Questo concetto (anzi due: ubbidire a Dio e ubbidire agli
uomini) viene riportato in modo particolare nei seguenti brani:
At 4:19 Pietro e Giovanni, rispondendo, dissero
loro: Giudicate voi se è giusto nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che
a Dio.
At 5:29 Pietro e gli altri apostoli, rispondendo,
dissero: Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini.
È un concetto che sostiene  l’idea (o almeno così l’ho sempre visto) che
sarebbe possibile disubbidire ad una autorità superiore quando essa contrasta
la volontà di Dio. Infatti è in una circostanza simile che essa è stata pronunciata
od è nata.
La posizione però è enigmatica: quando si può disubbidire
agli uomini? Paolo nelle sue lettere dichiara che alle autorità bisogna essere
sottomessi. Lui stesso è coerente con questo principio così come lo era Cristo.
Queste autorità non sono esse personificate da uomini? Così come lo sono tutte le
altre?
Così è altrettanto enigmatico stabilire quando e come
ubbidire a Dio. Quando sono sicuro di aver ubbidito a Dio? Mi si dirà, quando si
mettono in  pratica i 10 comandamenti! Oppure
quando seguo le regole della chiesa. Ma qualunque persona intelligente risponderà:
“Chi mai è riuscito a farlo (a parte Gesù Cristo) da quando sono stati emanati
i comandamenti? Non ce la fatta il suo popolo (Israele), chi potrà riuscirci? E
la chiesa non sempre si è comportata bene ed ha sempre dato il buon esempio, sopratutto nello stabilire delle regole.”
Disubbidire agli uomini in autorità coi quali abbiamo una
relazione da pari a pari potrebbe essere in alcuni casi giustificato; ma
disubbidire a Dio – non essendo da pari a pari – come possiamo rendercene
conto? Nel qual caso sarebbe molto più grave ed irrimediabile?

I credenti e la chiesa hanno urgente bisogno di sapere come
fare perché dall’ubbidienza o disubbidienza dipende la qualità della loro vita (in tutti i sensi) e la testimonianza della loro fede che stanno dando al mondo.