TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi
sarete testimoni fino alle estremità della terra. (Atti 1:8)
             
n. 18                            Circolare
personale agli aderenti                              
8 agosto 1977
PERCHÈ TESTIMONIARE
            Il desiderio di testimoniare
dell’amore di Gesù Cristo è un irresisti­bile impulso nel cuore di chiunque lo
ama realmente. L’assenza di ogni bisogno di far conoscere la verità indica una
paralisi, se non addirit­tura la morte spirituale. Colui che conosce la pace
con Dio per mezzo del Signor Gesù Cristo non ha maggior desiderio di far
condividere ad altri questa pace,e questo desiderio è il più grande dono che
Dio offre alla sua Chiesa. Le chiese sono delle chiese viventi nell’esatta
misura della loro attività missionaria!
                                                                                                                        Canon Liddon
L’ASSEMBLEA
PLENARIA
            Allo scadere del primo anno di
attività della TEV ci riuniremo per un’analisi critica di quanto è stato fatto.
La riunione avrà luogo nel
TEMPIO
DEL CIABAS
Martedì
16 Agosto alle 15,30 precise
            Chi ha dei posti disponibili in
macchina, come pure chi desidera esse­re trasportato, telefoni al n°91.422. Le
auto partiranno alle ore 15 dalla Foresteria di Torre Pellice.
L’Assemblea
inizierà con un momento di raccoglimento. Si prega di portare l’innario.
            Una commissione presenterà un quadro
dell’attività svolta, che verrà discussa dall’Assemblea. Come si sa, la TEV non
ha nessun comitato direttivo, nessun “capo”, nessun “vertice”,
ma siamo tutti corresponsabili di quanto vien deciso con il voto di almeno due
terzi dei presenti.
            Abbiamo creduto di rendere pubblica
questa Assemblea, nella speranza di poter così dissipare dei malintesi e convincere
quanti sono in buona fede che non intendiamo provocare delle divisioni nella
Chiesa, ma agire
perché la Chiesa
non sia divisa da ideologie politiche, e soprattutto perché lo Spirito di Dio
voglia suscitare un nuovo Risveglio.
            Ricordiamo che l’Assemblea plenaria
sarà preceduta da una riunione dei coordinatori e degli aderenti che lo
desiderano. Essa avrà luogo a Torre Pellice presso la Casa delle diaconesse
venerdì 12 Agosto dalle ore 20,30 a non oltre le 22,30.
LA CHIESA
VALDESE IN CIFRE
Il rapporto
della Tavola Valdese al Sinodo (pag.23) riporta un paragrafo della Commissione
esecutiva del 2° Distretto su uno dei più gravi fenomeni che ci travagliano, cioè
sulla diminuzione numerica della Chiesa.
Infatti nel 1962
la nostra Chiesa contava 21.650 membri comunicanti. Attualmente siamo scesi a
19.472, con una perdita di 2.178 in 15 anni.
Anche
quest’ultimo anno si registra una perdita di 54 membri: nonostante che la
fusione delle chiese valdo metodiste di Venezia abbia portato un incremento di
32 membri.
La frequenza ai
culti è rimasta stazionaria. Su 19.472 membri, i culti sono frequentati, in
media, da 3.649, circa il 19%. Però bisogna tener presente che queste
statistiche tendono sempre verso l’ottimismo. E, co­munque, 15 anni fa la media
frequenza era ancora del 32%.
L’avvenire non
si presenta incoraggiante perché i catecumeni sono diminuiti di 81 e di
altrettanto i bambini delle Scuole domenicali. Mancando la spinta
evangelistica, la contrazione numerica andrà necessa­riamente accentuandosi.
Un certo
miglioramento si nota nell’attività giovanile. Abbiamo 4 unioni più dell’anno
scorso (da 35 a 39) e 41 membri in più (da 542 a 583). Ma siamo ancora ben
lungi dagli indici del 1961, quando vi erano 75 Unioni e 1.632 membri (Perdita
di 30 Unioni e 1.049 membri in 16 anni.
Le Unioni
femminili erano 68 nel 1963, comprendendo 1.848 iscritte.
Quest’anno
abbiamo 54 Unioni (14 in meno) e 1.238 iscritte, con una perdita di 610 in 14
anni.
