L’ispirazione
(J. Stott “La foi évangélique” ed. Ligue)
(traduzione dal francese di S. Rastello)
Se la parola “rivelazione”  indica che Dio ha avuto l’iniziativa di farsi conoscere,  la parola “ispirazione” precisa come egli lo abbia voluto fare: con una rivelazione speciale ha parlato per mezzo di uomini ad esseri umani . In questo senso, la Bibbia è un libro unico; nessun altro gli assomiglia. Essa è la Parola di Dio attraverso la parola di uomini. Essa è oggetto di una duplice paternità letteraria: divina e umana. D’altra parte è per questo ch’essa richiede un duplice approccio, quello ripieno di rispetto perché essa è Parola di Dio, e quello critico (che spiego più avanti) perché essa è la parola di esseri umani.
La doppia paternità letteraria della Scritture
I cristiani evangelici sono attenti nell’evitare gli opposti estremismi del fondamentalismo e del liberalismo. Come ho indicato prima, il fondamentalismo (almeno quello della vecchia scuola) dichiara che la Bibbia è la Parola di Dio, ma ha la tendenza a dare agli esseri umani un ruolo passivo, come se le loro facoltà mentali fossero state cortocircuitate dall’ispirazione divina. I loro sostenitori paragonano sovente gli autori biblici a strumenti musicali o a dittafoni, a pupazzi inerti nelle mani dello Spirito e non a persone viventi. Dall’altra parte, per i liberali, la Bibbia è solo la parola di esseri umani; essa è germogliata nel loro spirito ed ha avuto il beneficio di alcuni lampi luminosi d’ispirazione divina.
Nessuna di queste due tesi è soddisfacente perché non corrisponde a quello che la Bibbia dice di se stessa. Esiste un terzo concetto chiamato “doppia paternità letteraria della Bibbia”. Questa è simultaneamente la Parola di Dio e la parola di uomini, la Parola divina comunicata attraverso parole umane. Gli esempi abbondano. Lo stesso passo presenta il Pentateuco come “la legge di Mosé” e
“la legge del Signore” (Luca 2:22-23). Geremia incomincia il suo libro parlando delle “Parole di Geremia” e poco dopo precisa: “il SIGNORE mi disse: «Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca.”
(1:1-9). Così leggiamo nel Nuovo Testamento che “Dio, dopo aver parlato… per mezzo dei profeti” e che “degli uomini hanno parlato da parte di Dio” (Ebrei 1:1; 2 Pietro 1:21). Si può dunque dire allo stesso tempo che “la bocca del SIGNORE ha parlato” e che egli ” ha parlato … per bocca dei suoi santi profeti” (Isaia 1:20; Atti 3:21). Da quale bocca sono usciti gli oracoli profetici? Dalla bocca divina o dalla bocca umana? L’unica risposta che conviene è: tutte e due. Dio ha parlato con la sua bocca, ma attraverso la bocca di certi uomini. Consideriamo queste due verità separatamente.
Primo, la Bibbia è la Parola di Dio. Nel paragrafo dedicato allo spirito Santo, il Simbolo di Nicea dichiara che egli ha “parlato attraverso i profeti”. Essi introducevano sistematicamente i loro oracoli dicendo che la parola dell’Eterno era stata  data a loro. Gli apostoli hanno affermato la stessa verità anche se non hanno adoperato le formule gradite dai profeti. 
Il passo classico che descrive l’opera dello Spirito nell’ispirazione della scrittura si trova in 2 Timoteo 3:16 “Ogni Scrittura è ispirata da Dio”. Letteralmente bisognerebbe dire: “ex-spirata” da Dio o “soffiata da Dio” (theopneustos). Notiamo bene questo: non è detto che Dio abbia ispirato gli autori per renderli capaci di trascrivere le sue parole, ne che abbia ispirato in un secondo tempo i loro scritti di modo che le parole di questi uomini diventassero parole di Dio, ma ciò che questi uomini hanno scritto era loro “soffiato” dalla stessa bocca di Dio.

(Nota: alcune versioni moderne traducono: “Ogni Scrittura ispirata è utile…” Insinuando che ogni Scrittura non è ispirata e dunque non utile.
