TEV, Luglio
1976 

(originali colonna a destra in basso”Cronologia pubblicazioni TEV”)

Non c’è da esitare un momento …

Siamo a circa un mese dal Sinodo. (Il
testo in corsivo è tratto dalla circolare).
Prendendo spunto dalle parole evangeliche:
Non temere, o piccolo gregge perché al
Padre vostro è piaciuto darvi il Regno.(Luca 12:32)
, l’articolo di fondo di
questa seconda circolare sottolinea:
– la Chiesa
cristiana valdese è in crisi;
  •               Ci dicono che il cristianesimo ha fatto il suo tempo, che la Chiesa ha
    fatto fallimento, incapace di risolvere i   conflitti
    sociali; si dice che altre ideologie sono chiamate a mettersi alla testa della
    evoluzione e del progresso  umano,
    e, quello che maggiormente ci turba, ci fanno osservare la distanza fra i
    principi che professiamo e il modo
    come li pratichiamo. Insomma si dice, la fine del cristianesimo è vicina.

– False
profezie, neppure originali, che dichiarano che la Chiesa cristiana è morta,
mentre
  •               malgrado tutto la Chiesa  esiste.
    …Le parole di Gesù, quando parlava della Chiesa si appaiono di      singolare attualità per la nostra stessa
    Chiesa valdese. L’aspetto più grave della crisi è la diserzione dei giovani. La trasmissione del messaggio
    evangelico da una generazione all’altra è venuta a     mancare. Che cosa succederà quando i più anziani verranno a
    mancare?

La risposta
ce l’abbiamo sotto i nostri occhi oggi (2019): presenze insignificanti nei
culti; assenza di attività d’evangelizzazione; la Chiesa Valdese (né gli
individui , né la collettività) non dice nulla sulla buona notizia di Cristo (fondamento
della nostra fede, la salvezza eterna) al pubblico italiano e mondiale; perdita
degli ospedali valdesi nelle valli; sermoni cultuali simili a conferenze
politiche, sociali filosofiche, cuturali; bandita la lettura della Bibbia
personale e famigliare quotidiana; assenza totale della preghiera spontanea e
della vita spirituale; voltafaccia verso Israele e simpatie ad oltranza verso i
suoi nemici secolari: musulmani e arabi palestinesi, ecc. Tutto quanto preconizzato
o profetizzato con una semplice e triste analisi:
  •               E poi, è inutile nascondercelo, una frattura
    è venuta a incrinare il piccolo gregge a causa di ideologie politiche che si sono imposte con prepotenza
    nella chiesa.

– Abbinando al testo di Luca al Salmo 2 dove si parla
della signoria di Dio sugli avvenimenti scoraggianti, il redattore della
circolare esprime una nota di incoraggiamento e di speranza:
  • Allora è venuto il momento di rialzare il
    capo; allora comprendiamo che poco importano i calcoli statistici sul piccolo gregge, quando pochi o molti che
    siano, il Signore è presente. Quei due o tre hanno infatti ricevuto la   più gloriosa promessa che mai sia stata fatta
    all’umanità: quella di un Regno. 
    Far
    parte di questo Regno significa essere diventati cittadini di una nuova
    società, non più governata dalle  leggi
    degli uomini, dalle filosofie politiche degli uomini, ma dalla legge di Dio.
     Far
    parte di questo Regno significa vivere nella realtà dello Spirito.
     Tutto
    questo non è solo più una speranza astratta, ma si presenta come l’unica
    realtà. Tutto il resto non è  realtà,
    ma falsità, perché dietro quello che gli uomini chiamano realtà non c’è niente,
    c’è il vuoto. Al contrario,       dietro
    l’apparente debolezza del piccolo gregge, cioè della Chiesa, c’è la realtà di
    una vita suscitata dallo     Spirito
    Santo.

