se qualcuno ha problemi fisici faccia
attenzione). Non siamo leggeri nell’avvicinarsi al nostro Dio; non portiamo
davanti a Lui le nostre richieste come fossero la lista della spesa. Signore
vedi oggi quello che mi occorre: la macchina che rischia di rompersi; ti prego per la nuova; vedi che lo stipendio
non è sufficiente; grazie per il tuo aiuto. Mia suocera sta per venire, fa che
perda il suo aereo; grazie Signore. E la lista è completa! Questo non è
pregare. Non è così che faceva Elia. Gesù diceva: “Quando pregate non moltiplicate le vostre inutili parole come i pagani
che pensano di essere esauditi dalla quantità delle loro parole”. Questa è
l’impressione che diamo. Ci siamo dati una mezz’ora di tempo per pregare ed
ora, il nostro problema non è quello di pregare, ma quello di riempire con
parole quel tempo. Pregare non vuol dire far passare il tempo. Pregare
significa entrare in comunione con Colui col quale vogliamo rivolgerci. Elia
quando pregava non era più solo, perché sapeva di essere ascoltato. Davide
diceva: “A te, che esaudisci la preghiera,
(francese: ascolti – ingl. 2 O
you that hear prayer, to you shall all flesh) verrà ogni creatura. Sal 65:2 Gesù ha detto (Matteo 6) 6 “Ma tu, quando preghi, entra nella tua
cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel
segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”.
Fratelli e sorelle il nostro problema è che non ci rendiamo conto della presenza
di Dio. Quando siamo nella nostra stanza e preghiamo è come se fossimo soli.
Sapete che essere soli cambia la nostra attitudine? Essere soli o in due nello
stesso luogo, non è la stessa cosa perché non ci comportiamo nello stesso modo.
Un giorno, in viaggio con un amico eravamo ospiti in due appartamenti
diversi. Faceva caldo e ci siamo decisi a prendere una doccia. Lui siccome era
solo si è messo a suo agio. Mi raccontato che dopo essersi fatto una doccia
fresca, gli è venuta la voglia di un caffè, e in tenuta adamica (non c’erano
foglie), ancora bagnato è andato in cucina dove sapeva che c’era la
macchinetta. Mentre se lo preparava sente il rumore di una serratura che si stava
aprendo… “Sam, sai, ho preso la tazza per nascondermi e saltellando sono
fuggito”. Era la padrona di casa che rientrava. Che simpatica la scena! Vedete
quando si è soli non ci si comporta come quando si è in compagnia.
Caro fratello, cara sorella, quando preghi e sei convinto che Dio è
presente e ti ascolta, cambi attitudine. Se Gesù fosse fisicamente presente
quando preghi, non parleresti nello stesso modo. Tutti ci dimentichiamo che
siamo il “tempio dello Spirito Santo” ed agiamo come se fossimo soli. I tuoi 5
sensi ti dicono che sei solo, ma la tua fede ti dice che “dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”;
la tua fede ti dice che “A te, che
esaudisci la preghiera, (francese: ascolti – ingl. 2 O you that hear
prayer, to you shall all flesh) verrà
ogni creatura”; la tua fede ti dice: “Padre
tuo, che vede nel segreto”. Allora
dovremmo pregare con ardore, fervore, intensamente, poiché il “Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà
la ricompensa”. È vero che sto dicendo l’ABC, ma se crediamo di essere già
alla Z abbiamo dimenticato l’ABC. E non preghiamo più.
3.
Pregò secondo la volontà di Dio.
Elia pregò, per la siccità e poi per la pioggia.
In De 28:24 sta scritto: Al
posto della pioggia il SIGNORE manderà, sul tuo paese, sabbia e polvere che
cadranno su di te dal cielo, finché tu sia distrutto. Elia conosceva questi
testi. Erano le maledizioni per Israele quando si sarebbe rivolto ad altri dèi,
invece di adorare il suo Dio. Sapeva che pregando in quella direzione pregava
secondo la volontà di Dio. Sapeva che poteva anche beneficiare delle
benedizioni. Ma sapeva di non poter essere benedetti vivendo volontariamente
nel peccato.