Ci pare che
alcune considerazioni possano essere fatte.
            1°) Sarebbe del tutto ingiusto
pretendere che queste statistiche ri­specchino tutta la realtà della Chiesa.
Grazie a Dio la testimonianza cristiana è ancora presente, e, fra l’altro,
dobbiamo rallegrarci perché un numero relativamente importante di giovani sta
preparandosi per il ministero pastorale.
            2°) Tuttavia queste statistiche suonano
come un campanello d’allarme. È evidente che non si può parlare di progresso
quando la consistenza numerica della comunità va costantemente e rapidamente
diminuendo.
            3°) Che cosa é successo perché nel
breve arco di circa quindici anni si debba lamentare una simile frana? A questo
proposito si possono so­lo azzardare delle ipotesi. C’è chi pensa che ci siamo
lasciati coin­volgere nella frenesia del benessere che ha pervaso la società, e
so­vente più la curva del benessere sale e più scende l’interesse per le cose
spirituali. Altri ritengono che l’impegno socio politico abbia distolto
l’attenzione della Chiesa dal vero problema, e che, come Mar­ta, ci affanniamo
per molte cose, dimenticando la sola cosa necessaria. Per altri ancora la crisi
dipende da un disorientamento 
dottrinale. Alla Bibbia si é sostituita interpretazioni della Bibbia,
anzi tante interpretazioni della Bibbia. La prova di questo disorientamento sta
nel fatto che la nostra Chiesa non possiede più un testo di catechismo e
l’insegnamento religioso viene impartito secondo le convinzioni per­sonali dei
vari catechisti. La confusione dottrinale coinvolge lo stes­so concetto di
Chiesa. I confini fra Chiesa e mondo sono diventati sem­pre più evanescenti e
molti hanno perso di vista quello che la Scrittu­ra dice della Chiesa di Dio,
colonna e fondamento della verità (1 Tim. 3/15). C’è infine chi parla di
secolarizzazione, indicando con questo termine un cedimento generale allo
spirito e alla morale del mondo.
Come uscire da
questo stato di cose? Esiste una volontà di invertire la marcia? Crediamo alla
possibilità di un radicale cambiamento? Se si manifestasse l’azione dello
Spirito, non ci sarebbe chi farebbe ogni sforzo per contenerlo, affermando che
si vuole portare la divisione nella Chiesa?
UN RACCONTO DI
ALEKSANDR SOLZENICYN.
Nel notiziario
che segue il (culto radio, domenica 24 Luglio, abbiamo, udito un resoconto
sulla situazione religiosa in Russia, fatta da un giovane che vi ha soggiornato
alcuni giorni, È risultato un quadro complessivamente positivo, anche se non
sono state taciute alcune  difficoltà per
la testimonianza cristiana.
A questo
proposito è interessante leggere un racconto del noto scrittore Solzenicyn, che
in Russia è nato e vissuto, tenendo presente che le chiese di pietra possono
andare a pezzi, ma “l’ora viene, anzi già venuta, che i veri adoratori
adoreranno il Padre in ispiro e verità, perché tali sono gli adoratori che il
Padre richiede (Giov. 4/23).
Percorrendo le
strade di campagna della Russia, cominci a capire do­v’è la chiave del
pacificante paesaggio russo.
È nelle chiese.
Rincorrendosi per le colline, spuntando sui poggi, dominando i fiumi ampi come
sovrane bianche e rosse, levandosi sulla trita e aspra realtà quotidiana coi
loro campanili snelli, cosi diversi l’uno dall’altro, si tendono verso un unico
cielo. E per campi e prati, dovunque vaghi, lontano da ogni abitato, non sei
mai solo: sovrastando la massa compatta della foresta, i mucchi di fieno
accatastati e la stessa curva terrestre, la cuffia di un campaniletto ti fa
cenno da Gory Loveckie, da Ljubíci, da Gavrilovskoe.
Ma quando
penetri nel borgo ti accorgi che ti salutavano da lontano non dei vivi, ma degli
uccisi. Le croci sono da tempo abbattute o torte; la cupula lacerata si
spalanca in una carcassa di costole arrugginite; l’erbaccia cresce sui tetti e
nelle crepe dei muri. Solo di rado sopravvive il cimitero intorno alla chiesa,
con le tombe rovesciate. Le pitture dell’abside sono stinte dalle piogge di
decenni e coperte di scritture oscene.