Ma
(a) il concetto di Scrittura non ispirata sarebbe una contraddizione in sé,
e
(b) nell’originale greco l’inclusione della preposizione kai (e) indica che Paolo esprime due affermazioni. Nella prima, la
Scrittura è ispirata da Dio; nella seconda, la Scrittura è utile. Lo studio di B. B. Warfield sull’ispirazione della Scrittura non è mai superato, né rifiutato. Vedi The Ispiration and Authority of the Bible, Presbytarian and Reformed, 1951, cap. 3.). Il riferimento al soffio di Dio è in sintonia con le altre menzioni della bocca e delle parole di Dio. Quando noi parliamo, il fiato fa uscire le parole dalla vostra bocca. Certo non vogliamo scendere in un puerile letteralismo, poiché essendo Spirito, Dio non ha corpo, né bocca, né alito. Pertanto il discorso umano costituisce un modello intelligibile dell’ispirazione divina, poiché egli trasforma i pensieri del nostro spirito in parole che il soffio dei nostri polmoni fanno sgorgare dalla bocca. È in questo senso che la Scrittura può essere giustamente definita come “soffiata da Dio”.
Secondo, la Bibbia è anche parole di uomini. È vero che certi cristiani celebri hanno voluto sostituire il modello del discorso umano con altri modelli, dando così l’impressione che l’ispirazione fosse un processo meccanico nel quale gli autori umani non avevano praticamente nessun ruolo. Così Tertulliano ha dichiarato che le Scritture sono state “dettate dallo Spirito Santo”; Atenagora di Atene ha scritto che “lo Spirito Santo ha utilizzato gli autori umani come un flautista soffia nel suo strumento”; per Agostino gli autori umani erano “le penne dello Spirito Santo”, e per Calvino i suoi “amanuensi”. J. I. Packer ha comunque evidenziato che queste metafore sono state utili non per definire il meccanismo dell’ispirazione, poiché esse sarebbero state inadeguate, ma per indicare il risultato, cioè che la Scrittura è la Parola di Dio (“Fundamentalism” and the Word of God, IVF, 1959, pp. 81-82. L’autore indica i riferimenti).
La Scrittura è un fenomeno che dimostra chiaramente che durante l’ispirazione gli autori umani erano attivi e non passivi. Cercherò di dimostrarlo dalle considerazioni storiche, letterarie e teologiche.
1. La narrazione storica. Una parte importante della Bibbia, circa la metà dell’Antico e del Nuovo Testamento, è composta da racconti storici. Si tratta di una buona porzione del Pentateuco, di Giosuè, Giudici, Rut, dei due libri di Samuele, dei Re, delle Cronache, dei libri di Esdra, di Neemia e di Ester. Nel Nuovo Testamento, la parte storica comprende gli Evangeli e gli Atti. Non pensiamo che lo Spirito Santo abbia rivelato la storia in modo soprannaturale. Gli autori avevano accesso ai documenti storici dai quali
attingevano le loro informazioni che servivano ad integrare il loro testo, come per il decreto del re persiano Ciro, in Esdra capitolo 1. Luca, nella prefazione del suo evangelo, indica al lettore le sue laboriose ricerche (Luca 1:1-14). Dunque questi uomini non erano passivi. Lo Spirito Santo ispirandoli ha certamente supervisionato il loro lavoro, senza rendere inutili le loro indagini.
2. Lo stile letterario. Se l’ispirazione fosse stata un processo meccanico (testo biblico dettato dallo Spirito Santo), ci saremmo dovuti aspettare una uniformità di stile e di vocabolario. Non è così, ne siamo ben lungi. La Bibbia presenta una straordinaria diversità di generi letterari (narrazioni, testi di legge, poesie, oracoli profetici, salmi, proverbi e altre letterature sapienziali, Evangeli, lettere e apocalissi), di stili letterari (dai più raffinati fino a quelli popolari e talvolta anche triviali) e di linguaggi (ogni autore ha le sue parole e le sue espressioni preferite). Le loro caratteristiche letterarie non sono state soppresse dall’ispirazione.
3. L’insistenza teologica. Questa biblioteca di 66 libri, che noi  chiamiamo Bibbia, copre uno spettro teologico molto ampio. Certi concetti teologici (notoriamente nella letteratura sapienziale) sono di tutta evidenza il frutto di una profonda riflessione. D’altronde è chiaramente detto che “l’Ecclesiaste ha… ha scrutato e messo in ordine un gran numero di sentenze [che] sono state scritte con rettitudine, e sono parole di verità” (Eccl. A2:1-12). Ecco perché noi crediamo che non sia un caso se Amos fu il profeta della giustizia di Dio, Osea quello del suo amore e Isaia quello della sua sovranità, e se nel Nuovo Testamento, Paolo fu l’apostolo della grazia e della fede, Giacomo quello delle opere, Giovanni quello dell’amore e Pietro quello della speranza. Lo Spirito Santo non ha soffocato la personalità individuale degli autori né tanto meno il loro stile letterario; al contrario ha preparato e modellato gli autori biblici (temperamento, patrimonio genetico, sfondo culturale, formazione, educazione e esperienza) in modo da poter trasmettere con ciascuno un messaggio distinto e appropriato. Così, con il dramma del matrimonio fallito di Osea, Dio ha fatto capire ad Israele il suo
costante amore fondato su un patto; e si è servito della visione globale che Luca aveva in quanto pagano e grande viaggiatore per sottolineare l’universalità dell’Evangelo.
