Punti di fede 22- Ricompensa per le opere
22 – Ricompensa delle opere
Quantunque le buone opere nostre non possano meritar (nulla), il Signore non lascerà (mancherà) di ricompensarle con la vita eterna per una misericordiosa continuazione della sua grazia e in virtù della costanza immutabile delle promesse ch’egli ce n’ha fatte.
Giob. 9:2-3 Sì, certo, io so che è così; come potrebbe il mortale essere giusto davanti a Dio?3 Se all’uomo piacesse disputare con Dio, non potrebbe rispondergli su un punto fra mille.
Sal. 143:2 … non chiamare in giudizio il tuo servo, perché nessun vivente sarà trovato giusto davanti a te.
Rom. 3:20 perché mediante le opere della legge (la Torah) nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.
Luca 17:10 Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: “Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare”».
Giob. 22:2 «Può l’uomo recare qualche vantaggio a Dio? No; il savio non reca vantaggio che a se stesso.
Sal. 16:2 Ho detto a Dio: «Tu sei il mio Signore; non ho bene alcuno all’infuori di te».
Efes. 2:8-9 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti.
2 Tim. 1:9 Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità
Tit. 3:5 Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo.
Col. 3:23-24 Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità. Servite Cristo, il Signore!
Notate che il premio e la ricompensa promessa da Dio ai fedeli è eredità di figliuoli, non il salario dovuto loro in qualità di servitori remunerati. Matt. 25,:34. Essi dunque non lo pretendono per i loro meriti, ma per la grazia e misericordia del Padre, che li ha adottati come suoi figliuoli, benedetti e fatti suoi eredi. – Rom. 8, da 15 a 18.
Notate che neanche le sofferenze dei santi martiri possono meritar l’eredità della gloria celeste, ne esserle ricompensate. – Rom. 6,22 e 23. Così l’Apostolo c’insegna che l’uomo per i suoi peccati merita la morte, come vero salario delle sue scelleratezze e condanna dovute a suoi crimini, ma che i fedeli non possono pretender la vita eterna come salario meritato per le loro buone opere, anzi che essi la conseguiscono come un dono gratuito di Dio per i meriti di Gesù Cristo nostro Salvatore, e per farcelo veder più chiaro, l’Apostolo avendo detto che il salario del peccato è la morte, benché l’opposizione (contrasto) paia richiederlo, non soggiunge il salario delle buone opere è la vita, ma scrive che la vita eterna è dono di Dio.