Nell’atrio
manovra un trattore tra botti di bitume. Oppure un camion affonda col cassone
nella navata per caricare sacchi. In quest’altra chiesa vibrano i torni. Questa
è semplicemente chiusa a chiave e silen­ziosa. In un’altra ancora hanno
sistemato i club locali: “Per una mag­giore produzione di latte!”,
“Il poema della pace”, “Le grandi gesta”.
Gli uomini sono
sempre stati venali e spesso malvagi. Ma quando si spandevano i rintocchi della
sera, diffondendosi sul villaggio, sui campi, sul bosco, ricordavano che
bisognava lasciare le meschine cure della terra, dare tempo e mente all’Eterno.
Questi rintocchi, ché sol­tanto una vecchia canzone oggi tramanda, impedivano
agli uomini di ab­bandonarsi sulle quattro zampe.
In queste
pierre, in questi campanili, i nostri avi hanno messo il meglio di se stessi,
tutta la loro concezione della vita.
Scava, Vit’ka!
pesta, senza compassione!
Alle sei ci sarà
il cinema, il ballo alle otto.
Dai
“Racconti minimi” cit. Samizdat: Cronaca di una vita nuova nell’ URRSS
1975 pag. 81.
TESTIMONIANZE DI
BAMBINI
Per riposarci un
poco vi racconterà come talvolta i bambini parlano della religione.
Una bambina di
tre anni: “Mamma, è vero che ogni cosa ha la sua radice e anche l’uomo ne
ha una, e la sua radice è l’anima?”.
Un bambino di
sette anni. A scuola la maestra vuole dimostrare che Dio non esiste perché i
cosmonauti non l’hanno visto. E il bambino risponde: “Forse é perché hanno
volato troppo basso”.
Padre Dmitrij
Dudko: Parroco a Mosca 1977 pag. 184
SEMPRE
SUL CONVITTO FEMMINILE
 DI TORRE PELLICE
            Lunedì 1 Agosto venne consegnata in
tipografia questa “lettera aperta” dopo aver ricevuto l’assicurazione
che sarebbe stata subito pubblicata sull’Eco Luce. Non essendo stato fatto, e
poiché il settimanale non uscirà che fra due settimane, ne diamo qui conoscenza
ai lettori.
Gentilissima
Professoressa Marcella Gay,
La Sua lettera
aperta agli aderenti T.E.V., pubblicata sul n°29/30 del 22/7/77 dell’Eco delle
Valli Valdesi, sotto il titolo a grandi lettere “Amore fraterno e
Convitto”, merita una risposta da parte del redattore dell’articolo
apparso sulla circolare n°16 della T.E.V. stessa e cioè del sottoscritto.
Questa risposta si rende necessaria anche per chiarire a molti lettori del
giornale i termini del problema. Concordo con Lei che molte cose ancora
avrebbero potuto essere dette se la tirannia dello spazio non lo avesse
impedito.
Desidero
tuttavia confermare che tutto quanto esposto nell’articolo, oggetto della Sua lettera,
riposa su pubblicazioni e documenti ufficia­li, di cui mi permetto riportare
qui di seguito l’elenco:
1) Notice
sull’Orphelinat Vaudois à l’occasion de son 75.me anniversaire Commissione
presieduta dal prof. Jean Jalla Anno 1929
2)
L’Orfanotrofio Valdese – CIOV – Anno 1954
3) Relazione del
Convitto di Via Angrogna – Conferenza Distrettuale 1977
4)
Controrelazione – Conferenza Distrettuale 1977.
Non voglio
citare testimonianze verbali attendibilissime che, peraltro, non avrebbero che
suffragato le informazioni fornite dai documenti ufficiali sopra indicati.
Dall’esame
dunque di tali documenti non possono emergere che le osservazioni poste in
evidenza dalla circolare T.E.V.
Cerco di
riassumerle:
a) La posizione
marxista sulla linea FGEI della équipe porta come con­seguenza una visione
deformata dell’istituto, assimilato alle car­ceri e agli ospedali psichiatrici.