La speranza è quella di poter vivere nella “realtà
dello Spirito” promesso e “non nel niente o nel vuoto” o
chiaramente nella “falsità” degli avanguardisti.
– Il fatto che la vecchia TEV sia stata fatta tacere,
non vuol dire che qualcuno sia riuscito a mettere un bavaglio all’opera che Dio
vuol compiere nel nostro paese attraverso al Chiesa Valdese. Infatti quei
sentimenti, quei desideri, quelle preghiere possono realizzarsi solo secondo la
volontà di Dio, che agisce attraverso il suo Spirito. Ciò che è stato detto e
scritto, vissuto, può riprendere vita e slancio rinnovato:
  •               Ad una condizione tuttavia, e cioè che siamo
    disposti ad accettare questo dono che Dio ci offre. Infatti il regno non è una nostra conquista, come i
    regni del mondo. Non c’è quindi da esitare un momento, il dono è nostro, purché tendiamo le mani per accettarlo.

Segue una relazione su interventi ricevuti da:
  • PASTORE
    ALBERTO RIBET che ringrazio per avermi mandato copia del vostro intervento alla
    Conferenza distrettuale.
    Quasi contemporaneamente ricevo una circolare di T. Vinay il quale spiega le
    ragioni del suo              operato. Sono
    due documenti più che in antitesi, complementari che, mi pare, debbono essere
    tenuti presenti         nel cercare una
    nostra linea di condotta nel momento attuale. Molto meno valida mi pare la
    posizione del       Pastore Gianna Sciclone
    militante del PCI, responsabile della Commissione femminile del PCI di
    Vasto”.

Alberto Ribet:
  • L’estate
    scorso scrissi un articolo su La Luce per dimostrare che dal 1848 a oggi la
    Chiesa Valdese ha subito in modo
    più o meno marcato l’influenza delle idee dominanti … essa vive nel suo tempo e
    del suo tempo… 

    secondo lui – nel momento del trionfo
    della sinistra politica, molti nelle chiese pare logico si orientino oggi     verso la sinistra, e questo
    soprattutto fra i giovani.

Oggi (2018-2019) fa riflettere che tutta quella
sinistra si è, e si sta frantumando come un castello di carta con nessuna
prospettiva decisamente migliore.
  •  Il
    secolo passato è stato il secolo del liberalismo, in cui si è esaltato
    l’individuo è proclamata la libertà        dell’individuo.
    … valori che hanno portato ad un indubbio progresso civile, ma non possiamo
    dimenticare il      riflesso negativo che
    questi principi hanno portato del pensiero cristiano col liberalismo teologico
    e pratico.          Molti di noi,
    specialmente fra i colleghi più anziani sono figli del secolo liberale e ci
    troviamo a disagio nel         nostro
    secolo che invece è marcato dal socialismo… Da noi socialismo significa
    marxismo; dico “da noi” perché     per
    esempio in Inghilterra e nei paesi nordici il socialismo è laburismo che ha il
    suo fondamento non su Marx,       ma
    su una visione cristiana della vita, come è stato detto il laburismo ha la sua
    origine non in Marx ma nella          Bibbia.

A proposito di liberalismo, è chiara oggi la deriva
assunta nella Chiesa dal discorso (evangelicamente ambiguo) del moderatore al
suo insediamento (vedere Riforma numero 34 13 settembre 2013
pagina 3 • sinodo valdese, «Non spegnete lo Spirito».): “Con
quale caratteristica, con quale identità prevalente ci identificano? Potrà piacere
o no, ma il carattere prevalente che mostriamo – per teologia e cultura, per
scelte etiche e sociali – è quella di una chiesa protestante liberal,
cioè aperta. tollerante, dialogante, inclusiva, socialmente e politicamente
impegnata ma senza arrivare agli estremi.”. Questa dichiarazione di cinque
anni, il cui seguito è ancora più esplicito, è la conferma dell’allarme lanciato
dal movimento TEV di allora.
Dopo aver posto la domanda: a che marxismo ci
riferiamo? Alberto Ribet esprime preoccupazione come un avvertimento:
  • Ma a noi interessa in modo speciale
    l’irruzione del pensiero marxista nella vita della Chiesa. Ci interessano i proclami della F G
    iovanile EI (in parte della F comunista ei) ci interessa la predicazione che
    caratterizza troppi pulpiti
    oggi, ci interessa l’esegesi di un Belo, di un Girardet, e credo abbiamo buone
    ragioni per essere               seriamente
    preoccupati. Alcuni anni fa l’MSC di Roma per un anno intero studiò la Bibbia
    analizzata secondo il marxismo,
    della mia mentalità di origine pietista e liberale avrei capito uno studio sul
    marxismo analizzato        secondo la Bibbia
    e non l’inverso. …
  •  Banchetti[1]
    e Schirò[2]
    al principio di questo secolo erano socialisti, ma vivevano col popolo, erano
    preoccupati in  modo particolare
    di portare il messaggio evangelico alle classi operaie e dei contadini; oggi
    non è più così, si parla di
    politica si predica la rivoluzione sociale, ma dal pulpito, le masse che ci
    interessano sono se mai quelle     inquadrate
    nel partito.

