TESTIMONIANZA
EVANGELICA
VALDESE
Voi mi sarete testimoni fino
alle estremità della terra.
(Atti 1:8)
Circolare n. 50 14
dicembre 1978
CONSOLATE, CONSOLATE IL MIO POPOLO –
dice il vostro Dio (Isaia 40/1)
In
questi giorni ci sì scambiano tanti auguri, cioè si esprime il desiderio che
il nostro prossimo conosca un futuro migliore. Ma quanta formalità in questi
auguri, che non hanno nessun fondamento e, come ben sappiamo, non troveranno
nessuna realizzazione!
L’annunzio
del Natale è ben diverso: esso ci mette davanti a una offerta di Dio: quella
di poter trovare una vera consolazione per mezzo di Gesù Cristo.
Allora
anche noi possiamo farvi degli auguri natalizi, perché essi sono una preghiera
per tutti voi: che la celebrazione del Natale ci aiuti a vedere la mano tesa di
Dio, e che noi pure tendiamo le nostre povere mani vuote per accogliere le
ricchezze della grazia di Dio.
DOMENICA T.E.V. a San Germano
Mentre i
nostri fratelli di Roma erano riuniti per una “Domenica TEV”, noi
pure il 10 corr. ci siamo
ritrovati a San Germano. Al culto del mattino, presieduto dal Pastore Giovanni
Conte, abbiamo avuto il privilegio di udire un incisivo messaggio del Pastore
Mennonita Elio Milazzo, presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana. Egli si
è riferito alle parole di San Paolo ai Romani 1/14-16: “Io sono
debitore” “io sono pronto” “Io non mi vergogno”. La
numerosa assemblea ha ascoltato la predicazione con vivo interesse.
La comunità
ci ha poi accolto con signorile fraternità per l’àgape fraterna, e ancora una
volta esprimiamo la nostra riconoscenza.
L’Assemblea
del pomeriggio ha avuto, come sempre, inizio con la preghiera pronunziata da
diversi fratelli. Abbiamo poi nuovamente ascoltato il Pastore Milazzo, che era
accompagnato dall’anziano Davide Moretti della comunità dei Fratelli di
Anghiari (Firenze). Il Pastore Milazzo ha illustrato i principi dell’Alleanza
Evangelica, precisando che essa non vuole affatto presentarsi come un
contraltare alla Federazione delle Chiese Evangeliche. Infatti essa non riceve
l’adesione di Chiese, ma solo quella di singoli individui, e si propone gli
stessi principi della TEV.
L’Assemblea
si è poi soffermata a lungo sul problema dei giovani, di cui si lamenta il
mancato impegno nella Chiesa, e con i quali noi vorremmo poter stabilire un
dialogo. Si è anche deciso di portare avanti il discorso nella prossima
Assemblea dei coordinatori, avendo in vista qualche proposta pratica.
Fra gli
intervenuti è stata gradita la presenza di un giovane della Chiesa Battista di
Sant’Antonino di Susa.
Ci siamo separati dopo due ore e mezzo
con il canto del “Giuro”.
QUALCOSA SI STA MUOVENDO NELLA FGEI?
Sull’organo della Fgei “Gioventù
evangelica” di Ottobre il Pastore Giorgio Girardet pubblica una
“Riflessione sugli ultimi dieci anni nelle chiese protestanti
italiane”. Il giornalista Lamberto Furno su “La Stampa” del 25
Novembre riporta le statistiche fornite da Girardet in un articolo dal titolo
“Perché tra i Valdesi diminuiscono i fedeli”. Ma quello che più ci
interessa è il commento critico dello stesso direttore di “Gioventù
Evangelica”, Marco Rostan, il quale, fra l’altro, scrive:
“Non lo siamo (una chiesa
cristiana di sinistra) e non ci interessa di esserlo. Quello che vorremmo
essere è una Chiesa fedele all’Evangelo che cerca di comprendere e di dire
perché Gesù Cristo e il suo annuncio è una risposta anche per l’uomo e la
società di oggi. Di dirlo non solo “religiosamente”, ma anche nelle
battaglie per cambiare questa società”.
Questo è un linguaggio a cui non
eravamo più abituati e che ci fa sperare che, dopo la sbandata socio politica
che tanto ha nuociuto allo sviluppo della nostra Chiesa, qualcosa di diverso si
stia muovendo. Strano che M. Rostan non abbia rilevato che è proprio per
affermare quanto egli ora scrive, che è sorta la TEV.