Non è necessario essere laudato­res temporis acti per verificare su basi
sperimentali che nel passa­to l’Istituto non ha mai – ripeto mai – avuto questa
configurazione.
b) L’équipe
educativa è costituita – ed è prevista anche per il futuro ‑ da credenti e non,
il ché non dà alcuna garanzia di una impostazione dell’Istituto in senso
evangelico. E allora in questo caso non vale la pena di mantenerlo in vita con
l’etichetta “valdese”: è meno peggio trasferirlo allo Stato, alla
Regione ecc., come del resto viene auspicato da diverse parti, e, fra l’altro,
implicitamente dalla Controrelazione alla Conferenza Distrettuale 1977.
c) In questa
valutazione l’amor fraterno viene citato in modo non per­tinente: si tratta in
realtà di una posizione teologica molto preci­sa. È ormai stranamente invalsa
l’abitudine, quando vi è di mezzo la T.E.V., di citare a torto o a ragione
l’amor fraterno con una frequenza inflazionata, pari a quella della lira, che
ne altera il vero significato. Si parla pure con molta frequenza da circa un
anno a questa parte di pluralismo nella chiesa: permetta dunque, gentile
Professoressa, che la T.E.V. si trovi su una posizione teologica di­versa dalla
Sua e che su tale fondamento difenda gli istituti della Chiesa quando lo
ritiene opportuno.
Concludendo:
certo noi diciamo che non vale la pena di mantenere l’I­stituto così come è ora
ed è previsto per il futuro come opera della Chiesa. Diciamo anche che
l’Istituto deve essere riportato su una linea evangelica. E questo non vuol
dire che vengano rifiutate ponderate modi­fiche di struttura. Se tuttavia
questo non potrà avvenire per una volontà politica, allora è meglio che venga
ceduto agli Enti Pubblici, come pur­troppo è auspicato da tanti.
                                                                                                            Guido
Ribet
QUANDO LA POLITICA
IRROMPE NELLA CHIESA
             
La Federazione
giovanile evangelica italiana (FGEI) è un organismo che fa parte della
Federazione delle Chiese italiane, e come tale do­vrebbe occuparsi dei problemi
attinenti alla gioventù. In realtà essa si occupa di tutto e da un po’ di tempo
ha rivolto il suo interesse a­gli Istituti della Chiesa Valdese (cioè gli
Ospedali, Asili per vecchi e lungo degenti, convitti maschili e Femminili).
Ecco infatti quanto leggiamo nella relazione della Commissione esecutiva (CED)
del 2° Di­stretto, presentata all’ultima Conferenza distrettuale di Milano:
“Come
strumento per un’indagine preliminare si è adottato un questio­nario da inviare
alle opere del Distretto. Il contenuto del questiona­rio tiene conto di una
iniziativa complementare della Fgei direttamente rivolta ai dipendenti delle
opere stesse. La Commissione esecutiva di­strettuale si è dichiarata
disponibile a collaborare con la Fgei per l’analisi comune dei risultati”
Non si comprende
bene come un organismo extra ecclesiastico, la Fgei, promuova un’inchiesta
sulle Opere della Chiesa Valdese. Comunque ci sa­remmo aspettati che si
chiedesse quale incidenza i nostri Istituti han­no sulla testimonianza
evangelica; se i direttori e il personale sono dei credenti, se viene tenuto un
culto quotidiano e via dicendo, sia pure senza escludere altre indagini.
Ma niente di
tutto questo. Quello che la Fgei desidera sapere è:
–           Quante persone lavorano nell’Opera
–           Quale organo ha provveduto
all’assunzione
–           A chi rispondono del lavoro
–           Quale organo decide delle
rivendicazioni – Gli stipendi vengono corrisposti con regolarità?
–           Gli stipendi corrispondono alla
qualifica del lavoratore in base agli accordi sindacali?
I compilatori
dell’inchiesta sembrano ignorare l’esistenza di perso­nale che si è inserito
nelle Opere della Chiesa in risposta a una voca­zione e per rendere
testimonianza al Signore nel servizio verso il prossimo. Ridotto il problema a
un rapporto su basi sindacali, si sono ridotti questi credenti a dei mercenari,
cioè a dei potenziali sfrutta­ti, che devono essere tutelati contro il padrone,
in questo caso la Chiesa.
