Da COM Nuovi Tempi n. 3,  23 gennaio 1977 (foto originale a destra del blog. Commenti di S. Rastello al seguito).
per una
borghesia in
declino la
chiesa
può sempre
servire
per
rilanciarsi
La nascita della Tev (Testimonianza
evangelica valdese) risponde al tentativo della borghesia valdese di
riaffermare la propria egemonia nella chiesa.

(N.d.r.) da Wikipedia: La borghesia è
una delle classi sociali nelle quali, secondo alcune
scuole di pensiero socio-economiche occidentali, in particolare il marxismo,
viene suddivisa la società capitalista.
Noi sottoscritti, membri della chiesa valdese,
riuniti in assemblea, dopo aver invocato la presenza del Signore e fatto
confessione di peccato per lo stato attuale della nostra chiesa, ci proponiamo
di collegare i credenti che, soffrendo come noi per la sua infedeltà,
desiderano impegnarsi per un suo rinnovamento spirituale… Siamo pienamente
consapevoli che solo per la potenza dello Spirito Santo la nostra chiesa potrà
conoscere un vero rinnovamento spirituale, che coinvolga noi stessi e quanti
ora se ne disinteressano o se ne sono allontanati… Con questo impegno non
intendiamo in alcun modo formare un partito, né dentro né accanto alla chiesa,
ma desideriamo agire perché nella chiesa non ci siano partiti, in quanto siamo
convinti della superiorità e della potenza dell’evangelo su qualunque ideologia
politica… intendiamo affermare che, mentre ogni credente deve essere libero
di portare la sua testimonianza nel mondo, secondo le sue convinzioni, la
chiesa deve proclamare la propria indipendenza di fronte a qualsiasi partito
politico, in quanto essa è la famiglia nella quale il prossimo è riconosciuto
come fratello, al di sopra di ogni filosofia umana… A questo scopo
promuoviamo un movimento denominato Testimonianza evangelica valdese (Tev.)
aperto a tutti i membri della nostro chiesa.
Questi sono
alcuni brani dell’atto di costituzione del movimento Tev che porta la data del
29 settembre ’76. La nascita di questo movimento, o meglio l’aggregazione di
valdesi attorno alle sue tematiche risale ad alcuni mesi prima e, rifacendosi
alle cose dette ed ai documenti pubblicati, segue grosso modo le tappe indicate
nella scheda. Più che entrare ulteriormente in merito alla tematica sollevata
dalla Tev, mi pare necessario soffermarsi sulle motivazioni e articolazioni
politiche di questo movimento.
La nascita della
Tev va quindi analizzata alla luce delle vicende e delle trasformazioni che la
borghesia valdese ha subito nelle valli in questi ultimi anni, perché è a
‘questa borghesia che appartengono i promotori laici della Tev e ad essa si
ricollegano i pastori presenti nel movimento.
La borghesia
valdese delle valli, egemone fino ad alcuni anni fa sia a livello politico,
negli enti locali od in altre istituzioni (nei partiti di tradizione liberale),
sia a livello della chiesa, ha visto sgretolarsi progressivamente il suo potere
diretto nei comuni o quello derivato dalla rappresentanza nella provincia,
soprattutto dopo il 15 giugno, ed ha verificato un certo decadimento anche a
livello di 41etere economico e clientelare sulle popolazioni della zona (posti
direttivi in alcune fabbriche o nelle banche, possibilità di dare dei lavori ai
contadini, ecc.).
Questa borghesia
ha mantenuto invece un certo potere all’interno della chiesa, per le scelte
fatte di orientarsi verso la gestione delle opere (asili, scuole, ospedali),
mantenendo in condizione subordinata, rispetto a questo problema, gli operai ed
i contadini (che vi si rivolgono soltanto per la fruizione dei servizi offerti,
senza entrare nel merito della gestione), ma facendosi riconoscere da questi il
merito, sovente mistificatorio, di saper gestire queste opere in modo
efficiente e serio secondo i criteri dell’ideologia borghese protestante.
Nella gestione
di queste opere la borghesia non è omogenea, ma si differenzia da una parte per
il suo legame stretto col passato e per le sue posizioni nettamente
conservatrici, che in alcuni casi diventano decisamente anacronistiche
