CONFESSIONE DI FEDE VALDESE DEL 1655
CF/1655
(Parzialmente riveduta e riscritta dall’originale da Sergio Rastello)
 
NOTA
La confessione di fede del 1655 venne pubblicata per la prima volta in francese nel­la “Relation véritable de ce qui s’est passé dans les persecutions et massacres, faites ces années, aux églises reformées de Piedmont etc.”, stampata senza indicazione d’autore e di luogo nel 1655.
Accertata la data del 1655 come quella della prima edizione a stampa di detto te­sto, è probabile che tale confessione di fede possa essere stata approvata nel Sinodo te­nutosi ad Angrogna nel corso del 1655, dato che dalla “Apologia delle Chiese riformate del Piemonte circa la loro confessione di fede etc.” pubblicata a Ginevra nel 1662, An­tonio Leger, nel riportare il testo italiano di detto documento, nell’avviso e sommario dell’opera precisa che tale confessione di fede fu “data in luce” dai valdesi in quell’anno 1655 unitamente ad un loro manifesto. È anche probabile che lo stesso An­tonio Leger sia stato l’estensore della detta confessione di fede.
La detta confessione venne in seguito confermata nella Disciplina ecclesiastica del 1839 (art. 2) e nelle successive edizioni delle discipline generali delle chiese valdesi, si­no alla vigente DV/1974 (art. 2).
Si riporta qui il testo della confessione di fede nelle versioni italiana e francese trat­te dai due volumi sopra indicati corredato della lettera con cui Antonio Leger la pre­sentava ai valdesi il 5 ottobre 1661. Nei due testi sono state operate alcune necessarie correzioni di forma di cui si è però data ragione nelle note. Ogni articolo è corredato dalle prove bibliche e dalle note originali che si trovano soltanto nella pubblicazione curata da Antonio Leger. Leger trascrive quasi sempre il testo dei passi biblici addotti a prova. Qui si riportano però solo le citazioni delle prove bibliche, aggiornando alcuni riferimenti e correggendo taluni errori di stampa dell’edizione seicentesca. Per ciascun articolo è stata introdotta una rubrica seguendo la traccia di quelle inserite da Giovanni Leger nella edizione che egli ne fece nella sua Histoire générale del 1669.
 