Tutto questo é
umiliante ed é sorprendente che un organo ecclesiasti­co si dichiari
disponibile a trattare su queste basi con una organizza­zione che non fa
mistero delle sue finalità marxiste.
Ma se questo
deve essere il criterio per il lavoro diaconale, perché non si dovrebbe
estenderlo anche ai Pastori?
Quelli che si
sono allarmati per il movimento della TEV, accusandola di voler portare la
divisione nella Chiesa ci dicano se le finalità della Fgei non provocano una
ben più pericolosa divisione, mortificando quello che di più prezioso un
credente, diacono, anziano o Pastore, possiede, la sua vocazione.
Non credano però
quelli che biasimano la TEV di sottrarsi alla loro responsabilità, quando,
continuando secondo i desideri espressi dalla relazione della Commissione
d’esame del 1° Distretto, uno dopo l’altro la Chiesa sarà mutilata dei suoi
Istituti. E per chi lo avesse dimenti­cato, ecco come si legge:
“Bisogna
pure sapere dove si vuole andare, e la prospettiva di un passaggio alla Regione
non deve essere affatto guardata come una scia­gura da evitare ad ogni
costo”.

UNA SVOLTA NELLA DISCUSSIONE CHIESA
E
POLITICA”?

Su “Com
Nuovi Tempi” del 17 Luglio è stata pubblicata una intervista al Vice
Moderatore Giorgio Bouchard e vi abbiamo rilevato alcune affer­mazioni che,
forse, lasciano intravedere la possibilità di un nuovo discorso sull’orientamento
politico della Chiesa.
“….
Questo discorso mi offre l’occasione per sottolineare che noi credenti di
“Cinisello” ritentiamo che la politica non redima l’uomo: solo che lo
diciamo con una precisazione fondamentale: il credente può e deve attribuire
alla politica un’importanza ideologica molto minore di quanto non facciano i
non credenti, alla condizione di attribuirle un’importanza etica molto maggiore
di quanto le attribuiscano quelli. Per molti ex-credenti la politica è diventata
un surrogato di religio­ne: questo è molto negativo”.
“Il
problema politico, così presente nel giornale è importante ed il più urgente,
ma non è il primo! L’urgenza della politica non deve farla diventare l’argomento,
dobbiamo continuar a fare ricerca teologica, perché essa è fondamentale per un
credente soprattutto se il suo impegno nel sociale e nel politico è continuo.
Non dobbiamo perdere il senso delle cose di Dio”.

DALA ZAMBIA
Laura scrive:
Domenica scorsa
abbiamo avuto la festa del raccolto, ed è stata una buona giornata. Per il
culto la chiesa era arcipiena; il raccolto era ammucchiato davanti al pulpito.
La corale di 30 persone della chiesa di S. Paolo in Lusaka ha eseguito dei
cori, oltre a quelli di varie altre corali del distretto. Tutto è ben riuscito.
I1 pranzo era a pagamento: polenta e pollo, tanti dolci in vendita ecc. Le
alunne hanno fatto an­che a gara per la più bella pettinatura!
DAI NOSTRI
CORRISPONDENTI
Da Venezia.
Domenica scorsa ha tenuto il culto il sig. Berlendis di Verona che sostituisce
il sig. Garuli. Dopo il culto mi è venuto vicino un fratello che ha aderito
alla TEV e mi ha detto: “Questo è stato pro­prio un sermone TEV!”.
Ho letto con
grande interesse sull’ultima circolare le pagine dedica­te all’orfanotrofio
femminile. Posso dirle che per me, che l’ho visitato più d’una volta ai tempi
della sig.na Fini, è stato rivederlo com’e­ra allora e come se l’ammirazione
che aveva suscitato in me questa bel­lissima opera si rinnovasse, unita al
profondo rammarico per la sua “ingiusta” fine. Ma possibile che si
debba proprio perdere tutto?
LE FINANZE
Per mancanza di
spazio il solito resoconto finanziario è rimandato alla prossima circolare.
Ciclostilato in
proprio; non pubblicato
Indirizzo:
Testimonianza
Evangelica Valdese Casella postale
10066 Torre
Pellico (Torino)