da Rastello Sergio | 12 Agosto 2024 | Punti di Fede
Articolo 23 – (I santi)
Che quelli che posseggono la vita eterna in conseguenza della fede e delle loro buone opere, devono esser considerati come santi e glorificati, lodati per le loro virtù, imitati in tutte le belle azioni della loro vita, ma non adorati né invocati, poiché non si deve pregar se non un solo Iddio per Gesù Cristo.
PROVE
Sal. 116:15 È preziosa agli occhi del SIGNORE la morte dei suoi fedeli.
Apoc. 14:13 E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono».
Isa. 57: 1,2 Il giusto muore, e nessuno vi bada; gli uomini buoni sono tolti di mezzo, e nessuno considera che il giusto è tolto di mezzo per sottrarlo ai mali che sopraggiungono. Egli entra nella pace; quelli che hanno camminato per la retta via riposano sui loro letti.
Ebr. 13:7 Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede.
1 Cor. 11:1 Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.
Giov. 8:39 Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo;
Matt. 4:10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”».
Isa. 42:8 Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli.
Isa. 48:11 Per amor di me stesso, per amor di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro.
Gioel 2:32 Chiunque invocherà il nome del SIGNORE sarà salvato; poiché sul monte Sion e a Gerusalemme vi sarà salvezza, come ha detto il SIGNORE, così pure fra i superstiti che il SIGNORE chiamerà.
Rom. 10:13 Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.
L’oggetto sopra il quale si appoggia la fede è Dio solo. Gerem. 17:5. Dio solo dunque deve essere invocato. – Sal. 50:15. In tutta la S. Scrittura non si trova ne precetto d’invocare gli Angeli o i Santi raccolti in cielo, né promessa di grazia a chi lo facesse, né esempio di qualche fedele che li abbia pregati. – Matt. 11,28. Cristo non li rimanda né ai santi né alle sante. E gli Apostoli nelle loro epistole e prediche mai non hanno raccomandato se stessi a altri, né alla Beata Vergine, né ad alcuno de santi defunti: ma al solo Dio per mezzo di Gesù Cristo unico mediatore tra Dio e gli uomini.
Luc. 11 da 1 a 4. Essendo egli richiesto in generale d’insegnar loro a pregar, non diede loro varie forme d’orationi, una a Dio, altre agl’angeli, et a’ santi, anzi, per far loro veder chiaro che si deve invocar Dio solo, prescrive loro questo divino modello d’oratione, che non si può indirizzare ad alcuna creatura. Giud. 13,16. Non fu mai ordinata alcuna offerta religiosa da presentare a’ santi, o alli angeli molto manco dobbiamo offerir loro il sacrificio spirituale della preghiera.
1 Re 8:39. Dunque gli angeli e i santi non essendo scrutatori del cuore, non possono intendere le vere orazioni, che sono i pensieri e desideri dei cuori fedeli, e non la favella fallace delle labbra.
Eccl. 9:5 e 6, cfr. Giob. 14:21 – II Re 22,20. Se i santi raccolti nel riposo di Dio in cielo vedessero i peccati e le calamità nelle quali cadono le persone a loro care, e sopra tutto quelle della Chiesa, sarebbe turbata la loro felicità. Or se, come qui viene accennato, il Santo Re Giosia dopo la morte non vedeva le pubbliche miserie del popolo di Dio, molto meno possono i santi conoscer le necessità di tutte le persone particolari che sono in tutto il mondo, o intender le preghiere loro.
Isa. 63,16. Poiché questi Santi Patriarchi, Abramo amico di Dio, Padre de credenti, e Israele che aveva veduto Iddio faccia a faccia, non conoscevano li loro posteri del tempo d’Isaia, come si può credere che gli altri santi intendano le orazioni di tutti gli uomini?