Ci rallegriamo egualmente, guardando al
giorno, forse non tanto lontano, che l’unità della Chiesa sarà ricomposta e
potremo riprendere “di pari consentimento” il cammino, riconoscendo
che, all’infuori del Nome di Cristo, “non v’è sotto il cielo alcun altro
nome che sia stato dato agli uomini, per il quale abbiamo ad essere
salvati” (Atti 4/12)
Allora la TEV avrà assolto il suo
compito e potrà anche sparire.
PROSSIMA RIUNIONE DEI COORDINATORI
Vi preghiamo di prendere nota che i
coordinatori – e tutti i membri della TEV che lo possono (e che sono
cordialmente invitati) si riuniranno a Torre Pellice, nella sala delle attività
venerdì 12 Gennaio alle ore 20,30. Preghiamo anche quanti sono disposti a
essere nostri coordinatori nelle varie chiese, di farcelo sapere con cortese
sollecitudine.
DAI CORRISPONDENTI
Da Roma
Non ricordo se la lettera riguardante
un dibattito sulla “morale cattolica e morale protestante” a cui fa
cenno l’ultimo nostro bollettino, l’abbia scritta io o no, ma non sono riuscita
a trovarne la velina. Comunque sia, se l’avessi scritta io, non avrei mai inteso
dire che le differenze fra la fede evangelica e la cattolica si riducano a
poche sfumature insignificanti. Senza dubbio intendevo dire che anche fra i
cattolici (e ne conosco tanti!) vi sono anime di elevata spiritualità, che
accettano i dettami della loro Chiesa in quanto conformi alla Parola di Dio. Il
catechismo da loro citato risale a… nonna Cunegonda, ed è sparito da un
pezzo. Ora non si parla più di digiuni, né di tempora, né di scomunica per chi
entra in un nostro luogo di
culto, e nemmeno per chi si sposa in rito acattolico. L’Indice dei Libri
proibiti è scomparso, vi è una maggiore apertura ecumenica, quale, mezzo seco1o
fa, non avremmo nemmeno sognata. Ringraziamone Dio.
Da Roma:
Ricevo regolarmente la circolare e ne
ringrazio infinitamente, interessandomi a tutto ciò che dicono. Auguro che
presto tutti i Valdesi capiscano che è giusto quanto loro fanno e impareranno
ad esaltare e adorare solo l’Iddio vivente. Interessiamoci sparatutto al Regno
di Dio e tutte le altre cose ci verranno sopraggiunte. Speriamo che soprattutto
i giovani aderiscano alla TEV. Invio i miei più fervidi auguri d’ogni
benedizione a tutti i membri della TEV.
COME EVANGELIZZARE?
Nel mese di Novembre a Milano hanno
avuto luogo due distinte e importanti manifestazioni evangeliche, di carattere
evangelistico: è stato inaugurato il Centro Culturale Protestante annesso alla
Libreria Claudiana nei locali della nostra Chiesa e si è svolta, nella Chiesa
Avventista, una notevole campagna evangelistica. Sono interessanti avvenimenti:
espressione di due diverse concezioni evangelistiche che meritano tutta la
nostra attenzione. Nella Chiesa Valdese di Milano è stato trasformato il salone
delle conferenze, in un negozio della Libreria Claudiana intimamente congiunta
ad un Centro di Cultura Protestante, che si presenta come un luogo aperto di
incontri, anche informali, un centro di manifestazioni culturali ed artistiche
di dibattiti di presentazione di libri, soprattutto di opere edite dalla
Claudiana. Annesso al Centro Culturale opera un Centro di documentazione
protestante a disposizione del pubblico per ricerche sul Protestantesimo, che
dispone di uno schedario che indica tutte le opere esistenti nelle biblioteche
pubbliche di Milano relative allo sviluppo storico e all’attualità del
Protestantesimo. Come si vede un magnifico programma e non possiamo che
compiacerci di questa attività ed augurare per esse un reale successo.