In terzo luogo, la Bibbia è ugualmente la Parola di Dio e quella di uomini. A questo punto noi abbinare queste due paternità letterarie, quella divina e quella umana, insistendo su ambedue senza sminuire
l’altra.
Da una parte la Bibbia è la Parola di Dio. Infatti Dio ha parlato attraverso autori umani in modo tale da dire ciò che aveva l’intenzione di comunicare, senza far violenza alla personalità degli autori e ancora meno di reprimerla. Dall’altra la Bibbia è la parola
di uomini. Poiché “degli uomini hanno parlato da parte di Dio” le cui facoltà erano liberamente al suo servizio, senza peraltro alterarne o distruggerne il messaggio divino.
Dio ha espresso le sue parole attraverso le loro parole in modo che esse fossero simultaneamente le sue. Ne risulta che ciò che essi dicono è proprio quello che Dio dice.
Non abbiamo proprio il diritto di dichiarare che questa combinazione sia impossibile. Pretenderlo, come dice chiaramente James Packer, sarebbe… una falsa dottrina di Dio, e soprattutto della sua provvidenza. Una simile dichiarazione supporrebbe infatti che Dio e l’uomo avessero tra di loro una relazione tale da non consentire loro di essere ambedue liberi operatori in quella stessa azione. Se l’uomo agisce  liberamente (cioè volontariamente e spontaneamente), Dio non lo potrebbe e viceversa. Le due libertà si escluderebbero a vicenda. In realtà quest’idea si avvicinerebbe di più al deismo piuttosto che al teismo cristiano (ibid).
“Il rimedio a questo errato  ragionamento, prosegue Packer, si trova nell’idea biblica dell’operazione concomitante di Dio in, con e attraverso la libera azione dello spirito dell’uomo” (ibid).
Per chiarire questo concetto diversi autori antichi ed attuali, cattolici e protestanti, hanno proposto un’analogia tra la doppia paternità letteraria della Bibbia e le due nature di Cristo. Ovviamente nessuna analogia è perfetta, ed è sempre pericoloso ragionare partendo da un’analogia. In questo caso l’imperfezione dell’immagine è evidente, poiché la Bibbia non ha una divinità intrinseca come Gesù Cristo. Pertanto in Cristo come nella Scrittura, c’è una combinazione del divino e dell’umano che noi dobbiamo affermare entrambi senza negare l’una o l’altro. Dobbiamo salvaguardare ognuno dei due aspetti senza sacrificarne nessuno.
Sì, Gesù è allo stesso tempo Dio e uomo. Non dobbiamo mai sottolineare la sua divinità per adombrare la realtà della sua umanità, e non dobbiamo mai elevare la sua umanità al tal punto da sminuire la sua divinità. È anche così per la Bibbia. Allo stesso tempo ha un’origine divina e un’origine umana. Stiamo attenti a non insistere esageratamente su quella divina al punto da negare la libera azione degli autori umani, svalutando il fatto che Dio ha messo la sua parola nella loro bocca. L’affermazione “Gesù è il Figlio di Dio” è vera, ma non è che una mezza verità pericolosa, che è senza dubbio all’origine del docetismo, eresia secondo la quale Dio sarebbe apparso solo nelle sembianze umane. Ecco perché dobbiamo sollecitamente aggiungere che Gesù è anche Figlio dell’uomo.
L’affermazione “La Bibbia è la Parola di Dio” è vera, ma anch’essa non è che una pericolosa mezza verità., Essa può condurre all’eresia del fondamentalismo con cui si pretende che Dio abbia dettato in modo puramente meccanico; perciò senza indugio dobbiamo aggiungere che la Bibbia è la Parola di Dio attraverso le parole di uomini. 
Essa è tanto la Parola di Dio quanto la parola di uomini perché in essa risiede la doppia origine letteraria.