Tullio Vinay si chiede se negli studi biblici e nei sermoni non si
debbano affrontare e rispondere ai problemi che la società si pone, e afferma
che c’è un distacco tra gli istituti e la chiesa…
  • nei
    tempi in cui i nostri Istituti erano floridi, era l’attività  ecclesiastica.

    netto distacco che si verifica nella Chiesa fra la generazione degli anziani
    formatisi in epoca liberale e la generazione
    nuova che vive interamente nell’era del socialismo, che rivendica non la
    libertà dell’uomo nella società e
    nella Chiesa, ma l’uniformità del pensiero e dell’azione nella Chiesa e nella
    società. Noi diciamo:poniamo
    l’uomo di fronte a Dio e questo lo spingerà ad un’opera sociale (pensiamo alle
    conquiste sociali del pietismo della
    Chiesa) loro ci rispondono quello che conta non è l’uomo, ma la società, non i
    problemi individuali, ma i
    problemi sociali devono essere al centro della predicazione del pulpito”.
    Diventa poi naturale considerare
    come problemi sociali unicamente quelli politici: non la tortura interessa, ma
    i politici cileni e uruguaiani
    torturati, non il problema delle carceri, no il problema della droga, non il
    problema della miseria se  non
    nei suoi risvolti politici. E ancora questo un segno di posizioni socialiste
    esacerbate nella loro interpretazione …
    Vinay nella sua circolare precisa come punto di partenza “Il vero servizio
    della Chiesa è la testimonianza a
    Cristo … In questo senso ho fatto anche la mia campagna elettorale. Cristo è
    stato annunziato ai gentili”