Dobbiamo al tempo stesso prendere atto
di un particolare indirizzo dato alla nostra opera evangelistica in Milano:
essa assume chiaramente un carattere culturale e si rivolge chiaramente al
mondo della cultura. I libri della Claudiana in questi ultimi decenni hanno un
carattere tipicamente culturale; anche “Attualità Protestante”, che è
la più popolare delle collezioni della Claudiana, ha un carattere più culturale
che non popolare; si rivolge il nostro interesse ad una piccola percentuale di
italiani, si tende quindi a dimenticare la grande massa di uomini che non
vivono di cultura, a cui non interessa la storia del protestantesimo o l’attualità
protestante, ma che ha bisogno di sentire testimoniare della fede in Cristo. In
questa linea vi è il pericolo di esaltare il valore culturale del Cristianesimo,
dimenticando che la fede non è solo un elemento della conoscenza, ma è qualcosa
che impegna il nostro sentimento e la nostra volontà non meno della cultura, la
cosa più importante è di non dimenticare che ci sono anche gli altri e che
anche questi altri hanno un’anima che ha bisogno di Cristo.
Su un piano letteralmente diverso si
muove la campagna evangelistica della Chiesa Avventista: essa è rivolta a
tutti, al popolo nel suo assieme. Perché il popolo sia informato sono stati
distribuiti centomila volantini, sono state poste nelle vetrine centinaia di
locandine e sono stati affissi trecento manifesti murali nel centro della
città. Ogni settimana per tutto il mese e fino alla metà di Dicembre si
organizzano tre o quattro conferenze; col Pastore americano che è al centro
dell’attività collaborano 11 Pastori avventisti e tre col portori. È stato
tradotto ed ha ampia diffusione in questa attività un Libro della White:
“La speranza dell’uomo: Gesù Cristo”; questo volume di 600 pagine è
distribuito gratuitamente a chi avrà frequentato almeno 10 conferenze.
La campagna evangelistica ha un tema:
“Nuove dimensioni della vita”. Come si vede è un titolo abbastanza
anodino: potrebbe anche essere una serie di discussioni organizzate fuori
dell’ambiente religioso, persino in campo ateo o buddista. E questo fa parte di
un preciso piano avventista: vogliono che la loro manifestazione attiri tutti,
anche l’uomo non religioso; vi è nel popolo italiano una certa perplessità di
fronte al fattore religioso, troppo spesso da noi confuso col beghinismo; per
superare questa difficoltà gli avventisti non si presentano come un movimento
religioso. Le riunioni avvengono nei locali della Chiesa avventista, ma
trasformato in un “Auditorium Mirabello”; quindi locale laico che non
respinge nessuno prendiamo atto che sotto questa parvenza non evangelica vi è
un reale messaggio evangelico: la prima riunione si è persino chiusa con la
preghiera e il libro della White, in larga distribuzione, a chiara
presentazione cristiana.
Confesso però che questo volere
inzuccherare la pillola, questo presentarci non come cristiani per attirare i
non cristiani mi lascia perplesso, io preferisco che ci presentiamo chiaramente
per quello che siamo; mi ripugna il fatto che un uditore possa sentirsi
ingannato dall’organizzatore della riunione: venuto per un messaggio laico si
trova di fronte ad una predica evangelica. Ma un altro elemento va tenuto
presente: se è vero che vi sono nel nostro mondo molti ostili di fronte al
problema religioso, non meno numerosi sono coloro che cercano la verità, e
questi sono certamente l’elemento meglio preparato per ricevere il Cristo. Ed
auguriamo alla Chiesa Avventista di avere molti di questi ricercatori della
verità fra gli uditori delle loro 40 riunioni e che essi sappiano, senza
perdersi per istrada, veramente annunziare che l’unica speranza dell’uomo è
Gesù Cristo.
Due sistemi di evangelizzazione
diversi, ma che possono esser complementari; per ciascuno dei quali facciamo
certe nostre riserve, ma ai quali auguriamo pieno successo. Comunque Cristo è
annunziato.
Il grosso problema della nostra opera
non è quello di seguire un dato metodo di evangelizzazione, ma è quello che non
evangelizziamo, né in un senso né nell’altro. Quello per esempio di limitarsi a
discutere sui problemi della fede ma senza rendersi conto che la fede è
comunicativa e che essa deve essere comunicata intorno a noi. Al principio di
questo secolo operava in Puglia un serbo, il nostro Anziano evangelista
Vulicevich: nelle sue relazioni ritorna come slogan il motto: “chi arde
incende”. Se provassimo a fare nostro questo motto?