(Collegio) e dall’altra per il suo spirito tecnocratico e progressista
(gestione degli ospedali ed in genere delle opere della Ciov); si può
senz’altro dire che la Tev si situa all’interno del primo di questi modelli.
Dopo il 15
giugno suona il campanello d’allarme e questa borghesia prepara il contrattacco
che si sviluppa su diversi fronti: per esempio, nei comuni non esita a
raggiungere accordi con la Dc, superando anche tradizionali divisioni tra
cattolici e valdesi, pur di rimanere al potere (Luserna San Giovanni), nella
scuola tenta di mobilitare i genitori contro le esperienze di tempo pieno attraverso
altre petizioni o si affianca, come nel caso della Scuola latina di Pomaretto,
alle petizioni delle scuole private cattoliche contro la legge regionale sul
«diritto allo studio (che toglieva i contributi alle scuole private).
In questo quadro
di tentativo di riscossa si può avanzare l’ipotesi che la chiesa rappresenti
ancora uno del canali più facili attraverso i quali far ricrescere l’egemonia
borghese sulle popolazioni delle valli e recuperare il terreno perduto a
livello politico. Sfruttando il forte condizionamento ideologico ancora
presente all’interno della chiesa, su tutta una parte della popolazione, per
cui l’assunto «in chiesa non si fa politica si tramuta nell’idea che la
politica è sempre una cosa separata, da delegare ad altri, a «quelli che ne
sanno di più cioè ai vari professionisti, dirigenti, impiegati, ecc. Questo è
soltanto uno del meccanismi, forse discutibile, adoperati per la riconquista
del potere, ma è un fatto che questo tentativo di recupero passa pesantemente
attraverso la chiesa, sfruttando proprio l’intreccio profondo che nelle valli
esiste ancora tra società civile e chiesa valdese.
Ipotizzare ora
quale spazio avrà in futuro questo ritorno della borghesia valdese è un
problema piuttosto arduo. A livello di vita sociale e politica, non penso che
ci possa essere un recupero, nonostante le difficoltà strutturali del movimento
operaio nella zona (spopolamento, pendolarismo, carenza delle forze politiche,
ecc,) e le difficoltà emergenti della crisi. I piccoli passi fatti dalla classe
operaia del ,Pinerolese dovrebbero resistere. Questo non significa che le forze
politiche della sinistra non debbano fare una seria revisione delle loro
azioni, paghe dei risultati elettorali ultimamente conseguiti, o che non ci sia
il pericolo di nuove forme di ingabbiamento politico della gente.
A livello di
chiesa, anche se si incominciano a notare segni di crisi nella Tev, possono
preoccupare i condizionamenti che questo movimento sta creando, soprattutto
negli organi dirigenti, con il pericolo di cedere alla richiesta di
lottizzazione della chiesa, ed il fatto che il dibattito si isterilisca sul
problema dell’unità della chiesa (come è avvenuto negli ultimi mesi). A mio
avviso il problema non dev’essere quello dell’unità o della paura delle
rotture, perché la chiesa non è una cosa nostra, che ci appartiene una volta
per tutte, ma piuttosto quello della chiarezza che occorre nel dibattito, per
una autentica ricerca del significato del messaggio evangelico oggi.
E questa ricerca
non può non tener conto della nuova realtà nella quale si avviano a vivere i
credenti delle valli valdesi, che è fatta di progressiva e reale emarginazione
del proletariato dalla chiesa, di crescita delle comunità di base cattoliche
che ci interpellano sul nostro modo di vivere la fede e che ci chiedono di
essere loro vicini, anche in modo critico, nelle difficili battaglie che
portano avanti, di lavoro con compagni non credenti che si apettano da noi una
testimonianza concreta del Gesù in cui diciamo di credere.
                                                                       ALDO
FERRERO
SCHEDA DELLA TEV
le tappe della Tev
Maggio-giugno
’76: inizia sulle pagine del giornale delle chiese valdesi e me­todiste La Luce
un dibat­tito sulla presentazione della candidatura come in­dipendente nelle
liste del Pci del pastore Tullio Vi­nay. In misura molto mi­nore il dibattito
affronta la candidatura del pastore Gianna Sciclone, sem­pre nelle liste del
