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CAPITOLO II.
ALTERAZIONE DELLE DOTTRINE,
DEL CULTO E DELLA VITA DELLA
CHIESA
CON COSTANTINO.
Panoramica
del precedente stato della Chiesa. – La pace di cui gode apre la porta
alle alterazioni. – Arianesimo. – Pelagianesimo – Lotte e deplorevoli
conseguenze. – La protezione di Costantino concessa alla Chiesa sembra
essere dannosa. – La trappola micidiale della ricchezza per il clero. –
La Chiesa soggiace alla dipendenza dell’imperatore. – Migliora
l’episcopato. – Il vescovo di Roma. – I pagani che entrano in massa
nella chiesa con le loro superstizioni. – Con l’invasione dei barbari si
rafforzano le nuove cerimonie. – L’autorità delle Sacre Scritture si è
indebolita. – Le dottrine vengono modificate e alterate; introduzione
alla Messa e di vari errori.
I semi
di un gran numero di errori erano stati notati nel periodo precedente, ma
erano stati schiacciati e fermati nel loro sviluppo, da un lato
dall’abbondanza di piante sane, vigorose e fruttifere che coprivano il
terreno della Chiesa, dall’altro per il poco spazio e tempo che le continue
persecuzioni lasciavano alle menti ristrette o ambiziose per costruire e divulgare
le loro dottrine.
Ma, giunto
un tempo di pace esterna per la Chiesa e ottenuti molti vantaggi secolari, la vita
cristiana, la sana dottrina e il servizio divino peggiorano. Ario,
sacerdote di Alessandria, tra il 318 e il 321, emise un sistema di dottrina
che scosse alla base l’Evangelo. Egli negava la divinità di Cristo, riconoscendolo
lui solo come la prima e la più eccellente delle creature di Dio. Fin
dall’inizio, questa eresia che aveva ridotto la fede a ben poca cosa, rassicurando
confortevolmente la mente umana, fu accolta da molti con entusiasmo. Questa
eresia condannata al Concilio di Nicea, ripristinata sotto quello di Costanza,
combattuta di nuovo e con successo da quella parte della cristianità fedele,
vide tuttavia i suoi princìpi adottati da molte frazioni della
Chiesa. Più tardi venne sostenuta e diffusa dai Visigoti, dai
Vandali, dagli Svevi e dopo i Bourguignons, invase l’Italia, la Grecia, la
Gallia, la Spagna e l’Africa.
Oltre a
molti altri errori, che qui non possono essere menzionati, ne emerge uno, nell’anno
412, i cui effetti non furono meno fatali di quelli dell’arianesimo. È
la dottrina sul libero arbitrio di Pelagio, un monaco bretone, che garantiva
a ogni uomo la facile libertà di determinare se stesso tanto per il bene quanto
per il male, vedendo nell’impero del peccato solo un’abitudine a cui la
volontà può sfuggire. Una dottrina che, esaltando la forza dell’uomo e
negando la sua incapacità di salvarsi, distrugge o almeno indebolisce
considerevolmente il dogma della redenzione attraverso Gesù Cristo, ignora
la rigenerazione e presenta la santificazione come una falsa
luce. Questo sistema, un po’ addolcito e con una sembianza cristiana, aveva
trovato molti sostenitori, nonostante il forza della fede con cui Agostino,
vescovo d’Ippona, la combatté e il riconoscimento che godeva, si insinuò senza
contrasto nelle dottrine di numerose Chiese, soprattutto in oriente e nella
Francia.
Il
risultato di queste nuove dottrine furono discussioni senza fine, lotte
deplorevoli, nella maggior parte delle Chiese e tra le varie Chies. Ci impone
di aggiungere che la vera fede, inevitabilmente, se non scomparve, appariva
comunque meno viva e soprattutto sempre più rara.
Un
grande evento influenzò potentemente i destini della Chiesa, fu la
protezione che un imperatore, Costantino il Grande, garantì ai cristiani e
la posizione che diede al cristianesimo, sia sostituendolo al paganesimo, che
dichiarandolo religione di stato. Se alcuni vantaggi, come la libertà
di culto e il riposo, furono quindi acquisiti dai cristiani, non si può
negare, tuttavia, che ne derivarono grandi mali.
Favoriti
dall’imperatore, divenuti proprietari dei templi pagani, ottenuti gli onori
e le credenziali precedentemente concessi ai sacerdoti idolatrici, con le
loro enormi ricchezze, i vescovi furono presto tentati ed esposti ad ogni
tipo di ambizione, d’amore per il mondo e del potere. Ogni funzionario
della Chiesa, seguendo il loro esempio, vista la crescente grande considerazione dovuta ai vantaggi
esterni di cui godevano come leader, ne sognavano l’obiettivo. La
distinzione tra ecclesiastici e membri ordinari dell’assemblea si
consolidava sempre più. I dignitari optarono per un costume
particolare. Semplicità e umiltà cedettero il posto alla vanità,
all’ambizione e all’orgoglio. La carriera ecclesiastica fu l’ambizione
da un gran numero di loro per i vantaggi terrestri che derivavano ( 1 ).