Gianna Sciclone
  •  Meno profonda,  afferma il
    redattore della circolare, ma penso nella
    stessa linea la ragione della accettazione          della
    candidatura per la Sciclone “la possibilità della nostra comunità di
    essere conosciuta in altri ambienti”:         una
    preoccupazione in senso molto lato ma non irreale! Meno convincente forse la
    affermazione che “per me il
    partito comunista italiano non è    minimamente
    un altro padrone …” Credo che dobbiamo onestamente e coraggiosamente accettare queste condizioni.
    E allora?
    In
    primo luogo dobbiamo opporre un chiaro e motivato no a certe posizioni, come la
    trasformazione degli Istituti, La
    Claudiana, eccetera. In secondo luogo dobbiamo precisare la funzione
    fondamentale della predicazione,
    predicare solo Cristo e lui crocifisso, predicare il ravvedimento, la salvezza
    mediante la fede nel sacrificio
    redentore, proclamare la vittoria di Cristo sulla morte …
Una mia prima e provvisoria conclusione è che se così
fosse stato (“opporre un chiaro e
motivato no … precisare la funzione fondamentale della predicazione)
, la
chiesa Valdese non si troverebbe nella situazione in cui è: cioè ancora in
crisi. La seconda è che invece di avere 600.000 simpatizzanti che firmano l’8
per mille senza venire in Chiesa, forse ci sarebbero molti più convertiti e una
chiesa più viva e sveglia. Gli ospedali sarebbero ancora gestiti da credenti;
ci sarebbe più evangelizzazione ovunque, più bambini alla scuola domenicale;
più giovani aspiranti ad attività evangeliche e pastorali; una facoltà meno
intellettuale e suddita dei pensieri dominanti, più fondata sulla comprensione
del messaggio e della volontà di Dio verso gli uomini, ecc. E forse più persone
“fondamentalmente” credenti nella società italiana. Un
“risveglio” o una “riforma” nel nostro paese.
Roberto Nisbet (credo conduttore della circolare e
anima del movimento) risponde poi al tema:
              sulla
crisi che ha investito la Chiesa valdese.
  •   …
    una critica a proposito del liberalismo, e che potrebbe grossolanamente
    esprimersi così: “Voi della passata         generazione
    avete subito l’influenza dei teologi liberali. Con Karl Barth questo periodo è
    tramontato la Chiesa      non può
    fare astrazione del mondo in cui vive, ed è quindi inevitabile che siamo
    influenzati dalle nuove               filosofie”. 
    Occorre
    a questo proposito precisare che cosa sia il liberalismo teologico, dato che la
    grandissima     maggioranza dei nostri
    membri di Chiesa lo ignora completamente. Si tratta di una corrente teologica     protestante, che ha avuto delle personalità
    cristiane di primo piano, come Wilfred Monod e Albert Schweitzer,         ma che ha sovente desiderato,
    pretendendo di ridurre il cristianesimo a delle verità naturali, comprensibili     alla ragione, ed eliminando quanto più
    possibile l’elemento miracoloso dell’Evangelo. Il liberalismo ha anche     avanzato delle riserve sulle divinità di
    Cristo. È noto che il Consiglio Ecumenico delle chiese, sotto la pressione     degli Ortodossi, ha per fondamento
    l’equivalenza Cristo uguale Dio. I liberali, invece, avrebbero voluto che si       sostituisse la formula “Gesù
    Cristo Signore e Salvatore, figlio di Dio”.
  • Or
    bene quello che è da escludere, è che ci sia una rassomiglianza qualitativa e
    quantitativa fra l’influenza del       liberalismo
    del secolo scorso e l’influenza del marxismo entrato con prepotenza nella
    Chiesa Valdese. Che da         noi
    possano esserci stati alcuni teologi piuttosto orientati verso il liberalismo,
    non significa appunto che la             Chiesa
    abbia seguito questa corrente. Valdo Vinay così si esprime: “Da noi
    cominciava a farsi sentire di riflesso   la
    teologia liberale, allora predominante nelle Facoltà europee, e fu seguita, sia
    pure con moderazione e con         senso
    di responsabilità verso la predicazione evangelica. La Facoltà teologica di una
    diaspora missionaria deve   sempre
    provare e accettare con estrema prudenza i nuovi orientamenti di pensiero”
    (Facoltà di teologia,          pagina
    103).

Nisbet poi individua la frattura nella Chiesa valdese:
82% dei membri non è responsabile delle decisioni delle assemblee…
  •  Solo i membri elettori possono votare, e su
    19.332 membri, solo 6935 (il 35,87%) sono elettori, e sono quelli         che mandano i delegati alle
    conferenze distrettuali e ai sinodi. Ma sappiamo che tranne qualche raro caso
    di        designazione di pastori,
    qualsiasi assemblea è ben lungi dal raccogliere la maggioranza degli elettori.
    Quindi    in pratica, neppure 3467
    (secondo una pura ipotesi) parlano a nome di 19.332. Formalmente tutto è a posto.
      In realtà l’82% dei membri di Chiesa non
    è responsabile delle decisioni delle assemblee. Queste cifre possono         apparire aride, ma sono la dimostrazione
    della frattura che esiste fra le varie assemblee e l’insieme della     Chiesa.