Pci.
26-27 giugno 76:
alla con­ferenza del 1° distretto (valli valdesi) della chiesa valdo-metodista,
viene pre­sentato un ordine del gior­no che «…esprime viva preoccupazione
perché il dibattito sull’impegno so­cio-politico a cui ogni cre­dente può
sentirsi chiama­to viene indirizzato ed in­canalato verso la adesio­ne a
determinate ideolo­gie politiche, e a tal fine vengono strumentalizzati tutti
gli organi di infor­mazione della chiesa… di­chiara che la presa di qualsiasi
posizione della politica di singoli credenti o di gruppi, e in modo particolare
di pastori non può in alcun modo coinvolgere la responsabi­lità di tutta la
chiesa val­dese… ». Questo ordine del giorno, dopo il dibattito, viene
respinto.
Luglio-agosto
’76: nelle valli valdesi ed in alcune città italiane, viene fatta circolare una
petizione che raccoglie le firme di 3.337 persone e che verrà presentata al
sinodo a fine agosto. In essa si manifesta «…profondo dolore perché l’impegno
sociopolitico di una parte della chiesa valdese, della Fede­razione delle
chiese evan­geliche e dei mezzi di in­formazione, non solo si risolve in
propaganda per determinati partiti, ma giunge a modificare il concetto
scritturale della chiesa…» e si chiede che il «sinodo consideri la reale,
anche se non dichiarata, divisione prodot­tasi nella chiesa e affer­mi che la
chiesa è la casa di tutti e che pertanto la sua conduzione, a tutti i livelli,
non può essere in­fluenzata da ideologie po­litiche, ma ispirata esclu­sivamente
all’Evangelo». Le firme di questa peti­zione vengono raccolte so­vente con
metodi clandestini o con argomentazio­ni fuorvianti. È un fatto che molte
persone delle valli capiscono, dopo aver firmato, gli scopi della petizione e
si dissociano.
25 agosto ’76:
si svolge nel sinodo valdese il di­battito richiesto dai firmatari della
petizione che presentano un ordine del giorno nel quale, oltre a ribadire il contenuto
del­la petizione, si «…chiede agli organi collegiali preposti alle varie attività
di tener conto della volontà così chiaramente espressa da un considere­vole
numero di credenti.. » e si rileva «…la necessità che la chiesa val­dese
ritrovi, e continua­mente rinnovi, il senso della sua vocazione missionaria,
che fu dei padri, nella unità della me­desima fede…». Questo ordine del
giorno è ac­compagnato da una lette­ra dl presentazione nel­la quale si precisa
che la nota politica si è ormai affermata dovunque, da Agape alla Fgei, dal cul­to
radio a «Protestantesimo», dalla Claudiana alla Luce, per non parlare di “commuovi
tempi”.
L’ordine del
giorno, do­po un dibattito di quasi una giornata, viene re­spinto, mentre ne
vengo­no approvati altri due: uno che ricalca nello sche­ma quello presentato
dai promotori della petizio­ne, ma che ne modifica sostanzialmente il signi­ficato
ed un altro che invita le chiese a prosegui­re la ricerca su questo te­ma.
Settembre 1976:
i promotori della petizione, non soddisfatti dall’esito del dibattito sinodale,
deci­dono di proseguire nella loro azione e costituisco­no il movimento
«Testimonianza Evangelica Val­dese»,
24 ottobre ’76:
si svol­ge a Torre Pellice un «cul­to di appello e di risveglio» organizzato
dalla Tev con la partecipazione di circa 200 persone.
19 dicembre
“76: si svolge a S. Germano un secondo «culto di appello» al quale
partecipano me­no di 100.
Novembre-dicembre
’76: il dibattito sulla Tev si svol­ge sulle pagine della Luce con una serie di
interven­ti, in parte favorevoli, in parte più o meno critici o contrari a
questo movimento. Interviene anche la Fgei-valli con un articolo intitolato «ma
chi sono gli emarginati?». In esso la Fgei-valli ricorda che gli emarginati
dalla chiesa non sono i promotori del­la Tev (che si lamentano appunto della
loro pro­gressiva emarginazione da­gli organi dirigenti), ma sono stati negli
anni passati gli operai, i contadini, i giovani delle unioni giovanili.
Ribadisce inoltre che il concetto da riproporre oggi non è quello di risveglio
come sta facendo la Tev, ma quello di riforma della chiesa.