Ai molto reverendi e onorandi fratelli nel Signor i Pastori, Anziani, Agenti e altri Fedeli delle Chiese Evangeliche delle Valli
del Piemonte.
La bontà e la misericordia di Dio nostro celeste Padre essendosi compiaciuta di servir­si del mio Ministero nelle Chiese vostre parecchi anni e farvelo fruttar per sua santa benedizione, ben  che da poi la sua adorabile provvidenza l’abbia trasferito altrove, non ho però scemato né allentato l’amor sviscerato verso esse, al qual la mia nascita e prima vocazione e la vostra dilezione fraterna m’ha obbligato, ricordandomi che tutti i Mini­stri di Cristo devono imitar quel gran Pastore delle anime, e sommo sacerdote della no­stra professione, portando dietro a lui non manco sul petto, per santa sollecitudine, che sopra2 le spalle, per considerazione del carico impostone loro, i nomi di tutte le tri­bù d’Israele, come San Paolo ce n’ha dato l’esempio sentendosi nel suo cuore, perpe­tuamente seguitato, cinto, e assediato dalla cura rodente di tutte le Chiese di Dio, par­tecipando per intimo sentimento a tutte le loro afflizioni porgendo loro le consolazioni necessarie, combattendo con esse contro i loro nemici per ardentissime orazioni, cor­reggendo i loro vizi con gravi e paterne ammonizioni e confortandoli con sante esorta­zioni, infuocato del zelo di Dio: E certo, carissimi fratelli, lo stato vostro, e nostro peri­colosissimo, richiede che tutti insieme concorriamo3, combattiamo e cooperiamo con santa vigilanza, non manco contro Satana, il mondo e i vizi, che contro gli errori, per guardar (proteggere) le4 chiese nostre da una rovina totale, vedendo già il
fuoco acceso e la desolazione deplorabile di tante altre Chiese in vari luoghi vicini e lontani, alle quali Iddio per suo giusto giudizio ha tolta la luce della verità salutare perché gli uomini trascu­randola, l’oscuravano con opere. I nemici più pericolosi della Chiesa non sono quelli che credono far servizio a Dio perseguitandola esteriormente con ferro e fuoco, ma gli errori e li vizi che appestano gli animi nel di dentro col soffio dell’antico serpente, padre della menzogna, e spirito immondo; avendo, come disse San Paolo, il combat­timento
non principalmente contro la carne e il sangue, ma contro gli spiriti maligni, conviene vestire tutta l’armatura di Dio per poter star ritti e fermi contro le insidie del Diavolo. Atteso che questi nemici non solo vanno corseggiando di fuori con violenza, calunnie, imposture e false dottrine, ma, travestiti, sono sottentrati in diversi luoghi, seducendo gli uomini carnali, e nascono in noi per la corruzione della nostra natura, conviene raddoppiare la vigilanza contro i mali del di fuori e del di dentro. Le calunnie delle lingue maledette, che danno d’intender la libertà della nostra religione esser una licenza sfrenata ad ogni scelleratezza, saranno meglio e più efficacemente rintuzzate e ribattute con fatti che con parole, e con la nostra santa conversazione che con la sempli­ce dimostrazione della verità. Non è convenevole ai figliuoli di luce di vivere come i figliuoli di tenebre. “La notte è passata, il giorno è apparito; gettiamo via le opere delle tenebre e siamo vestiti degl’arnesi di luce etc.”; così facendo, potremo turar la bocca a­gli stolti e maligni che calunniano la nostra conversazione e muover quelli nei quali re­sta qualche sentimento d’equità a glorificar Iddio con esso
5, noi per le buone opere ch’essi6 vedranno. E se pure vuole Iddio metterci più oltre alla prova della fornace con le afflizioni e tribolazioni, non dobbiamo trovarlo strano, anzi rallegrarci d’esser fatti degni di patire pe il nome di Cristo7 sicuri che questa s. dottrina per la cui professione noi siamo odiati e perseguitati dal mondo, essendo la verità eterna di Dio, egli non abbandonerà la causa e la chiesa sua. Come nel tempo di Geremia, se ben la castigò perché lo meritava per i suoi peccati, pure le fu rifugio salvaguardia e santuario8 in mezzo di Babilonia, e poi la fece risorgere dall’avello, secondo che vien rappresentato in Ezechiele cap. 37. Cosi ha egli meravigliosamente fatto di tempo in tempo nel mezzo di voi, e farà ancora d’ora innanzi9. La Confessione della fede nostra essendo tutta cavata (tratta) dalle Sante Scritture, coloro che la combattono non fanno guerra a noi, ma a Dio; benché i confessori di questa verità siano uccisi, risorgono il terzo giorno; eziandio quando resta sopraffatto il corpo loro per la morte, vince e trionfa la fede Ap. 11 e 12 e 13; Rom. 8,15 etc. Io prego di tutto il cuore, il nostro buon Padre Celeste ch’egli si degni proteggere tutte le pecore della sua greggia e particolarmente le Chiese vostre sotto l’ombra delle sue ali, vi regga col suo Santo Spirito e vi fortifichi nella sua grazia e con accrescimento d’ogni benedizione spirituale e celeste, restando per sempre della Carità vostra
Del mio studio li 5 ottobre 1661
                                Umilissimo Affezionatissimo Servitore e Fratello
                                                   ANTONIO LEGERO
                        Pastore e
Professore nella Chiesa e Academia di Ginevra.
(continua) 


NOTE (sul testo originale)
1 Nel testo: “s’ulpetto”.
2 ivi: “sope”.
3 ivi: “concorriano”.
4 ivi: “guaidale”.
5    ivi: “essi”.
6 ivi: “ch’e essi”.
7 ivi: “Chisto”.
8 ivi: “santueno”.
9 ivi: “d’honanári”.