da Rastello Sergio | 9 Agosto 2024 | Punti di Fede
Aricolo. 3 – (Sacra Scrittura)
Che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, cioè per regola della nostra fede e vita; e ch’ella è pienamente contenuta nei libri del Vecchio e Nuovo Testamento; che nel Vecchio Testamento devono esser solo compresi i libri che Iddio affidò alla Chiesa Giudaica, da lei sempre approvati e riconosciuti per divini, cioè i cinque libri di Mosé, Josué, i Giudici, Rut, 1° e 2° di Samuele, 1° e 2° dei Re, 1° e 2° delle Cronache, ossia Paralipomeni, il 1° di Esdra, Nehemia, Ester, Giobbe, i Salmi, i Proverbi di Salomone, l’Ecclesiaste, il Cantico dei Cantici, i quattro gran Profeti, i dodici piccoli: e nel Nuovo i quattro Evangeli, gli Atti delli Apostoli, le Epistole di San Paolo, una ai Romani, due ai Corinzi, una ai Galati, una agli Efesi una ai Filippesi, una ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, due a Timoteo, una a Tito, una a Filemone, l’Epistola agli Ebrei, una di San Giacomo, due di San Pietro, tre di San Giovanni, una di San Giuda e l’Apocalisse.
Nota 1. Appare attendibile che Antonio Leger allorché tra il 1660 ed il 1661 corredò, apologeticamente di prove bibliche e di varie sue note, il testo della CF/1655, si valesse della traduzione della Bibbia di Giovanni Diodati pubblicata a Ginevra in tre successive edizioni dal 1607 al 1641. Risulta infatti che taluni passi biblici riportati dal Leger sono tratti dall’una di tali edizioni ed altri da altre, a volte con taluni ritocchi od aggiustamenti di circostanza.
PROVE
– Esodo 24:4 Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE. Poi si alzò la mattina presto e costruì ai piedi del monte un altare e dodici pietre per le dodici tribù d’Israele.
– Esodo 34:27 Poi il SIGNORE disse a Mosè: «Scrivi queste parole; perché sul fondamento di queste parole io ho fatto un patto con te e con Israele».
– 2 Piet. 1:21 infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.
– Rom. 3:2 Grande in ogni senso. Prima di tutto, perché a loro furono affidate le rivelazioni di Dio. (e però i libri Apocrifi che non furono mai dati da Dio ai Giudei non sono oracoli di Dio.)
– Rom. 15:4 Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.
– 2 Tim. 3:16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia,…
– 1 Tess. 4:8 Chi dunque disprezza questi precetti, non disprezza un uomo, ma quel Dio che vi fa anche dono del suo Santo Spirito.
– Deut. 12:32 Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai.
– Rom. 1:1-2 Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per l’evangelo di Dio,che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture.
– Giov. 5:39 ,45 Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; 45 Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza.
– Atti 17.11 Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così.
– Luc. 16:29 Abraamo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”.
Ecco quanta fede si deve dar ai libri della Santa Scrittura; più che ad un uomo che fosse risuscitato dai morti.
– Luc. 24:44 Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi».
– Isa. 8:20 Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora!
– 1 Cor. 4:6 Ora, fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo a causa di voi, perché per nostro mezzo impariate a praticare il non oltre quel che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro.
– Gal. 6:16 Su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e misericordia, e così siano sull’Israele di Dio.
– Gal. 3:15 Fratelli, io parlo secondo le usanze degli uomini: quando un testamento è stato validamente concluso, pur essendo soltanto un atto umano, nessuno lo annulla o vi aggiunge qualcosa.
Non è neanche molto lecito mutare o aggiunger cosa aluna al testamento di Dio contenuto nella Santa Scrittura, confermato con la morte di Cristo nostro Salvatore.
Gal. 1:8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema.
Con che coscienza dunque il Papa aggiunge egli tante cose oltre la Sacra Scrittura?
– Apoc. 22:18 Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro…
- Giovanni imponendo fine all’Apocalisse, che è l’ultimo libro della Santa Scrittura, ha voluto suggellarla tutta con questa santa protesta, posta come freno all’audacia e temerietà degli uomini.
da Rastello Sergio | 12 Dicembre 2023 | Articoli
https://www.youtube.com/playlist?list=PLmDRI5KsY7Lve6w1XniVp8kLyQdhcydCr
Storia di Jean-Marc Thobois
(in lingua francese troverete il collegamento sy Youtube alla prima riga per ascoltare o vedere circa 300 conferenze. Nel sito potrete leggere alcune di essere che ho tradotto)
Tratta dal periodico Keren Israel del giugno 2020. https://www.youtube.com/results?search_query=Keren+Israel
Non mi sarei mai immaginato un giorno di scrivere questo editoriale su Keren dedicato alla memoria di mio padre, Jean-Marc Thobois! Eppure è così…
Il pastore Jean-Marc Thobois, fondatore e responsabile di questa rivista nata nel 1977, è deceduto il 14 marzo 2020 a causa del coronavirus.
