UN ANNO FA
31 OTTOBRE 
SI CONCLUDEVANO LE CELEBRAZIONI 
DEL 500° ANNIVERSARIO DELLA RIFORMA



Giacomo 1:23… se uno è ascoltatore della parola
e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno
specchio; 24 e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com’era
.
La
situazione evangelica di oggi assomiglia a quella precedente il Risveglio

Un impulso per oggi. (da  un articolo di Philippe Decorvet –
pastore  emerito – su Christianisme aujourd’hui
di Marzo 2017 http://www.christianismeaujourdhui.info/)
Questo 2017 segna l’anniversario di 500 anni della Riforma.
Sono numerose le manifestazioni che lo ricordano. Ma il 2017 si distingue anche
per i 200 anni dall’inizio del Risveglio di Ginevra. È importante non
dimenticare quest’altro anniversario, perché il Risveglio (detto di Ginevra)
non solamente in quel momento  sconvolgerà la Svizzera, ma avrà ripercussioni
internazionali che sovente si ignorano.
Ripercussioni attuali
Ovviamente esso non ha avuto l’importanza della Riforma, ma
la sua influenza e la sua azione furono determinanti. Jacques Courvoisier,
professore di storia della Chiesa alla facoltà teologica dell’Università di
Ginevra, ha persino scritto nella sua Brève
histoire du protestantisme
: “Quello che è vivo nel protestantesimo
durante il 19° secolo deriva in gran parte dal Risveglio”.
È impressionante il numero di opere missionarie, bibliche o
sociali scaturite dal Risveglio. Infatti è dovuto al Risveglio se oggi abbiamo
opere sia missionarie o bibliche che sociali come la Croce Rossa (il cui
fondatore Henry Dunant era segretario dell’Alleanza evangelica di Ginevra), il
movimento delle diaconesse (Saint-Loup, Reuilly, www.saint-loup.chwww.diaconesses-reuilly.fr),
gli Asili di Laforce , nei pressi di Bergerac, per handicappati fisici e
mentali (è del loro fondatore John John Bost questo motto: “Quelli che
sono respinti da tutti, io li riceverò nel nome del mio maestro”. https://fr.wikipedia.org).
Non è esagerato dire che i due momenti
più vivi e fecondi del protestantesimo sono la Riforma e il Risveglio. Non
bisogna confonderli ma neanche separarli. Come si capisce dallo stesso nome,
Risveglio è la proclamazione di grandi affermazioni della Riforma rimaste un
po’ dimenticate.
Ravvivare lo spirito della Riforma.
Nel corso del 18º secolo e l’inizio del
19º, Ginevra era infatti molto fiera di essere la città della Riforma, ma
l’insegnamento di Calvino e degli altri Riformatori non era più assolutamente
insegnato.
Persino
Jean-Jacques Rousseau, nato a Ginevra, se ne rammarica.
Nella sua opera Lettres
écrites de la Montagne
, rimprovera i suoi compatrioti: “Sono persone
singolari questi Signori ministri: non si sa né quello che credono, né quello
che non credono, non si sa neanche ciò che fanno finta di credere. Il loro solo
modo di stabilire la fede è quello di attaccare quella degli altri”.
Per ciò che riguarda l’insegnamento alla
facoltà teologica, ecco ciò che ne dice un ex studente come Ami Bost, riportato
dal decano Léon Maury nella pubblicazione
Réveil réligieux dans l’Eglise réformé à Genève et en France
: “La
Bibbia era sconosciuta al pubblico: se ne sfogliava l’Antico Testamento solo
per imparare l’ebraico, e il Nuovo Testamento non lo si leggeva perché gli
studenti sapevano o si supponeva che sapessero il greco.”
Che significato ha avuto dunque il
Risveglio? Essenzialmente ritrovare e proclamare nuovamente le grandi verità
annunciate dalla Riforma: l’autorità delle Sacre Scritture, la salvezza per
sola grazia, la fede nella morte espiatoria di Gesù… È questo il messaggio che il
pastore César Malan il 15 marzo 1817 ha proclamato nel tempio della Madeleine,
in una sua celebre predica. Essa segna l’inizio del Risveglio.
César Malan non predica una nuova
dottrina anzi: annunciava semplicemente il messaggio della grazia riscoperto
dai Riformatori. D’altra parte era – ed è rimasto per tutta la sua vita –
un’ardente calvinista. Ovviamente il Risveglio ha proclamato l’evangelo in un
modo differente dai Riformatori. Più personale, più romantico, anche più
sentimentale, secondo la mentalità dell’epoca ma con lo stesso fondamento
teologico: l’autorità delle Sacre Scritture, la totale sufficienza della morte
di Gesù sulla Croce per la salvezza, l’importanza di una vita santificata dallo
Spirito Santo dimostrata con atti concreti…

Un richiamo persistente.
È più che una felice circostanza quella
del 2017 che vede insieme il 500º anniversario della Riforma e il 200º del
Risveglio. Io credo sia un segno del Signore e un richiamo a tutte le nostre
comunità. Oggi infatti ci troviamo in una situazione stupendamente simile a
quella che esisteva proprio prima che esplodesse il Risveglio. Ginevra era
sempre riconosciuta come “la città di Calvino”. (Questo ha anche
avuto stupefacenti ripercussioni. Se dopo la Prima Guerra Mondiale, la città di
Ginevra è stata scelta per essere la sede della Società delle Nazioni, è
dovuto, anche se parzialmente, a Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti
dell’epoca: figlio di un pastore presbiteriano, dunque calvinista, che ha molto
insistito perché fosse Ginevra ad essere scelta).
Ma sono molto rari i Ginevrini e i
cittadini della Svizzera francese o Francesi che seguono e conoscono ancora il
suo insegnamento. L’autorità delle Sacre Scritture alle quali il riformatore
accordava così tanta importanza è ancora rispettata? Quando si vengono a
conoscere certe decisioni prese recentemente, per esempio sul matrimonio, ne
sorge il dubbio!
Certo il mondo è cambiato rispetto al
16º secolo è anche dal 19º. Bisogna parlare un linguaggio che si capisca, ma è
la forma che deve adattarsi non il contenuto. Il contenuto, cioè “il buon
deposito” come dice per ben due volte l’apostolo Paolo al suo discepolo
Timoteo, occorre preservarlo, conservarlo come ripete ancora. In che modo? Con
lo Spirito Santo (2 Timoteo 1:14) e non adattandolo come ora sembra sia la
tentazione di molti.
È in questo senso che il Risveglio del
19º secolo è un esempio eccellente per oggi: allora è stato annunciato un
Evangelo nel linguaggio di quel tempo, ma era lo stesso evangelo predicato ai
tempi della Riforma. Ecco perché mi sembra importante associare l’anniversario
dei 500 anni della Riforma a quello dei 200 anni del Risveglio. È così che ne
trarremo i più grandi benefici.
(Traduzione Sergio Rastello)