Conosco delle persone che pregano per i loro cari che vivono nel
peccato: “Benedicili, salvali, non permettere loro che succeda qualcosa di
grave”. La più bella preghiera invece
che potrebbero fare è sperare che succeda loro qualcosa da spingerli a
rivolgersi a Dio. Ecco perché alla fine delusi esclamano: Dio non mi
esaudisce!. Certo, perché è una preghiera che si contraddice, in quanto è in
contrasto con la volontà di Dio. Quello che puoi chiedere a Dio è che li
tocchi, che parli loro, che lo Spirito Santo li convinca. E se sarà necessario
che attraversino delle difficoltà. È vero, forse non piacevoli, ma che poi li
riportino a Dio. Chi di noi, come quel ragazzo che conosco, non è riconoscente
delle difficoltà che ha avuto perché esse ci hanno avvicinato e fatto capire
meglio chi è Dio? Un giorno in cielo saremo riconoscenti per tutte le
difficoltà che ci hanno riavvicinato a Lui. E sarà il contrario, cioè
dispiaciuti, per tutti coloro che si troveranno [senza difficoltà] in inferno.
Le Sacre Scritture sono chiare. Elia prega secondo la volontà di Dio.
Balaam ha fatto il contrario; Balack , nemico d’Israele, lo aveva chiamato
proponendogli dei regali, soldi e popolarità, per maledire quel popolo. Ma non
lo poté maledire (Numeri 23:8) “Come farò
a maledirlo se Dio non l’ha maledetto? Come farò a imprecare se il SIGNORE non
ha imprecato?” Dio gli aveva detto: “non
andare!” E lui invece è andato. E come fa il Signore? Mette un asino sulla
strada e quell’asino gli parla… e Balaam risponde all’asino come se fosse la
cosa più normale! Discute con lui. Io mi spaventerei! Ho un cane che si chiama
Scotchi. Vi immaginate se domani venisse a dirmi: “Samuele ravvediti!” Sarei
spaventato a morte! Vattene via, pussa via! (l’oratore imita la scena spingendo
fortemente in là, il cane immaginario. Il pubblico scoppia a ridere). Vi sembra
normale che un asino parli? Per Balaam sì, e continua a discutere. Ogni volta
che ha voluto maledire Israele, dalla sua bocca sono uscite parole di
benedizione. Non ha potuto fare diversamente da quello che Dio gli diceva. Lo trovo
straordinario. Sono sovente sorpreso da
tutti quei credenti che hanno paura e mi dicono: “sai, sono stato minacciato da
un mago; mi hanno maledetto; minacciato, ecc.”. Smettila fratello! Ogni
maledizione contro Giacobbe non avrà effetto! Se cammini integramente e nella
verità, non c’è nulla di cui temere. È lo stregone che sarà stregato, non il
credente. Siamo in regola? Perché aver paura?
Ti ricordi (rivolgendosi a suo papà, seduto lì davanti), di quell’uomo
che ci odiava? Succede! Non si può imporre agli altri di amarci. Ci aveva presi
proprio di mira. Guidava un automobile sulla cui leva del cambio c’era un
teschio. Ha distribuito tra i vicini di casa e ovunque dei volantini nei quali
ci malediceva, ecc., ecc. Alcuni mesi dopo era morto. Non avevamo mica chiesto
che morisse! Ogni maledizione pronunciata contro Giacobbe (n.d.r. o ai
credenti) dovrebbe rendere attenti chi la pronuncia. Tu, puoi stare tranquillo.
Balaam non poteva maledire ciò che Dio benediceva. Se Dio ti benedice, non aver
paura. Quello che voglio dire è che non puoi chiedere a Dio, ciò che non può
darti. Non puoi chiedere a Dio il contrario di ciò che la sua Parola esprime.
Se vuoi fare una preghiera efficace devi essere d’accordo con Lui. Anche i
discepoli si sono arrabbiati con i samaritani: “che il fuoco scenda dal cielo e li consumi!”. Non era molto gentile
la richiesta! no? E qual è stata la risposta di Gesù? “Non sapete di quale spirito siete animati“. Ecco, perché la
nostra preghiera non è efficace: chiediamo a Dio delle cose inesaudibili.
