Propongo questi articoli raccolti da Riforma che rispecchiano uno stato d’animo di chi soffre (o  era e forse è ancora molto disagio) all’interno della chiesa Valdese (fortemente democratica). L’argomento non ha perso la sua importanza visto il sondaggio che la Moderatora sta facendo in ogni chiesa, prima del prossimo sinodo. Gli articoli sono abbastanza in ordine cronologico. Essi si inseriscono bene in questa rubrica dove si ha l’intenzione di chiedere al Signore un Risveglio per il bene di tutta la chiesa. 


dal settimanale Riforma n. 23 (non ricordo l’anno, ma tra il 2013 e il 2015-2016)

Siamo ancora riformati?
Mauro Belcastro e
Simone Maghenzani
È da
diverse settimane che stiamo ripensando alla notizia della visita  di papa Francesco alla nostra Chiesa valdese
di Torino. Forse, a differenza di molti, non siamo riusciti ad accoglierla a
cuor leggero. In questa vicenda quello che ci stupisce non è la visita in sé: è
anzi bello quando il potere, seppure con un volto cordiale, si china e ricorda
una minoranza altrimenti pressoché ignorata. Quello che c’inquieta è il modo in
cui la nostra Chiesa – già diffusamente considerata
setta
verrà percepita all’
esterno
a seguito della visita,
nonché il modo in cui noi, a partire dalla gestione di questa vicenda,
comprendiamo noi stessi come Chiesa. Ci ha stupito il ruolo decisionista della
Tavola (il momento
clou consisterà in un discorso finale tra il
papa e il moderatore) e il peso preponderante dei pastori nella gestione della
visita. Sappiamo già quale sarà il ritorno mediatico di un evento impostato in
questa maniera: se andrà bene, la giornata risulterà come un «incontro tra due
leader ecclesiastici
che vogliono parlarsi». E in effetti Paolo Griseri su
La Repubblica del 25 maggio scorso scrive dell’ «iniziativa ecumenica
più clamorosa – l’incontro tra il pontefice e i
vertici della
Chiesa valdese». Ora, a prescindere dalla decisione in sé – che pure non
abbiamo condiviso e che non ci sentiamo di condividere – vorremmo sottolineare
quanto questa
si stia dimostrando una occasione sprecata.
L’immagine della Chiesa valdese non uscirà più forte o socialmente legittimata,
cosa che in ogni caso non ci pare sia tra i compiti affidatici, ma di certo più
clericale e leaderista di quanto la sua vocazione preveda. Purtroppo, temiamo
che questa immagine corrisponda a una torsione in corso: al nostro interno, dove
anziché come  esecutivi, ci si
autopercepisce come
leader ecclesiali; ma pure all’esterno, dove non
sarà possibile notare una poi così grande differenza tra noi e altri nel modo
di essere chiesa e di vivere la vita cristiana.
Crediamo che questa visita pontificia alla
chiesa di Torino, tra don Bosco e la Sindone, sia la cartina di tornasole della
fragilità della nostra proposta teologica e culturale, e che ci costringa a
domandarci
se e in che misura siamo ancora
riformati
. Lo abbiamo detto e scritto
in privato, sui
social media, e ai nostri responsabili ecclesiastici:
sentiamo come urgenza che il nostro protestantesimo tenti di vivere e
annunciare con vocazione coerente un messaggio che non è suo, senza per questo inseguire
una visibilità tutta mondana che nulla ha a che vedere con la nostra
chiamata cristiana. Questo papa – con cui
dobbiamo coltivare un rispettoso e civile dibattito – può darci l’occasione di
parlare pubblicamente di teologia, di Bibbia, di fede. Questa visita può e deve
essere una strada per discutere con i cattolici: di storia, di Scrittura, di
dogmi e di missione. Ma anche per dire con chiarezza e fermezza che ci sono
molte cose nella prassi e nella fede cattolico-romana che per noi contraddicono
il messaggio evangelico. Gli importanti eventi che vedono coinvolti i
cattolico-romani e, in un certo senso, Torino tutta intera, avrebbero potuto
essere l’occasione per ribadire che c’è un modo
differente di
essere cristiani. E questo potremmo
ancora farlo, come sempre fu fatto nelle
precedenti occasioni, organizzando degli incontri/eventi aperti a tutta la
città in cui si possa discutere 1) della fede (perché noi non ci curiamo delle
reliquie vere o false che siano? che cosa caratterizza la vita di fede di un
cristiano evangelico?); 2) dell’evangelo e del lavoro; 3) dell’evangelo e dei migranti;
4) dell’evangelo e delle donne; 5) dell’evangelo e degli uomini… Insomma, del
nostro modo d’intendere il mondo in base all’evangelo. Crediamo che questo sia
un buon modo di accogliere tutti i cattolici che verranno a Torino e,
soprattutto, un’occasione per rifare il punto insieme sul  nostro essere chiesa evangelica. C’è ancora
tempo.