Predestinazione

Su certi argomenti come questo i cristiani di tutti i
tempi hanno polemizzato e continuano a farlo, anche se oggi, la passione per la
verità si è affievolita a tal punto che non si sa più cosa è vero e cos’è
falso. G. Calvino prima di spiegare ampiamente e biblicamente il suddetto
argomento ha fatto una premessa che è un  avvertimento, una vera messa in guardia da
tenere in massima considerazione. Nell’offrire ai miei interlocutori questo e
altri brani del Riformatore, desidero sottolineare la prima preoccupazione che
mi sembra aver colto nella lettura del suo pensiero: glorificare Dio prima di
tutto. Egli ha esperimentato ciò che diceva Gesù nella preghiera sacerdotale,
preghiera nella quale tutti i credenti cristiani sono inclusi, specialmente
quelli che attestano con assoluta certezza di avere la vita eterna promessa. Infatti
“questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu
hai mandato, Gesù Cristo. Gv 17:3. C’è qualcosa altro di meglio da desiderare dalla vita che ci è stata
data?
Dal libro III – Capitolo 21 – Istituzione cristiana,
di G. Calvino
L’ELEZIONE ETERNA CON CUI DIO HA PREDESTINATO GLI UNI
ALLA SALVEZZA E GLI ALTRI ALLA DANNAZIONE
Essendo necessario saperlo, osserviamo bene quanto
dice san Paolo: non si conosce
veramente ciò che è necessario per la salvezza se non
si comprende che Dio, senza
riguardo ad alcuna opera, sceglie coloro che ha
decretato in sé. “Il residuo “afferma “è
stato salvato in questo tempo secondo l’elezione
gratuita. Se è per grazia, non è più per
opere, altrimenti grazia non sarebbe più grazia. Se è
per opere non è più per grazia,
altrimenti l’opera non è più opera ” (Ro 11.5).
Se è necessario essere ricondotti all’elezione di Dio per comprendere che non
otteniamo la salvezza, se non per la
pura liberalità di Dio
, coloro che tentano di indebolire questo insegnamento
oscurano, per quanto sta in loro, come degli ingrati, quel che doveva essere
celebrato e magnificato incondizionatamente, sradicando ogni umiltà. San Paolo
dichiara esplicitamente che quando la salvezza del residuo del popolo è
riferita all’elezione gratuita di Dio, allora appare chiaramente che Dio salva
secondo il suo volere quelli che gli pare; e non è per dare una ricompensa, che non può essere dovuta. Coloro
che chiudono la porta affinché non ci si possa avvicinare per assaporare un
tale insegnamento, fanno torto agli uomini e a Dio poiché nulla, all’infuori di
questo punto, basterà ad umiliarci come si conviene e a farci sperimentare
dovutamente quanto siamo debitori a Dio.
Cristo ci attesta infatti che non troviamo.
Altrove né vera certezza né fiducia. Per renderci
sicuri e liberarci dal timore, in mezzo a
tanti pericoli, imboscate ed assalti mortali, per
renderci, insomma, invincibili, promette che tutto quel che gli è stato
affidato dal Padre non perirà (Gv. 10.28). Ne dobbiamo dedurre che tutti coloro
che non si riconoscono appartenenti al popolo di Dio sono in afflizione, in quanto
si dibattono in continua ansia; e tutti coloro che non si curano dei tre vantaggi che abbiamo citato, e
vorrebbero rovesciare questa base, si preoccupano ben poco di quel che giova a
loro e a tutti i credenti.
Inoltre, è di qui che la Chiesa trae origine; essa,
come dice molto bene san Bernardo,
non potrebbe esser reperita né conosciuta in mezzo
alle creature, in quanto è nascosta in
modo ammirevole in grembo alla beata predestinazione,
e sotto la massa dell’infelice
dannazione degli uomini.
Ma prima di proseguire nella trattazione di questo
argomento, devo premettere
alcune considerazioni per due categorie di persone.
Ancorché questa discussione sulla predestinazione sia
di per se un po’ oscura, essa è
resa ancora più intricata ed incerta, anzi pericolosa,
dal fatto che la mente umana non può frenarsi né limitarsi senza perdersi in
grandi giri ed elevarsi troppo in alto, desiderosa, se le fosse possibile, di
non lasciare a Dio nulla di segreto, di inesplorato o di non esaminato.
Molti cadono in questa audacia e presunzione, anzi
parecchi che per altri aspetti non
sarebbero malvagi, li dobbiamo richiamare a come si
devono comportare su questo punto.