Volete essere efficaci nella preghiera: mettetevi d’accordo con la Parola di
Dio. Abbiate la certezza di quello che chiedete. Molti credenti non conoscono
la volontà di Dio. E vi dico il
perché. C’è la volontà generale della
Parola e c’è la volontà particolare, che talvolta è rivelata in modo
soprannaturale (e lo vedremo). Ma ce ne sono che non conoscono neanche quella
generale, perché non aprono mai la Bibbia. Non sanno quello che contiene; non
la conoscono, non la leggono. Non ne sentono il bisogno. Alcuni però quando
soffrono, vengono da me e mi dicono: pregate per me, pregate, per favore!
Mentre potrebbero già sapere quello che Dio vuole per loro e mettersi in una
posizione perché Dio possa fare la sua opera. Caro fratello e cara sorella non
potrai mai avere una preghiera efficace se non conosci la Parola di Dio, se non
ti nutri di quella Parola. Cosa desideri? come vuoi comportarti?
Ho uno zio, fratello del papà, agricoltore la cui testimonianza mi ha sempre
impressionato. C’è stato un periodo in
cui furono ridistribuite le terre (dette roma-roman ?). So che mio zio è un
uomo di Dio e che non vuol peccare. Come altri fu convocato in comune per
ricevere la sua parte. E qui ognuno litigava per l’appezzamento migliore,
quello più vicino alla cascina, per non perdere tempo per consumare meno
gasolio. Il terreno e la sua qualità sono importanti per avere prodotti
migliori. Arrivato al municipio c’era un’atmosfera impossibile. Ognuno pensava
solo a se stesso; non esisteva più nessun rapporto di amicizia; era una lotta
all’ultimo sangue per il miglior appezzamento. Nell’udire tutte quelle persone
gridare, giurare, inveire l’uno contro l’altro, mio zio pensò a quelle parole della Bibbia che gli
dicevano “di non sedersi in compagnia
degli schernitori” (Salmo 1) e cosa fece? Disse al sindaco: ”non posso
rimanere qui dove si bestemmia, e si agisce in questo modo, me ne vado!”. Il
sindaco cerca di dissuaderlo a tutti i costi, ma lui se va lo stesso. Le
divisioni vengono fatte cercando di essere corretti anche verso di lui. Alcuni
giorni dopo, mio padre andò a trovarlo mentre si trovava sul campo che era
veramente di pessima qualità: sabbia e pietre in tale quantità da impedire una ogni
buona crescita delle piante. Un risultato scoraggiante! Allora lo zio gli
racconta quello che era successo. Per
onorare Dio non potevo stare in quell’ambiente deplorevole; non riuscivo a rimanere
tra quelle persone. Per un anno ho coltivato quella terra. A quel punto e quella decisione cosa mai poteva
ancora sperare? Che malgrado il cattivo terreno Dio moltiplicasse il raccolto? Impensabile.
Dopo un anno, il sindaco gli telefona e gli dice: “Posso parlarti di quel
terreno?” Certo. “Il comune 20 anni fa aveva fatto domanda per una nuova zona
industriale. Oggi abbiamo ricevuto la risposta.” Bene dice mio zio. “Ma c’è un
problema – dice il sindaco. Quale? “Sei tu che hai tutto quel terreno!” In quel
modo, Dio lo ha benedetto.
In quei momenti, quando mio zio pregava per il raccolto, pregare con
certezza. E se era arrivato a quel punto, è perché aveva voluto essere gradito
all’Eterno ed essere in accordo con Lui. Vedo delle persone che vivono da concubini e
ci chiedono di pregare, dico loro, non aspettatevi nulla, nulla. Cominciate a
mettervi d’accordo con Lui. Mettetevi nella disposizione di diventare persone “da
benedire”. Ditelo al vostro vicino: Dio vuole che tu sia “da benedire”.