In polemica con gli avanguardisti Nisbet elenca delle
statistiche preoccupanti c che gli fanno definire la situazione come “sintomo
di una malattia ben più mortale” (leggere intervista su Riforma di F. Tourn
“Una chiesa in torpore? di pochi anno fa):
  •  Dal 1962 ad oggi ( 1976 n.d.R) i membri
    comunicanti sono scesi da 21.650 a 19.332, con una perdita di 2318     unità (10,70%), cioè 178 all’anno, come se
    ogni anno fosse cancellata una delle nostre chiese…
     E
    che dire della gioventù? Nel 1961 vi erano 75 Unioni valdesi, comprendenti 1632
    membri. Nel 1970 le Unioni Valdesi
    sono state fatte confluire in un organismo para ecclesiastico, col risultato
    che nel 1975 si contavano solo
    più 32 Unioni Valdesi con 497 membri: diminuzione del 69,54% (si tenga conto
    che le statistiche  ecclesiastiche
    tendono sempre a peccare per eccesso)…
    Ma
    tutto questo non è che un sintomo di una malattia ben più mortale, e dobbiamo
    domandarci se, dietro tutto questo
    attivismo politico non ci sia effettivamente un cedimento della fede…
    L’escatologia
    non fa più parte della visione cristiana della vita dobbiamo soprattutto
    interessarci dei problemi      concreti
    del mondo, e quindi affiancarci a quei movimenti politici che lottano per la
    redenzione dell’umanità,        anche
    se il Signore ha detto: “Fuori di me non potete far nulla” (Giovanni
    15:5)…
    Non
    c’è perciò da meravigliarsi se l’opera di evangelizzazione, che è stata la
    ragion d’essere della nostra chiesa
    dell’epoca del cosiddetto liberalismo si è ridotta a zero…  Quanto a noi andiamo a mendicare  l’appoggio di partiti politici,
    mentre non riusciamo a mantenere le nostre posizioni, che vanno paurosamente franando…
  • Si
    dice che siamo vecchi, siamo della retroguardia, siamo ridotti alle corde. Però
    apparteniamo quei pochi che ancora
    frequentano i culti e cercano di servire la Chiesa, anziché servirsi di essa
    per la propaganda delle        proprie
    idee politiche…
    Il
    Sinodo sarà quindi chiamato a riconoscere un nostro fondamentale diritto, e
    cioè che un qualsiasi credo politico
    non può, di fatto, sostituirsi alla confessione di fede della Chiesa. Il Sinodo
    deve dichiarare che la presa  di
    posizione dei singoli credenti, di gruppi, e in particolare di Pastori, non può
    in alcun modo coinvolgere la responsabilità
    della Chiesa valdese.
    Qualora
    questa richiesta venisse respinta, significherebbe implicitamente il suo
    contrario, e cioè che la Chiesa ha
    preso una posizione di partito. Quali ne saranno le conseguenze.

