“Parlare di “conversione, tuttavia, non significa soltanto attirare
l’attenzione su un cambiamento improvviso di metalità o di cuore; significa
indicare, discretamente ma senza alcun dubbio, che alla base di questo voltafaccia
si deve intravvedere la mano di Dio…
l’attenzione su un cambiamento improvviso di metalità o di cuore; significa
indicare, discretamente ma senza alcun dubbio, che alla base di questo voltafaccia
si deve intravvedere la mano di Dio…
Nel descrivere come fosse nata in lui la
vocazione di riformatore, Calvino dichiara di essere stato «così fortemente
devoto alle superstizioni del papato», che nulla di meno di un’azione di Dio
avrebbe potuto districarlo dalla sua posizione. Egli era sprofondato nel fango
che lo avvinghiava, incapace di attraversare il guado verso la libertà, e
probabilmente anche contento di sguazzare nella palude confortevole
e familiare della spiritualità cattolica. Con una serie di lucide immagini,
Calvino dipinge la sua situazione come quella di uno che è intrappolato nella sua
strada, incapace e forse anche senza voglia di spezzare i lacci per essere
libero; era necessario un intervento esterno perché fosse liberato una volta
per tutte dalla matrice della religione tardo medievale. Utilizzando
un’immagine equestre, egli paragona il comportamento di Dio nei suoi confronti in
questo momento a quello di un cavaliere che guida il suo cavallo con le redini.
«Alla fine, Dio cambiò direzione alla mia corsa mediante la briglia nascosta
(frenum) della sua provvidenza… Mediante una conversione improvvisa (subita
conversione) alla docilità, domò una mente troppo ostinata per gli anni che
aveva».
vocazione di riformatore, Calvino dichiara di essere stato «così fortemente
devoto alle superstizioni del papato», che nulla di meno di un’azione di Dio
avrebbe potuto districarlo dalla sua posizione. Egli era sprofondato nel fango
che lo avvinghiava, incapace di attraversare il guado verso la libertà, e
probabilmente anche contento di sguazzare nella palude confortevole
e familiare della spiritualità cattolica. Con una serie di lucide immagini,
Calvino dipinge la sua situazione come quella di uno che è intrappolato nella sua
strada, incapace e forse anche senza voglia di spezzare i lacci per essere
libero; era necessario un intervento esterno perché fosse liberato una volta
per tutte dalla matrice della religione tardo medievale. Utilizzando
un’immagine equestre, egli paragona il comportamento di Dio nei suoi confronti in
questo momento a quello di un cavaliere che guida il suo cavallo con le redini.
«Alla fine, Dio cambiò direzione alla mia corsa mediante la briglia nascosta
(frenum) della sua provvidenza… Mediante una conversione improvvisa (subita
conversione) alla docilità, domò una mente troppo ostinata per gli anni che
aveva».
(PARKER, John Calvin, pp. 193-194. In quest’ultimo
caso, tuttavia, sembra che Calvino voglia semplicemente chiarire un significato
inusuale del termine subita, cui Seneca attribuisce prevalentemente il
significato di «senza premeditazione» rispetto a quello normale di «improvvisamente». Si può ragionevolmente presumere che la maggior parte delle
conversioni siano sempre «senza premeditazione» e inattese, cosa che
renderebbe l’espressione «subita conversio» di Calvino tautologica; tuttavia,
le conversioni non sono necessariamente improvvise, in quanto possono avvenire
in un lungo periodo di tempo).
caso, tuttavia, sembra che Calvino voglia semplicemente chiarire un significato
inusuale del termine subita, cui Seneca attribuisce prevalentemente il
significato di «senza premeditazione» rispetto a quello normale di «improvvisamente». Si può ragionevolmente presumere che la maggior parte delle
conversioni siano sempre «senza premeditazione» e inattese, cosa che
renderebbe l’espressione «subita conversio» di Calvino tautologica; tuttavia,
le conversioni non sono necessariamente improvvise, in quanto possono avvenire
in un lungo periodo di tempo).