4. Pregò profeticamente.
È un aspetto della preghiera che esaminiamo molto poco. Cosa vuol dire
profetizzare: parlare davanti o parlare prima. Se dico che pregava
profeticamente, voglio dire che parlava di cose che non c’erano ancora. Quando
pregava per la siccità, quella non c’era ancora. Cioè parlava di qualcosa che
non era ancora una realtà. Nel momento in cui pregava per la pioggia, chiedeva
che un avvenimento meteorologico che non esiste ancora. Faceva appello a qualcosa che era nel futuro
e non nel presente. Ne parlava come se quella cosa dovesse accadere nel
presente. Capitemi bene. La sua preghiera che chiedeva la siccità consisteva
sulla particolare volontà di Dio rivelata soprannaturalmente. È importante che capiamo questo. Elia non si
era messo a pregare perché improvvisamente riteneva indispensabile che
seccassero i gerani di Iezabel. Sono convinto che aveva ricevuto un’istruzione
per la siccità. Perché la controprova era che ne ha ricevuto una per far cadere
la pioggia. Si legge nel testo di 1Re 18:1 Molto
tempo dopo, nel corso del terzo anno, la parola del SIGNORE fu rivolta a Elia,
in questi termini: «Va’, presèntati ad Acab, e io manderò la pioggia sul
paese». 2 Elia andò a presentarsi ad Acab. Cosa vuol dire? Elia non ha potuto pregare per la pioggia
senza prima aver pregato per la siccità ordinata da Dio. Questa non è quella
volontà generale espressa dalla Parola di Dio di cui parlavamo prima, ma una
volontà particolare condivisa con chi la cerca. Quindi quando Dio da una parola
come quella, allora puoi pregare efficacemente, perché sai che Dio te l’ha
chiesto. È lui che ti annuncia un
avvenimento che sta per succedere. Riflettiamo. Se Elia avesse potuto cambiare
le cose come voleva lui, quando era presso il Torrente Kerit, nutrito dai
corvi, durante la siccità che aveva chiesto, con il torrente ormai asciutto, se
avesse potuto, per non soffrire di sete come altri, non pensate che avrebbe
fatto ritornare la pioggia? Al contrario, non poteva far nulla. Non ha fatto
nulla. In quel momento non ha potuto pregare con efficacia per far piovere. E
che gli dice Dio? (1 Re 17) 9 «Àlzati, va’ ad abitare a Sarepta dei Sidoni;
io ho ordinato a una vedova di laggiù che ti dia da mangiare». Povera
vedova, non aveva poi grandi provviste! Perché quando le chiede di dargli da
mangiare gli dice: “del pane non ne ho;
ho solo un pugno di farina in un vaso, e un po’ d’olio in un vasetto; ed ecco,
sto raccogliendo due rami secchi per andare a cuocerla per me e per mio figlio;
la mangeremo, e poi moriremo». (12). Anche qui, noi lo dimentichiamo. L’istruzione
per andare dalla vedova, non se l’è inventata, ma gliel’aveva data Dio. Ciò
vuol dire che quando arriva dalla vedova, Elia chiede qualcosa di irreale ed
incomprensibile, se non dovessimo tener conto di quanto detto in precedenza.
Cosa succede? La donna dice che ha solo un po’ d’olio e farina per fare una
focaccia che servirà per un ultimo e magrissimo pasto. Ed Elia invece di
lasciarglielo generosamente, le dice: “Dammelo!”.
Se anche qui non si tiene conto di quanto gli era stato detto in precedenza, la
nostra conclusione sarebbe. “che egoista questo Elia!”. Glielo avreste dato,
voi mamme, se avevate solo più così poco da dar da mangiare a vostro figlio?
Perché Elia può chiedere una cosa simile con tanta sicurezza? Perché sapeva che quella donna era sta scelta
per nutrirlo. Elia si sarà detto: Non so come farà, ma so che le chiederò un
atto di fede, e Dio le darà i mezzi per farlo. Sapeva che era nel posto giusto.
Non perché l’aveva deciso lui, ma perché che in quel momento preciso era nella
volontà di Dio. È quello che molti
credenti non capiscono. Leggono la storia di Elia e chiedono a Dio di fare
delle cose che Dio non ha loro chiesto. Quando preghiamo di perdonare i
peccatori, certo siamo nella volontà generale di Dio. Quando preghiamo perché
dia il pane quotidiano anche. Ma c’è la volontà speciale, c’è la volontà
precisa. Sapete quante volte mi si chiede: “mio marito è morto, venga a pregare
perché risusciti”. Scusatemi, ma Gesù non ha mica risuscitato tutti quelli che
morivano. Non si è mica messo davanti al
cimitero per farli uscire tutti quanti ed impedire alle pompe funebri di fare
il loro lavoro. Egli aveva delle istruzioni precise. Ha risuscitato la vedova
di Nain e Lazzaro, ma mica ha svuotato i cimiteri. Quanto siamo chiamati a fare
una preghiera efficace, abbiamo bisogno di una rivelazione di Dio. Perché solo
appoggiandoci sulla particolare Parola di Dio, la nostra preghiera sarà
efficace, fatta con certezza e fede.