Alberto Ribet
UN INCONTRO CON I GIOVANI
La sera di sabato 2 dicembre a Torre
Pellice alcuni membri della TEV hanno avuto un incontro con alcuni giovani
della locale Unione, che volevano avere delle informazioni di prima mano sul
nostro Movimento.
Sostanzialmente sono state presentate
due obiezioni: anzitutto hanno detto di non comprendere la ragione per cui
nella Chiesa dovesse formarsi un gruppo distinto, quando i problemi possono
essere affrontati e discussi nelle normali Assemblee di chiesa. Inoltre
sembrava loro che nella TEV si ignorasse la necessità del collegamento fra fede
e azione sociale.
Abbiamo cercato di spiegare che, prima
che sorgesse la TEV, il Sinodo si è trovato davanti alla protesta di un largo
numero di membri di chiesa a causa di un intenso impegno della Chiesa in una
determinata linea politica. Ma essi hanno riportato la sgradevole impressione
dì essere gratificati soltanto con belle parole, mentre tutto continuava come
prima.
È dunque stato lo stesso Sinodo del
1976 che è indirettamente responsabile del sorgere della TEV. Era chiaro che
nei suoi organi ufficiali e nei suoi strumenti di azione la Chiesa rifiutava di
considerare con serietà un problema che coinvolge l’avvenire stesso della
Chiesa, la sua predicazione, la sua identità.
Ciò nondimeno – abbiamo ancora detto ai
giovani – è del tutto falsa l’accusa di separatismo che ci è stata rivolta.
Anzi la TEV continua a considerarsi al servizio della Chiesa, e ben volentieri
è pronta ad accogliere l’invito a dialogare, come quello che, per la prima
volta, ci è stato rivolto dai giovani di Torre Pellice.
Quanto al collegamento fra fede e
impegno sociale del credente, ci siamo dichiarati perfettamente d’accordo. Ma
al tempo stesso abbiamo affermato che la priorità assoluta deve essere data al
problema spirituale. Sarebbe opera vana pretendere di cambiare la società se
anzitutto non si riconosce Gesù come il Signore, potente per trasformare la
nostra prima società che è la Chiesa, e per trasformare i singoli individui.
Le due ore trascorse in fraterna
discussione non ci sono sembrate inutili e ci siamo separati nella speranza che
i giovani di Torre Pellice vogliono organizzare un altro incontro allargato a
tutto il pubblico.
I NOSTRI GIOVANI
L’ultimo Sinodo Valdese ha proposto
come argomento di studio per le chiese “L’educazione in vista della fede”,
In altre parole si tratta del problema dei giovani. Più che elaborare nuovi
programmi di studio per i catecumeni e le Scuole domenicali – pur senza affatto
ignorare la loro importanza – pensiamo che sia più utile domandarci come gli
anziani possono convincere la nuova generazione che il cristianesimo rimane
l’unica alternativa per le loro salvezza e la salvezza del mondo.
È una banalità ripetere che i giovani
sono venuti a vivere in un’epoca tra le più difficili. È come se essi fossero
stati messi, da un misterioso destino, a vivere su un palcoscenico, già
predisposto dalla generazione precedente. Questi giovani fanno presto a comprendere
che il dramma che essi devono recitare si concluderà in una catastrofe. E si
comprende anche l’atteggiamento di questi giovani verso la generazione o le
generazioni precedenti. Riandando ai suoi ricordi di gioventù uno scrittore
così esprime la delusione dei giovani:
“Ci pareva che le generazioni
precedenti la nostra fossero incapaci di comprendere il nostro anelito verso
qualche cosa di nuovo, di un superamento delle vecchie esperienze che valesse a
farci persuasi, tutti noi giovani che avremmo dovuto lottare per noi e per i
nostri figli e non per il vecchio mondo, così ‘provvisorio e provinciale’, che
ci aveva regalato la guerra”, (Piero Caleffi: Si fa presto a dire fame
pag.13)
Cerchiamo di analizzare meglio questo
fenomeno, e potremo facilmente distinguere tre atteggiamenti:
1°) Alcuni giovani pensano che l’unica
via di uscita sia quella della ribellione vincente. Essi sono convinti che
occorra fare piazza pulita del passato, sbarazzandosi con qualsiasi mezzo di
quanto hanno ricevuto o meglio quanto è stato loro imposto dalle passate
generazioni. Così dalle macerie del vecchio mondo sorgerà quella società più
giusta da tutti desiderata.