Negli scorsi anni non ne è stato solamente il reporter appassionato, esperto di archeologia biblica, esperto della tradizione ebraica ed infaticabile difensore per la causa di Israele…
In questi ultimi anni, affidata la realizzazione della rivista ai suoi discendenti, pur lasciandovi la sua impronta attraverso gli studi biblici, si era impegnato in un ministero d’insegnamento itinerante e di esegesi biblica.
Molti nel corso di questi 15 anni, in tutta la Francia e in molti altri paesi, hanno scoperto l’uomo e il suo messaggio, accompagnato da sua moglie Irene.
15 “brevi anni” di fronte al suo lungo ministero cominciato nel 1968 nella Chiesa battista di Denain.
Fu proprio in questo periodo che egli poté dare il meglio di se stesso. E malgrado i viaggi talvolta estenuanti, noi sapevamo che era intenzionato a continuare e a mantenere quel ritmo sino al suo ultimo respiro. È stato così!
Ecco perché quest’ultimo numero di Keren gli è dedicato.
Talvolta si rende omaggio agli uomini di Dio riassumendone la vita in poche parole.
Wesley grande revivalista (uomo di risveglio) inglese fu definito come l’uomo di un solo libro: la Bibbia. Felix Neff, l’apostolo delle Alte Alpi; Clément Le Cossec quello degli Tzugani. Su De William Hechler, cappellano britannico e braccio destro di Herzl, fu scritto sulla sua tomba: “Amante di Dio, della sua parola e del suo popolo”.
Jean-Marc Thobois non ha mai voluto essere comparato a nessuno di loro. Ma l’uomo di Dio non è forse colui al quale il maestro dichiara: “Buono e fedele servitore, sei stato fedele in poca cosa, ti stabilirò su molte; entra nella gioia del tuo maestro.”?
Nei 52 anni di ministero così densi, essi saranno segnati dalla realtà di Israele.
Un giorno, mentre era a casa nostra a Nitzana in Israele, pensando alla sua vita mi diceva: “Non sono stato apostolo eppure ho dovuto operare come apostolo nel fondare una Chiesa; non sono stato profeta e pertanto ho dovuto esprimere una visione sull’opera che facevo; non sono un pastore e ho dovuto guidare una Chiesa; non sono Evangelista ed ho operato come evangelista. Non sono contro i dottori (della legge) e ho dovuto aspettare d’essere in pensione per cominciare il mio ministero…”.
Decisamente le vie di Dio sono insondabili.
Nel luglio 1967 Jean-Marc Thobois lasciava Israele dopo 2 anni di formazione con il pastore Zeev Kofsmann a Gerusalemme (vedere il numero 100 di Keren). 2 anni trascorsi anche a studiare la storia e l’archeologia presso i migliori specialisti israeliani all’università di Gerusalemme.
Portava con sé i ricordi di un’esperienza che avrebbe segnato indelebilmente il suo spirito: c’era stata la guerra dei 6 giorni, vissuta poco prima in diretta dal fronte; la casa dei Kofsmann si trovava ad alcune centinaia di metri dalla città vecchia.
Sulla nave che lo riportava in Francia, Jean-Marc Thobois sognava questo tesoro appena scoperto, e questo ardore appassionante che riportava in Francia e che d’ora in avanti avrebbe trasmesso a moltitudini.
Ma le candide illusioni della gioventù lasciarono ben presto il posto alla delusione. Gli anni del suo ministero passarono e il suo messaggio così ben ricevuto, subì l’indifferenza e nel peggiore dei casi l’ostilità proprio dalla parte di certi pastori.
A mio padre piaceva raccontare un aneddoto del compositore norvegese Edouard Grieg, che aveva a casa sua un armadio dove conservava le partizioni musicali che aveva appena composto. Il musicista aveva lasciato in bella mostra, una lettera rivolta ad eventuali ladri che li avrebbero voluti rubare. “Cari ladri, aveva scritto, potete prendere quello che volete in questa casa, ma lasciate queste partizioni che hanno solamente un valore per me”.