Anzitutto,
dunque, si ricordino che quando si informano sulla predestinazione, entrano
nel
santuario della sapienza divina, e se qualcuno vi si introduce e penetra con
troppa
confidenza e
con troppa disinvoltura, non vi troverà mai di che saziare la sua curiosità, ma
si caccia in un labirinto da dove non riuscirà ad uscire. Infatti è assurdo che
le cose le quali Dio ha voluto tener nascoste e di cui si è serbata la
conoscenza, siano impunemente valutate dagli uomini, e che la profondità della
sua sapienza, che ha voluto fosse da noi piuttosto adorata che capita
(per rendersi oggetto di ammirazione in essa ) sia
assoggettata alle possibilità di indagine dell’uomo, perché questi la esplori
fin nei suoi decreti eterni. I segreti della sua volontà, che ha pensato fosse
opportuno comunicarci, ce li ha manifestati nella sua parola e ha ritenuto
opportuno farci conoscere tutto quel che ci concerne e ci giova
2. “Siamo giunti nella via della fede “dice
sant’Agostino “atteniamoci costantemente ad essa; essa ci condurrà nelle
dimore del re dei cieli, dove tutti i tesori di scienza e sapienza sono
nascosti. Infatti il Signor Gesù non rifiuta di dare una spiegazione ai suoi
discepoli, che aveva innalzato a così grande dignità, quando dice loro:
“Ho molte cose da dirvi, che non sono ancora alla vostra portata ”
(Gv. 16.12). Dobbiamo camminare, dobbiamo progredire, dobbiamo crescere,
affinché i nostri cuori siano capaci di ricevere le cose che non possiamo
ancora comprendere. Se la morte ci coglie mentre
cerchiamo di progredire, sapremo fuori da questo mondo quel che non abbiamo
potuto sapere qui “. Se prende corpo in noi il pensiero che la parola di Dio e la via unica che ci
conduce a cercare tutto quel che è lecito sapere di Dio
, che è la sola
luce, che ci illumina perché vediamo quel che è lecito vedere di lui, questo
pensiero potrà trattenerci e preservarci con facilità da ogni audacia. Infatti sapremo che, se usciamo dai limiti
della Scrittura, siamo fuori strada e camminiamo nelle tenebre, e non potremo
dunque che errare, vacillare ed inciampare ad ogni passo.
Teniamo dunque presente soprattutto questo: il
desiderare altra conoscenza della
predestinazione, all’infuori di quella che ci è data
nella parola di Dio, è follia non minore
che se qualcuno volesse camminare su rocce
inaccessibili o vedere nelle tenebre.
E non
vergogniamoci di ignorare qualcosa su questo argomento, in questa materia
l’ignoranza
è più dotta del sapere.
Guardiamoci piuttosto dal desiderare una conoscenza la
cui ricerca è pazzesca e
pericolosa, anzi perfino dannosa. Se la curiosità
della nostra mente ci spinge, teniamo
sempre presente questa affermazione, per smorzarla:
“Come non fa bene mangiare molto
miele, così lo scrutare la maestà di Dio non si
volgerà a gloria dei curiosi ” (Pr 25.27).
Tratteniamoci da questa arroganza vedendo che essa non
può far altro che precipitarci in
rovina.
3. Ma altri, volendo rimediare a questo male, quasi si
sforzano di evitare ogni
riferimento alla predestinazione; per lo meno invitano
a non occuparsene, come di cosa
pericolosa.
Sebbene una tal modestia sia lodevole, il volere cioè
che ci si avvicini ai misteri di Dio
con estrema sobrietà, tuttavia questo limitarsi
eccessivamente non giova allo spirito degli uomini, poiché questi non si
lasciano imbrigliare così facilmente. Perciò, per attenerci ad un giusto
criterio, dobbiamo tornare alla parola di Dio, in cui troviamo il criterio di
un retto intendimento. La Scrittura è la scuola dello Spirito Santo, ed essa
non omette nulla di quanto è necessario e utile conoscere, così come insegna
ciò di cui è opportuno aver conoscenza. Dobbiamo dunque guardarci dall’impedire
ai credenti di informarsi su quel che la Scrittura contiene intorno alla
predestinazione, affinché non paia loro che o li vogliamo frodare del bene che
Dio ha loro comunicato, oppure che vogliamo accusare lo Spirito Santo, come se
avesse reso pubbliche le cose che era bene tacere.
Permettiamo dunque al cristiano di aprire le orecchie
e la mente a tutto l’insegnamento che gli è rivolto da parte di Dio, a
condizione che conservi sempre quella misura per cui, quando vedrà la sacra
bocca di Dio chiusa, rinunci anche ad indagare.
Ottimo criterio di sobrietà è, imparando, seguire Dio
che sta sempre dinanzi a noi; quando, al contrario, egli metterà un termine al
suo insegnamento, smettiamo di voler capire più oltre.