COMMENTO DI SERGIO RASTELLO

Uno spartiacque nella Chiesa Valdese:
 popolo di questo
mondo o popolo di Dio?
Nelle pagine di COM-NT[1]
del 23 gennaio 1977, la redazione del periodico, con la firma di Aldo Ferrero,
tenta di spiegare un avvenimento che ha suscitato interesse, speranze  e perplessità nel mondo valdese, ecumenico ed
evangelico.
La pagine si divide in due parti: l’opinione dell’articolista
ed una scheda cronologica di una petizione annunciata nei primi mesi del 1976
in occasione del Sinodo della Chiesa Valdese.
Noi sottoscritti, membri della chiesa valdese,
riuniti in assemblea, dopo aver invocato la presenza del Signore e fatto
confessione di peccato per lo stato attuale della nostra chiesa, ci proponiamo
di collegare i credenti che, soffrendo come noi per la sua infedeltà,
desiderano impegnarsi per un suo rinnovamento spirituale…


(Omissione art.
2. 
. A tale fine, intendiamo, innanzi tutto, metterci in ascolto della Parola di Dio, nel vivo desiderio di ubbidire alle indicazioni che essa ci darà, per ado­prarci, poi, in un’azione di testimonianza presso i nostri fratelli in fede, affinché si uniscano a noi in questo impegno.)


Commento. L’impegno della TEV non era quello di difendere una posizione politica a discapito dell’altra, ma di impedire che una scelta strategica politica  prevalesse su una strategia essenzialmente spirituale. L’invocazione della presenza del Signore negli incontri; la confessione di peccato della chiesa; il proposito di collegare i credenti che soffrono di questo stato; il desiderio di impegnarsi per un rinnovamento spirituale e una testimonianza tra i fratelli in fede non sono “scelte borghesi”, come i detrattori di esclusiva matrice politica pretendono accusare i promotori della TEV.

Siamo pienamente
consapevoli che solo per la potenza dello Spirito Santo la nostra chiesa potrà
conoscere un vero rinnovamento spirituale, che coinvolga noi stessi e quanti
ora se ne disinteressano o se ne sono allontanati…
(Omissis. È per questo che poniamo la
preghiera quale base e guida della no­stra azione.  4. Affermiamo di voler agire nella Chiesa, che
rico­nosciamo come la casa di tutti, in comunione con quanti accettano Gesù
Cristo come loro personale Salvatore e Signore. secondo la testimonianza re­sagli
dalla Scrittura.)



Commento.  I sostenitori della TEV riaffermano il loro principio e la loro strategia completamente sconosciuta e taciuta da Aldo Ferrero (e seguaci): “la preghiera come base e guida di azione… in comunione con quanti accettano Gesù Cristo come loro personale Salvatore e Signore”. La mia convinzione è che a quel momento nella Chiesa Valdese è stato seminato un altro “evangelo” che nella sostanza era e si è concretizzato in un messaggio anticristiano.
Con questo impegno non intendiamo in alcun modo
formare un partito, né dentro né accanto alla chiesa, ma desideriamo agire
perché nella chiesa non ci siano partiti, in quanto siamo convinti della superiorità
e della potenza dell’evangelo su qualunque ideologia politica…
(6. Dichiarando
che ognuno deve sentire la Chiesa co­me la propria casa,)
intendiamo affermare che, mentre ogni credente deve
essere libero di portare la sua testimonianza nel mondo, secondo le sue
convinzioni, la chiesa deve proclamare la propria indipendenza di fronte a
qualsiasi partito politico, in quanto essa è la famiglia nella quale il
prossimo è riconosciuto come fratello, al di sopra di ogni filosofia umana… A
questo scopo promuoviamo un movimento denominato Testimonianza evangelica
valdese (Tev.) aperto a tutti i membri della nostro chiesa.