…
Il breve e denso racconto autobiografico della
conversione di Calvino è nello stesso tempo rivelatore ed enigmatico; indica
chiaramente che egli si considerò scelto personalmente da Dio; si ritenne
chiamato per servire Dio con una funzione o collocazione molto precisa, anche
se non ancora ben definita. Ma in nessun caso, lo si deve sottolineare, questa
consapevolezza di una vocazione divina può essere considerata un segno di
arroganza da parte di Calvino: la sua comprensione delle condizioni in base
alle quali gli esseri umani si mettono in relazione con Dio sbarra la via ad un
atteggiamento del genere. Questo modo di vedere, che è al centro della dottrina
della giustificazione per fede in Lutero, trova un’eco anche nel giovane
Calvino: Dio chiama gli ingiusti, quelli rifiutati da tutti e i più umili nella
scala sociale, coloro che sono pazzi e deboli agli occhi del mondo. Secondo i
parametri umani, essere chiamato da Dio è quasi un segno di fallimento totale.
Vi sono importanti paralleli fra il racconto della propria conversione da parte
di Calvino e i suoi commenti su quella di Paolo: ci confermano che egli
riconosceva un’affinità storica e religiosa fra i due avvenimenti.
conversione di Calvino è nello stesso tempo rivelatore ed enigmatico; indica
chiaramente che egli si considerò scelto personalmente da Dio; si ritenne
chiamato per servire Dio con una funzione o collocazione molto precisa, anche
se non ancora ben definita. Ma in nessun caso, lo si deve sottolineare, questa
consapevolezza di una vocazione divina può essere considerata un segno di
arroganza da parte di Calvino: la sua comprensione delle condizioni in base
alle quali gli esseri umani si mettono in relazione con Dio sbarra la via ad un
atteggiamento del genere. Questo modo di vedere, che è al centro della dottrina
della giustificazione per fede in Lutero, trova un’eco anche nel giovane
Calvino: Dio chiama gli ingiusti, quelli rifiutati da tutti e i più umili nella
scala sociale, coloro che sono pazzi e deboli agli occhi del mondo. Secondo i
parametri umani, essere chiamato da Dio è quasi un segno di fallimento totale.
Vi sono importanti paralleli fra il racconto della propria conversione da parte
di Calvino e i suoi commenti su quella di Paolo: ci confermano che egli
riconosceva un’affinità storica e religiosa fra i due avvenimenti.
E tuttavia i problemi rimangono; il racconto
autobiografico della conversione di Calvino suscita tanti enigmi quanti ne
risolve. Quali strumenti storici e umani sono stati utilizzati dalla
«provvidenza di Dio»? E in che rapporto stanno il suo senso di vocazione e la
sua conversione? Calvino divenne consapevole di aver ricevuto vocazione a
servire Dio come ministro dell’evangelo prima, durante o dopo la sua
conversione? Il racconto fortemente sintetico nella prefazione del 1557 lascia
pensare che le due cose siano state simultanee, ma non v’è forse qui la
possibilità che Calvino, ormai in età avanzata, abbia concentrato in un solo
istante tappe della sua vita che si verificarono in un lungo periodo di tempo?
Martin Lutero, negli ultimi anni di vita, nel ricordare il suo grande momento
di illuminazione religiosa, a distanza di circa trent’anni dagli avvenimenti, a
quanto sembra, deve aver compresso notevolmente i fatti storici; le sue
intuizioni, che possiamo dimostrare come siano state da lui raggiunte in un
lungo periodo di tempo, vengono presentate come se fossero state percepite in
un unico momento di sconvolgente illuminazione (a). Non dobbiamo dunque pensare
che Calvino possa aver fatto la stessa cosa, tenuto conto dell’influenza
esercitata sulla sua memoria dalle teorie, o dagli schemi di pensiero di Paolo
e di Agostino?
autobiografico della conversione di Calvino suscita tanti enigmi quanti ne
risolve. Quali strumenti storici e umani sono stati utilizzati dalla
«provvidenza di Dio»? E in che rapporto stanno il suo senso di vocazione e la
sua conversione? Calvino divenne consapevole di aver ricevuto vocazione a
servire Dio come ministro dell’evangelo prima, durante o dopo la sua
conversione? Il racconto fortemente sintetico nella prefazione del 1557 lascia
pensare che le due cose siano state simultanee, ma non v’è forse qui la
possibilità che Calvino, ormai in età avanzata, abbia concentrato in un solo
istante tappe della sua vita che si verificarono in un lungo periodo di tempo?
Martin Lutero, negli ultimi anni di vita, nel ricordare il suo grande momento
di illuminazione religiosa, a distanza di circa trent’anni dagli avvenimenti, a
quanto sembra, deve aver compresso notevolmente i fatti storici; le sue
intuizioni, che possiamo dimostrare come siano state da lui raggiunte in un
lungo periodo di tempo, vengono presentate come se fossero state percepite in
un unico momento di sconvolgente illuminazione (a). Non dobbiamo dunque pensare
che Calvino possa aver fatto la stessa cosa, tenuto conto dell’influenza
esercitata sulla sua memoria dalle teorie, o dagli schemi di pensiero di Paolo
e di Agostino?