E così è stato anche per Jean Marc Thobois.
È vero che ciò che mi disse aveva uno carattere generale, perché ci furono molti cristiani che lo ascoltarono e delle organizzazioni che lo sostennero.
In particolare bisogna menzionare la sua collaborazione con il pastore Clement le Cossec, ammirevole uomo di Dio grande amico di Kofsmann e anche uno dei pionieri delle relazioni tra i cristiani e Israele.
Nel 1977 fondarono insieme la rivista Hashonner Israel, dopo la morte di Kofsmann e l’interruzione della pubblicazione Shalom da lui diretta. La collaborazione durò fino al momento in cui non ci fu più bisogno del contributo del pastore Le Cossec, sempre più assorbito dall’opera che svolgeva presso gli tzigani. I due uomini rimasero sempre in contatto durante la loro vita in quanto indefettibili amici di Israele.
Pertanto quegli anni di attività in cui assunse il compito di pastore, aggiungendovi il suo lavoro di studio degno di benedizioni, le sue inchieste appassionate in Israele su argomenti molto eclettici come la natura, l’archeologia, la storia, la teologia, la cultura, la linguistica, svilupparono in lui una stupefacente conoscenza.
D’altra parte le prove della vita contribuirono a fornirgli una solida esperienza spirituale.
Fu certamente una lunga maturazione il cui culmine si espresse particolarmente quando lasciò il suo ministero pastorale al momento della sua pensione, per dedicarsi all’insegnamento itinerante o meglio, come amava definirsi un “pastore della diaspora”.
Dal 2004 dunque per Jean Marc Thobois cominciò una nuova e ultima tappa della sua vita. Ebbe infine il sentimento che era il momento di manifestare pienamente il suo ministero. Finalmente sentì che poteva condividere le ricchezze scoperte negli ultimi decenni!
Ne fece il centro del suo messaggio che era quello di ritornare alle radici ebraiche della fede cristiana. Non quello di integrare un rituale assolutamente non rivolto ai non ebrei, ma di ebaicizzare la lettura della Bibbia, di riconnetterla alla conoscenza del suo terreno d’origine che è la tradizione ebraica e la terra di Israele.
Uno dei suoi temi principali era la prossimità del ritorno di Gesù, poiché la storia di Israele, come gli attuali avvenimenti, ci portano assolutamente a questa conclusione.
Ben presto la sua agenda di appuntamenti fu piena di inviti in tutta la Francia e sovente anche all’estero. Per mio padre era un punto d’onore quello di rispondere alle sollecitazioni dovunque venissero, sia da quelli di maggioranza evangelici, ma anche dalle comunità cattoliche e persino da quelle ebraiche.
Il ritmo continuo dei suoi viaggi, al di là della fatica e contro la sua salute, gli procuravano un’incredibile soddisfazione: quella di poter compiere il suo ministero senza alcun impedimento e di poter partecipare alla preparazione del Chiesa per il ritorno del Signore, esponendo il suo messaggio senza preconcetti.
In parallelo Jean-Marc Thobois aveva cominciato un’attività editoriale. Il fatto che la famiglia e io stesso fossimo installati in Israele, gli aveva permesso di distaccarsi dalla realizzazione della rivista Keren Israel ed, essendo sul posto, mi era più facile organizzare le inchieste di cui in ogni modo ormai mi occupavo.
Perciò si mise a scrivere dei libri in uno stile semplice, diretto e profondo. Il primo l’aveva scritto molti anni prima senza mai averlo pubblicato.
Al successo di questa prima pubblicazione, ne seguirono in totale altre sei (di cui due usciranno prossimamente). Egli trattava la storia e il destino d’Israele, la profezia biblica, le feste, ecc. Era evidente che il relativo successo era nulla rispetto all’energia che emanava dal suo ministero. È vero che i legami famigliari mi indurrebbero a rendere più bella immagine di mio padre, ma credo che sinceramente fosse un umile e disinteressato servitore.
“Parlo e scrivo fintanto che lo posso fare e fintanto che queste cose le posso ancora dire” amava ripetere.
Malgrado le nostre raccomandazioni a gestire i suoi impegni per non danneggiare la salute, moderando il suo ritmo, egli sollecitava mia madre come segretaria ad accettare il massimo degli inviti. Così che le scadenze di attesa per gli ospiti duravano talvolta anche un anno!