Quando noi preghiamo, non ci aspettiamo anche noi dei cambiamenti?
Talvolta siamo profetici. Quando preghiamo per la guarigione di un malato, la
guarigione non c’è ancora, ma l’invochiamo. Quando i nostri figli sono in una
situazione ingarbugliata e difficile, invochiamo una soluzione che non c’è
ancora. Dobbiamo essere in accordo con
la sua volontà generale e nello stesso tempo con quella particolare. Altrimenti
saremo frustrati in quanto ciò non arriverà mai, perché Dio non ve le ha mai
dette. Se Elia avesse pregato per una siccità che Dio non gli aveva detto, i
pesci avrebbero nuotato ancora a lungo nel torrente Kerit. Non poteva che
pregare solo e secondo la volontà di Dio.
Dio è fuori del tempo. Se capirete questo, sarà qualcosa di
straordinario. Gli scienziati parlano di
milioni di anni. Quando pensate alla storia di Adamo ed Eva abbiamo un passato
che risale a circa 5-6000 anni. Non eravamo dei girini a cui un giorno sono
spuntati i piedi; che usciti dall’acqua ci siamo accorti che avevamo delle
braccia! Siamo stati creati all’immagine di Dio. Alleluia! Non eravamo delle
scimmie sugli alberi.
Un amico credente in treno argomentava con un dirimpettaio
sull’evoluzione che diceva convintamente che discendiamo dalla scimmia. Il che,
non è vero. Alla fine quando si sono salutati, gli dice, saluti la sua scimmia.
Si è offeso. Siano coerenti, no! Dio è
fuori del tempo. Ora immaginate che il tempo dell’uomo sia (di qui a là) 50
centimetri. Dio è (ancor prima dei 50 e dopo i 50 cm) oltre i 200 cm (l’oratore
fa dei gesti con le braccia). Perciò
conosce le cose prima che esistano (dei 50 cm) e prima che arrivino (dopo i 50
cm). Sottomettersi alla volontà di Dio, vuol solamente dire essere
intelligenti. Perché quando ti sottometti alla volontà di Dio ti prepari ad
essere pronto agli avvenimenti che stanno per arrivare; che Lui conosce e ti
prepara. A quel momento pregherai non per reagire alla paura, per avere una
promozione, ecc.
Giacomo ci dice che non siamo esauditi perché le nostre motivazioni
non sono pure, ma sono cattive. Noi preghiamo non vedendo più in là che il
nostro naso. Quando pregherai profeticamente dirai quello che il Signore ti fa
fare e quello succederà. Ci sono dei
traguardi che Lui conosce. Egli sa quando e dove ti vuole per i tempi futuri.
Sei come un giocatore di scacchi. Gli scacchisti migliori conoscono in anticipo
5 mosse. I campioni del mondo quando muovono una pedina, la spostano in
funzione dei 5 prossimi movimenti. Mentre il principiante agisce sul momento,
spostando “il cavallo”, il campione, già prevede di mangiarmi “la regina”. Quello è contento di mangiargli un fante, ma
lui se la ride, non dice niente all’avversario perché sa che vincerà la
partita. Il primo ha già perso, ma il campione è gentile e lo lascia giocare per dargli ancora un po’
di speranza. Fratelli e sorelle, vi dico ancora una cosa. Quando pregate secondo
la volontà del Signore, avete una rivelazione e pregate profeticamente, non
avete 5 mosse di anticipo sugli avvenimenti, ma 100. In quel momento vi state
posizionando nelle circostanze in cui permetteranno a Dio di guidarvi nel luogo
e nel modo che Lui vuole.
Quando in Israele c’erano dei veri profeti, i loro nemici avevano dei
grossi problemi.