2°) Altri credono che questa società
potrà essere realizzata mediante l’impegno socio politico, e, concretamente,
collaborando con qualche partito politico. È questa la tendenza che si è
affermata in diverse Chiese e in particolare nella Chiesa Valdese.
3°) Ma forse non sbagliamo dicendo che
fra i giovani si va sempre più diffondendo un senso di profonda apatia. La
maggior parte sembra accontentarsi di vivere giorno per giorno, incapace di
vibrare di entusiasmo per qualsiasi ideale.
Accanto e insieme e questi tre
atteggiamenti c’è quello del conformismo. Molti sono quelli che hanno perso
quel senso critico che ha contraddistinto l’antico Valdismo e la Riforma
Protestante. Essi non fanno che conformarsi alla mentalità dei loro coetanei e
adottano questa o quella maniera di pensare e di agire, che va dalla ribellione
all’ordine costituito, all’attività politica o all’apatia, a seconda
dell’ambiente in cui si trovano a vivere.
Che cosa pensare di questa situazione e
quali rimedi suggerire?
Anzitutto riteniamo che sia
indispensabile da parte dei più anziani, un vero senso di comprensione, anzi –
adoperando una parola forse abusata – di amore verso i giovani. Dobbiamo
riconoscere che è purtroppo vero che le generazioni precedenti sono
responsabili della situazione in cui i giovani sono venuti a trovarsi. Come ci
si può attendere che dei giovani ammessi in chiese frequentino i culti e si
impegnino nella testimonianza evangelica, quando hanno in casa un padre, una
madre e dei fratelli e sorelle che di queste cose non si interessano punto?
Dobbiamo dunque umiliarci, e questa autocritica farà sì che il nostro desiderio
di dialogo con i giovani venga riconosciuto come sincero.
Ciò detto noi però chiediamo ai
giovani:
1º) di
riconoscere che non tutto quello che le precedenti generazioni hanno fatto e
detto, e di cui essi sono anche eredi, è da respingere. I giovani Valdesi sono,
a questo riguardo, particolarmente privilegiati, perché fra i loro antenati, e
anche fra i loro genitori, molti sono quelli che hanno lasciato un esempio di
fedeltà all’Evangelo e per esso anche sofferto. Grazie
a quanto ci hanno trasmesso che l’umanità non è ancora precipitata nella
catastrofe finale. A chi vorrebbe distruggere tutto, faremo osservare che è del
tutto falso e illusorio immaginare che dalle macerie, cioè dal nulla, possa
emergere una società senza violenze e senza ingiustizie. L’odio non fa che
generare odio e la violenza chiama violenza. Lo si può ignorare soltanto
ignorando la storia.
2°)
Quanto alla partecipazione attiva ai partiti in vista di un impegno socio
politico, dobbiamo rallegrarci per quel che di buono questi partiti possono
realizzare. Tuttavia il giovane cristiano non può rinunciare a uno dei suoi
privilegi, che è quello di giudicare criticamente ogni ideologia del mondo.
Egli si rende ben presto conto che i partiti politici non sono in grado di
rispondere agli ideali più profondi del cuore umano e di rispondere ai loro
problemi essenziali, e cioè: esiste Dio? possiamo stabilire un rapporto con
Lui? che cosa succede dopo la morte? A che cosa serve risolvere tutti gli altri
problemi se non si sono risolti questi problemi? “A che cosa servirà
all’uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua?”
(Mtt.16/26). Inoltre il giovane cristiano non potrà fare a meno di interrogare
la Scrittura per rendersi conto di quale è stato l’atteggiamento di Gesù e dei
primi cristiani di fronte ai problemi socio politici del loro tempo.
3°) Ma il problema più grave, in realtà, è di come
scuotere quei giovani che si sono lasciati andare all’apatia e che non fanno
che seguire la corrente.
La risposta è semplice – forse troppo
semplice per essere presa in considerazione. Tuttavia tra i giovani ve ne sono
pur sempre alcuni che non si sono lasciati trascinare dalla corrente del
conformismo; giovani che amano il Signore e lo hanno accolto con gioia come
loro personale Salvatore. È in loro che sta la soluzione del problema giovanile.