È come se questo non fosse sufficiente, due volte all’anno, organizzava dei viaggi “maratona” in Israele per dei gruppi cristiani che guidava nella giornata, insegnando loro di sera quando ritornavano all’albergo.
Era per lui l’occasione di percorrere di nuovo questo paese che conosceva a memoria e che gli aveva dato così tanto.
Nel corso di questi quindici anni, è l’intensità di parecchi decenni che lo ha portato a vivere come se dovesse recuperare il tempo che probabilmente aveva perso (ma che in realtà non lo è stato…).
Da parte nostra abbiamo avuto la gioia di accoglierlo qui a Nitzana, Neguev, all’inizio del mese di gennaio. I miei genitori erano venuti nell’ambito di un programma di volontariato, di formazione e di scoperta del deserto che noi organizziamo ogni anno.
Per parecchi giorni si assunse il compito di organizzare numerosi corsi e riunioni. Non sapevamo che era l’ultima volta che lo avremmo visto…
Il seguito, molti di voi lo conoscono. In febbraio dello stesso anno, durante un seminario nell’est della Francia, i miei genitori e mia sorella furono contagiati dal coronavirus. Mia madre fu ospedalizzata e per molti giorni fu in pericolo di morte.
Mio padre che non accusava segni problematici di respirazione, fu rinviato dei medici a casa il giorno dopo dove rimase solo. Mia sorella lo vedeva quotidianamente e si occupava di lui e gli parlava. I suoi polmoni erano fortemente contagiati…
Sabato mattina 14 marzo, in piena riunione, mia sorella mi annunciava che mio padre era ormai nella gloria!
Jean-Marc Thobois, amico del Popolo, amico della Terra, amico della Parola, amico di Dio.
https://www.youtube.com/playlist?list=PLmDRI5KsY7Lve6w1XniVp8kLyQdhcydCr
Il ricordo del giusto…
Testimonianza.
Sono nato il 24 giugno 1944 a Niort. Ho avuto il privilegio di nascere in una famiglia cristiana. Vi ho vissuto i primi 2 anni della mia vita. Mio padre stava finendo i suoi studi di medicina all’ospedale. Al termine acquisì i clienti di un confratello del piccolo borgo di Couhé Vérac a 35 km da Poitiers.
Couhé a quel tempo si trovava al limite del Poitou protestante. Mi ricordo dei culti protestanti a cui assistevo e del magnifico tempio pannellato del villaggio.
Già in quel momento mi dicevo: “Quando sarò grande sarò pastore”.
Mio nonno materno, allora pensionato, era molto impegnato nella Chiesa, nelle prediche e negli interventi. Mi influenzò molto sul piano spirituale e su quello della fede.
È in quel momento che ho cominciato la scuola primaria. Furono anni meravigliosi in piena campagna… In quanto protestante a scuola, ho imparato ciò che significa la dura condizione di minoritario. Apprezzavo in particolare i momenti in cui il programma di storia ci portava a studiare la Riforma e le guerre di religione, essendo il solo protestante della classe, durante l’ora di ricreazione ero anche oggetto di scherno da parte dei compagni.
Prime esperienze spirituali.
Eravamo negli anni 50, appena dopo la guerra, momento in cui il risveglio cominciava a spandersi nel Nord. I miei due zii, Giulio e Andrea, divenuti pastori hanno optato per la Chiesa battista. Un giorno, in 3ª classe, un missionario proveniente dall’Africa ci mostrò delle diapositive della Chiesa battista di Niort. Quella sera ne fui impressionato. Cominciai a frequentare sempre più sovente quella chiesa, pur essendo il solo giovane.
Bisognava veramente avere sete di Dio per fare una cosa del genere! Oltre a mio nonno, il pastore e sua moglie, l’assemblea era composta da tre donne anziane… Io e mia sorella abbiamo cominciato a frequentare questa Chiesa regolarmente.
In quello stesso anno, io ne avevo 15, mia bisnonna donna di fede, decise di fare un’esperienza “di vita dopo la vita” che mi impressionò molto. Decise così di cominciare uno studio approfondito della Bibbia che mi permise, già allora, di acquisire una cultura biblica assai importante. Mi sono messo a cercare nella biblioteca dei miei genitori tutti i libri sulla Bibbia e la religione… Leggevo opere come ad esempio quelle di Donald Gee[1] , per non parlare delle riviste sul risveglio tra i gitani.