In agosto ci fu una petizione al Sinodo i cui
risultati saranno valutati, con le relative decisioni che saranno prese in seguento
e dei quali vedremo i contenuti nelle prossime circolari.
1) Giuseppe Banchetti
Giuseppe BANCHETTI (10
novembre 1866 – 7 aprile 1926) pastore valdese, professore alla Scuola
Latina
 di Pomaretto.
Biografia
Nato a
Perugia, era figlio di Federico e Beatrice Fucini, aretini di Castelfiorentino.
Il padre, scalpellino, si convertì al protestantesimo nel 1868 e fu assunto
come colportore evangelista
da Alessandro
Gavazzi
 nella Chiesa
Cristiana Libera
.
All’età di cinque anni Giuseppe rimase orfano di padre e venne accolto con la
sorella Teresa BANCHETTI nell’Asilo
Evangelico di Vallecrosia 
dove visse fino al 1880. Svolti i primi
studi al Collegio
Valdese
 di Torre Pellice, nel 1888 conseguì la licenza liceale a
Sanremo, e un anno più tardi si iscrisse alla Facoltà
valdese di Teologia
 a Firenze. Qui seguì anche i corsi della Facoltà
di Lettere dell’Università di Firenze e si laureò con abilitazione
all’insegnamento del francese.
Come candidato al ministero pastorale fu inviato nella chiesa di Nizza nelle
estati del 1891 e del 1892 e fu coadiutore del pastore e professore Paolo
Geymonat
 a Firenze durante l’anno 1892-93, occupandosi della Scuola
Domenicale
 dell’ Istituto
Ferretti
. Dopo la sua consacrazione a pastore, avvenuta a Torre Pellice nel
settembre 1894, fu inviato dal Comitato
di Evangelizzazione
 valdese come evangelista in
Sicilia, dove in un primo momento si occupò della piccola comunità di Aidone
(Enna) per quasi un anno.
Nel febbraio del 1895 sposò Elena Billour (1871 – 1935), figlia del
maestro Giovanni
Daniele Billour
, con la quale ebbe cinque figli: Clelia (nata a Vittoria
nel 1897, coniugata con Enrico Vigliano), Ettore (nato a Grotte nel 1898,
operaio), Manlio (nato a Grotte nel 1900, coniugato con Maria Brissi di Rio
Marina), Luce (nata a Pachino nel 1903, coniugata con Luigi Lorenzo Cignoni, maestra),
Libero (nato a Pomaretto nel 1907).
Nell’agosto del 1895 fu trasferito come pastore ad Agrigento e a Grotte, dove
si prodigò per aiutare gli abitanti della cittadina e la locale comunità
valdese a superare un periodo di profonda crisi economica. L’anno successivo
prese il posto dell’evangelista Vincenzo
Trobia
 a Vittoria (Ragusa), diventando allo stesso tempo direttore
della locale Scuola elementare valdese e allargando il campo della sua missione
fino a Ragusa, Modica, Scoglitti, Terranova e Comiso. A Ragusa, BANCHETTI entrò
in contatto con la Società Operaia della città, tenendo una conferenza sul tema
del lavoro, nel febbraio del 1897.
Nel giugno di
quello stesso anno ritornò a Grotte, dove rimase fino al 1902. Durante la sua
permanenza in quella località, BANCHETTI inaugurò il tempio
nel 1897 e si avvicinò a posizioni socialiste, rispondendo a un articolo del
pastore di Livorno Giovanni
Daniele Buffa
 a proposito del rapporto tra fede e politica (O
Socialisti o Credenti – risposta
, 1902).
Inviato a Pachino nel luglio del 1902, affiancò all’opera di evangelizzazione
una serie di conferenze di carattere polemico che riscossero un largo successo.
Trasferito nuovamente a Vittoria nel giugno del 1904, BANCHETTI sperimentò
un nuovo tipo di evangelizzazione, in cui il messaggio biblico veniva unito
alle teorie socialiste.
Entrato in conflitto con il capo del Distretto ecclesiastico, Arturo
Muston
BANCHETTI lasciò la Sicilia per trasferirsi a
Pomaretto, dove dal 1905 al 1909 insegnò Lettere alla Scuola Latina.
Parallelamente all’insegnamento continuò la sua collaborazione con alcuni
periodici valdesi. In virtù di un accordo con il moderatore della Tavola
Valdese
 Giovanni
Pietro Pons
, dal 1905 inviò a «L’Italia Evangelica» un articolo con
scadenza mensile; in questi testi il pastore esprimeva le sue opinioni maturate
in più di dieci anni nel campo dell’evangelizzazione.
Trasferito a Corato (Bari) nell’autunno del 1909, si batté per la costruzione
di una nuova casa pastorale e di un nuovo tempio, i cui lavori iniziarono il 17
settembre 1912. Dopo aver lasciato la Puglia nel 1913, fu inviato a Chieti dove
rimase fino al 1919. Durante il suo soggiorno in Abruzzo si occupò anche delle
comunità di Termoli, San Giacomo degli Schiavoni e Salle. Allo scoppio della
Prima Guerra Mondiale manifestò le sue posizioni antimilitariste su diversi
periodici valdesi. Come era già successo anni prima a proposito della questione
sociale, anche in questa occasione fu costretto a scontrarsi con Ugo
Janni
, all’epoca pastore valdese a Sanremo.
Nell’estate del 1919 fu trasferito a Rio Marina (Isola d’Elba), località dove
rimase fino alla sua tragica morte, avvenuta a Piombino il 7 aprile 1926 per il
crollo di parte della casa pastorale.
Fonti archivistiche
Archivio
della Tavola Valdese (in ATV), Serie IX, cartella 232, BANCHETTI Giuseppe.     
2) https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Schirò