Se due o tre di loro si accordano per rendere chiara e ferma testimonianza
della loro fede, ben presto i due o tre diventeranno quattro o cinque e più
ancora. La gioia, l’entusiasmo che essi dimostreranno sarà contagioso e, in un
tempo più breve di quel che pensiamo, qualche cosa cambierà nella Chiesa.
Abbiamo detto “la Chiesa”. Infatti oggi si parla molto di cambiare la
Società e di impegnarsi politicamente. Molto bene. Ma oltre che discutere sul
Cile o sul Vietnam o di molte altre tragiche situazioni lontane (sulle quali
praticamente possiamo ben poco influire), perchè non cominciare a cambiare le nostra
“società” più vicina, quella di cui abbiamo liberamente chiesto di
far parte, la nostra Chiesa?
In conclusione: siamo convinti che una
trasformazione della Chiesa sia possibile, perché siamo convinti che lo Spirito
Santo preme sull’animo dei nostri giovani per rinnovarli e per far di loro
degli strumenti di rinnovamento anzitutto della nostra prima
“società”, la Chiesa.
Quando il mondo potrà constatare che la
Chiesa offre l’immagine di
una società in cui l’amore non è parola
vana, allora sarà convinto che l’Evangelo è l’unica alternativa di salvezza offerta
alla sua disperazione – e alla disperazione di tanti giovani.
Possa qualche giovane almeno, oggi
stesso, essere attento alle sollecitazioni dello Spirito e rispondere come
Samuele: “Parla, Signore, il tuo servo accolta”.
RIFORMA DEL CULTO?
L’Eco-Luce del 10 Novembre pubblica una
doppia pagina a cura di una Commissione Sinodale per il culto, in cui si
avanzano alcune proposte su cui le chiese sono invitate a riflettere. Ci
limiteremo qui ad alcune considerazioni.
1. Si propone che la confessione di
peccato sia posposta dopo la predicazione. La millenaria consuetudine di
iniziare il culto con un atto di umiliazione e di confessione venne conservata
dalle Chiese della Riforma e non è arbitraria. Il credente si presenta davanti
a Dio per adorarlo, ma il suo primo sentimento è quello che faceva esclamare al
profeta: “Misero me! io sono perduto! Poiché io sono un uomo dalle labbra
impure!” (Is.6/5) E l’Ecclesiaste esortava: “Bada ai tuoi passi
quando vai alla casa di Dio e appressati per ascoltare anziché per offrire il
sacrificio degli stolti”. Per questo pensiamo che la confessione di
peccato vada giustamente collocata all’inizio del culto ed è dopo l’annunzio
del perdono che possiamo proseguire con gioia nel culto di adorazione, certi
che il nostro passatoè dimenticato.
2. Si propone poi, dopo la predicazione
o alla fine del culto, una riflessione comunitaria sul testo del sermone.
Questa proposta ci lascia perplessi. Che la comunità riprenda il tema della
predicazione in una apposita riunione, può essere utile ed edificante. Ma noi
pensiamo all’ora del culto come a un momento – troppo breve! – dedicato
all’adorazione. Sarebbe assai poco utile se il culto si trasformasse e magari
degenerasse in una disputa teologica o – peggio – politica.
3. Non si sono offerti dei suggerimenti
precisi sull’uso della toga, ma ci viene detto che da un’indagine su 76
comunità risulta che in 17 la toga non viene mai usata e in 16 solo
occasionalmente, mentre solo in 23 è sempre usata. Nei mesi passati il
periodico francese “Réforme” si é occupato per diverse settimane di
questo argomento. A prima vista si potrebbe pensare che stiamo perdendo del
tempo a discutere di un simile argomento mentre urgono altri e ben più gravi
problemi. La realtà è che, dietro la toga, è coinvolto il senso del culto e la
natura del ministero pastorale. È chiara che non è la toga a dare valore al
culto. Ma quelli che sono per il suo mantenimento osservano che essa in qualche
modo spersonalizza il predicatore e ricorda al predicatore stesso e alla
comunità che egli non parla di suo, ma è “una voce che grida nel
deserto”. Che importa di chi sia la voce? Quello che conta è che il
predicatore sia solo e unicamente uno strumento per l’annunzio di una verità
che lo trascende.
