Conosci te stesso se conosci Dio
In questi ultimi tempi due letture mi hanno nello stesso tempo rallegrato
e preoccupato. Rallegrato perché certe conclusioni a cui ero arrivato
riflettendo a tanti brani biblici conosciuti, li ho riscontrati in questi due
libri: “La foi évangélique” di John Stott,
(LLB 2000, France), e “Istituzione della religione cristiana di G. Calvino.
V. I, (Utet, Torino, 1971). Preoccupato perché i due autori concordano (in
tempi notevolmente distanti tra loro) nel riscrivere i temi importanti ed
imprescindibili della vita di una cristiano in momenti storici di confusione e
di crisi.
e preoccupato. Rallegrato perché certe conclusioni a cui ero arrivato
riflettendo a tanti brani biblici conosciuti, li ho riscontrati in questi due
libri: “La foi évangélique” di John Stott,
(LLB 2000, France), e “Istituzione della religione cristiana di G. Calvino.
V. I, (Utet, Torino, 1971). Preoccupato perché i due autori concordano (in
tempi notevolmente distanti tra loro) nel riscrivere i temi importanti ed
imprescindibili della vita di una cristiano in momenti storici di confusione e
di crisi.
Di Calvino in questa occasione riscrivo i seguenti concetti
che trovo di grande attualità. Nel capitolo che tratta della “Conoscenza di
Dio”.
che trovo di grande attualità. Nel capitolo che tratta della “Conoscenza di
Dio”.
2. D’altra parte è noto che l’uomo non perviene mai alla
conoscenza pura di se stesso fino a quando non abbia contemplato la faccia di
Dio e da essa sia sceso a guardare se stesso. Infatti, a causa dell’orgoglio
radicato in noi, ci sentiamo sempre giusti e completi, savi e santi, fin quando
non siamo convinti da argomenti evidenti della nostra ingiustizia, impurità
follia e immondezza. Ora non ne siamo convinti se gettiamo lo sguardo solamente
sulle nostre persone e non pensiamo insieme anche a Dio, il quale è la sola
regola a cui bisogna confrontare e allineare questo giudizio. Essendo infatti
tutti per natura inclini all’ipocrisia, un’apparenza superficiale di giustizia
ci soddisferà quanto e più dell’effettiva verità. E poiché intorno a noi non
c’è nulla che non sia coperto e sfigurato da molte macchie, lo spirito ci è chiuso
e come limitato dalle profanazioni di questo mondo; di sorta che, quanto non è
completamente brutto come il resto, ci piace come se fosse purissimo. Così un
occhio che sia abituato a non vedere altro che nero considera quanto è bruno o
di color scuro come di eccelso candore. Si può anche discernere con i sensi
corporali quanto siamo viziati nel valutare le forze e le facoltà dell’anima.
Se infatti in pieno giorno guardiamo verso il basso o qua e là intorno a noi,
ci sembra di aver lo sguardo più acuto che si possa immaginare; ma se leviamo
in alto gli occhi per contemplare il sole, quella grande luce che si spandeva
in terra e subito abbagliata e completamente confusa dallo splendore che la
sopravanza, al punto che siamo costretti a confessare che la vivacità
dimostrata nell’affrontare cose terrestri risulta greve e lenta quando si
tratti di misurarsi col sole. Lo stesso accade nel campo dei beni spirituali:
fintanto che non guardiamo oltre la terra, accontentandoci della nostra
giustizia, saggezza e forza, siamo soddisfatti e ci compiaciamo fino a
valutarci semidei. Ma se incominciamo a levare i nostri pensieri a Dio e a
riflettere su chi egli sia e quanto eccellente sia la perfezione della sua
giustizia, saggezza e forza, a cui ci dobbiamo conformare, subito quanto ci soddisfaceva
pienamente sotto il falso aspetto di giustizia avrà l’odore cattivo
dell’iniquità; quello che ci deliziava sotto l’etichetta di saggezza apparirà
non essere che follia, e quello che aveva l’apparenza di forza si rivelerà
debolezza.
conoscenza pura di se stesso fino a quando non abbia contemplato la faccia di
Dio e da essa sia sceso a guardare se stesso. Infatti, a causa dell’orgoglio
radicato in noi, ci sentiamo sempre giusti e completi, savi e santi, fin quando
non siamo convinti da argomenti evidenti della nostra ingiustizia, impurità
follia e immondezza. Ora non ne siamo convinti se gettiamo lo sguardo solamente
sulle nostre persone e non pensiamo insieme anche a Dio, il quale è la sola
regola a cui bisogna confrontare e allineare questo giudizio. Essendo infatti
tutti per natura inclini all’ipocrisia, un’apparenza superficiale di giustizia
ci soddisferà quanto e più dell’effettiva verità. E poiché intorno a noi non
c’è nulla che non sia coperto e sfigurato da molte macchie, lo spirito ci è chiuso
e come limitato dalle profanazioni di questo mondo; di sorta che, quanto non è
completamente brutto come il resto, ci piace come se fosse purissimo. Così un
occhio che sia abituato a non vedere altro che nero considera quanto è bruno o
di color scuro come di eccelso candore. Si può anche discernere con i sensi
corporali quanto siamo viziati nel valutare le forze e le facoltà dell’anima.
Se infatti in pieno giorno guardiamo verso il basso o qua e là intorno a noi,
ci sembra di aver lo sguardo più acuto che si possa immaginare; ma se leviamo
in alto gli occhi per contemplare il sole, quella grande luce che si spandeva
in terra e subito abbagliata e completamente confusa dallo splendore che la
sopravanza, al punto che siamo costretti a confessare che la vivacità
dimostrata nell’affrontare cose terrestri risulta greve e lenta quando si
tratti di misurarsi col sole. Lo stesso accade nel campo dei beni spirituali:
fintanto che non guardiamo oltre la terra, accontentandoci della nostra
giustizia, saggezza e forza, siamo soddisfatti e ci compiaciamo fino a
valutarci semidei. Ma se incominciamo a levare i nostri pensieri a Dio e a
riflettere su chi egli sia e quanto eccellente sia la perfezione della sua
giustizia, saggezza e forza, a cui ci dobbiamo conformare, subito quanto ci soddisfaceva
pienamente sotto il falso aspetto di giustizia avrà l’odore cattivo
dell’iniquità; quello che ci deliziava sotto l’etichetta di saggezza apparirà
non essere che follia, e quello che aveva l’apparenza di forza si rivelerà
debolezza.
Ecco perché quanto sembra in noi perfetto non può affatto
soddisfare la giustizia di Dio.
soddisfare la giustizia di Dio.