Un giorno leggendo “Pace con Dio” di Billy Graham, mi sono convertito nella mia camera e ho aspettato un momento prima di farmi battezzare. Poi sopraggiunsero due importanti avvenimenti decisivi per la mia vita. Il primo avvenne nel liceo di Poitiers: si trattava di un’esposizione sulle borse Zellidja, che era un’associazione creata dall’architetto francese Jean Walter. Questi era un bambino che dal nulla aveva fatto fortuna nelle miniere di rame in Marocco. Quando è morto ha lasciato tutto il suo patrimonio all’Accademia francese, perché dei giovani francesi potessero effettuare un viaggio di almeno un mese, in un altro paese perché potessero fare un’indagine di loro scelta.
La scoperta.
Nell’inverno del 1961, mio nonno paterno che riceveva molta letteratura cristiana, in particolare il giornale dei gitani “Vita e luce” lesse di una rivista che il pastore Clement Le Cossec organizzava un viaggio in Israele nel mese di maggio.
Partì per questo famoso viaggio per ritornare dopo un mese. Al suo rientro cominciò a raccontarci certe cose sbalorditive e sensazionali… Tutto questo ha stimolato molto la mia curiosità! Ciò che mi colpì di più fu l’accento che egli mise sul compimento delle profezie che si erano potute realizzare e vedere di persona. È in questo modo che mi contagiò.
Al rientro a scuola nell’ottobre del 1962, fui eletto dai compagni, nell’ambito delle borse per i concorsi Zellidja.
Dovevo presentare un progetto di viaggio e naturalmente il paese di mia scelta era Israele. L’argomento della mia indagine verteva sulla “immigrazione”. Ero stato molto colpito da quello che mio nonno mi aveva raccontato su quest’argomento perché era il periodo più intenso di immigrazione degli ebrei marocchini.
Più tardi ricevetti una lettera che mi informava di far parte dei trecento eletti e che ovviamente potevo partire per Israele.
Il 16 luglio 1963, dopo un’avventura incredibile, mi sarei imbarcato a Venezia sulla nave Hermes.
Dopo qualche giorno sbarcavo a Giaffa. C’era una folla tremenda: si sgomitava a destra e a sinistra, si gridavano ad alta voce le formalità,… Un vero souk!
Cominciai la mia indagine. Ottenni molti appuntamenti con l’Agenzia ebraica; assistetti allo sbarco di ebrei marocchini… Era una vera avventura… Durante molte notti fui costretto a dormire all’aperto sul prato della facoltà.
Attraverso incontri casuali, mi potei integrare in un gruppo di pellegrini cristiani. Così feci conoscenza del pastore messianico Zev Kofsmann che voleva conoscere questi viaggiatori. In una di queste sere il signor Kofsmann fece una riunione sulle ossa secche di Ezechiele 37, e dopo la partenza del gruppo, mi invitò a casa sua, dandomi la possibilità di stare da lui in una stanza.
Gli scopi previsti per questo viaggio furono raggiunti al di là delle mie aspettative! Non solo potei vedere la rinascita di Israele, secondo le antiche profezie, ma avrei potuto finalmente scoprire, secondo la visione del pastore Kofsmann, un aspetto totalmente nuovo per me della fede cristiana ovvero delle sue radici ebraiche. Fu una vera rivoluzione che avrebbe segnato il resto della mia esistenza.
Rientrai in Francia avendo approfittato al massimo del mio soggiorno! Ero stato contagiato dal virus dell’amore per Israele di mio nonno!
Realizzai un’importante relazione e ricevetti il terzo premio a livello nazionale che mi fu consegnato dal Primo Ministro dell’epoca, il signor Pompidou…
Questo fu il primo di una lunga serie di viaggi effettuati negli anni successivi.
In seguito mi iscrissi al collegio di Kenley in Inghilterra per la mia formazione pastorale. Sbarcai in Gran Bretagna nel settembre del 1964. Nell’estate del 1965, mentre ero a Gerusalemme, Zev Kofsmann mi disse: “Visto che avete fatto grandi progressi nella lingua ebraica, perché non viene qui all’università in Israele? Avrebbe il privilegio di ascoltare quello che non si sente in nessuna facoltà di teologia occidentale. Sarebbe direttamente in contatto con le radici ebraiche della fede”.