4. Nello “schema per il
culto” proposto non si accenna a un uso corrente in varie chiese, e cioè
che dopo la preghiera pronunziata da chi presiede, l’Amen sia detto ad alta
voce da tutta la comunità.
5. Fino a pochi anni fa in molte chiese
Valdesi la lettura della Bibbia era fatta da un laico. Curioso assai, mentre
quest’uso è stato lasciato cadere esso è ora riscoperto in varie chiese
cattoliche!
6. Per ragioni puramente pratiche si può
tollerare che l’Assemblea di chiesa venga compresa nell’ora di culto. Ma poiché
questa Assemblea non può esaurire gli argomenti in pochi minuti, ci si trova
nella necessità di abbreviare l’ora di adorazione, il che è assai discutibile.
Nella nostra cosiddetta “civiltà occidentale” il momento di
adorazione è ridotto ai minimi termini, e ci pare che sacrificarla per
discutere di argomenti ecclesiastici, per quanto utili, non sia per
l’edificazione della Chiesa.
7. Notiamo, terminando, che in varie
Chiese evangeliche non esiste nessuna liturgia, cioè nessun ordine prestabilito
per lo svolgimento del culto. Tutto è
lasciato alla libera iniziativa di chi presiede o anche dei partecipanti. In
altre Chiese, come quella Valdese, si segue, o si dovrebbe seguire, uno
svolgimento concordato. In molte chiese luterane, per non parlare di quelle
americane, lo svolgimento del culto a una nota di particolare solennità.
Riteniamo che tutte queste forme rispondono a diversi bisogni spirituali e sia
necessario lasciare molta libertà.
SITUAZIONE FINANZIARIA ALL’11 DICEMBRE 1978
Entrate dal 24/11/78 all’11/12/1978
Offerte ricevute: P. B., Torino, in memoria
della moglie Natalia 10.000; F. B., Roma 1.7004. E. F., id. 1.400; A..B., Palermo
1.000; E. e S. Maurin, Genova 3.500; L. M., Luserna San Giovanni 2.000; Livia Bazzel
(rimborso porto) 200; V. S., Torre Pellice 20.000; R. P., id. 2.000; A. R. J., id. 10.000;
A. e G. M., id. 10.000; E. R.
T., San Germano Chisone 5.000; A. B., Pomaretto 5.000;
G. B., id. 5.000; C. R., id.
5.000; R. R., id. 5.000; G. P.,
Treviso 5.000; I. S., Pisa 10.000; I. F., Trieste 10.000.
Totale offerte L.111.800.
Colletta Asseblea a San Germano Chisone 47.600.
Offerte n°2 “Risveglio” 5.000.
Offerte per n°13 “Cullmann” 7.400.
Totale generale L.0171.800 (dì cui L.21.060 a mezzo c/c/ postale)
Uscite: dal 24/11/1978 all’11/12/1978 L.556.060
ubblicazione relazione 325.200 – Spese
postali 5.900; spese postali per spedizione circolari e relazioni 20.425 –
Spedizione “Risveglio” 300 – Spediz. “Cullmann” 85 –
Telefono 41-.250 – Carta per ciclostile testata circolari 27.000; Stampa
testate 10.500 – Cancelleria varia 8.810 – Contributo Alleanza Evanelica
Italiana 50.000; .ospitalità 63.300 – fotocopie 300. Totale uscite L.556.060
Situazione finanziaria all’11/12/1978
Fondo cassa al 23/11/1978 L.3.124.270
Offerte ricevute171.800
Colletta Assemblea San Germano Chisone
Offerte per n°13 opuscoli “Cullmann”
• “ ” n°2 “Risveglio”
L.111.800
47.600
7.400
5.000
Totale generale entrate L.3.296.070
Totale generale uscite L.
556.060
Avanzo di cassa all’11/12/1978 L.2.740.010
Torre Pellice 11 Dicembre 1978
Il cassiere
Geraldo Mathieu
QUANTO A NOI, NON POSSIAMO NON PARLARE DELLE COSE CHE ABBIAM VEDUTE
E UDITE (Atti 4/19)
ciclostilato in proprio,
non pubblicato
Indirizzo: Testimonianza
Evangelica Valdese
Casella postale
10060 Torre Pellice
(Torino)