Ganoczy ha sostenuto, con qualche
giustificazione, che gli accenni di Calvino ad una «conversione improvvisa»
non devono essere intesi come un resoconto storico degli inizi della sua
carriera, ma piuttosto come un commento teologico su quei fatti (a). Vi sono
ottimi motivi per sostenere che Calvino intenda qui indicare la propria vita
come un esempio del fenomeno generale dell’intrusione divina, improvvisa e
decisiva nello stesso tempo, nel campo dell’umano. Nessun particolare
riferimento cronologico viene espresso in forma implicita, tanto meno
dichiarato in forma esplicita. L’aggettivo “subita” contiene tutte le tonalità
dell’inaspettato, dell’imprevedibile e dell’incontrollabile, tutti aspetti
essenziali del modo in cui Dio agisce, secondo il Calvino più maturo. Parlando
della sua conversione, non intende darci delle informazioni storiche su un
fatto del passato, ma vuole segnalarci il suo allineamento con le grandi figure
di «nati-due-volte» del cristianesimo: uomini e donne a cui Dio ha fatto
cambiare senso di marcia, in modo che potessero rendergli un grande servizio.
giustificazione, che gli accenni di Calvino ad una «conversione improvvisa»
non devono essere intesi come un resoconto storico degli inizi della sua
carriera, ma piuttosto come un commento teologico su quei fatti (a). Vi sono
ottimi motivi per sostenere che Calvino intenda qui indicare la propria vita
come un esempio del fenomeno generale dell’intrusione divina, improvvisa e
decisiva nello stesso tempo, nel campo dell’umano. Nessun particolare
riferimento cronologico viene espresso in forma implicita, tanto meno
dichiarato in forma esplicita. L’aggettivo “subita” contiene tutte le tonalità
dell’inaspettato, dell’imprevedibile e dell’incontrollabile, tutti aspetti
essenziali del modo in cui Dio agisce, secondo il Calvino più maturo. Parlando
della sua conversione, non intende darci delle informazioni storiche su un
fatto del passato, ma vuole segnalarci il suo allineamento con le grandi figure
di «nati-due-volte» del cristianesimo: uomini e donne a cui Dio ha fatto
cambiare senso di marcia, in modo che potessero rendergli un grande servizio.
Nonostante quanto detto finora, è forse
inevitabile che ci si debba appellare alla storia per un tentativo, sia pur
limitato nelle sue possibilità di successo, di sciogliere l’enigma della
«conversione improvvisa» di Calvino. Non tenendo conto della sua evidente
mancanza di volontà di localizzare questa esperienza nel corso della storia
umana (dato che la sua massima predilezione consiste nel discutere l’argomento
sub specie aeternitatis), è opportuno indagare per accertare se qualche
episodio della sua vita sembri corrispondere allo schema della trasformazione
che questa tormentosa riflessione autobiografica lascia intravvedere.
inevitabile che ci si debba appellare alla storia per un tentativo, sia pur
limitato nelle sue possibilità di successo, di sciogliere l’enigma della
«conversione improvvisa» di Calvino. Non tenendo conto della sua evidente
mancanza di volontà di localizzare questa esperienza nel corso della storia
umana (dato che la sua massima predilezione consiste nel discutere l’argomento
sub specie aeternitatis), è opportuno indagare per accertare se qualche
episodio della sua vita sembri corrispondere allo schema della trasformazione
che questa tormentosa riflessione autobiografica lascia intravvedere.
(a) McGRATH, Luther’s Theology of the Cross,
Oxford/New York, 1985. I ricordi di Lutero sono del 1545, l’anno prima della
sua morte; gli avvenimenti descritti risalgono dal 1513 al 1519, e
probabilmente attorno al 1515.
Oxford/New York, 1985. I ricordi di Lutero sono del 1545, l’anno prima della
sua morte; gli avvenimenti descritti risalgono dal 1513 al 1519, e
probabilmente attorno al 1515.
(b) GANOCZY, Young Calvin, pp. 252-266.
Da Alister E. McGrath, Giovanni Calvino,
Caludiana 1991 Cap. 4, pp. 95-100
Caludiana 1991 Cap. 4, pp. 95-100