Furono per me due anni estremamente ricchi. Prima di tutto per l’ambiente caratteristico della piccola assemblea messianica di Gerusalemme e il contatto con il pastore Kofsmann. Questa Chiesa era una vera piattaforma di incontro fra visitatori di tutto il mondo e il mio ruolo era quello di riceverli. Fu un periodo grandemente benedetto.
La guerra dei Sei giorni.
Nel 1967 la crisi che sarebbe sfociata nella guerra dei sei giorni fu una totale sorpresa. Si seppe che il colonnello Nasser ammassava truppe nel Sinai… In seguito udimmo gli annunci di guerra contro Israele. Le truppe egiziane e israeliane erano l’una contro l’altra. Non dimenticherò mai quel 23 aprile 1967. Quel giorno, all’uscita dell’Università, alla fine dei corsi tutti gli studenti avevano i visi scuri. Furono mobilitati e partirono direttamente al fronte… Io non ero israeliano e fui tra le rare persone a non essere mobilitato. Ascoltavamo la radio per tutto il giorno. Udivamo una cantante egiziana molto popolare il cui nome era Oum Kalsoum le cui parole dicevano: ” Taglia la gola a tutti gli ebrei e a tutti i sionisti. Butta le loro teste in mare per Wilson e Johnson…”
Domenica 5 giugno, esattamente alle ore 8:05 udimmo suonare la sirena: cominciava la guerra…
Il conflitto a Gerusalemme fu rapido. Durò tre giorni che passammo nella cantina sotto i bombardamenti non stop. Il terzo giorno salimmo sul terrazzo malgrado il pericolo delle bombe. Da lì si poteva vedere la vecchia città; uno spettacolo straordinario: enormi proiettori di aeroplani puntavano sulle mura di Gerusalemme. Si aveva l’impressione, come dice il canto di Naomi Shemer, che le mura di Gerusalemme fossero d’oro puro… Vedevamo le tracce di spari che partivano da entrambe le parti come i fuochi d’artificio mortali.
Poi quando ci annunciarono: “Il Muro occidentale è nelle nostre mani!”, fu un momento straordinario. Nelle strade che qualche ora prima erano deserte, ora la gente si abbracciava e piangeva di gioia… Inviai un telegramma alla mia famiglia sul quale era scritto il versetto del Salmo 126: “…ci sembrava di sognare“.
Durante il ministero.
Rientrai in Francia nel mese di agosto del 1967 per diventare pastore della Chiesa battista di Denain.
Entrai in servizio all’età di 23 anni. Ed è in questa Chiesa che incontrai la mia futura moglie, Irene Kowaski di origine slava.
Rimasi a Denain fino al 1972, quando fui guidato per raggiungere quello che rimaneva d’una piccola Chiesa pentecostale a Vennes che aveva appena vissuto una dura prova.
Gli inizi furono estremamente difficili. La Chiesa si stava sciogliendo come neve al sole, al punto che mi chiedevo se non mi sarei ritrovato tutto solo con la mia famiglia…
Perciò ho cominciato ad evangelizzare e il Signore benedì. Dei giovani si convertirono e cominciammo con loro varie attività: campi e seminari, ecc…
Col tempo la Chiesa si ingrandì ed essendo lo stretto, decidemmo di fare un passo di fede. Vedremo i locali e acquistammo un terreno. Solo che dopo la traslazione non ci restavano più soldi!
Da quel momento ogni pietra che serviva alla costruzione era un atto di fede.
Ci vorrebbero molte pagine per raccontare tutti i miracoli che abbiamo vissuto! Mi sono sempre fatto un punto di onore nel non aver mai chiesto del denaro e di non aver mai fatto appello a dei doni! Dio avrebbe provveduto a suo tempo… E i doni arrivarono in modo provvidenziale.
Dal 1979 al 1984 abbiamo costruito il nostro luogo di culto. I campi dei giovani erano chiamati “campi degli edificatori”, in cui ragazzi e ragazze mescolavano cemento e sabbia e spostavano mattoni. Tutti i santi giorni, ogni pomeriggio prendevo la mia merenda, il mio thermos di te, sia che piovesse, sia che ci fosse il vento o la neve e mi trovavo sul cantiere per mettere qualche blocco di cemento.