Un altro
grandissimo male, dovuto alla nuova posizione assunta alla Chiesa con la
protezione dell’imperatore, fu proprio questa stessa protezione. Accettare
un protettore vuol dire riconoscere la dipendenza in ogni cosa da lui( 2 ). Si crede di aver ottenuto un aiuto e
invece ci si è sottoposti al suo giogo. La chiesa cristiana se ne
accorse subito. Gli imperatori intervennero nella scelta dei vescovi
delle metropoli, garantendosi la loro sudditanza e più di una volta, grazie
al numero dei loro prescelti, influenzarono le decisioni nei concili.
A fronte
dei vantaggi che gli imperatori ottenevano dalla sottomissione dei vescovi
di Roma, essi sostenevano le loro pretese
per prevalere su tutti gli altri vescovi e facilitare la loro
vittoria. Con il loro concorso, i vescovi di Roma furono riconosciuti
nei loro titolo e nella loro pretesa di essere papi o padri di cristiani.
Anche il
culto risentì gli effetti negativi della sostituzione del cristianesimo al
paganesimo come religione di stato. Le persone idolatre che, cedendo
alla forza delle cose, avevano fatto
professione di fede all’Evangelo, avevano portato con sé e nella
Chiesa le loro superstizioni. Pensavano di doverle concedere
qualcosa. Così si decorarono i templi; si ritornò alla
magnificenza e alla pompa degli antichi culti levitici e pagani, dai quali si
presero in prestito emblemi, immagini, statue, costumi, altari, vasi sacri
e cerimonie (3).
Con le
invasioni barbariche, questo culto cerimoniale fu ulteriormente consolidato. Si
credeva che questi popoli ignoranti e volgari, terrore della civiltà e
numerosi come gli alberi delle foreste, non potessero che essere persuasi
dalla predicazione dell’Evangelo. E l’unico mezzo pacifico per commuoverli
era quello di convincerli con lo splendore e la pomposità delle cerimonie e
del culto.
Una
volta su questa strada, sotto l’influenza di tutte queste cause, in un
periodo di disordini politici che paralizzava il pensiero e l’azione del solito
piccolo numero di uomini pii, questo culto idolatra si rafforzò e si sviluppò
al punto da invadere la chiesa latina o romana, continuando fino ad oggi.
L’autorità
delle Sacre Scritture fu indebolita dall’intrusione dei libri apocrifi nel
canone di scritti ispirati, a causa dalla crescente considerazione accordata
alle opinioni dei padri della Chiesa, o ex scrittori ecclesiastici, e dalla
pretesa dei concili di fissare il significato al testo sacro in modo
esclusivo; e infine dall’usurpazione del potere spirituale dei papi, nella
loro prestesa di essere i successori
di san Pietro e san Paolo.
Spostando
così le basi della fede, le dottrine della Chiesa si alterarono sempre di
più e un culto arbitrario si sostituì all’adorazione in spirito e in verità. Non
ci occuperemo della storia di questi cambiamenti; non riguardano che
indirettamente il nostro racconto. Ci basti sapere che suscitarono nei
fedeli che si opposero con una resistente determinazione. Sarà quindi
sufficiente per la comprensione dei successivi eventi, ricordare che il
culto delle immagini è stato generalmente introdotto ed è diventato una
parte essenziale della religione romana. La messa, intesa a ricordare
il sacrificio del Salvatore, divenne gradualmente essa stessa un presunto
sacrificio, anche se non cruento, del corpo di Cristo per la remissione dei
peccati dei vivi e dei morti. Forse venti papi hanno sviluppato il
canone della messa e hanno immaginato certe nuove forme, alcune aggiunte a
questo cerimoniale. Una volta sulla buona strada, perché fermarsi? Ci
si inventa il purgatorio, le indulgenze, le penitenze comandate, le veglie,
i lunghi digiuni, la quaresima, le dispense, la confessione auricolare, l’estrema
unzione, l’assoluzione e le messe per i morti; tutti mezzi per legare
le anime e mantenerle in una funesta sicurezza, e per attribuire alla
Chiesa un’autorità spaventosa e ricchezze sconfinate.
Alla
fine, attraverso la dottrina della presenza reale di Gesù Cristo nel
sacramento della Cena del Signore e il culto dell’ostia, la Chiesa è
tornata all’idolatria. Costituita dai detriti del formalismo ebraico,
dalle superstizioni del paganesimo, brandelli sfigurati dell’Evangelo e
speculazioni o fantasticherie umane, la Chiesa cattolica latina, apostolica
e romana è stata in laborioso travaglio durante dieci-dodici secoli per
riunire, coordinare, riparare e sottomettere questa variegata striatura,
decorata con la pretesa qualifica di una e infallibile.
.
(1) Per capire come il potere dell’episcopato fu stabilito e ancorato,
e come la gerarchia potesse essere organizzata com’è nella Chiesa cattolica
romana, dobbiamo leggere il conte Beugnot o il conte A di Saint-Priest, che
spiega come, dopo il patrocinio concesso alla Chiesa da Costantino, il
patriziato romano invase gradualmente l’episcopato, rafforzando così la sua
preminenza nella Chiesa e nello Stato, e gettò le basi della gerarchia
cattolica. (V. Semeur, t. XIV, n. 33, pagg. Da 258 a 261.)
.
(2) Un altro male molto fatale attaccato a tale protezione è che si è
addestrati a proteggere con armi carnali quello che è interamente dominio
delle armi spirituali, come la fede, ecc. 
.
(3) La croce
adottata come standard divenne rapidamente un oggetto di culto, così come
lo fu la bandiera del soldato romano. 
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