Leggiamo 2 Re 6: 8 Allora il re
di Siria faceva guerra contro Israele; e in un consiglio che tenne con i suoi
servitori, disse: «Io porrò il mio accampamento nel tale e tal luogo». 9 L’uomo
di Dio mandò a dire al re d’Israele: «Guàrdati dal trascurare quel tal luogo,
perché vi stanno scendendo i Siri». 10 Allora il re d’Israele mandò gente verso
il luogo che l’uomo di Dio gli aveva detto, e circa il quale era stato
preavvisato; e là si tenne in guardia. Il fatto avvenne non una né due, ma più
volte. 11 Questa cosa turbò molto il cuore del re di Siria, che chiamò i suoi
servitori, e disse loro: «Fatemi sapere chi dei nostri è per il re d’Israele».
12 Uno dei suoi servitori rispose: «Nessuno, o re, mio signore! ma Eliseo, il
profeta che sta in Israele, fa sapere al re d’Israele persino le parole che tu
dici nella camera dove dormi».
A quel tempo non esistevano le microspie che intercettavano il
nemico. Eppure il profeta per mezzo
dello Spirito ripeteva quello che l’altro diceva. Se preghi secondo la volontà
di Dio sarai sempre in anticipo sul tuo avversario il diavolo. Quando preghi
con i tuoi mezzi lo fai per reazione, ma non lo fai con efficacia. L’efficacia
è il modo di pregare secondo Dio. “
Pregò
efficacemente“. Pregare
efficacemente non significa necessariamente cambiare le circostanze. Gesù non
ha pregato per cambiare l’avvenire; non ha pregato per cambiare le sue
circostanze. Sapeva che gli avvenimenti al Getsemani sarebbero stati difficili.
Sapeva però che quelle circostanze erano necessarie per riportare la vittoria
più gloriosa che il pianeta terra avrebbe mai conosciuto per il tempo e
l’eternità: la sua morte per tutti i peccatori. Pregare profeticamente, vuol
dire pregare secondo la volontà di Dio e accettarla. Non era facile per un
profeta pregare che per tre anni e mezzo
ci sarebbe stata la siccità. Egli
sapeva che parecchie persone avrebbero sofferto. Che dei bambini sarebbero
morti. Sapeva che economicamente il paese sarebbe stato messo in ginocchio. Dio
aveva un obiettivo, quello di riportare a sé il suo popolo. “
Fino a quando zoppicherete dai due lati”.
Ecco perché Dio stava permettendo tutto questo.
In
seguito pregherà efficacemente … Vedo che il tempo è passato in fretta e ho
ancora due argomenti da trattare. Cercherò brevemente di concludere
Pregò efficacemente; chiedetevi, in che modo? E poi, punto molto
importante: Elia era una persona integra. Se non siete integri, non siete
potenti nella preghiera. Se non c’è integrità, non avete nessuna forza!
Nessuna. Senza integrità, nessuna efficacia. Permettetemi di raccontarvi una
testimonianza a questo proposito.
Un uomo era stato liberato. I demoni erano stati cacciati via, poi,
quest’uomo apparentemente cristiano…, apparentemente corretto è venuto per
pregare ed ha cominciato a dare degli ordini, ad impartire delle direttive ed a
imporsi ai demoni…, finché ad un certo momento un demone gli ha detto: ”
tu che tradisci tua moglie non hai alcuna autorità su di noi”. Si è alzato
e se ne è dovuto andar via! Nessuna autorità. Nessuna efficacia, nessuna
potenza. Perché quando non sei integro, anche il diavolo lo sa.
Allora, fratello mio e sorella mia, volete imparare a pregare
efficacemente; volete cominciare a pregare profeticamente? Cominciate a cercare
Dio, chiedete al Signore delle rivelazioni; chiedete di conoscere la sua
volontà e ve la rivelerà. Elia conosceva la Sua volontà per quei tre anni e
mezzo. Sapeva che era arrivato il tempo per la poggia. Fate attenzione che
anche quando aveva saputo che sarebbe caduta la pioggia; anche quando sapeva
che Dio l’aveva inviato per far piovere, ha dovuto pregare intensamente per 7
volte prima la pioggia venisse. Non che quando si è nella volontà di Dio non si
debba affrontare un’appassionata battaglia di preghiera. Che il Signore vi
benedica abbondantemente, amen.