Commento. Questa dichiarazione (ognuno deve sentire la Chiesa co­me la propria casa) che aveva l’intenzione di evitare una spaccatura ideologica, spirituale e (forse) fisica, al contrario se non giustifica, accetta di fatto all’interno di un corpo ecclesiastico e comunitario la presenza di soggetti che sono estranei o non hanno diritto di gestione. In una casa non esistono due padroni, due gestori, due responsabili, due capi. L’accoglienza in un gruppo non giustifica gli stessi ospiti ad essere “proprietari” del luogo in cui sono ospitati, come se avessero gli stessi diritti e doveri dei responsabili che li accolgono. Una proprietà indiscriminata di tutti o degli ultimi arrivati, apre la porta ad una gestione confusa ed irresponsabile in cui il più forte domina il più debole. La Chiesa nel piano di Dio e di Cristo non è la “casa di tutti”, ma solo di quelli che seguono Cristo. E nella Chiesa non vi sono capi o sistemi organizzativi che sostituiscano o estromettano il solo e vero capo: Cristo vivente, risorto, rappresentato esclusivamente dal Suo Santo Spirito.

I punti salienti della petizione (in corsivo) sono ben
evidenziati nell’articolo che volutamente ne omette altri che per il movimento
sono essenziali, determinanti e qualificanti. Il confronto con le dichiarazioni
pubbliche ed originali della TEV mettono in evidenza, non solo la manomissione
del testo, per sostenere la tesi esclusivamente politica, ma anche il discredito
che COM NT e gli oppositori intendono divulgare.
Dalla scheda di adesione (diffusa a quei tempi, come dice
l’articolo di A. Ferrero):
Atto di costituzione (originale e integrale)
1. Noi sottoscritti, membri della Chiesa Valdese,
riu­niti in Assemblea, dopo aver invocato la presenza del Signore e fatto
confessione di peccato per lo stato attuale della nostra Chiesa, ci proponiamo
di collegare i credenti che, soffrendo come noi per la sua infedeltà,
desiderano impegnarsi per un suo rinnovamento spirituale.
2. A tale fine, intendiamo, innanzi tutto, metterci
in ascolto della Parola di Dio, nel vivo desiderio di ubbidire alle indicazioni
che essa ci darà, per ado­prarci, poi, in un’azione di testimonianza presso i
nostri fratelli in fede, affinché si uniscano a noi in questo impegno.
3. Siamo pienamente consapevoli che solo per la po­tenza
dello Spirito Santo la nostra Chiesa potrà conoscere un vero rinnovamento
‘spirituale, che coinvolga noi stessi e quanti ora se ne disinteres­sano o se
ne sono allontanati. E’ per questo che poniamo la preghiera quale base e guida
della no­stra azione.
4. Affermiamo di voler agire nella Chiesa, che rico­nosciamo
come la casa di tutti, in comunione con quanti accettano Gesù Cristo come loro
personale Salvatore e Signore. secondo la testimonianza re­sagli dalla
Scrittura.
5. Con questo impegno non intendiamo in alcun mo­do
formare un partito, né dentro né accanto alla Chiesa, ma desideriamo agire
perché nella Chiesa non ci siano partiti, in quanto siamo convinti della
superiorità e della potenza dell’Evangelo su qua­lunque ideologia politica.
6. Dichiarando che ognuno deve sentire la Chiesa co­me
la propria casa, intendiamo affermare che, men­tre ogni credente deve essere
libero di portare la sua testimonianza nel mondo, secondo le sue con­vinzioni
la Chiesa deve proclamare la propria in­dipendenza di fronte a qualsiasi
partito politico, in quanto essa è la famiglia nella quale il prossimo è
riconosciuto come fratello, al di sopra di ogni filosofia o ideologia umana.
7. A questo scopo promuoviamo un movimento deno­minato
« Testimonianza Evangelica Valdese » aper­to a tutti i Membri della nostra
Chiesa.
Villar Perosa- Torre Pellice, 16-29 settembre 1976


[1] (Confronti è una rivista italiana di dialogo interreligioso, politicasocietàecumenismo e dialogo interculturale. Esce dal 1989, sostituendo e proseguendo la linea editoriale della
precedente pubblicazione Com-Nuovi Tempi, fondata nel 
1973quando furono fuse insieme la rivista evangelica “Nuovi
Tempi”, diretta dal pastore valdese Giorgio Girardet e “Com”,
rivista delle 
comunità cristiane di base diretta da dom Franzoni.).