Nello stesso periodo lavoravo anche allo sviluppo della rivista Hashonner Irsrael. Nel 1976 decedeva il pastore Kofsmann. Il comitato di redazione della rivista Shalom, creata dal pastore Le Cossec, volle continuare quel lavoro e decise di chiedermi di occuparmene. Così con il pastore Le Cossec formammo il comitato di redazione e cominciammo le nostre prime inchieste in Israele. Fu veramente un’avventura di fede. Dopo un po’ di tempo il pastore Le Cossec si ritirò per consacrarsi interamente al suo ministero. Allora proseguii le inchieste con mia moglie.
I viaggi erano fatti con i pochi soldi che la rivista non aveva. Utilizzavamo i trasporti pubblici e dormivamo in una piccola tenda che ci portavamo dietro. Durante il nostro soggiorno che durava 15 giorni, si trattava di fare quattro reportage, utili per i quattro numeri dell’anno. Nel 1989 la rivista Hashonner Israel cambiò il nome per diventare Keren Israel.
Una nuova tappa.
Il mio lavoro pastorale è durato fino al 2004, anno in cui per certi problemi dovetti abbandonare la Chiesa. D’altronde avevo quasi raggiunto l’età pensionabile. Allora sentii che il Signore mi chiamava ad’ una nuova fase della mia vocazione. Fu un momento molto difficile della mia vita perché mi sentivo molto scoraggiato. Un giorno ricevetti l’invito per un incontro pastorale a Nantes. Mi recai con mio figlio Pierre-David. Durante il viaggio, in macchina, mi ricordo di avergli detto che mi sembrava di aver fallito una parte della mia vita. Ci fermammo in quella città poche ore. Il poi prima di ripartire abbiamo salutato i fratelli. C’erano un apostolo e un profeta venuti dall’Olanda.
Stavamo per congedarsi quando uno di questi due mi guardò dicendomi: “Aspettate cinque minuti, il Signore mi ha fatto vedere qualcosa che vi riguarda”. E continuò: “È a causa mia che queste cose sono successe. Sono contento di te, sono contento di quello che tu fai. Non hai perso tempo. Quello che succede sono io che l’ho voluto. Questa è una nuova tappa per te e per la tua famiglia…”. Egli ripeteva parola per parola ciò che avevo detto a Pierre David in macchina, ma in senso positivo! Fu la più straordinaria profezia mai ricevuta nella mia vita che mi ridette l’energia necessaria!
In quello stesso tempo rilanciammo la rivista Keren Israele che era stata interrotta da qualche mese e per la quale avevamo ricevuto parecchi incoraggiamenti. Così ripartì con una nuova grafica e dinamismo.
Da quel momento molte porte si aprirono. Giunsero molti inviti da ogni parte e molte richieste da gruppi di credenti che volevano visitare Israele.
Al termine dei nostri viaggi, sovente in compagnia di Irene, ci piaceva “scendere nel profondo deserto” in prossimità dei nostri figli e nipoti per riposarsi nel silenzio e nella calma caratteristica del luogo. Là, davanti l’orizzonte di piccole montagne di sabbia riscaldate da un implacabile sole, potevamo riflettere in pace… Pensare, pregare… Parlare a Dio che sapeva tutto. Questo Dio che ci ama tanto, che conosce la strada davanti a noi, piena di insidie e rinfrescanti oasi…
Ecco perché quando penso a tutto il percorso fatto fin qui, quando ricordo tutti quei luoghi visitati, quando mi vengono in mente tutte le persone incontrate, che siano i miei antenati o gli amici odierni, quando rivivo tutti quegli avvenimenti gradevoli o difficili, non posso che esclamare: “Tu hai moltiplicato le tue meraviglie nei miei confronti!”.
Dio ha camminato davanti a me in tutti questi anni facili difficili. Ora la mia migliore speranza è che i miei figli e i nipoti proseguano il lavoro, fino al ritorno del Signore…
[1] Donald Henry Frere Gee (10 May 1891 – 20 July 1966) https://en.wikipedia.org/wiki/Donald_Gee#References